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Giusta Causa — Anno 2025

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126 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Giusta Causa

Provvedimenti

Controlli difensivi: legittimo il licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di un dipendente che falsificava gli orari di lavoro. La sentenza ribadisce che i 'controlli difensivi' tramite agenzie investigative sono ammessi quando esiste un fondato sospetto di condotte illecite del lavoratore, specialmente se l'attività viene svolta fuori dai locali aziendali. La Corte ha ritenuto che il datore di lavoro avesse sufficienti indizi, come la minore performance del dipendente, per giustificare l'avvio delle indagini che hanno poi portato al licenziamento per giusta causa.
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Permessi legge 104: onere della prova sul datore
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa, basato su un presunto abuso dei permessi legge 104. La Corte ha stabilito che l'onere della prova dell'uso improprio dei permessi spetta esclusivamente al datore di lavoro. In questo caso, il datore non è riuscito a dimostrare l'abuso, rendendo nullo il licenziamento e ordinando la reintegra del lavoratore.
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Licenziamento disciplinare: la durata del procedimento
Un licenziamento disciplinare intimato a un dipendente di un istituto di credito è stato giudicato legittimo dalla Corte di Cassazione, nonostante il considerevole tempo trascorso tra la prima contestazione e il provvedimento espulsivo. La Corte ha stabilito che la durata del procedimento era giustificata dalla complessità dei fatti, dalla presenza di due distinte contestazioni disciplinari e dalla necessità di attendere gli esiti di indagini, anche penali. Il principio di tempestività, secondo la Corte, va inteso in senso relativo, bilanciando il diritto di difesa del lavoratore con l'esigenza del datore di lavoro di effettuare accertamenti approfonditi.
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Licenziamento per giusta causa: il tentato furto
Un lavoratore è stato licenziato per aver tentato di sottrarre merce aziendale del valore di circa 200 euro. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, respingendo il ricorso del dipendente. Secondo la Corte, il tentato furto è di per sé sufficiente a rompere irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, rendendo irrilevanti sia il modesto valore della merce sia il fatto che il furto non sia stato consumato.
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Licenziamento giusta causa: note spese e Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per giusta causa inflitto a una lavoratrice per aver richiesto rimborsi spesa per tragitti non lavorativi e in eccesso rispetto agli accordi. La Corte ha ritenuto la contestazione disciplinare tempestiva e ha giudicato inammissibile la richiesta di rivalutare la gravità dei fatti, confermando la rottura del vincolo fiduciario.
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Licenziamento soggettivo: CCNL non vincolante
Un lavoratore addetto alla raccolta rifiuti viene licenziato per negligenza. La Corte d'Appello ritiene il licenziamento sproporzionato, condannando l'azienda a un'indennità. La Corte di Cassazione, con ordinanza 15357/2025, ha rigettato sia il ricorso del lavoratore, che invocava una tutela maggiore basata sul CCNL, sia quello dell'azienda, che contestava la valutazione di non gravità della condotta. La Corte ha chiarito che le previsioni del CCNL sul licenziamento per giustificato motivo soggettivo non sono un elenco tassativo e il giudice può valutare autonomamente la gravità dei fatti, ampliando e non limitando le ipotesi di recesso.
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Onere della prova licenziamento: email non bastano
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda che aveva licenziato un dirigente basandosi su alcune email. La sentenza sottolinea che l'onere della prova licenziamento spetta interamente al datore di lavoro, il quale deve fornire prove concrete e univoche della colpevolezza del dipendente. La semplice ricezione di messaggi sospetti, in assenza di altri elementi, non è sufficiente a giustificare un licenziamento per giusta causa.
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Licenziamento per giusta causa: la prova spetta al datore
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa inflitto a una lavoratrice accusata di aver presentato una lettera di referenze falsa. La Suprema Corte ha stabilito che è onere del datore di lavoro provare non solo la falsità materiale del documento, ma anche l'elemento psicologico, ovvero la consapevolezza e la malafede della dipendente. In assenza di tale prova, il licenziamento è nullo. Il ricorso dell'azienda è stato rigettato in quanto basato su una riesamina dei fatti, preclusa in sede di legittimità per la regola della "doppia conforme".
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Licenziamento sproporzionato per rimborso spese errato
Una lavoratrice è stata licenziata per aver richiesto un rimborso spese parzialmente non dovuto di circa 266 euro tramite un portale aziendale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello, definendolo un licenziamento sproporzionato. La Suprema Corte ha stabilito che una richiesta irregolare, processata attraverso un sistema aziendale che prevede controlli, non può essere assimilata al furto e la sanzione deve essere proporzionata alla reale gravità del fatto.
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Accesso abusivo dati bancari: licenziamento legittimo
Una dipendente bancaria è stata licenziata per aver effettuato un accesso abusivo ai dati bancari di clienti, familiari e colleghi. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che la violazione della privacy lede il rapporto fiduciario e costituisce giusta causa, anche senza un danno effettivo. La Corte ha inoltre precisato che spetta al datore provare l'accesso, e al lavoratore dimostrarne la liceità.
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Permessi Legge 104: licenziamento illegittimo
