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Fondo di garanzia INPS per TFR e soci di cooperativa

Un socio lavoratore ha richiesto l’intervento del Fondo di garanzia INPS per TFR per ottenere le somme maturate prima di luglio 1997 a seguito della liquidazione della propria cooperativa. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda del lavoratore. L’accesso alle tutele retroattive per i soci richiede la prova rigorosa dell’effettivo versamento della contribuzione specifica antecedente alla riforma normativa. Il lavoratore non può invocare l’automaticità delle prestazioni previdenziali né il principio di vicinanza della prova per esonerarsi dall’onere probatorio a suo carico.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. L Num. 33136 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il funzionamento del Fondo di garanzia INPS per TFR nei rapporti cooperativi

Il Fondo di garanzia INPS per TFR rappresenta uno strumento fondamentale per tutelare i crediti maturati dai lavoratori quando l’azienda finisce in liquidazione o fallimento. Tuttavia l’accesso a questa tutela previdenziale presenta regole stringenti per i soci lavoratori di cooperative. La normativa statale ha esteso la copertura del fondo anche ai soci solo a partire dall’estate del 1997. L’applicazione retroattiva di questo beneficio economico richiede condizioni legali ben precise che il lavoratore deve dimostrare in modo documentale dinanzi al giudice.

Il caso del socio e il recupero del trattamento di fine rapporto

La controversia nasce dalla vicenda di un socio lavoratore impiegato per decenni presso una cooperativa di servizi ferroviari. La cooperativa è stata assoggettata alla procedura di liquidazione coatta amministrativa (procedura concorsuale simile al fallimento per enti cooperativi). Gli organi della procedura hanno iscritto regolarmente il credito del dipendente nello stato passivo per una somma superiore a ventitremila euro.

Il lavoratore si è quindi rivolto all’ente previdenziale per ottenere il saldo integrale dell’importo maturato. La richiesta comprendeva anche il periodo lavorativo antecedente al luglio 1997. L’ente previdenziale ha respinto la richiesta per la quota pregressa. L’istituto ha contestato l’assenza di prova dell’effettivo versamento dei contributi volontari da parte della cooperativa nel periodo precedente alla riforma legislativa.

L’onere della prova e la contribuzione previdenziale pregressa

Il lavoratore ha sostenuto che il proprio rapporto contrattuale avesse natura subordinata e non meramente societaria. Inoltre il dipendente ha affermato la totale impossibilità di reperire i vecchi modelli contributivi aziendali. Secondo la tesi del lavoratore doveva operare il principio dell’automaticità delle prestazioni previdenziali (regola che tutela le prestazioni anche senza effettivo versamento datoriale) oppure il criterio della vicinanza della prova a carico dell’ente pubblico.

I giudici di merito hanno respinto le tesi del lavoratore evidenziando che i contributi versati prima del 1997 avevano natura differente rispetto alla quota specifica destinata al fondo. Di conseguenza la controversia è giunta dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione.

Le motivazioni: i requisiti del Fondo di garanzia INPS per TFR

La Suprema Corte ha confermato il rigetto delle pretese del lavoratore ribadendo principi consolidati. L’estensione della tutela ai soci cooperatori per i periodi anteriori al luglio 1997 ha efficacia retroattiva solo se la cooperativa ha versato la specifica contribuzione volontaria. Questa contribuzione volontaria costituisce un vero e proprio elemento costitutivo del diritto azionato.

I giudici di legittimità hanno escluso l’applicazione del principio di automaticità delle prestazioni. Questo meccanismo di salvaguardia opera solo per i regimi di contribuzione obbligatoria per legge e non per le forme di previdenza volontaria previste da statuti o delibere autonome.

La Corte ha inoltre precisato che non sussiste alcuna inversione dell’onere della prova. Il lavoratore non può invocare la difficoltà di reperimento documentale per scaricare l’onere probatorio sull’ente. Il dipendente disponeva infatti degli strumenti ordinari di accesso agli atti amministrativi per recuperare la documentazione necessaria a suffragare la propria pretesa.

Le conclusioni: il rigetto della domanda del socio lavoratore

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso presentato dal lavoratore. Chi agisce per ottenere differenze economiche o prestazioni previdenziali pregresse deve provare l’avvenuto pagamento della specifica contribuzione a sostegno del proprio diritto. La sentenza ha confermato la decisione della Corte territoriale e ha condannato il lavoratore al pagamento delle spese processuali in favore dell’ente previdenziale.

I soci di cooperativa possono richiedere il TFR al Fondo di garanzia INPS?
Sì, la legge ha esteso l’intervento del fondo ai soci lavoratori a partire dal luglio 1997 per le ipotesi di insolvenza aziendale.

Cosa accade per il TFR maturato dal socio prima del luglio 1997?
Il socio può ottenere la copertura per il periodo anteriore solo dimostrando l’effettivo versamento della contribuzione volontaria specifica destinata a tale garanzia.

Vale il principio di automaticità delle prestazioni per la contribuzione volontaria pregressa?
No, l’automaticità delle prestazioni opera esclusivamente per le contribuzioni obbligatorie di legge e non si applica alle assicurazioni volontarie istituite dalle cooperative.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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