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Favor Rei — Anno 2022

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168 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Esenzione IMU beni merce: la dichiarazione tardiva costa cara
Una società di costruzioni ha impugnato un accertamento IMU del 2015 emesso da un Comune, sostenendo di avere diritto all'esenzione IMU beni merce per alcuni immobili destinati alla vendita. La società non aveva però presentato la dichiarazione prevista dalla legge a pena di decadenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che la presentazione della dichiarazione IMU è un obbligo formale indispensabile per ottenere l'agevolazione. Di conseguenza, l'omessa dichiarazione comporta la perdita del beneficio fiscale, senza che si possa applicare retroattivamente una normativa successiva più favorevole. La società è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Prestito di azioni: Fisco vince sui costi ma perde sulle sanzioni
L'Amministrazione Finanziaria ha recuperato a tassazione l'Ires dovuta da una società, contestando l'indebito vantaggio fiscale derivante da un contratto di prestito di azioni (stock lending). Secondo il Fisco, l'operazione mirava solo a ottenere l'esenzione sui dividendi e a dedurre interamente le commissioni. La Corte di Cassazione ha confermato l'indeducibilità dei costi del prestito di azioni, equiparando l'operazione all'usufrutto di azioni. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della società per omessa pronuncia del giudice d'appello su altri rilievi (deducibilità ICI, imposta di registro e spese generali) e ha disposto l'applicazione del principio del favor rei per la riduzione delle sanzioni, rinviando la causa alla Commissione Tributaria Regionale.
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Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte: conti bloccati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due coniugi contro il sequestro preventivo dei loro beni. Gli indagati avevano svuotato i conti correnti di diverse ditte individuali tramite bonifici sistematici verso i propri conti personali, prelevando poi il denaro in contanti o trasferendolo all'estero per evitare il fisco. La Suprema Corte ha confermato che anche operazioni formalmente tracciabili e lecite possono integrare il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte se inserite in un disegno criminoso volto a depauperare il patrimonio aziendale. Il profitto confiscabile è pari al valore dei beni sottratti alla garanzia erariale. I ricorrenti perdono la causa e sono condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Accertamento induttivo: quando il fisco vince ma le sanzioni calano
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di rettifica nei confronti di una società, poi fallita, rideterminando il reddito imponibile a causa dell'inattendibilità della contabilità e della mancata risposta a un questionario. Il fisco ha quindi applicato l'accertamento induttivo. Il Fallimento ha impugnato l'atto. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento induttivo a causa della totale inattendibilità documentale. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso limitatamente alle sanzioni, stabilendo che si deve applicare il principio del favor rei. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare le sanzioni secondo la normativa sopravvenuta più favorevole.
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Accertamento induttivo: tasse confermate ma sanzioni ridotte
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di rettifica contro una società vinicola, poi fallita, ricalcolando le imposte dovute. La decisione si basava sull'inattendibilità delle scritture contabili e sulla mancata risposta ai questionari. La Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento induttivo per la ricostruzione del reddito. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso del Fallimento limitatamente all'applicazione del principio del favor rei. La Suprema Corte ha stabilito che l'amministrazione deve applicare d'ufficio le sanzioni più favorevoli sopravvenute, come il cumulo giuridico, poiché il procedimento sanzionatorio non era ancora definitivo. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria per la rideterminazione delle sanzioni.
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Compensazione crediti IVA: limiti legittimi ma sanzioni ridotte
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'indebito utilizzo in compensazione di un credito IVA per un importo superiore al limite di legge allora vigente (€ 516.456,90), recuperando la differenza e applicando sanzioni. La Corte di Cassazione ha stabilito che la fissazione di un tetto massimo alla compensazione orizzontale non contrasta con il diritto dell'Unione Europea, purché sia garantito il recupero del credito in tempi ragionevoli. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che il superamento del limite equivale a un omesso versamento, ma per l'applicazione delle sanzioni opera il principio del favor rei. Di conseguenza, l'innalzamento successivo della soglia massima di compensazione riduce la condotta sanzionabile nei processi in corso. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del Fisco, rinviando la causa per ricalcolare le sanzioni.
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Dovere di vigilanza dei sindaci: la Cassazione non ammette scuse
Il Presidente del collegio sindacale di una banca ha impugnato la sanzione di centosessantamila euro inflitta dall'autorità di vigilanza per gravi carenze nei controlli interni, in particolare sulla vendita di azioni proprie e finanziamenti correlati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la sanzione. La Corte ha stabilito che il dovere di vigilanza dei sindaci impone un controllo continuo e proattivo sull'intera gestione aziendale. I sindaci non possono giustificare la propria inerzia affidandosi alle sole rassicurazioni degli amministratori o dei sistemi interni, né invocare la buona fede se non dimostrano di aver fatto tutto il possibile per informarsi e prevenire le irregolarità.
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Responsabilità del collegio sindacale: no alla difesa passiva
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione di centomila euro inflitta dall'Autorità di vigilanza al Presidente del collegio sindacale di una banca. L'istituto di credito aveva venduto azioni proprie ai clienti senza pubblicare il prescritto prospetto informativo, realizzando un'offerta al pubblico abusiva. