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Fumus Boni Iuris

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434 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sequestro preventivo: i limiti della motivazione
Un provvedimento di sequestro preventivo su conti e immobili, legato a un'ipotesi di truffa aggravata, è stato annullato dal Tribunale del riesame. La decisione è stata motivata dalla carenza di argomentazioni specifiche sul 'periculum in mora', ovvero il pericolo concreto che la disponibilità dei beni potesse aggravare il reato o favorirne altri. La Corte ha sottolineato che non è sufficiente una motivazione generica e che il Tribunale del riesame non può sanare tale vizio riqualificando il sequestro ai fini di confisca.
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Annullamento sequestro: motivazione apparente e oneri
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava un sequestro di beni, definendo la motivazione del Tribunale come 'meramente apparente'. Il caso riguarda un imputato la cui condanna era stata parzialmente annullata. I giudici di merito non avevano adeguatamente riesaminato la necessità e la proporzionalità del sequestro alla luce delle nuove circostanze processuali. La Suprema Corte ha rinviato il caso per un nuovo giudizio, sottolineando l'obbligo del giudice di rispondere puntualmente a tutte le censure difensive, specialmente in tema di annullamento sequestro.
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Sequestro preventivo proporzionalità: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2836/2025, ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo contro una società agricola. Pur riconoscendo il rischio di reiterazione del reato, la Corte ha stabilito che la misura cautelare violava il principio di proporzionalità, in quanto il sequestro indiscriminato di tutti i beni aziendali era eccessivo rispetto al fine di impedire nuove attività illecite.
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Sequestro probatorio: quando è legittimo? Analisi
Un soggetto indagato per turbativa d'asta ha impugnato un'ordinanza di sequestro probatorio, sostenendo che fosse stata emessa oltre la scadenza dei termini per le indagini preliminari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: una nuova notizia di reato, anche se collegata a indagini precedenti, determina una nuova iscrizione e fa decorrere un nuovo e autonomo termine per le indagini. Di conseguenza, il sequestro probatorio era tempestivo e pienamente legittimo.
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Sequestro criptovalute: Cassazione annulla sequestro
Un contribuente ha subito il sequestro di Bitcoin, ritenuti dalla Procura il profitto di un'evasione fiscale. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, stabilendo che il profitto del reato tributario è l'importo in euro dell'imposta evasa, non la criptovaluta. Di conseguenza, il sequestro criptovalute in questo contesto non è un sequestro diretto del profitto, ma un sequestro per equivalente, soggetto a regole diverse. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Ricorso per cassazione sequestro: limiti di motivazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 487/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione sequestro probatorio per una somma di 240.000 euro. La Corte ha ribadito che il ricorso contro tali misure è consentito solo per violazione di legge e non per un semplice vizio di motivazione, a meno che questo non sia così grave da rendere il provvedimento del tutto privo di logica o di giustificazione.
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Fermo amministrativo: legittimo con fumus boni iuris
La Corte d'Appello di Roma ha confermato la legittimità di un fermo amministrativo emesso da un Ministero nei confronti degli eredi di un imprenditore. Al centro della controversia, un presunto credito milionario vantato dall'Amministrazione per pagamenti in eccesso relativi a concessioni di lavori pubblici. La sentenza stabilisce che per l'adozione del fermo amministrativo non è necessario un credito certo e definitivo, ma è sufficiente la presenza di un 'fumus boni iuris', ovvero una ragionevole apparenza della fondatezza della pretesa, anche se il credito è ancora oggetto di contestazione in un separato giudizio.
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Giudicato amministrativo e sequestro penale: la Cassazione
Una società turistica contesta un sequestro penale per lottizzazione abusiva, basandosi su una sentenza del TAR favorevole. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che il giudicato amministrativo non è vincolante per il giudice penale, il quale deve condurre una valutazione autonoma sulla sussistenza del reato e del pericolo che ne deriva. La Corte ha confermato la legittimità del sequestro preventivo.
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Sospensione lodo arbitrale: la scelta del rito giusto
La Corte d'Appello di Roma ha dichiarato inammissibile la richiesta di sospensione di un lodo arbitrale, presentata nell'ambito di un reclamo contro il decreto che ne dichiarava l'esecutività. La Corte ha chiarito che il procedimento di reclamo, per sua natura, non prevede tale facoltà. La sospensione del lodo arbitrale deve essere richiesta nel giudizio di impugnazione per nullità del lodo stesso, come previsto da specifiche norme procedurali.
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Sequestro giudiziario: quando non è concesso?
La Corte d'Appello di Roma ha respinto la richiesta di sequestro giudiziario di un immobile. I proprietari lo avevano chiesto per eseguire lavori di ripristino ordinati dal Comune. La Corte ha ritenuto insussistenti sia il 'fumus boni iuris' che il 'periculum in mora', poiché la controparte aveva già documentato l'avvenuta sistemazione dell'area, facendo venir meno l'urgenza.
