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Fondo Garanzia Tfr

14 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Fondo Garanzia TFR: l’INPS paga in cessione d’azienda?
Un lavoratore, il cui impiego è proseguito con una nuova società dopo una cessione d'azienda, ha richiesto il pagamento del suo TFR al Fondo Garanzia TFR a seguito del fallimento dell'originario datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che l'intervento del Fondo è subordinato alla cessazione del rapporto di lavoro e all'insolvenza del datore di lavoro debitore in quel preciso momento. Poiché il rapporto di lavoro è continuato con la società acquirente, il TFR non era ancora esigibile e mancavano i presupposti per l'intervento del Fondo.
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Fondo Garanzia TFR e cessione d’azienda: la guida
La Cassazione chiarisce che il Fondo Garanzia TFR non interviene per pagare il TFR maturato con l'azienda cedente (poi fallita) se il rapporto di lavoro del dipendente prosegue con la nuova società acquirente. La rinuncia del lavoratore ad agire contro l'acquirente per il TFR pregresso è un accordo privato che non può attivare l'obbligazione pubblica del Fondo, la cui funzione è legata alla cessazione del rapporto di lavoro per insolvenza del datore.
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Fondo Garanzia TFR: pignoramento negativo è sufficiente
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore può accedere al Fondo Garanzia TFR gestito dall'Istituto Previdenziale quando il pignoramento mobiliare nei confronti del datore di lavoro insolvente ha esito negativo. Non è necessario avviare preventivamente una procedura di fallimento, poiché la prova dell'insolvenza può essere fornita dall'infruttuosa esecuzione forzata e la non assoggettabilità a procedure concorsuali può essere valutata incidentalmente dal giudice del lavoro.
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Fondo Garanzia TFR: no pagamento se il lavoro continua
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo Garanzia TFR non interviene per pagare il trattamento di fine rapporto maturato con un'azienda cedente, se quest'ultima diventa insolvente ma il rapporto di lavoro del dipendente prosegue senza interruzioni con la nuova società acquirente. Il diritto al TFR, e la conseguente tutela del Fondo, scattano solo al momento della cessazione definitiva del rapporto di lavoro, e l'obbligato principale è il datore di lavoro in quel momento.
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Fondo Garanzia TFR: no alla doppia tassazione INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'INPS, in qualità di gestore del Fondo Garanzia TFR, non può applicare una seconda ritenuta fiscale su una somma già determinata al netto in un decreto ingiuntivo. L'ente deve invece calcolare il lordo corrispondente (procedimento di 'gross-up') per versare al lavoratore la somma netta corretta, evitando così una illegittima doppia imposizione. Il ricorso dell'Istituto è stato quindi rigettato.
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Fondo Garanzia TFR: l’INPS può opporsi al pagamento
Una lavoratrice di un'azienda fallita ha richiesto il pagamento del TFR al Fondo di Garanzia INPS. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'istituto può rifiutare il pagamento se dimostra che il rapporto di lavoro non è cessato, ma è proseguito con una nuova società a seguito di una cessione d'azienda. La Corte ha sottolineato che il diritto alla prestazione del Fondo è autonomo e richiede come presupposto l'effettiva cessazione del rapporto di lavoro.
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Fondo Garanzia TFR: no se il titolo è invalido
Un ex dipendente si è visto negare l'accesso al Fondo di Garanzia per il TFR. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, stabilendo che il lavoratore non aveva ottenuto un valido titolo esecutivo. Dopo la cancellazione della società datrice di lavoro, l'azione per l'accertamento del credito doveva essere intentata contro tutti i soci successori dei debiti sociali, e non solo contro uno di essi. La mancanza di questo presupposto ha reso impossibile l'intervento del Fondo Garanzia TFR.
