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Imponibile

63 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Per imponibile o nella dizione estesa base imponibile, s'intende l'importo sul quale, teoricamente, potrà essere calcolata e applicata un'imposta o un contributo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

TARI Contesa: Appello non è mero rinvio, Cassazione annulla
L'Azienda ha impugnato un avviso di pagamento TARI per il 2014, sostenendo che alcune aree non fossero imponibili. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto l'appello, ritenendolo inammissibile per un "mero rinvio" ai motivi di primo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda. Ha stabilito che l'onere di specificazione dei motivi di appello è assolto anche con un rinvio, se questo si combina con una chiara critica alla sentenza impugnata. La sentenza precedente è stata cassata e la causa rinviata per un nuovo esame della Contestazione TARI.
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Definizione agevolata delle liti fiscali: debiti e rimborsi
Un istituto di credito ha avviato due cause tributarie: una contro un avviso di accertamento per maggiori imposte e una contro il silenzio rifiuto su un'istanza di rimborso per somme versate in eccedenza. Nel corso del giudizio di legittimità, la società ha richiesto la definizione agevolata delle liti fiscali limitatamente al debito accertato dal Fisco, pretendendo di mantenere vivo il giudizio per ottenere la restituzione delle imposte. L'amministrazione ha contestato tale divisione. La Corte di Cassazione ha evidenziato che la chiusura agevolata sull'imponibile blocca ordinariamente ogni pretesa di rimborso collegata alla stessa base di calcolo. I giudici hanno tuttavia disposto la rimessione a nuovo ruolo della causa per acquisire i fascicoli di merito e verificare la reale natura dei crediti.
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Contribuente vs Fisco: La Rottamazione delle Cartelle blocca la Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un Contribuente l'imponibile per l'anno 2007, notificando un avviso d'accertamento per Iva, Irpef e Irap. Il Contribuente ha impugnato l'atto, ma ha perso nei primi due gradi di giudizio. Durante il ricorso in Cassazione, il Contribuente ha aderito alla "rottamazione delle cartelle". La Corte ha rilevato che la documentazione depositata non permetteva di collegare la definizione agevolata all'avviso d'accertamento specifico. Per questo, la Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria, chiedendo al Contribuente di notificare all'Agenzia delle Entrate la documentazione completa sulla rottamazione dei carichi pendenti entro 60 giorni, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Accertamento bancario sui conti dei familiari: vince il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un imprenditore commerciale maggiori imposte per oltre un milione di euro dopo aver controllato i conti correnti di moglie e genitori. L'amministrazione ha imputato i movimenti non giustificati a ricavi aziendali non dichiarati, valorizzando anche pagamenti a fornitori transitati su tali conti. L'imprenditore si è difeso evidenziando l'attività autonoma del padre e una sentenza penale di assoluzione per gli stessi fatti. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della pretesa fiscale. Il Fisco può utilizzare l'accertamento bancario sui conti dei familiari grazie a presunzioni legali se esiste un legame stretto. Il contribuente deve fornire una prova contraria analitica per ogni singola operazione, non bastando difese generiche o la sola assoluzione penale.
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Condono tombale: bloccati i controlli del Fisco sulle perdite
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a una società un avviso di accertamento rettificando la perdita maturata nel 2002 e riportata nell'anno d'imposta 2004. Tale perdita derivava dall'agevolazione fiscale Tremonti bis. La società si è opposta evidenziando che l'anno 2002 era stato oggetto di definizione automatica tramite condono tombale, rendendo intangibile il reddito dichiarato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che il condono tombale preclude qualsiasi rettifica posteriore sui componenti che hanno determinato l'imponibile dell'anno condonato. Di conseguenza, il Fisco non può contestare il riporto delle perdite negli anni successivi se derivano da una annualità ormai definita e scudata.
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Accertamento bancario delega incasso: i soldi non sono reddito
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un genitore, contestando versamenti sul conto corrente imputati a ricavi non dichiarati. Il contribuente ha dimostrato di aver incassato tali somme in qualità di semplice intermediario, in virtù di una scrittura privata autenticata. L'importo derivava infatti dalla vendita di azioni compiuta dai figli, i quali lo avevano delegato all'incasso. L'amministrazione finanziaria sosteneva la necessità di provare il successivo effettivo trasferimento dei soldi ai figli. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che nell'ambito dell'accertamento bancario delega incasso il contribuente supera la presunzione fiscale provando che le somme non costituiscono reddito proprio. I rapporti interni tra delegante e delegato non incidono sulla natura non imponibile dell'incasso.
