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Fumus Boni Iuris

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434 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Revoca amministratori di fatto: prova e limiti
Un socio di una società di ristorazione ha richiesto la revoca degli amministratori di diritto e di alcuni familiari, ritenuti amministratori di fatto, per presunta mala gestio. Il Tribunale ha respinto il reclamo, chiarendo che la revoca amministratori di fatto non è giuridicamente possibile, in quanto tale provvedimento può colpire solo chi è formalmente investito della carica. Inoltre, il ricorrente non ha fornito prove sufficienti a dimostrare che i presunti amministratori di fatto svolgessero attività gestionali strategiche, anziché mere mansioni esecutive.
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Sequestro giudiziario quote: rigetto e fumus boni iuris
Un trustee ha richiesto il sequestro giudiziario di quote societarie, sostenendo un diritto di proprietà derivante da un trust e contestando l'acquisto delle quote da parte di un terzo in un'asta giudiziaria. Il Tribunale di Venezia ha rigettato il ricorso per mancanza di 'fumus boni iuris', chiarendo che l'iscrizione nel Registro delle Imprese ha una funzione meramente pubblicitaria e non costitutiva della proprietà, e che la parte ricorrente non ha fornito una prova adeguata del proprio titolo d'acquisto.
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Concorrenza sleale marchio: quando c’è confusione?
Un'ordinanza del Tribunale di Venezia affronta un caso di concorrenza sleale marchio tra due aziende del settore fotovoltaico. Una società di nuova costituzione aveva adottato un nome quasi identico a quello di un'azienda storica, generando confusione. Il giudice ha emesso un'inibitoria urgente, bloccando l'uso del marchio e del nome a dominio simili, riconoscendo la volontà di sfruttare la notorietà altrui e di sviare la clientela.
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Accettazione tacita giurisdizione: quando non vale
La Cassazione ha stabilito che un convenuto straniero non manifesta un'accettazione tacita della giurisdizione italiana se le sue difese nel merito sono espressamente subordinate all'eccezione di difetto di giurisdizione. Nel caso, una banca estera, pur chiedendo misure cautelari, aveva sempre basato le sue istanze sulla fondatezza della sua eccezione principale, escludendo così una volontà di sottomettersi al giudice italiano.
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Gravissimo danno: no sospensione senza prova specifica
La Corte d'Appello di Bari ha rigettato un'istanza di sospensione dell'esecutività di una sentenza. Il provvedimento chiarisce che, in materia locatizia, la sospensione è concessa solo in caso di 'gravissimo danno', che non può consistere nella generica difficoltà economica derivante dal pagamento, ma richiede la prova di un pregiudizio ulteriore e specifico ('quid pluris') che l'appellante non ha fornito.
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Comunicazione trasferimento: WhatsApp non basta
Un'ordinanza del Tribunale di Firenze ha respinto il ricorso d'urgenza di un lavoratore che contestava una comunicazione di trasferimento ricevuta via WhatsApp. Il giudice ha ritenuto che tale messaggio informale fosse stato superato da una successiva comunicazione ufficiale (PEC) dell'azienda, la quale chiariva che nessuna decisione definitiva era stata presa. Di conseguenza, è stato riscontrato un "difetto di interesse ad agire" da parte del lavoratore, poiché non esisteva un provvedimento di trasferimento concreto ed efficace da impugnare.
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Rinnovo permesso di soggiorno: ordine del giudice
Un cittadino titolare di protezione sussidiaria, a fronte di un ritardo di quasi due anni nel rinnovo del permesso di soggiorno da parte della Pubblica Amministrazione, ha adito il Tribunale con un ricorso d'urgenza. Il Giudice, pur dichiarando inammissibile la richiesta di un ordine diretto di rinnovo, ha accolto la domanda riqualificandola. Ha ordinato alla Questura di concludere il procedimento amministrativo entro 40 giorni, riconoscendo l'illegittimità dell'inerzia e il grave pregiudizio arrecato ai diritti del ricorrente, in particolare all'unità familiare e al lavoro.