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Fondo garanzia TFR: no pagamento se l’azienda è salva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16917/2024, ha stabilito che il Fondo di garanzia TFR gestito dall'INPS non è tenuto a intervenire se, in caso di cessione di ramo d'azienda, il rapporto di lavoro prosegue con un'impresa acquirente che risulta solvibile al momento della cessazione definitiva del rapporto. Secondo la Corte, un accordo sindacale che lasci il TFR a carico dell'azienda cedente, successivamente divenuta insolvente, non è opponibile all'INPS. Il requisito fondamentale per l'intervento del Fondo è l'insolvenza del datore di lavoro al momento in cui il credito per il TFR diventa esigibile, cioè alla fine del rapporto di lavoro.
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Fondo Garanzia TFR: l’originale del titolo non serve
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16776/2024, ha stabilito che l'INPS non può rifiutare il pagamento del TFR a carico del Fondo Garanzia TFR solo perché il lavoratore non ha consegnato l'originale del titolo esecutivo contro il datore di lavoro insolvente. Secondo la Corte, una copia del titolo è sufficiente, a meno che l'ente non ne contesti formalmente la conformità. La richiesta dell'originale è stata ritenuta irragionevole e non necessaria, neanche per la successiva azione di surroga dell'INPS verso il datore di lavoro.
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Fondo Garanzia TFR e cessione d’azienda: i limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza 31064/2024, ha chiarito che il Fondo Garanzia TFR non interviene per pagare il trattamento di fine rapporto se, in caso di cessione d'azienda, il rapporto di lavoro prosegue con la nuova società. La continuazione del rapporto esclude il requisito essenziale della cessazione, rendendo il TFR non esigibile e inibendo l'accesso al fondo, anche in presenza di accordi sindacali che liberino il cessionario dall'obbligo.
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Fondo Garanzia TFR: Pagamento senza escussione cedente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33951/2024, ha stabilito che in caso di trasferimento d'azienda seguito dal fallimento del datore di lavoro cessionario, il lavoratore ha diritto all'intervento del Fondo Garanzia TFR per l'intero credito, compresa la quota maturata presso il cedente. La Corte ha rigettato la tesi dell'INPS, secondo cui l'obbligazione del Fondo sarebbe sussidiaria, affermando che il lavoratore non è tenuto ad agire preventivamente contro il cedente per ottenere il pagamento.
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Fondo Garanzia TFR: quando è necessario il titolo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1934/2025, ha stabilito un principio fondamentale per l'accesso al Fondo Garanzia TFR gestito dall'INPS. Il caso riguardava ex dipendenti di una società cancellata dal registro delle imprese che avevano chiesto il pagamento del TFR direttamente al Fondo, senza aver prima ottenuto un titolo esecutivo contro il datore di lavoro o i suoi soci. La Corte ha accolto il ricorso dell'INPS, affermando che l'accertamento giudiziale del credito nei confronti del datore di lavoro (o dei suoi successori legali, come i soci) è un requisito costitutivo e imprescindibile per poter presentare domanda al Fondo. Non è sufficiente dimostrare la mera inutilità di un'azione esecutiva; è necessario possedere un titolo che certifichi l'esistenza e l'ammontare del credito.
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Fondo Garanzia TFR: serve il titolo contro i soci
Una lavoratrice chiede il pagamento del TFR al Fondo Garanzia TFR dell'INPS, dato che la sua ex società datrice di lavoro è stata cancellata. La Cassazione ha stabilito che, anche se la società è estinta e non più fallibile, la lavoratrice deve prima ottenere un accertamento giudiziale del credito nei confronti dei soci, quali successori della società, prima di poter agire contro l'INPS. L'accertamento del credito è un requisito imprescindibile.
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Fondo Garanzia TFR: automaticità senza prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato che il Fondo di Garanzia gestito dall'ente previdenziale deve erogare il TFR a una lavoratrice anche se i contributi dovuti dal datore di lavoro insolvente sono prescritti. Viene sancita la piena applicazione del principio di automaticità delle prestazioni, in assenza di una specifica norma limitativa per questo fondo, garantendo così la tutela del lavoratore in linea con le direttive europee. La Corte ha inoltre ritenuto inammissibile la censura relativa alla non vincolatività di una precedente sentenza, poiché i giudici di merito avevano comunque svolto una valutazione autonoma delle prove.
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