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Giusto Prezzo

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il prezzo di aggiudicazione di un bene in vendita forzata, che non deve essere considerato irrisorio per non danneggiare i creditori, purché la procedura sia stata corretta.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sospensione della vendita fallimentare: prezzo giusto e spese
Un debitore ha contestato l'aggiudicazione all'asta di diversi immobili del fallimento, chiedendo la sospensione della vendita fallimentare per via di un presunto prezzo eccessivamente basso. La Corte di Cassazione ha chiarito che il prezzo d'asta non può dirsi ingiusto se rispetta i ribassi legali e le prassi esecutive, in assenza di interferenze criminali o fatti illeciti che alterano la gara. I giudici hanno respinto anche le richieste di presunti acquirenti preliminari che volevano detrarre acconti privi di tracciabilità verso la procedura. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del debitore sulle spese legali: il curatore che si difende personalmente senza il ministero di un avvocato non ha diritto alla liquidazione dei compensi a carico della controparte.
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Vendita forzata immobile: prezzo basso non è ingiusto, lite temeraria
Un Debitore ha contestato la **vendita forzata immobile** del suo bene, aggiudicato a un prezzo molto inferiore a quello di stima iniziale. Sosteneva di non aver ricevuto le comunicazioni sulla procedura di vendita e che il prezzo finale fosse ingiusto. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, ritenendo le notifiche regolari e il prezzo non irrisorio, condannando il Debitore per lite temeraria. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che il "giusto prezzo" in una vendita forzata non si basa sul valore di stima originario, ma sulla corretta applicazione delle norme procedurali. Ha anche confermato la condanna per responsabilità aggravata, poiché il Debitore aveva agito senza fondamento, causando un danno processuale.
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Sospensione della vendita fallimentare: ko il rialzo tardivo
Un'azienda in concordato preventivo subisce la vendita all'asta di un proprio immobile industriale. Dopo quattro aste deserte, il bene viene aggiudicato a due acquirenti per 706.000 euro. Successivamente, un'altra società presenta un'offerta migliorativa del 10% (pari a 777.000 euro), chiedendo la sospensione della vendita fallimentare. Il Tribunale rifiuta la sospensione, ritenendo il prezzo di aggiudicazione comunque "giusto" alla luce del mercato e dei precedenti tentativi falliti. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, stabilendo che una semplice offerta al rialzo non obbliga il giudice a bloccare il trasferimento del bene. Vince la coppia di acquirenti originari, mentre l'azienda debitrice perde il ricorso e deve pagare le spese legali.
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Sospensione della vendita fallimentare: stima contro svendita
Un socio di una società fallita ha contestato la vendita di alcuni lotti immobiliari, ritenendo il prezzo di aggiudicazione eccessivamente basso e chiedendo la sospensione della vendita fallimentare. Parallelamente, due potenziali acquirenti hanno impugnato il rifiuto delle loro offerte d'acquisto, con cui chiedevano di compensare il prezzo con vecchi acconti versati. Il Tribunale ha respinto entrambi i reclami. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sulla possibilità di impugnare in sede di legittimità questi provvedimenti di gestione fallimentare, non ha deciso subito la causa. Con un'ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio a una pubblica udienza per chiarire se sia ammissibile il ricorso straordinario contro gli atti discrezionali del giudice fallimentare.
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Giusto prezzo: quando si può sospendere la vendita?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il "giusto prezzo" in un'asta immobiliare non corrisponde al valore di mercato, ma al prezzo raggiunto tramite una procedura legalmente corretta. Un prezzo di aggiudicazione notevolmente inferiore alla stima iniziale non giustifica, da solo, la sospensione della vendita, a meno che non si provino specifiche irregolarità o interferenze illecite. La Corte ha rigettato il ricorso del debitore, confermando la validità dell'aggiudicazione.
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