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Guida In Stato Di Ebbrezza

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566 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Guida in stato di ebbrezza: la scusa del bar dopo l’incidente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'automobilista condannata per il reato di guida in stato di ebbrezza. La donna sosteneva di aver consumato alcolici in un bar solo dopo l'incidente stradale, contestando la tempistica dell'arrivo delle forze dell'ordine. I giudici di merito hanno però accertato che i carabinieri sono giunti sul posto dopo appena dieci minuti dal sinistro, rendendo del tutto inverosimile la versione difensiva del consumo successivo. La Suprema Corte ha confermato la condanna, ribadendo che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. L'automobilista è stata condannata anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione non salva il recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, avendo registrato un tasso alcolemico fino a 1,70 g/l. La difesa sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che, in base alle riforme recenti, il corso della prescrizione si arresta definitivamente con la sentenza di primo grado. Da quel momento si applicano solo le regole sull'improcedibilità per superamento dei termini di impugnazione. La Suprema Corte ha inoltre confermato il diniego della particolare tenuità del fatto, evidenziando la gravità della condotta e la presenza di precedenti specifici del conducente, che aveva già beneficiato in passato della messa alla prova. L'automobilista perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest condanna anche senza sintomi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di guida in stato di ebbrezza nei confronti di un automobilista risultato positivo all'alcoltest. Il conducente contestava l'affidabilità dell'etilometro a causa della mancanza del certificato di revisione agli atti e l'assenza di sintomi visibili di alterazione. I giudici hanno stabilito che l'esito positivo del test costituisce una prova legale sufficiente dello stato di alterazione. Spetta alla difesa dimostrare l'eventuale malfunzionamento dello strumento, non bastando il semplice dubbio o la mancanza di documenti nel fascicolo processuale. Inoltre, l'assenza di sintomi fisici non smentisce il dato oggettivo fornito dall'apparecchio elettronico.
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Guida in stato di ebbrezza: alcoltest valido con poca aria
Un automobilista viene condannato per guida in stato di ebbrezza con l'aggravante notturna. Il conducente ricorre in Cassazione sostenendo che l'alcoltest fosse nullo perché lo scontrino riportava la dicitura "volume insufficiente" e che la revisione dello strumento fosse stata eseguita da un ente non abilitato. La Suprema Corte rigetta il ricorso, stabilendo che la dicitura "volume insufficiente" costituisce un semplice messaggio di servizio e non un errore, se l'apparecchio registra comunque un valore numerico. Spetta alla difesa dimostrare l'effettivo malfunzionamento dell'etilometro. Inoltre, i Centri prova autoveicoli della Motorizzazione sono pienamente abilitati alle verifiche periodiche. Di conseguenza, la condanna viene confermata e il conducente deve pagare le spese processuali.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest condanna se manca la prova
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di guida in stato di ebbrezza a carico di un automobilista che aveva causato un incidente stradale notturno con un tasso alcolemico elevato. La difesa contestava la regolarità dell'alcoltest e la mancata prova della taratura dell'etilometro. I giudici hanno stabilito che l'esito positivo dell'alcoltest costituisce prova legale dello stato di alterazione. Spetta alla difesa dimostrare l'eventuale malfunzionamento dello strumento attraverso prove concrete, come il libretto metrologico. Inoltre, la richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata respinta a causa della gravità della condotta e del sinistro provocato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: alcoltest valido ma pena evitabile
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza con un tasso alcolemico di 0,85 g/l rilevato di notte. L'etilometro riportava la dicitura 'volume insufficiente', ma senza segnalare errori, rendendo valido il test. Tuttavia, la Cassazione ha accolto il ricorso del conducente sul diniego della particolare tenuità del fatto. I giudici di merito avevano escluso questo beneficio basandosi solo sul superamento della soglia di legge e sull'orario notturno. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice deve valutare la pericolosità concreta della condotta e non solo gli elementi formali del reato, annullando la sentenza con rinvio.
