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Legge 29 maggio 1982, n. 297, art. 2

20 provvedimenti

Fondo di garanzia INPS per TFR e soci di cooperativa
Un socio lavoratore ha richiesto l'intervento del Fondo di garanzia INPS per TFR per ottenere le somme maturate prima di luglio 1997 a seguito della liquidazione della propria cooperativa. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda del lavoratore. L'accesso alle tutele retroattive per i soci richiede la prova rigorosa dell'effettivo versamento della contribuzione specifica antecedente alla riforma normativa. Il lavoratore non può invocare l'automaticità delle prestazioni previdenziali né il principio di vicinanza della prova per esonerarsi dall'onere probatorio a suo carico.
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Fondo di Garanzia INPS per TFR e azienda cessionaria attiva
Una lavoratrice ha subito il trasferimento d'azienda dalla società originaria, poi fallita, a una nuova impresa in piena attività economica. Inserita nello stato passivo del fallimento della cedente per il trattamento di fine rapporto, la dipendente ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per TFR. L'ente previdenziale ha rifiutato l'erogazione contestando la mancata escussione del nuovo datore di lavoro solvibile e obbligato in solido. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni dell'ente previdenziale, stabilendo che la garanzia pubblica opera solo in caso di effettiva insolvenza e non sostituisce i crediti esigibili verso l'acquirente in bonis.
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Fondo di Garanzia INPS negato: un pignoramento solo non basta
Una lavoratrice ha chiesto al Fondo di Garanzia INPS il pagamento del TFR e delle ultime retribuzioni non versate dal datore di lavoro inadempiente. L'impresa individuale del debitore era ormai cancellata dal registro delle imprese. La dipendente ha eseguito un unico tentativo infruttuoso di pignoramento mobiliare presso l'abitazione del titolare, tralasciando altre partecipazioni societarie e compensi ricavabili dalle visure pubbliche. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta per difetto di ordinaria diligenza nell'azione esecutiva. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che l'accesso alla tutela previdenziale richiede una ricerca completa e ragionevole dei beni aggredibili prima di trasferire l'onere del debito sulla collettività.
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Azienda fusa? Il Fondo Garanzia TFR non paga senza titolo valido
Un lavoratore si è visto negare l'accesso al Fondo di Garanzia TFR perché aveva ottenuto un decreto ingiuntivo contro la sua ex azienda, che però nel frattempo si era estinta a seguito di una fusione per incorporazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che per ottenere il pagamento dall'INPS è indispensabile possedere un 'titolo esecutivo' valido. Un titolo ottenuto contro una società che non esiste più è giuridicamente nullo. Il lavoratore avrebbe dovuto agire contro la nuova società che aveva assorbito la precedente. La mancanza di questo presupposto fondamentale ha reso la sua richiesta inammissibile, confermando il diniego dell'INPS.
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Fondo di Garanzia INPS: TFR negato senza titolo esecutivo
Una lavoratrice si è vista negare il pagamento del TFR e degli ultimi stipendi da parte del Fondo di Garanzia INPS perché non aveva prima ottenuto un titolo esecutivo contro il suo ex datore di lavoro, dichiarato fallito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: per accedere al Fondo di Garanzia INPS, è sempre necessario un preventivo accertamento giudiziale del credito. Questo requisito non viene meno neanche se l'azienda è stata cancellata dal registro delle imprese. La mancanza di questo documento ha reso la richiesta della lavoratrice inammissibile, facendole perdere la causa.
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Pagamento TFR Fondo di Garanzia: Netto o Lordo? Vince il Lavoratore
Una lavoratrice, non avendo ricevuto il TFR dalla sua azienda insolvente, si rivolge all'INPS. L'Istituto, però, liquida una somma inferiore al dovuto, calcolando le tasse sull'importo netto indicato nel decreto ingiuntivo ottenuto dalla lavoratrice, anziché sul lordo. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale per il Pagamento TFR Fondo di Garanzia: l'obbligo dell'INPS è sempre calcolato sulla somma lorda. L'Istituto deve prima determinare il TFR lordo spettante e solo dopo, in qualità di sostituto d'imposta, applicare le ritenute fiscali. La lavoratrice vince la causa, ottenendo il corretto ricalcolo delle sue spettanze.