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Sequestro conservativo: quando il periculum non basta
La Corte d'Appello di Roma ha rigettato una richiesta di sequestro conservativo su una cospicua somma derivante da una vendita all'asta. Gli eredi di un venditore, pur avendo ottenuto una sentenza (non definitiva) di risoluzione del contratto di vendita, non hanno potuto ottenere la misura cautelare perché non hanno dimostrato il 'periculum in mora', ovvero il concreto rischio che la controparte disperdesse il proprio patrimonio in attesa della decisione finale.
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Sospensione esecutività sentenza: quando è negata?
Una società, condannata in primo grado al risarcimento danni per la perdita di un parente, ha richiesto in appello la sospensione del pagamento. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta di sospensione esecutività sentenza, non ravvisando né la manifesta fondatezza dell'appello (fumus boni iuris) né il rischio di un danno grave e irreparabile (periculum in mora), data la solidità economica dei creditori.
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Sospensione sentenza appello: quando è negata
Un notaio, condannato in primo grado al risarcimento danni per responsabilità professionale, ha richiesto la sospensione della sentenza in appello. La Corte d'Appello di Roma ha respinto l'istanza, ritenendo che non sussistessero errori manifesti nella sentenza impugnata e che il rischio di irrecuperabilità della somma, in caso di esito favorevole dell'appello, non fosse stato provato in modo assoluto, avendo la parte creditrice dimostrato la propria solvenza.
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Sospensione efficacia esecutiva: quando si nega?
La Corte d'Appello di Roma ha rigettato un'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva di una sentenza di primo grado. La Corte ha ritenuto insussistenti sia il 'fumus boni iuris', dato che l'appellante aveva ottenuto il beneficio fiscale oggetto della consulenza, sia il 'periculum in mora', non avendo l'appellante provato il rischio di insolvenza della controparte.
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Istanza di inibitoria: no a nuove prove preesistenti
La Corte di Appello di Roma ha respinto una seconda istanza di inibitoria per la sospensione di una sentenza di pagamento. La Corte ha chiarito che non si possono addurre come 'nuove circostanze' fatti che, sebbene non menzionati prima, erano già esistenti al momento della prima richiesta. La decisione sottolinea i rigidi requisiti per riproporre una richiesta di sospensione in appello.
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Sequestro conservativo: no senza diritto al mantenimento
In una complessa vicenda di separazione, un marito richiede in appello un sequestro conservativo sui beni della moglie per garantire un futuro assegno di mantenimento. La Corte d'Appello di Roma rigetta l'istanza, chiarendo che, se il Tribunale di primo grado ha già negato il diritto al mantenimento, viene a mancare il requisito del 'fumus boni iuris', indispensabile per concedere il sequestro conservativo.
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Sospensione sanzione disciplinare: rigetto per motivi generici
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rigettato l'istanza di un avvocato volta a ottenere la sospensione di una sanzione disciplinare. La sanzione consisteva nella sospensione dalla professione per due anni e sei mesi per illeciti deontologici legati alla gestione di fondi dei clienti. La Corte ha ritenuto che le argomentazioni del professionista sul rischio di un danno grave e irreparabile (periculum in mora) fossero troppo generiche, in quanto la perdita di clienti e il danno economico sono conseguenze naturali di una sospensione e non circostanze eccezionali che giustifichino la concessione della misura cautelare.
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Inammissibilità istanza sospensiva: quando è possibile?
Un'ordinanza della Corte d'Appello di Roma chiarisce i presupposti per la riproposizione dell'istanza di sospensione della sentenza di primo grado. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'istanza sospensiva in quanto l'appellante non ha dimostrato la sussistenza di nuove circostanze di fatto, come richiesto dalla Riforma Cartabia (art. 283 c.p.c.), ritenendo irrilevanti le azioni esecutive subite nel frattempo.
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Amministratore giudiziario società di persone: no
Un socio di una società di persone, preoccupato per un conflitto insanabile e per le conseguenze di una sua potenziale condanna penale, ha richiesto la nomina urgente di un amministratore giudiziario. Il Tribunale ha dichiarato la richiesta inammissibile. La motivazione si fonda sul principio che, a differenza delle società di capitali, nelle società di persone la legge non conferisce al giudice il potere di imporre un amministratore esterno. Tale intervento contrasterebbe con la natura personale e contrattuale della società, dove i soci sono illimitatamente responsabili. La via corretta per risolvere una paralisi gestionale è la liquidazione della società, non la nomina di un amministratore giudiziario in società di persone.
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Congedo dottorato: diritto allo studio vince
Un'ordinanza del Tribunale del Lavoro ha stabilito che il diritto di un dipendente pubblico al congedo dottorato prevale sulle esigenze organizzative dell'amministrazione, a meno che queste non siano di eccezionale gravità. Il giudice ha accolto la richiesta di una lavoratrice, a cui era stato negato il permesso per frequentare un dottorato di ricerca, ritenendo che le difficoltà gestionali addotte dall'ente non fossero sufficienti a comprimere il diritto allo studio legalmente riconosciuto.
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