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Composizione negoziata crisi: le misure protettive
Il Tribunale di Firenze analizza un caso di composizione negoziata della crisi per un gruppo societario. Nonostante la grave situazione finanziaria, il giudice conferma le misure protettive e concede misure cautelari per salvaguardare la continuità aziendale e favorire le trattative con i creditori. La decisione si fonda sulla sussistenza di una ragionevole prospettiva di risanamento (fumus boni iuris) e sul rischio che azioni esecutive individuali possano compromettere l'esito della procedura (periculum in mora).
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Patto di non cessione: opponibilità al cessionario
Una società, dopo aver acquistato un pacchetto di crediti, ha intentato un'azione revocatoria contro i debitori. Il Tribunale di Milano ha respinto la domanda, ritenendo il credito manifestamente pretestuoso. La decisione si basa sull'esistenza di un patto di non cessione, non scritto ma desumibile dal contesto di una complessa operazione di ristrutturazione aziendale. Secondo il giudice, il cessionario era a conoscenza di tale accordo, rendendolo a lui opponibile e viziando l'intera operazione creditoria.
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Revoca assegnazione appalto: no tutela cautelare
Un'impresa, dopo aver ottenuto l'assegnazione provvisoria di un appalto, si vede revocare l'incarico dalla committente per divergenze sul contratto collettivo da applicare. L'impresa ricorre in via d'urgenza chiedendo la riassegnazione, ma il Tribunale di Milano rigetta la richiesta. La decisione si fonda sulla mancanza dei presupposti per la tutela cautelare: l'assenza di un contratto perfezionato (manca il fumus boni iuris), la natura meramente patrimoniale e quindi risarcibile del danno (manca il periculum in mora) e il fatto che la misura richiesta non è strumentale a un futuro giudizio di merito. La controversia è stata inquadrata nell'ambito della responsabilità precontrattuale e non contrattuale, data la mancata stipula del contratto definitivo.
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Rilascio cantiere: ordine urgente ex art. 700 c.p.c.
Il Tribunale di Milano ha emesso un'ordinanza d'urgenza ex art. 700 c.p.c., ordinando il rilascio immediato di un cantiere. Il caso vedeva contrapposti il proprietario di un immobile e l'impresa appaltatrice, la quale si rifiutava di liberare l'area dopo la risoluzione del contratto per grave inadempimento. Il giudice ha accolto la richiesta del proprietario, ravvisando sia la fondatezza del diritto (fumus boni iuris) sia il pericolo di un danno imminente e irreparabile (periculum in mora), legato al deterioramento dell'immobile e a rischi strutturali.
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Sospensione esecuzione sentenza: quando è inammissibile
La Corte d'Appello di Bologna ha dichiarato inammissibile la richiesta di sospensione dell'esecuzione di una sentenza di primo grado. Il caso riguardava l'opposizione di una società a un'intimazione di pagamento per contributi non versati. La Corte ha chiarito che una sentenza che rigetta l'opposizione non costituisce un nuovo titolo esecutivo. La richiesta di sospensione esecuzione sentenza è stata quindi ritenuta improcedibile in appello, in quanto andava proposta in primo grado contro i titoli di debito originali.
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Precetto nullo: la girata post-cancellazione societaria
Il Tribunale di Bergamo ha confermato la sospensione di una procedura esecutiva, ritenendo nullo il precetto basato su cambiali con girate irregolari. La decisione si fonda sull'invalidità di una girata apposta dal legale rappresentante di una società dopo che questa era già stata cancellata dal registro delle imprese. Tale vizio interrompe la catena di titolarità del credito, rendendo il precetto nullo per l'impossibilità del debitore di verificare la legittimazione del creditore.
