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Imposta Unica Sulle Scommesse

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191 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Imposta unica sulle scommesse: bookmaker estero deve pagare
L'Agenzia delle Dogane ha impugnato la decisione che esentava un bookmaker estero, privo di concessione statale, dal pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2009. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco. I giudici hanno chiarito che la sentenza della Corte Costituzionale n. 27/2018 esclude la responsabilità delle sole ricevitorie per i periodi anteriori al 2011, ma non cancella l'obbligo tributario del bookmaker estero. Quest'ultimo, infatti, esercita l'attività di organizzazione del gioco sul territorio italiano e rimane il soggetto passivo principale del tributo. Di conseguenza, la Cassazione ha cassato la sentenza d'appello favorevole alla società maltese, riaffermando che l'imposta unica sulle scommesse è pienamente dovuta dal bookmaker straniero anche per le annualità precedenti al 2011.
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Imposta unica sulle scommesse: bookmaker estero condannato
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha notificato a un bookmaker estero un avviso di accertamento per il mancato versamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. L'attività veniva svolta in Italia tramite un centro trasmissione dati locale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società estera, confermando che il tributo è dovuto anche dagli operatori stranieri privi di concessione statale che raccolgono scommesse sul territorio italiano. La Corte ha chiarito che l'imposta colpisce la prestazione del servizio di gioco in Italia e che, a partire dal 2011, sussiste la responsabilità solidale tra il bookmaker e l'intermediario locale. Non trova applicazione l'esimente dell'incertezza normativa, poiché la legge interpretativa del 2010 ha chiarito l'obbligo fiscale.
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Imposta unica sulle scommesse: ko il bookmaker estero
Un operatore di scommesse con sede all'estero ha contestato un avviso di accertamento per il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2010. La società sosteneva di non dover pagare l'imposta poiché operava al di fuori del sistema delle concessioni statali e perché una sentenza della Corte Costituzionale aveva escluso la responsabilità delle ricevitorie fisiche per gli anni precedenti al 2011. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'imposta unica sulle scommesse è dovuta anche dai bookmaker esteri privi di concessione. La decisione della Corte Costituzionale ha infatti annullato solo la responsabilità solidale delle ricevitorie per il passato, lasciando intatta quella principale del bookmaker estero, il quale organizza e gestisce il servizio di gioco sul territorio italiano.
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Imposta unica sulle scommesse: bookmaker estero perde in Cassazione
L'Agenzia delle Dogane ha richiesto a un bookmaker estero il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011, ritenendolo responsabile in solido con il gestore della ricevitoria italiana (centro trasmissione dati). Il bookmaker ha impugnato l'atto, sostenendo di non essere soggetto al tributo poiché privo di concessione statale e operante all'estero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del bookmaker. I giudici hanno stabilito che l'imposta unica sulle scommesse si applica anche agli operatori esteri senza concessione per le attività svolte in Italia dal 2011 in poi. Da tale anno, infatti, i soggetti coinvolti potevano regolare i propri accordi commerciali per ripartire il carico fiscale, rendendo legittima la solidarietà tributaria tra bookmaker e intermediario locale.
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Estero ma tassato: paga l’imposta unica sulle scommesse
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un Bookmaker Estero un avviso di accertamento per il mancato versamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. Il Bookmaker Estero operava in Italia tramite un Centro di Raccolta Scommesse locale senza concessione statale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Bookmaker Estero, confermando che l'imposta unica sulle scommesse si applica anche agli operatori esteri privi di concessione che offrono servizi di gioco sul territorio italiano. La Corte ha chiarito che l'obbligo fiscale grava sia sull'operatore estero che sull'intermediario locale in solido. Inoltre, per l'anno 2011 non si applica l'esimente dell'incertezza normativa, poiché la legge interpretativa del 2010 aveva già chiarito la soggettività passiva di tali soggetti.
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Imposta unica sulle scommesse: il bookmaker estero deve pagare
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro un bookmaker estero privo di concessione statale per il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2010. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, ritenendo non dovuto il tributo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria. I giudici hanno chiarito che l'imposta unica sulle scommesse si applica a chiunque gestisca scommesse sul territorio italiano, anche a distanza e senza concessione dello Stato. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata annullata e la causa è stata rinviata per un nuovo giudizio, confermando che l'operatore estero deve pagare le tasse in Italia.
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Imposta unica sulle scommesse: bookmaker estero perde la causa
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un bookmaker estero un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. La società operava in Italia tramite un centro trasmissione dati locale senza concessione statale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del bookmaker estero, confermando che l'imposta è dovuta anche dagli operatori stranieri privi di concessione che raccolgono scommesse sul territorio italiano. I giudici hanno chiarito che l'attività di raccolta scommesse costituisce una prestazione di servizi imponibile in Italia e che l'assenza di una traduzione in inglese dell'atto non ne comporta la nullità se il destinatario ha potuto difendersi pienamente. Di conseguenza, il bookmaker estero perde la causa e deve versare quanto dovuto.