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Fondo Garanzia INPS: Paga sul Netto ma il Calcolo è sul Lordo
Una lavoratrice, a seguito dell'insolvenza del suo datore di lavoro, ottiene un decreto ingiuntivo per le retribuzioni nette non pagate. Si rivolge quindi all'Ente Previdenziale per il pagamento tramite il Fondo di Garanzia. L'Ente, però, considera l'importo netto del decreto come se fosse lordo e applica un'ulteriore trattenuta fiscale, pagando una somma inferiore. La Corte di Cassazione ha stabilito che il calcolo per il Pagamento Fondo di Garanzia INPS deve sempre basarsi sull'importo lordo delle spettanze. Anche se il lavoratore ha un titolo esecutivo per il netto, l'Ente deve 'rilordizzare' la somma e poi applicare, come sostituto d'imposta, le corrette ritenute fiscali. La lavoratrice ha quindi vinto la causa.
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Fondo di Garanzia TFR: requisiti e fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore ad accedere al Fondo di Garanzia TFR gestito dall'INPS a seguito del fallimento del datore di lavoro. Il caso riguardava un'azienda inizialmente affittata a un terzo e poi retrocessa alla società fallita prima del licenziamento. La Corte ha stabilito che l'insolvenza del datore di lavoro attuale al momento della cessazione del rapporto è il presupposto fondamentale per l'intervento del Fondo.
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Fondo di Garanzia INPS: no in cessione d’azienda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a intervenire per il pagamento di TFR e stipendi arretrati se, a seguito di una procedura di amministrazione straordinaria, l'azienda viene ceduta e il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con il nuovo acquirente. La Corte ha chiarito che la tutela del Fondo presuppone la cessazione del rapporto di lavoro e l'insolvenza del datore di lavoro al momento di tale cessazione, condizioni assenti in questo caso.
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Fondo di Garanzia INPS: no in cessione d’azienda
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a intervenire per il pagamento del TFR e dei contributi di previdenza complementare se, in seguito alla cessione di un'azienda in amministrazione straordinaria, il rapporto di lavoro prosegue con la società acquirente. La condizione essenziale per l'intervento del Fondo, ovvero la cessazione del rapporto di lavoro che rende esigibile il TFR, non si verifica in caso di continuità lavorativa.
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Fondo Garanzia INPS: quando si perde il diritto
Una lavoratrice si è vista negare il pagamento dal Fondo Garanzia INPS per crediti di lavoro non pagati da un'azienda fallita. La Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che la lavoratrice non abbia agito con la dovuta diligenza, non avendo promosso un'azione legale per accertare il proprio credito nel periodo in cui l'azienda era tornata in bonis, prima della cancellazione.
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Fondo Garanzia TFR: no pagamento se il lavoro continua
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo Garanzia TFR non interviene per pagare il trattamento di fine rapporto maturato con un'azienda cedente, se quest'ultima diventa insolvente ma il rapporto di lavoro del dipendente prosegue senza interruzioni con la nuova società acquirente. Il diritto al TFR, e la conseguente tutela del Fondo, scattano solo al momento della cessazione definitiva del rapporto di lavoro, e l'obbligato principale è il datore di lavoro in quel momento.
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Fondo di Garanzia INPS: No TFR se il lavoro continua
La Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a pagare il TFR se, al momento del fallimento del datore di lavoro originario, il rapporto di lavoro prosegue con una nuova società. Un accordo sindacale che lascia il TFR in capo al cedente non è opponibile all'INPS.
