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Girata

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La girata è l'atto con il quale un soggetto, detto girante, trasferisce a un altro soggetto, detto giratario, la legittimazione di un titolo di credito (di solito un assegno o una cambiale). In pratica con la girata il girante dà ordine al debitore indicato nel titolo di pagare ad un altro soggetto, il giratario, diverso da quello originario indicato nel titolo. La girata può essere piena o in bianco: il titolo con girata piena può essere portato all'incasso solo dal beneficiario, quello con girata in bianco dal possessore del titolo. girata piena: con la girata piena il girante oltre ad apporre la sua firma indica il beneficiario della girata (ad es. per me pagate il signore Mario Rossi, firmato Luisa Bianchi); girata in bianco: il girante appone semplicemente la propria firma, senza indicare alcun beneficiario. Il titolo può essere girato più volte, prima di essere portato all'incasso. È da rilevare che le persone che girano il titolo si assumono comunque la responsabilità del pagamento del titolo. Tale responsabilità può essere esclusa mediante l'apposizione della clausola "senza garanzia" che fa sì che venga esclusa la responsabilità nei confronti di tutti i successivi giratari ovvero con la clausola "non all'ordine" che se apposta da un girante gli evita la responsabilità verso gli altri giranti successivi al primo. Nell'ordinamento italiano, la girata è regolata dagli articoli 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013 e 2014 del codice civile. Categoria:Operazioni finanziarie Categoria:Diritto commerciale

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Assegno sotto sequestro penale: titolo nullo e ricorso perso
Un creditore ha richiesto un decreto ingiuntivo utilizzando la fotocopia di un titolo di credito, mentre l'originale era vincolato dalla magistratura. Il Tribunale ha revocato il decreto ingiuntivo ritenendo inesigibile il credito cartolare per via dell'assegno sotto sequestro penale, che ne bloccava la circolazione. La Corte di Appello ha dichiarato inammissibile il reclamo mediante ordinanza per manifesta infondatezza. Il creditore ha impugnato direttamente tale ordinanza dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione, omettendo di indirizzare il ricorso contro la pronuncia di primo grado. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso integralmente inammissibile per gravi vizi procedurali e hanno condannato il ricorrente a pagare le spese legali.
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Pagamento mediante cambiali: la consegna non estingue il debito
Una società creditrice richiede e ottiene un decreto ingiuntivo contro un debitore per il pagamento di una fattura commerciale. Il debitore propone opposizione sostenendo l'avvenuto pagamento mediante cambiali girate e trasmesse alla creditrice. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del debitore e stabilisce un importante principio. Il pagamento mediante cambiali di terzi girate al creditore avviene a titolo pro solvendo. Ciò significa che l'obbligazione originale non si estingue con la semplice consegna dei titoli. Il debito si estingue soltanto quando il creditore incassa effettivamente il denaro. L'onere di provare l'effettivo versamento della somma spetta interamente al debitore. Inoltre la mancata riconsegna delle cambiali prescritte non impedisce l'azione di recupero del credito. Il debitore deve quindi saldare l'importo della fattura originaria.
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Falsificazione di Cambiali: La Cassazione Nega la Lieve Entità del Fatto
Due persone sono state condannate per la falsificazione di cambiali. Hanno consegnato cinque cambiali false, per un valore totale di 6000 euro, a un creditore per estinguere un debito. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne, rigettando la richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha sottolineato che la reiterazione della condotta e l'entità del danno escludono tale beneficio. Ha inoltre ribadito che la falsificazione di cambiali rimane un reato penale, a differenza di altre forme di falso in scrittura privata.
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Bancarotta fraudolenta patrimoniale: vale anche per somme esigue
L'Imprenditore ha subito una condanna per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale per aver nascosto al curatore un credito di circa novemila euro e per aver trasferito alla moglie cambiali per circa ventimila euro in vista del fallimento. La difesa sosteneva l'irrilevanza della somma rispetto a un passivo aziendale di oltre un milione di euro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarificando che la bancarotta fraudolenta patrimoniale costituisce un reato di pericolo concreto. La valutazione penale non dipende da un mero calcolo matematico tra passivo totale e ammontare sottratto, ma dall'effettiva idoneità dell'atto a mettere a rischio le garanzie dei creditori. La sottrazione di circa trentamila euro senza giustificazione commerciale vicina al dissesto rappresenta un evidente pericolo per la massa creditoria. La condanna penale dell'imprenditore è stata quindi integralmente confermata.
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Falsità in assegni bancari: quando il falso è ancora reato
L'Imputato è stato condannato per concorso nel reato di falsità in assegni bancari. Ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la falsificazione di assegni non costituisse più reato a seguito della depenalizzazione del falso in scrittura privata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la depenalizzazione si applica solo agli assegni muniti di clausola di non trasferibilità, i quali integrano un illecito civile. Al contrario, la falsificazione di assegni sprovvisti di tale clausola, e quindi liberamente trasferibili tramite girata, conserva piena rilevanza penale ai sensi dell'articolo 491 del codice penale. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Querela di falso: firma su fotocopia e validità
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di una querela di falso proposta da un ex socio che contestava l'autenticità della propria firma su una girata azionaria. Nonostante l'originale del certificato fosse irreperibile, i giudici hanno ritenuto valida la perizia grafologica eseguita su una fotocopia, supportata dal comportamento processuale contraddittorio del ricorrente in precedenti giudizi. La decisione chiarisce che la querela di falso è ammissibile anche su copie fotostatiche se non espressamente disconosciute e che il giudice può trarre argomenti di prova dal contegno delle parti ai sensi dell'art. 116 c.p.c.
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Prova pagamento assegno: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19202/2024, ha rigettato il ricorso di un'erede contro un istituto di credito, stabilendo importanti principi sulla prova del pagamento di un assegno. La Corte ha chiarito che, per dimostrare l'estinzione di un'obbligazione tramite assegno, è sufficiente per il debitore provare l'emissione e la consegna del titolo, attestata dalla girata per l'incasso del prenditore. Spetta poi al creditore dimostrare il mancato incasso. La decisione sottolinea che la riscossione di un assegno è un fatto storico, provabile con ogni mezzo, inclusa la prova testimoniale e le presunzioni.
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Precetto nullo: la girata post-cancellazione societaria
Il Tribunale di Bergamo ha confermato la sospensione di una procedura esecutiva, ritenendo nullo il precetto basato su cambiali con girate irregolari. La decisione si fonda sull'invalidità di una girata apposta dal legale rappresentante di una società dopo che questa era già stata cancellata dal registro delle imprese. Tale vizio interrompe la catena di titolarità del credito, rendendo il precetto nullo per l'impossibilità del debitore di verificare la legittimazione del creditore.
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