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Imballaggi

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'imballaggio (o imballo), per la normativa legale e regolamentare italiana, è il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere e a proteggere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all'utilizzatore, e ad assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo (art. 35, lett. a), ex decreto legislativo 22/97, ora art. 218 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 recante Norme in materia ambientale).Secondo la classificazione riportata nel medesimo decreto, in Italia gli imballaggi sono distinti in tre tipologie o categorie funzionali: imballo primario (per la vendita), imballo secondario (multiplo), imballo terziario (per il trasporto). L'imballaggio deve rispettare una serie di obiettivi, quali: proteggere la merce, evitare furti, essere economico, e rispettare un equilibrio tra le sue prestazioni e il suo costo, sia dal punto di vista del materiale impiegato, sia del tempo impiegato per realizzare l'operazione di imballaggio. Dal punto di vista ecologico è importante che per gli imballaggi vengano usati materiali facilmente riciclabili e nella minor quantità possibile. È molto diffuso l'uso di riferirsi all'imballaggio con il termine inglese packaging: quest'ultimo termine, tuttavia, nel suo contesto linguistico originale, assume un'accezione più ampia, riferendosi non solo alla materialità dell'imballaggio, ma anche agli aspetti immateriali riguardanti il processo produttivo, industriale ed estetico, laddove, invece, il termine italiano "imballaggio" assume un significato più ristretto, relativo all'involucro materiale, o all'operazione (o al complesso di operazioni) attraverso cui la merce viene racchiusa nell'involucro.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

TARI imballaggi terziari: guida alla quota fissa
Una società operante nel commercio all'ingrosso ha impugnato un sollecito di pagamento relativo alla TARI imballaggi terziari per l'anno 2015. La controversia riguarda l'applicabilità del tributo su aree destinate a magazzino e vendita che producono prevalentemente rifiuti speciali. La Corte di Cassazione ha confermato che gli imballaggi terziari non possono essere assimilati ai rifiuti urbani dai regolamenti comunali, escludendo così la quota variabile del tributo. Tuttavia, la Corte ha stabilito che la quota fissa rimane dovuta, in quanto destinata a coprire i costi dei servizi indivisibili forniti alla collettività.
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TARI imballaggi: guida al pagamento della quota fissa
La Corte di Cassazione ha analizzato la legittimità della TARI imballaggi applicata a una società di vendita all'ingrosso. La controversia riguarda l'esenzione dal tributo per le aree destinate a magazzino che producono imballaggi terziari e secondari gestiti autonomamente. La Corte ha stabilito che, sebbene la produzione di tali rifiuti speciali escluda la quota variabile della tassa, la quota fissa rimane dovuta. Quest'ultima finanzia infatti i costi indivisibili del servizio pubblico, come la pulizia delle strade, di cui beneficia l'intera collettività.
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TARI imballaggi: quando si paga la quota fissa
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in tema di TARI imballaggi, le aziende che dimostrano di produrre e smaltire autonomamente rifiuti speciali (imballaggi terziari e secondari) hanno diritto all'esclusione della quota variabile del tributo. Tuttavia, la quota fissa rimane dovuta. Tale componente finanzia infatti i costi generali e indivisibili del servizio comunale, come la pulizia delle strade, dai quali il contribuente trae comunque un beneficio indiretto indipendentemente dalla propria produzione di rifiuti.
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TARI: la quota fissa è dovuta anche per rifiuti speciali
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in tema di TARI, la produzione di rifiuti speciali non assimilati (come gli imballaggi terziari) esonera il contribuente dal pagamento della quota variabile della tariffa, ma non della quota fissa. Quest'ultima rimane dovuta per il solo fatto di possedere o detenere superfici potenzialmente idonee a produrre rifiuti, poiché destinata a finanziare i costi generali del servizio nell'interesse della collettività. La sentenza chiarisce che l'onere della prova circa la produzione di rifiuti speciali spetta al contribuente, il quale deve dimostrare lo smaltimento autonomo tramite ditte autorizzate.
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TARI: quando è dovuta la quota fissa sui rifiuti
La Corte di Cassazione ha stabilito che per le aree aziendali che producono rifiuti speciali, come gli imballaggi terziari, la TARI non è dovuta nella sua quota variabile se il contribuente provvede autonomamente allo smaltimento. Tuttavia, la quota fissa del tributo rimane sempre obbligatoria, poiché essa finanzia i costi generali e indivisibili del servizio comunale, indipendentemente dall'effettiva produzione di rifiuti urbani da parte della singola utenza.
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TARI e imballaggi: quando si paga la quota fissa
Una società commerciale ha impugnato un avviso di pagamento TARI relativo a locali destinati alla vendita online e magazzino, sostenendo che la produzione prevalente di imballaggi speciali escludesse la tassazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene gli imballaggi terziari e secondari (non assistiti da raccolta differenziata) non siano assimilabili ai rifiuti urbani, l'esenzione riguarda esclusivamente la quota variabile del tributo. La quota fissa rimane invece dovuta per l'intera superficie, poiché destinata a finanziare i costi essenziali del servizio messi a disposizione della collettività.
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TARI imballaggi terziari: guida alla quota fissa
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti dell'imposizione della TARI imballaggi terziari per le aziende. Una società commerciale ha contestato un avviso di pagamento relativo a locali destinati a magazzino e vendita, sostenendo che la produzione esclusiva di rifiuti speciali (imballaggi terziari) smaltiti autonomamente escludesse l'intero tributo. Sebbene la Corte abbia confermato che gli imballaggi terziari non sono assimilabili ai rifiuti urbani e che la quota variabile non è dovuta se viene provato lo smaltimento privato, ha stabilito che la quota fissa rimane sempre obbligatoria. Tale quota serve infatti a finanziare i costi essenziali del servizio messi a disposizione della collettività.
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