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Gravi Difetti Di Costruzione

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Anomalie dell'opera che ne compromettono in modo grave la funzionalità, il normale godimento o la durata nel tempo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Responsabilità per gravi difetti dell’immobile: paga il costruttore
Un complesso edilizio ha manifestato gravi infiltrazioni d'acqua dal tetto in piombo poco dopo il termine dei lavori. Il Condominio ha avviato un giudizio per ottenere il risarcimento dei danni. L'Ente Committente e il Direttore dei Lavori hanno opposto la decadenza e la prescrizione dell'azione risarcitoria, sostenendo che le denunce fossero tardive. I giudici hanno invece rilevato che i responsabili avevano eseguito sopralluoghi e interventi di riparazione, condotta che integra un tacito riconoscimento delle imperfezioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dell'Ente e del tecnico, confermando la loro responsabilità per gravi difetti dell'immobile in solido. L'impegno spontaneo alla sistemazione dei vizi ha creato una nuova obbligazione soggetta alla prescrizione ordinaria di dieci anni. Il Condominio vince definitivamente la causa e ottiene il risarcimento dei danni oltre al rimborso delle spese di giudizio.
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Gravi difetti di costruzione: il condominio vince in Cassazione
Un condominio ha citato in giudizio una società costruttrice per chiedere il risarcimento dei danni dovuti a gravi difetti di costruzione presenti nell'edificio. A seguito dell'amministrazione straordinaria dell'impresa, il condominio ha chiesto l'insinuazione al passivo per oltre 260.000 euro, cifra confermata da una perizia d'ufficio. Nonostante la riduzione dell'importo da parte dei commissari, il Tribunale ha accolto l'opposizione del condominio ammettendo l'intero credito. La società ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la tardività della denuncia e la mancanza di legittimazione dell'amministratore per i danni alle proprietà private. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che il termine di un anno decorre dalla piena consapevolezza tecnica del danno e che l'amministratore può agire a tutela dell'intero immobile.
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Gravi difetti di costruzione: paga anche il direttore
L'Acquirente ha acquistato un immobile dalla Società Venditrice riscontrando gravi difetti di costruzione. La donna ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento del danno. La Società Venditrice ha chiamato in causa il Direttore dei Lavori e l'Impresa Appaltatrice per essere manlevata. Il Direttore dei Lavori ha contestato la propria responsabilità, sostenendo l'assenza di un legame contrattuale diretto con la venditrice e l'inutilizzabilità della perizia preventiva a cui non aveva preso parte. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del professionista. I giudici hanno confermato che per i gravi difetti di costruzione il direttore dei lavori risponde a titolo extracontrattuale in concorso con l'appaltatore. Il tecnico deve risarcire il danno anche senza un contratto stipulato direttamente con il venditore.
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Gravi difetti di costruzione: venditore e costruttore pagano i danni
L'Acquirente di un immobile subisce gravi allagamenti a causa di ristrutturazioni eseguite male. Promuove un'azione legale contro Le Venditrici e L'Appaltatore per ottenere il risarcimento dei danni. Il Tribunale condanna Le Venditrici, ma la Corte d'Appello estende la condanna in solido anche all'Appaltatore per i gravi difetti di costruzione ai sensi dell'articolo 1669 del codice civile. Le Venditrici ricorrono in Cassazione, lamentando che il giudice abbia riqualificato la domanda e contestando la ripartizione delle spese. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Conferma che il giudice ha il potere di qualificare autonomamente i fatti e che la solidarietà passiva tutela il creditore, permettendogli di chiedere l'intero risarcimento a ciascun debitore. Le ricorrenti perdono la causa e sono condannate a pagare le spese processuali.
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Gravi difetti di costruzione e rivalsa scaduta per il costruttore
Il Condominio ha citato in giudizio l'Impresa Costruttrice per i gravi difetti di costruzione riscontrati nei muri di contenimento dell'area parcheggio. L'Impresa Costruttrice ha chiamato in causa il Subappaltatore e il Direttore dei Lavori per essere sollevata da ogni responsabilità. La Corte d'Appello ha condannato questi ultimi a risarcire l'impresa. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Subappaltatore. I giudici d'appello hanno infatti omesso di pronunciarsi sulla tempestività dell'azione di regresso dell'appaltatore, che deve rispettare il termine di decadenza di sessanta giorni previsto dalla legge. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Gravi difetti di costruzione: la sicurezza batte i formalismi
La Committente ha citato in giudizio l'Appaltatore, il Collaudatore e il Direttore dei Lavori per gravi difetti di costruzione legati al mancato rispetto della normativa antisismica di un edificio. I giudici di merito hanno condannato i professionisti al risarcimento dei danni in solido. Il Direttore dei Lavori ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il mancato rispetto di una circolare ministeriale non potesse configurare una violazione di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'inosservanza delle indicazioni tecniche ministeriali si traduce in una violazione delle regole dell'arte. Di conseguenza, sussiste la responsabilità per gravi difetti di costruzione se l'immobile non garantisce la sicurezza antisismica.
