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Formule Di Stile

25 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressioni generiche e standardizzate usate in un atto giudiziario che non contengono una motivazione specifica e concreta riferita al caso in esame, rendendo il ragionamento del giudice solo apparente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Falsa testimonianza: ricorso generico e condanna confermata
Due imputati hanno ricevuto una condanna a otto mesi di reclusione ciascuno, con pena sospesa, per il reato di falsa testimonianza. I condannati hanno presentato un ricorso congiunto davanti alla Corte di Cassazione lamentando un generico vizio di motivazione della sentenza di secondo grado. I giudici di legittimità hanno dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili perché privi di argomentazioni specifiche e fondati esclusivamente su formule di stile astratte. La Suprema Corte ha confermato la condanna definitiva dei due imputati, imponendo inoltre a ciascuno di essi il pagamento delle spese processuali e la sanzione economica di tremila euro in favore della cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile per motivi generici: confermata la condanna
Un uomo ha subito una condanna penale per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate. La Corte di Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione per totale mancanza di specificità nei motivi presentati. L'imputato ha quindi presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente e ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi generici. L'atto difensivo conteneva solo formule di stile e non contestava le motivazioni dei giudici territoriali. I Supremi Giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto aggravato: ricorso generico rende condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per tentato furto aggravato a bordo di un mezzo pubblico. La difesa aveva contestato la decisione della Corte d'Appello di Roma lamentando una carenza di motivazione sulla responsabilità penale. I giudici di legittimità hanno rilevato che il motivo di ricorso era del tutto generico e basato su formule di stile, senza confrontarsi realmente con le argomentazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna, obbligando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino condannato per furto e tentato furto in abitazione. L'imputato contestava il calcolo della pena e la mancata concessione delle attenuanti generiche, che in realtà gli erano già state riconosciute nei gradi precedenti. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di impugnazione erano del tutto generici, privi di specificità e basati su semplici formule di stile, senza indicare i reali errori commessi dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, oltre al rigetto del ricorso, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità dell’appello: rubare una TV costa tremila euro
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'appello proposto da un'imputata condannata per il furto aggravato di un televisore del valore di 257 euro. La Corte d'Appello aveva precedentemente dichiarato il ricorso inammissibile per la genericità dei motivi presentati dalla difesa. L'imputata contestava la validità della querela, ignorando che il reato fosse procedibile d'ufficio, e richiedeva le attenuanti generiche usando solo formule di stile. La Cassazione ha ribadito che la mancanza di elementi concreti a supporto delle richieste determina l'inammissibilità dell'appello. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Mancanza di motivazione della confisca: nullo il blocco dei beni
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso de L'Imputato, accusato inizialmente di violenza privata e minaccia. Mentre i reati principali sono stati dichiarati improcedibili per difetto di querela, i giudici di merito avevano comunque confermato la confisca dei suoi beni, sequestrati anni prima, tra cui aziende e conti correnti. La difesa ha contestato la decisione denunciando la mancanza di motivazione della confisca. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca non può essere disposta o confermata con semplici formule di stile o richiami impliciti, ma richiede una giustificazione autonoma e specifica. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla confisca, rinviando il caso alla Corte d'appello per un nuovo esame.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a formule generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino condannato per reati in materia di stupefacenti. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna a oltre due anni di reclusione e a una multa pecuniaria. L'imputato ha impugnato la decisione proponendo motivi estremamente generici e basati su formule di stile, senza contestare in modo specifico le ragioni dei giudici di secondo grado. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a formule di stile
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Genova, che confermava la condanna a un anno di reclusione e duemila euro di multa. Il ricorso si limitava a contestare in modo del tutto generico, con semplici formule di stile, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno stabilito che motivi così generici non consentono l'esame del ricorso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto l'impugnazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermata la condanna
Il Ricorrente è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità ex art. 73 comma 5 d.P.R. 309/1990. La Corte d'Appello ha ridotto la pena a due mesi e venti giorni di reclusione e 600 euro di multa. Il Ricorrente ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando la manifesta illogicità della decisione con motivi del tutto generici e formule di stile. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della genericità delle censure, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: ricorso generico costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo era stato condannato in appello alla pena di dieci mesi di reclusione. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi del ricorso erano del tutto generici e basati su formule di stile ripetitive, senza contestare concretamente la decisione precedente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato: stop ai calcoli generici sulla pena
Il Condannato ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di due diverse condanne. Il Giudice dell'esecuzione ha accolto la richiesta, ma ha calcolato l'aumento di pena in modo cumulativo e con motivazioni generiche, senza individuare correttamente il reato più grave originario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che il giudice deve motivare in modo specifico e distinto l'aumento di pena per ciascun reato satellite, senza usare formule generiche. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo della pena.