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Guida in stato di ebbrezza: etilometro ko ma la condanna resta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. Il conducente contestava la validità del test alcolemico, basato su un'unica misurazione dell'etilometro e sulle dichiarazioni dei testimoni, ipotizzando un malfunzionamento dello strumento. I giudici hanno stabilito che una sola misurazione valida, unita ai sintomi rilevati, è sufficiente per la condanna. Inoltre, la difesa non ha fornito prove del guasto dell'apparecchio, rendendo il ricorso generico. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: incidente anche senza scontro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di guida in stato di ebbrezza con l'aggravante di aver provocato un incidente stradale. Il Conducente era uscito di strada autonomamente con il proprio veicolo e sosteneva che l'evento non potesse qualificarsi come incidente per il mancato coinvolgimento di terzi. I giudici hanno respinto la tesi, chiarendo che per incidente stradale si intende qualsiasi evento inatteso che interrompa la normale circolazione e crei pericolo per la collettività, a prescindere dal coinvolgimento di altre persone. Inoltre, la Corte ha stabilito che la concessione delle attenuanti generiche non evita la revoca obbligatoria della patente di guida in presenza di tale aggravante. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Guida in stato di ebbrezza: confessione inutile senza test validi
Un automobilista ha investito un pedone dopo un sorpasso azzardato, causando lesioni personali. Sottoposto ad accertamenti alcolemici in ospedale su richiesta della polizia, questi sono stati dichiarati nulli perché gli agenti non lo hanno avvisato della facoltà di farsi assistere da un difensore. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, sostenendo che la guida in stato di ebbrezza potesse essere provata dalle dichiarazioni dell'imputato, che ammetteva di aver bevuto due bicchieri di vino, e che l'avviso non fosse dovuto per lo stato di sedazione del paziente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'inutilizzabilità dei test clinici e ritenendo insufficiente la confessione per dimostrare il superamento della soglia alcolemica di legge. Vince l'automobilista, per il quale viene esclusa l'aggravante specifica.
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Guida in stato di ebbrezza: valido l’alcoltest prestampato
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza con l'aggravante notturna, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la regolarità dell'alcoltest. Il conducente lamentava l'uso di un modulo prestampato per l'avviso del diritto al difensore, l'assenza del nome dell'agente operante nel verbale e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accertamento etilometrico è un atto urgente e indifferibile, la cui validità non viene meno se eseguito con l'ausilio della polizia locale o documentato tramite moduli prestampati. Inoltre, la mancata indicazione del nome dell'agente costituisce una nullità relativa che andava eccepita subito. Infine, la gravità del fatto, caratterizzato da un tasso alcolemico elevatissimo e dalla guida contromano, giustifica il diniego delle attenuanti generiche.
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Guida in stato di ebbrezza: condanna confermata ma pena ridotta
Il Conducente è stato condannato per guida in stato di ebbrezza dopo essere stato trovato con un tasso alcolemico superiore ai limiti di legge. La difesa ha sostenuto che l'alcoltest fosse stato alterato dall'assunzione di un farmaco spray per la gola e ha contestato l'applicazione della recidiva per un reato contravvenzionale. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi del farmaco, confermando che spetta al conducente provare l'assunzione e verificare la compatibilità con la guida. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sull'applicazione della recidiva: questa circostanza aggravante non può essere applicata alle contravvenzioni, ma solo ai delitti. La sentenza è stata annullata limitatamente alla recidiva, con rinvio alla Corte d'appello per ricalcolare la pena al ribasso, confermando in via definitiva la colpevolezza del conducente.
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Guida in stato di ebbrezza: condanna salva ma pena da ricalcolare
Un automobilista, fermato con un tasso alcolemico tra lo 0,89 e lo 0,94 g/l dopo sorpassi azzardati su una strada trafficata, viene condannato per guida in stato di ebbrezza. La Corte d'appello nega la particolare tenuità del fatto per la pericolosità della condotta, ma omette di motivare il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione dichiara irrevocabile la responsabilità penale per il reato di guida in stato di ebbrezza, confermando che la pericolosità concreta esclude la tenuità del fatto. Tuttavia, accoglie il ricorso per la totale mancanza di motivazione sulle attenuanti generiche, annullando la sentenza limitatamente a questo punto e rinviando la causa alla Corte d'appello per un nuovo esame sulla quantificazione della pena.
