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Giudizio A Cognizione Piena

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il processo ordinario in cui il giudice esamina in modo completo e approfondito tutti gli aspetti di fatto e di diritto di una causa per arrivare a una decisione finale e definitiva.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Equa riparazione: no al riavvio dopo cambio giudice
Alcuni cittadini hanno richiesto un indennizzo per l'eccessiva durata di una causa precedente. La Corte di Appello inizialmente adita ha dichiarato la propria incompetenza territoriale. Dopo il rigetto del regolamento di competenza, i ricorrenti hanno riassunto la causa dinanzi al collegio della Corte di Appello competente. Quest'ultima ha dichiarato inammissibile la domanda, sostenendo la necessità di ricominciare dalla fase monocratica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei cittadini, stabilendo che la procedura di equa riparazione, una volta approdata alla fase di opposizione, prosegue a cognizione piena davanti al collegio senza dover ripetere la fase preliminare monocratica.
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Equa riparazione: stop ai blocchi formali sul cambio giudice
Un cittadino ha richiesto l'equa riparazione per l'eccessiva durata di un precedente processo. La Corte d'Appello adita si è dichiarata territorialmente incompetente. Dopo il rigetto del regolamento di competenza, il ricorrente ha riassunto la causa dinanzi alla Corte d'Appello competente in composizione collegiale. I giudici territoriali hanno dichiarato la domanda inammissibile, ritenendo necessaria la ripartenza dalla fase monocratica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino: una volta superata la fase preliminare e instaurata l'opposizione, il giudizio è a cognizione piena e unitario. Di conseguenza, la riassunzione dinanzi al nuovo giudice deve avvenire direttamente davanti al collegio senza dover ricominciare l'intero iter iniziale.
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Opposizione agli atti esecutivi: stop al rito senza fase sommaria
Un creditore ha avviato un pignoramento presso terzi per recuperare un proprio credito, ottenendo l'assegnazione delle somme e la condanna alle spese a carico della società terza pignorata. La società ha contestato il provvedimento avviando direttamente un giudizio ordinario di opposizione agli atti esecutivi, omettendo però la fase iniziale davanti al giudice dell'esecuzione. Il Tribunale ha respinto la domanda nel merito. La Corte di Cassazione ha cancellato la sentenza senza rinvio: l'opposizione agli atti esecutivi richiede obbligatoriamente il passaggio preventivo dalla fase sommaria. Il mancato rispetto di questo passaggio rende la domanda del tutto improponibile.
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Opposizione agli atti esecutivi: stop al ricorso diretto
Un Ente Pubblico Regionale ha proposto opposizione agli atti esecutivi contro un'ordinanza di assegnazione crediti. Il giudice dell'esecuzione ha dichiarato inammissibile l'opposizione nella fase sommaria. L'Ente ha quindi presentato ricorso straordinario in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che il provvedimento che chiude la fase sommaria non è definitivo e non può essere impugnato direttamente in Cassazione. La parte interessata deve invece avviare il giudizio di merito a cognizione piena per far valere le proprie ragioni.
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Conflitto di giurisdizione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23095/2024, ha dichiarato inammissibile un conflitto di giurisdizione sollevato dal TAR. La controversia, nata da un contratto per impianti fotovoltaici, aveva visto prima il Giudice Ordinario negare la propria giurisdizione in sede cautelare, e poi il Giudice Amministrativo fare lo stesso. La Suprema Corte ha chiarito che per sollevare un valido conflitto di giurisdizione sono necessarie due decisioni declinatorie emesse in giudizi a cognizione piena, e non in procedimenti sommari come quelli cautelari, che sono privi dell'efficacia del giudicato.
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