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Gravi difetti di costruzione: quando pavimenti e balconi non bastano
I Proprietari hanno chiesto il risarcimento dei danni all'Impresa Appaltatrice per difetti riscontrati nei pavimenti e nei balconi degli immobili. La Corte d'Appello ha annullato la decisione degli arbitri, ritenendo che tali problemi non costituissero gravi difetti di costruzione ai sensi dell'articolo 1669 del codice civile, ma semplici vizi dell'opera soggetti a una prescrizione molto più breve, ormai decorso il tempo utile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che spetta solo al giudice di merito valutare se i difetti riscontrati compromettano l'immobile nella sua globalità. Di conseguenza, i Proprietari hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese legali, poiché i danni ai pavimenti e ai balconi non sono stati considerati gravi difetti di costruzione.
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Gravi difetti di costruzione: quando il rustico non fa sconti
L'Acquirente di un immobile al rustico ha citato in giudizio l'Impresa Costruttrice richiedendo il risarcimento dei danni per ritardata consegna, la restituzione dell'IVA e l'eliminazione di alcuni vizi alle pareti privi di isolamento termico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Acquirente. La Corte ha chiarito che la quietanza di pagamento del prezzo non comprende automaticamente l'IVA, salvo accordo contrario. Inoltre, il danno da ritardo per un immobile consegnato al rustico non può essere calcolato sul valore locativo di una casa finita. Infine, la mancanza di isolamento termico su una porzione limitata di muro non integra i gravi difetti di costruzione previsti dall'articolo 1669 del codice civile, poiché non compromette la funzionalità globale dell'edificio.
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Gravi difetti di costruzione: quando la perdita d’acqua non conta
Un condomino ha citato in giudizio l'impresa costruttrice chiedendo il risarcimento dei danni per la rottura di un giunto esterno di una tubatura idrica, che aveva causato una forte dispersione d'acqua e una bolletta elevata. Il Tribunale aveva condannato l'impresa ritenendo il guasto un grave difetto dell'opera. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda costruttrice, stabilendo che la rottura di una conduttura esterna non costituisce l'ipotesi di gravi difetti di costruzione se non compromette in modo concreto e rilevante l'uso e il godimento dell'appartamento. Nel caso specifico, l'afflusso d'acqua non era mai mancato, non c'erano state infiltrazioni e il danno era stato riparato con una spesa minima. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio.
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Difetti in cantiere: la responsabilità del direttore dei lavori
Un condominio ha citato in giudizio l'impresa appaltatrice e il professionista incaricato per gravi difetti emersi durante i lavori di ristrutturazione. I giudici di merito hanno accertato la presenza di vizi costruttivi, condannando in solido l'impresa e il professionista. Quest'ultimo ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di non dover rispondere per errori materiali di esecuzione dell'impresa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità del direttore dei lavori. I giudici hanno chiarito che il professionista risponde per omessa vigilanza se non effettua controlli periodici sull'andamento del cantiere, anche per operazioni semplici. In caso di danni derivanti da difetti dell'opera, sussiste un vincolo di solidarietà tra appaltatore e professionista. Spetta a quest'ultimo dimostrare di aver adempiuto diligentemente al proprio incarico per escludere la propria colpa.
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Gravi difetti di costruzione: risarcimento totale
La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di gravi difetti di costruzione, il risarcimento dovuto dal costruttore può estendersi al rifacimento dell'intera opera, e non solo della parte visibilmente danneggiata. Ciò accade quando una riparazione parziale risulta tecnicamente o esteticamente inadeguata, come nel caso di piastrelle di rivestimento non più reperibili. La Corte ha chiarito che una precedente transazione per vizi minori non preclude un'azione per difetti successivi, più gravi e di natura differente.
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