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Riapertura procedimento sospeso: ordine del Giudice
Con decreto del 02/07/2025, il Tribunale di Ancona (proc. 2980/2025) ha accolto un ricorso ex art. 700 c.p.c., ordinando la riapertura del procedimento sospeso per la domanda di protezione internazionale. La sospensione era stata disposta per l'allontanamento del richiedente dal centro di accoglienza. Il Giudice ha ritenuto fondata la richiesta di riattivazione, sottolineando che il termine per chiederla decorre dalla notifica della sospensione e non dall'allontanamento.
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Pregiudizio grave: ok sospensione per prima casa
La Corte d'Appello di Torino ha concesso la sospensione dell'efficacia esecutiva di una sentenza di primo grado, accogliendo l'istanza di un debitore che rischiava il pignoramento della sua unica abitazione. La decisione si fonda esclusivamente sulla valutazione del 'pregiudizio grave e irreparabile' (periculum in mora), identificato nella perdita della prima casa, bene non fungibile e collegato a diritti fondamentali della persona. La Corte ha ritenuto questo danno, concreto e imminente, prevalente sull'interesse economico del creditore, anche a prescindere da una valutazione sulla probabile fondatezza dell'appello.
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Sospensione efficacia esecutiva: quando si ottiene?
La Corte d'Appello di Roma ha rigettato un'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva di una sentenza di primo grado. La decisione si basa sull'applicazione dei nuovi criteri introdotti dalla Riforma Cartabia (art. 283 c.p.c.), secondo cui la sospensione è concessa solo se l'appello appare 'manifestamente fondato' (fumus) o se l'esecuzione può causare un 'danno grave e irreparabile' (periculum). Nel caso specifico, la Corte non ha ravvisato la manifesta fondatezza dell'appello e ha ritenuto che gli appellanti non avessero provato il danno grave, poiché il pagamento della somma non comprometteva il loro sostentamento e la controparte era solvibile per un'eventuale restituzione.
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Sospensione sentenza appello: quando viene respinta
La Corte d'Appello di Roma ha respinto un'istanza di sospensione di una sentenza di primo grado in materia di contratti bancari. La decisione si basa sulla mancanza dei due presupposti fondamentali: il 'fumus boni iuris', poiché la sentenza impugnata è apparsa ben motivata e priva di errori evidenti, e il 'periculum in mora', dato che la società creditrice è risultata finanziariamente solida, escludendo così un rischio di danno grave e irreparabile per la parte appellante. Il caso chiarisce i criteri per la concessione della sospensione sentenza appello.
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Iscrizione ipotecaria illegittima: il danno risarcibile
Una società ha citato in giudizio l'Amministrazione finanziaria per i danni subiti a causa di una iscrizione ipotecaria illegittima su un proprio immobile, mantenuta per decenni. La Corte d'Appello di Firenze, riformando la sentenza di primo grado, ha dichiarato l'illegittimità dell'iscrizione e del suo rinnovo per mancanza della necessaria autorizzazione giudiziaria. Di conseguenza, ha affermato la responsabilità della Pubblica Amministrazione per i danni derivanti dalla compromissione della commerciabilità del bene e dalla lesione del rapporto di fiducia con il ceto creditorio, disponendo un'ulteriore istruttoria per la quantificazione precisa del risarcimento.
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Beneficio di inventario: come limita i debiti ereditari
La Corte d'Appello sospende una sentenza di primo grado, riconoscendo il 'fumus boni iuris' dell'appello degli eredi. Questi avevano accettato l'eredità con beneficio di inventario, limitando la loro responsabilità per i debiti del defunto al valore dei beni ereditati, come previsto dall'art. 490 c.c.
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Notifica al socio: vale per la società e interrompe
Un'ordinanza chiarisce che la notifica al socio illimitatamente responsabile di un atto di pignoramento è valida anche per la società, interrompendo la prescrizione. La corte ha inoltre confermato che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è prova sufficiente per la cessione di crediti in blocco, respingendo l'opposizione dei debitori.
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