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Fondo Garanzia INPS: no al TFR se fallisce il cedente
Una lavoratrice, dopo una cessione d'azienda, ha richiesto l'intervento del Fondo Garanzia INPS per il TFR maturato con la società cedente, poi fallita. Un accordo sindacale aveva escluso la responsabilità della nuova azienda. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, stabilendo che il Fondo interviene solo se è insolvente il datore di lavoro al momento della cessazione del rapporto. Poiché il lavoro proseguiva con la nuova azienda solvente, le condizioni per l'intervento del Fondo non erano soddisfatte, e l'accordo sindacale non è vincolante per l'INPS.
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Fondo di Garanzia TFR: l’obbligo INPS non si ferma
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia TFR gestito dall'INPS deve intervenire per pagare il trattamento di fine rapporto a un lavoratore di un'azienda fallita, anche in presenza di un'altra società solvibile, coobbligata in solido a seguito di una scissione societaria. La sentenza sottolinea che la tutela del lavoratore è diretta e immediata, non subordinata alla preventiva azione contro altri debitori. L'obiettivo è garantire una protezione tempestiva ed efficace del credito del lavoratore.
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Fondo Garanzia TFR: quando è necessario il titolo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1934/2025, ha stabilito un principio fondamentale per l'accesso al Fondo Garanzia TFR gestito dall'INPS. Il caso riguardava ex dipendenti di una società cancellata dal registro delle imprese che avevano chiesto il pagamento del TFR direttamente al Fondo, senza aver prima ottenuto un titolo esecutivo contro il datore di lavoro o i suoi soci. La Corte ha accolto il ricorso dell'INPS, affermando che l'accertamento giudiziale del credito nei confronti del datore di lavoro (o dei suoi successori legali, come i soci) è un requisito costitutivo e imprescindibile per poter presentare domanda al Fondo. Non è sufficiente dimostrare la mera inutilità di un'azione esecutiva; è necessario possedere un titolo che certifichi l'esistenza e l'ammontare del credito.
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Fondo di Garanzia INPS: No se il lavoro continua
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori non possono accedere al Fondo di Garanzia INPS per il TFR e i crediti maturati con il precedente datore di lavoro, se, in seguito a una cessione d'azienda in amministrazione straordinaria, il loro rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con l'impresa acquirente. La continuità lavorativa esclude il presupposto essenziale per l'intervento del Fondo, ovvero la cessazione del rapporto con il datore insolvente.
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Fondo Garanzia TFR: serve il titolo contro i soci
Una lavoratrice chiede il pagamento del TFR al Fondo Garanzia TFR dell'INPS, dato che la sua ex società datrice di lavoro è stata cancellata. La Cassazione ha stabilito che, anche se la società è estinta e non più fallibile, la lavoratrice deve prima ottenere un accertamento giudiziale del credito nei confronti dei soci, quali successori della società, prima di poter agire contro l'INPS. L'accertamento del credito è un requisito imprescindibile.
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Fondo di Garanzia TFR: No Pagamento se il Lavoro Continua
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4265/2025, ha negato l'accesso al Fondo di Garanzia TFR per i lavoratori il cui rapporto di lavoro era proseguito con una nuova società a seguito di una cessione d'azienda. Nonostante l'insolvenza dell'azienda cedente, la Corte ha stabilito che un presupposto essenziale per l'intervento del Fondo è la cessazione del rapporto di lavoro. Poiché il rapporto è continuato, il credito per il TFR non era ancora esigibile e la tutela del lavoratore risiede nella responsabilità solidale dell'azienda cessionaria, principio non derogabile nei confronti dell'ente previdenziale.
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Fondo Garanzia TFR: automaticità senza prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato che il Fondo di Garanzia gestito dall'ente previdenziale deve erogare il TFR a una lavoratrice anche se i contributi dovuti dal datore di lavoro insolvente sono prescritti. Viene sancita la piena applicazione del principio di automaticità delle prestazioni, in assenza di una specifica norma limitativa per questo fondo, garantendo così la tutela del lavoratore in linea con le direttive europee. La Corte ha inoltre ritenuto inammissibile la censura relativa alla non vincolatività di una precedente sentenza, poiché i giudici di merito avevano comunque svolto una valutazione autonoma delle prove.
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