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Conclusioni scritte via PEC: quando l’omissione non cancella la pena
L'Imputato, condannato per la ricettazione di un telefono cellulare, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la nullità della sentenza d'appello. La difesa sosteneva che i giudici di secondo grado avessero ignorato le conclusioni scritte via PEC inviate durante il periodo dell'emergenza pandemica. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'omessa valutazione di tali atti comporta la nullità del processo solo se il documento contiene argomentazioni concrete e specifiche a sostegno dell'impugnazione. Se l'atto contiene formule generiche o apparenti, la mancata menzione in sentenza costituisce una semplice irregolarità formale che non invalida la decisione, specialmente se la Corte d'appello ha comunque esaminato tutti i motivi principali del gravame.
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Determinazione della pena: quando i precedenti pesano sulla condanna
Il caso riguarda un uomo condannato per porto abusivo di armi. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena, ritenuta eccessiva e priva di adeguata motivazione da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Corte d'Appello ha ampiamente giustificato la sanzione valorizzando i precedenti penali e la condotta del soggetto. La Cassazione ha quindi confermato la condanna, ribadendo che la valutazione sulla gravità del reato e sulla personalità del reo spetta esclusivamente ai giudici di merito, purché supportata da una motivazione logica e coerente.
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Furto aggravato: la Cassazione conferma la pena e multa il reo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di furto aggravato. L'imputato contestava il trattamento sanzionatorio applicato dalla Corte d'Appello, lamentando il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche e una motivazione ritenuta apparente sulla misura della pena. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici e privi di specifiche ragioni di fatto e di diritto. La Cassazione ha ribadito che la determinazione della pena spetta al giudice di merito e non può essere sindacata in sede di legittimità se supportata da una motivazione logica e coerente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Patteggiamento: quando è inammissibile?
Due individui hanno impugnato una sentenza di patteggiamento per rapina aggravata, lamentando un vizio di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, poiché il motivo addotto non rientra tra quelli consentiti dalla legge, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e custodia
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro la custodia in carcere per estorsione. I motivi del ricorso sono stati ritenuti troppo generici e assertivi, non contestando specificamente le prove (intercettazioni) e le motivazioni del Tribunale del riesame sulla pericolosità sociale dell'indagato.
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Inammissibilità ricorso: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un'imputata condannata per lesioni e resistenza. La decisione si basa sull'estrema genericità dei motivi, che lamentavano un travisamento della prova e la mancata concessione di attenuanti senza fornire elementi specifici a supporto. La sentenza ribadisce il principio fondamentale secondo cui ogni motivo di impugnazione deve essere dettagliato e specifico per essere esaminato nel merito.
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Dosimetria della pena: motivazione e formule di stile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violenza privata e truffa, che lamentava un vizio di motivazione sulla dosimetria della pena. La Corte chiarisce che una motivazione rafforzata è necessaria solo per pene significativamente superiori al minimo, mentre per pene inferiori alla media è sufficiente il richiamo al criterio di adeguatezza.
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Dosimetria della pena: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava una pena eccessiva. Secondo la Corte, la dosimetria della pena è un'attività discrezionale del giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se la motivazione, anche sintetica, è logica e non arbitraria, come nel caso di specie, dove la pena era giustificata dalla gravità del reato.
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Sospensione condizionale pena: annullata la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che negava la sospensione condizionale pena a un imputato. La pena era stata ridotta in appello, rendendo il beneficio astrattamente concedibile. Tuttavia, i giudici di secondo grado hanno negato la sospensione con motivazioni generiche e 'formule di stile', senza un'analisi concreta del caso. La Cassazione ha ritenuto tale motivazione insufficiente, rinviando il caso per una nuova valutazione sul punto.
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