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Impresa familiare: lo studio dei figli non riduce le tasse
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un titolare di farmacia la ripartizione dei redditi con i due figli nell'ambito di una impresa familiare. I figli studiavano farmacia all'università e risiedevano in una città molto lontana dalla sede dell'attività. Il Fisco ha escluso il beneficio fiscale perché lo studio universitario non costituisce lavoro effettivo prestato nell'azienda. I giudici di appello avevano accolto la tesi del titolare, equiparando lo studio a una collaborazione a distanza. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. La Suprema Corte ha chiarito che l'agevolazione fiscale richiede un'attività lavorativa reale, continuativa e soprattutto prevalente. Il semplice percorso di studi universitari fuori sede non garantisce un apporto concreto alla produttività dell'impresa familiare.
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Alterazione di fatture: tra scusa dell’errore e dolo
Un contribuente ha impugnato la condanna penale sostenendo che la modifica dei documenti contabili fosse un semplice errore materiale non intenzionale. Il giudice di merito ha invece accertato che l'alterazione di fatture, mediante manipolazione grafica degli importi per oltre 76.000 euro, aveva l'obiettivo di abbattere l'imponibile fiscale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato: la ricostruzione dei fatti e la sussistenza del dolo operate nei gradi precedenti risultano congrue e logiche, quindi non riesaminabili in sede di legittimità. Confermata anche la recidiva con esclusione delle attenuanti.
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Tremonti ambiente: no al doppio sconto per gli ammortamenti
Una società ha realizzato un impianto fotovoltaico nel 2010 e ha usufruito dell'agevolazione fiscale Tremonti ambiente, riducendo il proprio reddito imponibile. L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contestando il calcolo del beneficio, in particolare l'inclusione delle quote di ammortamento tra i costi operativi deducibili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che le quote di ammortamento non possono essere sommate ai costi operativi. Poiché l'ammortamento rappresenta solo la ripartizione nel tempo del costo di acquisto già agevolato, una doppia deduzione costituirebbe un illegittimo bis in idem e un ingiusto arricchimento per il contribuente. Vince l'Amministrazione Finanziaria.
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Condono tributario: le perdite non riducono l’imposta da pagare
Una grande società ha impugnato la liquidazione delle imposte calcolate dall'Amministrazione finanziaria nell'ambito di una procedura di condono tributario per vecchie imposte abolite. La società sosteneva che, nel calcolare l'imponibile per il condono, l'ufficio avrebbe dovuto tenere conto delle perdite dichiarate nei vari anni d'imposta, riducendo così la somma dovuta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che la parola imponibile ai fini del condono si riferisce esclusivamente al reddito positivo e non consente di computare le perdite dichiarate. Di conseguenza, la società perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Condono fiscale della società: quando riduce le tasse del socio
Un socio di una società di persone riceveva un avviso di accertamento basato sui maggiori redditi attribuiti alla società. Quest'ultima, tuttavia, estingueva la propria pendenza aderendo a una sanatoria. La Cassazione ha chiarito che il condono fiscale della società non cancella automaticamente il debito del socio che non ha presentato una propria domanda. Tuttavia, per il principio di trasparenza e di parità di trattamento, il fisco non può chiedere al socio tasse calcolate su un reddito superiore a quello concordato con la società. Di conseguenza, la Corte ha accolto il ricorso del socio, stabilendo che le sue imposte devono essere ricalcolate proporzionalmente sulla base dell'imponibile ridotto definito dalla società con il condono.
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Inerenza delle spese di pubblicità: ko per lo sponsor d’arte
Un'azienda di intermediazione alimentare ha dedotto 140.000 euro per sponsorizzare le mostre di un pittore, inserendo il proprio logo su cataloghi e locandine. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione, ritenendo la spesa sproporzionata (pari al 39% dei ricavi) e priva di utilità per l'attività commerciale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che l'antieconomicità e l'incongruità della spesa dimostrano il difetto di inerenza delle spese di pubblicità. I giudici hanno chiarito che, sebbene l'inerenza sia un criterio qualitativo legato all'attività d'impresa e non solo ai ricavi immediati, una spesa palesemente sproporzionata e rivolta a un pubblico di nicchia estraneo alla clientela tipo non può essere scaricata dalle tasse. L'azienda perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Tassazione risarcimento perdita di chance: il fisco perde
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione che escludeva dalla tassazione le somme ricevute da una lavoratrice a titolo di risarcimento per la perdita di opportunità di carriera. La controversia originaria derivava da un accordo transattivo con il datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la tassazione risarcimento perdita di chance non si applica. Questo perché tale indennizzo non sostituisce un reddito non percepito, ma ristora la perdita di una possibilità di sviluppo professionale, qualificandosi come danno emergente non imponibile. Di conseguenza, la lavoratrice non deve pagare le imposte su tale somma e l'ente impositore è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Tassazione indennità di buonuscita: Fisco perde contro dipendente
Una lavoratrice siciliana, cessata dal servizio nel 2003, ha impugnato il silenzio rifiuto dell'Agenzia delle Entrate sulla richiesta di rimborso dell'IRPEF trattenuta in eccesso sulla propria indennità di buonuscita. La contribuente sosteneva il diritto a un abbattimento dell'imponibile del 50% in base alla legge regionale siciliana previgente, mentre il fisco pretendeva di applicare una riduzione del 24%. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ufficio tributario, confermando che per i rapporti cessati prima del 2004 si applica la disciplina di salvaguardia regionale. Poiché i contributi erano ripartiti in pari misura (2% a carico del dipendente e 2% dell'amministrazione), la tassazione indennità di buonuscita deve beneficiare della riduzione della metà della base imponibile. Vince la contribuente, con condanna del fisco alle spese.