Un'azienda licenzia un dipendente per uso improprio dei permessi legge 104, avendolo sorpreso al mare. La Cassazione conferma l'illegittimità del licenziamento, stabilendo che l'onere della prova è a carico del datore e che l'assistenza al familiare non deve necessariamente coincidere con l'orario di lavoro, potendo essere prestata anche in orari diversi, come di notte.
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Obbligo di comunicazione lavoratore: la Cassazione
La Cassazione conferma l'illegittimità del licenziamento di un lavoratore, reintegrato ma non riammesso in servizio, che aveva trovato un altro impiego. Manca l'obbligo di comunicazione se l'azienda non prova di averlo informato sulla sua posizione (es. CIGS) e non fa un'offerta concreta di reintegro.
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Licenziamento comandante nave: la Cassazione conferma
Un comandante di nave è stato licenziato dopo un 'black out' totale a bordo. Accusato di non aver segnalato l'incidente e di averlo negato, i tribunali hanno confermato la legittimità del recesso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il licenziamento del comandante della nave era giustificato. La sua ostinata negazione di un evento pericoloso ha rappresentato una grave violazione del rapporto di fiducia, rendendo irrilevante l'archiviazione di un parallelo procedimento penale.
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Licenziamento disciplinare e obbligo restitutorio
Una lavoratrice, dopo aver ricevuto una cospicua somma in virtù di una sentenza provvisoria poi riformata, viene licenziata per non aver conservato il denaro per il prevedibile obbligo restitutorio. La Corte di Cassazione analizza il caso di licenziamento disciplinare, escludendo la giusta causa ma rinviando alla Corte d'Appello per valutare se la condotta, seppur colposa, rientrasse tra quelle punibili con una sanzione conservativa secondo il contratto collettivo, un passaggio cruciale per definire la tutela applicabile alla lavoratrice.
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Danno da demansionamento: onere della prova e risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11586/2025, interviene su un caso di presunto danno da demansionamento. Una lavoratrice, dopo aver ottenuto in appello il riconoscimento di un inquadramento superiore e il risarcimento, vede la sentenza parzialmente annullata. La Suprema Corte ribadisce che il danno da demansionamento non è automatico (in re ipsa), ma deve essere allegato e provato dal lavoratore, anche tramite presunzioni. Il giudice non può liquidarlo equitativamente basandosi solo sulla dequalificazione, ma deve indicare gli elementi di fatto concreti che dimostrano l'esistenza di un pregiudizio.
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Licenziamento giusta causa: illecito del dipendente
Un lavoratore di una società cooperativa operante nel settore dei servizi ambientali è stato licenziato per giusta causa dopo aver utilizzato un veicolo aziendale per effettuare uno scarico abusivo di rifiuti personali. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, respingendo il ricorso del dipendente. La Corte ha stabilito che la condotta, oltre a costituire un illecito amministrativo, ha leso gravemente l'immagine dell'azienda, giustificando il recesso immediato. La decisione sottolinea che le previsioni dei contratti collettivi in materia di sanzioni disciplinari hanno valore esemplificativo e non vincolano il giudice, che deve valutare autonomamente la gravità del fatto.
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Licenziamento disciplinare: reazione sproporzionata
Una lavoratrice veniva licenziata per giusta causa dopo essersi rifiutata di rispettare un nuovo orario di lavoro e essersi assentata. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, non tanto sulla legittimità della variazione oraria, quanto sulla base della reazione sproporzionata della dipendente (insubordinazione e assenza), ritenuta un inadempimento grave che giustificava il recesso dal rapporto di lavoro.
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Licenziamento per recidiva: la valutazione complessiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8358/2025, ha annullato una decisione di merito che riteneva illegittimo un licenziamento per recidiva. Il caso riguardava un operaio addetto alla manutenzione di una società di gestione autostradale, licenziato per ripetute violazioni delle norme di sicurezza. La Suprema Corte ha stabilito che, ai fini della recidiva, i precedenti disciplinari non devono essere definitivi e che la condotta del lavoratore va valutata nel suo complesso, non in modo frammentario. La valutazione complessiva dei fatti, secondo la Corte, è essenziale per giudicare la proporzionalità del licenziamento, soprattutto quando sono in gioco la sicurezza pubblica e quella degli altri lavoratori.
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Licenziamento giusta causa per assenza e insubordinazione
La Corte di Cassazione conferma il licenziamento per giusta causa di un dipendente che, durante l'orario di lavoro, si era trattenuto per un'ora e mezza in due bar e aveva risposto in modo inappropriato a un superiore. La Corte ha ritenuto che la condotta complessiva, valutata anche alla luce di precedenti disciplinari, costituisse una violazione talmente grave del vincolo fiduciario da giustificare la massima sanzione espulsiva, a prescindere dalle specifiche previsioni della contrattazione collettiva.
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Licenziamento giusta causa: email offensiva e sanzione
La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento per giusta causa di una dipendente di un'azienda di lusso, addetta alle pubbliche relazioni. La lavoratrice aveva inviato per errore a una giornalista una email contenente commenti offensivi destinata a un suo superiore. La Corte ha ritenuto che tale condotta, data la delicatezza del ruolo ricoperto, fosse idonea a ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro e a danneggiare l'immagine e gli interessi aziendali, giustificando la massima sanzione espulsiva.
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