Assegno postdatato: la responsabilità per mancanza di autorizzazione
L’emissione di un assegno postdatato rappresenta una pratica diffusa ma densa di insidie legali, specialmente per quanto riguarda la sussistenza dell’autorizzazione bancaria. La recente giurisprudenza di legittimità ha chiarito i confini della responsabilità amministrativa del traente, focalizzandosi sul momento esatto in cui si configura la violazione della legge.
Il caso: emissione di titoli e revoca dell’autorizzazione
La vicenda trae origine dall’opposizione a un’ordinanza ingiunzione emessa dalla Prefettura contro il legale rappresentante di una società. L’accusa riguardava l’emissione di otto assegni bancari non pagati per difetto di autorizzazione. Il traente sosteneva che, al momento della consegna materiale dei titoli (avvenuti con data futura), l’autorizzazione della banca fosse ancora esistente e che la revoca fosse intervenuta solo successivamente, a seguito del fallimento della società.
Se in un primo momento il Tribunale aveva accolto questa tesi, ritenendo che l’illecito si consumasse alla consegna, la Cassazione ha ribaltato completamente il verdetto, ristabilendo un principio di rigore basato sulla diligenza professionale.
La rilevanza del momento dell’incasso per l’assegno postdatato
Secondo i giudici di legittimità, la natura dell’assegno postdatato non esime l’emittente dalle proprie responsabilità. Il titolo, sebbene privo di data attuale, opera come una promessa di pagamento che assume le caratteristiche di assegno bancario nel momento in cui viene utilizzato. Pertanto, l’autorizzazione deve sussistere non tanto al momento della firma, quanto al momento della presentazione per la riscossione.
Le motivazioni
La Corte ha fondato la propria decisione sulla corretta interpretazione dell’Art. 1 della Legge 386/1990. L’illecito amministrativo si configura nel momento in cui il soggetto emette un titolo senza disporre dell’autorizzazione della banca trattaria. Tale presupposto deve essere verificato nel momento in cui il titolo viene portato all’incasso. Chi sceglie di postdatare un assegno assume su di sé il rischio della sopravvenuta revoca dell’autorizzazione o della mancanza di provvista. Il dovere di diligenza media impone all’emittente di conformare l’andamento del proprio conto bancario per assicurare che, in ogni momento, i titoli emessi siano regolarmente pagabili. L’errore scusabile non è invocabile qualora la mancanza di autorizzazione derivi da eventi prevedibili come la crisi aziendale o la revoca delle convenzioni bancarie.
Le conclusioni
In conclusione, la sentenza afferma che la consumazione dell’illecito coincide con il momento della presentazione del titolo all’incasso. La postdatazione è irrilevante ai fini della sanzione amministrativa, poiché l’emittente risponde della validità del titolo nel momento della sua effettiva utilizzazione economica. Questo principio rafforza la tutela della circolazione dei titoli di credito e impone agli amministratori di società una vigilanza costante sulla propria posizione bancaria, evitando di emettere titoli che potrebbero risultare scoperti o non autorizzati alla data indicata. La Cassazione ha quindi cassato la sentenza di merito, rinviando al Tribunale per una nuova valutazione basata sulla necessità della sussistenza dell’autorizzazione al momento dell’incasso.
Quando si consuma l’illecito per un assegno senza autorizzazione?
L’illecito si considera commesso nel momento in cui il titolo viene presentato all’incasso presso la banca, non al momento della sua consegna.
Cosa rischia chi emette un assegno con data futura?
L’emittente assume il rischio che l’autorizzazione bancaria venga revocata prima della data indicata, esponendosi a sanzioni amministrative pecuniarie.
La postdatazione dell’assegno esclude la colpa del traente?
No, la postdatazione è irrilevante; il traente ha l’obbligo di garantire la copertura e l’autorizzazione per tutto il tempo in cui il titolo può essere incassato.