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Imposta unica sulle scommesse: sanzionato il bookmaker estero
L'Agenzia delle Dogane ha emesso un avviso di accertamento per recuperare l'imposta unica sulle scommesse del 2009 nei confronti di un allibratore estero privo di concessione statale, operante in Italia tramite un centro trasmissione dati. Il bookmaker ha impugnato l'atto, sostenendo l'illegittimità della tassazione e la violazione delle norme europee sulla libera prestazione dei servizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato che l'imposta si applica a tutti gli operatori che gestiscono scommesse in Italia, indipendentemente dalla concessione o dalla sede estera. Sebbene per gli anni anteriori al 2011 l'intermediario fisico non sia responsabile per l'impossibilità di traslare il tributo, l'allibratore estero resta pienamente obbligato al pagamento, in linea con i principi costituzionali ed europei di non discriminazione.
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Imposta unica sulle scommesse: paga anche il bookmaker estero
Un bookmaker estero privo di concessione in Italia operava tramite un Centro Trasmissione Dati (CTD) che raccoglieva scommesse sul territorio nazionale. L'Agenzia delle Dogane ha emesso un avviso di accertamento per recuperare l'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2009, ritenendo il bookmaker responsabile del pagamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del bookmaker estero. I giudici hanno confermato che l'imposta unica sulle scommesse è dovuta anche per le attività svolte senza concessione statale. La dichiarazione di incostituzionalità parziale della norma tributaria esclude dalla responsabilità solo le ricevitorie per gli anni precedenti al 2011, lasciando invece intatta la piena responsabilità fiscale del bookmaker estero, che rimane il soggetto passivo principale del tributo.
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Imposta unica sulle scommesse: il bookmaker estero deve pagare
Un bookmaker estero operava in Italia raccogliendo scommesse sportive tramite un centro trasmissione dati locale privo di concessione statale. L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento per recuperare l'imposta unica sulle scommesse del 2008, ritenendo il bookmaker responsabile del pagamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società estera, confermando che l'imposta unica sulle scommesse è dovuta da chiunque gestisca scommesse in Italia, anche senza concessione e a prescindere dalla sede all'estero. La Corte ha chiarito che l'esenzione temporanea riconosciuta ai centri di trasmissione dati per gli anni anteriori al 2011 non si estende all'allibratore estero, il quale resta l'effettivo organizzatore del gioco e il debitore principale del tributo, senza alcuna violazione delle norme europee sulla libera prestazione dei servizi.
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Imposta unica sulle scommesse: l’operatore estero deve pagare
L'Agenzia delle Dogane ha emesso un avviso di accertamento per recuperare l'imposta unica sulle scommesse del 2009 nei confronti di un Bookmaker estero privo di concessione statale. Il Bookmaker operava in Italia tramite un Centro Trasmissione Dati (CTD) che raccoglieva fisicamente le giocate. Il Bookmaker ha impugnato l'atto sostenendo l'illegittimità della tassazione per gli anni precedenti al 2011 e la violazione delle norme europee. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, mentre il CTD non risponde per gli anni anteriori al 2011 (poiché non poteva trasferire l'onere fiscale), il Bookmaker estero resta pienamente e direttamente responsabile del pagamento del tributo per tutti gli anni d'imposta, in quanto effettivo organizzatore del servizio di gioco sul territorio italiano.
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Imposta unica sulle scommesse: tasse dovute ma sanzioni annullate
L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto a un Bookmaker Estero il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2009, raccolta in Italia tramite un centro trasmissione dati. La Corte di Cassazione ha confermato che il Bookmaker Estero è il soggetto passivo d'imposta, anche se privo di concessione statale. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso limitatamente alle sanzioni. Fino alla legge di stabilità del 2011, esisteva infatti una grave incertezza normativa oggettiva sull'applicazione del tributo ai soggetti esteri senza concessione. Per questo motivo, la Suprema Corte ha annullato le sanzioni inflitte, confermando invece il debito per l'imposta principale.
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Imposta unica sulle scommesse: tasse dovute ma sanzioni annullate
Un bookmaker estero ha impugnato un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2009, contestando la propria soggettività passiva e l'applicazione delle sanzioni. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi riguardanti il pagamento del tributo, confermando che anche gli operatori esteri senza concessione sono tenuti al pagamento dell'imposta unica sulle scommesse. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alle sanzioni irrogate. I giudici hanno riconosciuto la sussistenza di una obiettiva condizione di incertezza normativa sulla portata della legge prima della riforma del 2010. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato le sanzioni applicate al bookmaker, confermando l'obbligo di pagare solo il tributo.
