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Illecito

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il termine illecito, in diritto, indica un comportamento umano contrario all'ordinamento giuridico, in quanto costituisce violazione di un dovere o di un obbligo posto da una norma giuridica (detta primaria), al quale un'altra norma (detta secondaria) ricollega una sanzione. Il comportamento che costituisce l'illecito può essere commissivo (ossia un'azione), quando viola un obbligo o dovere negativo (di non fare), oppure omissivo (ossia un'omissione), quando invece viola un obbligo o dovere positivo (di fare o di dare). Il contrasto tra il comportamento e la norma primaria prende il nome di antigiuridicità.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Prescrizione crediti retributivi: 5 o 10 anni? La Cassazione fa chiarezza
Una lavoratrice ha chiesto il pagamento di differenze retributive per servizi prestati prima dell'assunzione a tempo indeterminato, invocando il principio di non discriminazione. La Corte d'Appello ha riconosciuto il suo diritto, applicando la prescrizione decennale, ritenendo che si trattasse di un illecito. Il Ministero ha fatto ricorso. La Cassazione ha stabilito che il credito ha natura retributiva e quindi è soggetto alla prescrizione quinquennale, anche se deriva da una violazione del principio di non discriminazione. La Corte ha accolto il ricorso del Ministero e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per una nuova decisione sulla prescrizione crediti retributivi.
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Prescrizione Crediti Retributivi: La Cassazione chiarisce per i Docenti
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di prescrizione crediti retributivi per una lavoratrice della scuola. La lavoratrice chiedeva il riconoscimento di differenze salariali per servizi prestati prima dell'assunzione a tempo indeterminato, invocando il principio di non discriminazione. La Corte d'Appello aveva applicato una prescrizione decennale, qualificando la richiesta come risarcimento per illecito. La Cassazione ha invece stabilito che si tratta di un credito retributivo, soggetto alla prescrizione quinquennale. Ha quindi accolto il ricorso del Ministero, cassando la sentenza e rinviando alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Validità verbale di contestazione: la data dell’illecito deve essere esplicita
Un cittadino ha ricevuto una sanzione per non aver comunicato i dati del conducente dopo una violazione stradale. Ha contestato la multa sostenendo l'invalidità del verbale di contestazione, poiché mancava la data esatta dell'illecito originario. I giudici di merito avevano ritenuto la data ricavabile 'per relationem'. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che il verbale deve indicare in modo preciso e dettagliato la data della violazione. Non è sufficiente che la data sia ricavabile per implicito. La Corte ha accolto il ricorso del cittadino, cassando la sentenza e rinviando la causa al Tribunale per un nuovo esame, affermando la necessità della chiarezza per la validità verbale di contestazione.
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Competenza funzionale e danni del curatore
Un ex amministratore di una società fallita ha citato in giudizio il curatore fallimentare per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da presunte condotte diffamatorie contenute in atti della procedura. Il curatore ha eccepito la competenza funzionale del tribunale fallimentare di Perugia, sostenendo che l'azione derivasse dal fallimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la competenza del tribunale ordinario di Roma. La Corte ha chiarito che la competenza funzionale non opera per azioni risarcitorie personali che non incidono sulla massa fallimentare e non modificano lo schema legale tipico del rapporto, nonostante il legame occasionale con l'incarico professionale.
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Contratti a termine: limiti e deroghe nella PA
La Corte di Cassazione ha esaminato la legittimità della reiterazione di contratti a termine presso la Pubblica Amministrazione, con particolare riferimento agli uffici immigrazione. La ricorrente contestava il superamento del limite di 36 mesi e la mancanza di causali specifiche. La Suprema Corte ha stabilito che le ordinanze d'urgenza non possono derogare implicitamente alle tutele del lavoratore: la deroga ai limiti temporali deve essere espressa e le ragioni giustificative devono essere sempre indicate nel contratto. Il mancato rispetto di tali requisiti configura un abuso dei contratti a termine, aprendo la strada al risarcimento del danno.
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Assegno postdatato: quando scatta l’illecito?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'illecito amministrativo derivante dall'emissione di un assegno postdatato senza autorizzazione si consuma nel momento della presentazione all'incasso. Nel caso di specie, un amministratore societario aveva consegnato titoli quando l'autorizzazione era ancora valida, ma la stessa era stata revocata prima della data indicata sugli assegni a causa del fallimento della società. La Suprema Corte ha chiarito che chi emette titoli con data futura assume consapevolmente il rischio della sopravvenuta mancanza di autorizzazione o provvista, rendendo irrilevante il momento della consegna materiale al creditore.
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Raddoppio dei termini: validità dell’accertamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento tributario opera automaticamente qualora sussista l'obbligo di denuncia penale per reati tributari. Nel caso esaminato, un contribuente contestava la tardività di un avviso IRPEF su proventi illeciti. La Suprema Corte ha chiarito che non è necessaria l'effettiva presentazione della denuncia né l'indicazione dei suoi estremi nell'atto impositivo, essendo sufficiente l'astratta configurabilità di un reato al momento dell'accertamento.
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Astensione del giudice e validità del processo
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso relativo alla tassazione di proventi derivanti da attività illecite, nello specifico una truffa assicurativa. Il contribuente contestava l'imputazione di redditi emersi da indagini bancarie e penali. Tuttavia, la Suprema Corte non è entrata nel merito della vicenda a causa di un vizio procedurale insuperabile: l'astensione del giudice. Uno dei membri del collegio giudicante aveva infatti già fatto parte del collegio che aveva emesso la sentenza di primo grado. Tale circostanza ha imposto il rinvio della causa per garantire l'imparzialità del giudizio.
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Prescrizione illecito disciplinare: stop sanzioni
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno annullato una sanzione disciplinare irrogata a due professionisti, accertando l'avvenuta prescrizione illecito disciplinare. Nonostante la decisione del Consiglio Nazionale Forense fosse stata deliberata tempestivamente, il deposito della sentenza è avvenuto oltre otto anni dopo i fatti contestati. La Corte ha ribadito che il termine di prescrizione decorre dalla commissione del fatto e che la sua maturazione estingue definitivamente l'azione disciplinare, essendo rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio.
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