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Storno Crediti e Fondo Rischi: Azienda Perde Contro il Fisco
La Corte di Cassazione interviene sul tema dello storno crediti e fondo rischi. Un'azienda sanitaria aveva trasferito dei crediti vantati verso il servizio sanitario regionale a un fondo rischi, riducendo così i ricavi e l'imponibile fiscale. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione. La Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio fondamentale: i ricavi, una volta maturati secondo il principio di competenza, non possono essere ridotti tramite storno per creare un fondo rischi. Quest'ultimo deve essere costituito imputando un costo al conto economico, non diminuendo i ricavi già iscritti. La manovra dell'azienda è stata quindi giudicata fiscalmente illegittima.
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Accertamento con Adesione: Accordo Fiscale Firmato non si Riapre
Una società, dopo aver definito la non deducibilità di una perdita su crediti tramite un accertamento con adesione con il Fisco, ha successivamente chiesto il rimborso delle imposte pagate. Sosteneva che la perdita fosse diventata certa solo in un secondo momento. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale: l'accertamento con adesione è un accordo definitivo e vincolante. Una volta concluso, non permette al contribuente di rimettere in discussione la materia concordata, nemmeno sulla base di eventi successivi. L'accordo firmato chiude la questione in modo irrevocabile.
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Registrazione contratto locazione: calcolo sanzioni
La Corte di Cassazione ha analizzato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società di gestione in merito al calcolo delle sanzioni per la tardiva registrazione contratto locazione. Il nodo del contendere riguarda la base di calcolo della sanzione: se debba essere parametrata alla singola annualità (nel caso di opzione per il versamento annuale) o all'intero valore del contratto. I giudici di merito avevano dato ragione alla società, limitando la sanzione alla frazione annuale. Tuttavia, ravvisando una questione di diritto di particolare rilevanza, la Suprema Corte ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per un esame approfondito della materia.
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Condono fiscale: effetti sui soci e ristretta base
L'ordinanza esamina l'efficacia del condono fiscale richiesto da una società di persone e la sua estensibilità ai soci. La questione centrale riguarda la legittimità di un accertamento basato sulla presunzione di distribuzione di utili in una società a ristretta base partecipativa. La Suprema Corte ha disposto il rinvio della causa per attendere l'esito di un giudizio connesso, garantendo l'unitarietà della decisione su fatti identici.
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Indagini bancarie: la prova contraria del contribuente
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento basato su indagini bancarie condotte nei confronti di una socia di minoranza. La contribuente non è riuscita a fornire prove contrarie idonee a superare la presunzione legale di reddito non dichiarato derivante da versamenti e prelievi ingiustificati. La Corte ha chiarito che l'Ufficio non ha l'obbligo di individuare preventivamente la fonte del reddito e che l'autorizzazione alle indagini sui conti correnti non necessita di una specifica motivazione per essere valida ai fini dell'accertamento.
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Pretium sceleris: la tassazione dei proventi illeciti
La Corte di Cassazione ha chiarito che il pretium sceleris, inteso come il compenso percepito per l'emissione di fatture relative a operazioni inesistenti, è soggetto a tassazione. Nel caso di specie, un contribuente aveva ricevuto una somma pari al 20% dell'imponibile fatturato fittiziamente. Nonostante la natura illecita dell'attività e l'inesistenza delle operazioni sottostanti, il profitto effettivamente incassato costituisce ricchezza tassabile nella categoria dei redditi diversi, in quanto espressione di capacità contributiva.
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