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Imposta unica sulle scommesse: tassa dovuta ma sanzioni annullate
L'Agenzia delle Dogane ha richiesto a un bookmaker estero il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2009, ritenendolo responsabile insieme a una ricevitoria locale. Il bookmaker ha impugnato l'atto, contestando l'applicazione del tributo e delle relative sanzioni. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'imposta unica sulle scommesse è dovuta anche dai bookmaker esteri privi di concessione operanti in Italia. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso limitatamente alle sanzioni. Infatti, per l'anno 2009 esisteva una situazione di obiettiva incertezza normativa sulla soggettività passiva dell'operatore estero, chiarita solo da una legge successiva del 2010. Di conseguenza, il bookmaker deve pagare l'imposta ma è esentato dal pagamento delle sanzioni.
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Imposta unica sulle scommesse: il bookmaker estero deve pagare
Un bookmaker estero privo di concessione statale ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica sulle scommesse per l'anno d'imposta 2010. Il ricorrente sosteneva che il tributo violasse il diritto dell'Unione Europea e che la sua applicazione retroattiva fosse illegittima. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'imposta unica sulle scommesse si applica legittimamente anche ai bookmaker esteri privi di concessione operanti in Italia tramite ricevitorie fisiche. La Corte ha chiarito che l'esclusione della responsabilità delle ricevitorie per gli anni precedenti al 2011, sancita dalla Corte Costituzionale, non cancella l'obbligo fiscale principale in capo al bookmaker estero, il quale resta l'organizzatore effettivo del servizio di gioco.
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Imposta unica sulle scommesse: stop al calcolo retroattivo
Un bookmaker estero e il titolare di una ricevitoria affiliata hanno impugnato un avviso di accertamento relativo all'anno d'imposta 2015 per il pagamento dell'Imposta unica sulle scommesse. L'Amministrazione finanziaria aveva quantificato l'imposta applicando un criterio forfettario basato sul triplo della raccolta media provinciale, introdotto dalla Legge di Stabilità 2015. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti limitatamente a questo punto: ha stabilito che il nuovo e più gravoso criterio di calcolo induttivo si applica solo a partire dal 1° gennaio 2016, e non per l'annualità 2015. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello e ha rinviato la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Sardegna per una nuova valutazione della base imponibile.
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Imposta unica sulle scommesse: il bookmaker estero paga sempre
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a un bookmaker estero l'omesso versamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2010, raccolta tramite un centro trasmissione dati locale privo di concessione. La Corte di Giustizia Tributaria regionale aveva annullato l'atto, ritenendo la pretesa inesigibile per le annualità anteriori al 2011 in base a una sentenza della Corte Costituzionale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Amministrazione finanziaria. I giudici di legittimità hanno chiarito che la dichiarazione di incostituzionalità tutela solo gli intermediari locali per il periodo pre-2011, ma lascia intatta la responsabilità tributaria del bookmaker estero. Quest'ultimo, avendo organizzato l'attività di raccolta, resta l'effettivo soggetto passivo d'imposta. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Imposta unica sulle scommesse: sanzionato il bar con pc illegali
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un gestore di un bar un avviso di accertamento per il mancato versamento dell'imposta unica sulle scommesse. Nel locale erano presenti due computer non a norma che consentivano la connessione a siti di gioco d'azzardo illegali. Per dimostrare la data di inizio dell'attività illecita, l'ufficio ha depositato una perizia tecnica. Il contribuente ha impugnato la decisione sostenendo che la perizia fosse una prova nuova inammissibile e chiedendo l'applicazione del cumulo giuridico per le sanzioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la perizia è un semplice mezzo di prova confermativo e non una nuova domanda. Inoltre, il cumulo giuridico non si applica in questo ambito. Il ricorrente è stato condannato anche per responsabilità aggravata a causa della palese infondatezza del ricorso.
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Imposta unica sulle scommesse: tasse dovute ma sanzioni annullate
Un operatore di scommesse con sede a Malta ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'anno 2010 per il recupero dell'imposta unica sulle scommesse. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della tassazione sia per i bookmaker esteri sia per i loro intermediari in Italia, escludendo qualsiasi discriminazione o violazione del diritto dell'Unione Europea. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso limitatamente alle sanzioni amministrative applicate. La Corte ha infatti riconosciuto che, per l'anno d'imposta 2010, sussisteva una situazione di obiettiva incertezza normativa sulla soggettività passiva dei soggetti privi di concessione, chiarita solo successivamente con una norma di interpretazione autentica. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato le sanzioni e compensato le spese di giudizio.
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Imposta unica sulle scommesse: tassa dovuta ma calcolo errato
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento per l'anno 2015 nei confronti di un Bookmaker Estero e del titolare di una ricevitoria affiliata, richiedendo il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse. L'ufficio ha calcolato l'importo con il metodo induttivo forfettario, pari al triplo della raccolta media provinciale, introdotto dalla Legge di Stabilità 2015. Il Bookmaker Estero ha impugnato l'atto, sostenendo che tale criterio fosse applicabile solo dal 2016. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso su questo punto: una legge successiva ha prorogato l'efficacia del nuovo calcolo al 1° gennaio 2016. Per l'anno 2015 si applica la disciplina precedente, meno penalizzante. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare la somma dovuta.
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