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Guida in stato di ebbrezza: scontro con auto in sosta vietata
Un automobilista, guidando in stato di ebbrezza, ha urtato tre auto parcheggiate in divieto di sosta. La Corte d'Appello ha applicato l'aggravante per aver provocato un incidente stradale. L'automobilista ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'irregolarità del parcheggio altrui escludesse la sua responsabilità e che non vi fosse un vero incidente in assenza di feriti. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che per incidente stradale si intende qualsiasi turbativa alla circolazione potenzialmente pericolosa, anche senza danni a persone. L'irregolarità del parcheggio non esclude la colpa del conducente, il quale, se fosse stato lucido, avrebbe potuto evitare l'impatto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: verbale contro parola del conducente
Il Conducente veniva condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza. Egli proponeva ricorso per Cassazione, lamentando la mancata collegialità della decisione d'appello e l'omesso avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore durante l'alcoltest. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la lettura contestuale di dispositivo e motivazione non esclude la collegialità, specialmente dopo quattro ore di camera di consiglio. Inoltre, l'avvenuto avviso sul diritto all'assistenza legale è validamente provato dal verbale della polizia giudiziaria. Tale atto pubblico ha fede privilegiata e fa piena prova fino a querela di falso. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: ricorso respinto e multa da 3000€
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza commesso nel 2018. Egli ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione lamentando esclusivamente l'eccessività della pena inflitta dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi di impugnazione presentati erano del tutto generici e non contestavano in modo specifico e logico la motivazione della sentenza d'appello relativa al trattamento sanzionatorio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: la recidiva nega ogni sconto
Il caso riguarda un conducente condannato per guida in stato di ebbrezza con l'aggravante notturna. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che i precedenti penali specifici dell'uomo e la commissione di un reato analogo successivo dimostrano una totale assenza di resipiscenza. Inoltre, il precedente svolgimento di lavori di pubblica utilità non ha avuto alcun effetto deterrente. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: condannata anche senza testimoni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una automobilista per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver provocato un incidente stradale. L'imputata, trovata con un tasso alcolemico elevatissimo (3,20 g/l), aveva tentato di fuggire all'arrivo dei soccorritori del 118. La difesa sosteneva l'assenza di testimoni oculari e giustificava l'incidente con l'improvviso attraversamento di un animale selvatico. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, poiché si limitava a riproporre le stesse tesi difensive già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare validamente le prove raccolte dalle forze dell'ordine. Di conseguenza, la condanna a otto mesi di arresto e tremila euro di ammenda è diventata definitiva, con l'aggiunta delle spese processuali.
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Guida in stato di ebbrezza: alcoltest valido senza formule
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver provocato un incidente stradale in ora notturna, registrando un tasso alcolemico di 1,22 g/l. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata assistenza difensiva durante l'alcoltest e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'avviso del diritto all'assistenza difensiva non richiede formule solenni ed è valido se raggiunge lo scopo, come avvenuto nel caso specifico in cui il conducente aveva consultato telefonicamente il proprio avvocato prima del test. Inoltre, la gravità dell'incidente e il pericolo creato escludono l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: nessuna attenuante per il recidivo
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza per essere stato sorpreso alla guida di un motociclo sotto l'effetto dell'alcol. La Corte d'Appello ha confermato la condanna di primo grado, negando le circostanze attenuanti generiche. Il Conducente ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata concessione delle attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato la gravità del fatto e la presenza di ben due precedenti condanne definitive per lo stesso reato. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: l’incidente costa caro al conducente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un automobilista condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver provocato un incidente stradale. Il conducente contestava l'utilizzabilità di alcune testimonianze e la mancata convocazione di un testimone a difesa. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso si limitava a ripetere le stesse obiezioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza criticare in modo specifico la sentenza d'appello. La condanna si fonda su elementi oggettivi inconfutabili: i rilievi effettuati sul posto, la dinamica dell'incidente e l'evidente stato di alterazione psicofisica del conducente al momento del fatto. Di conseguenza, l'automobilista perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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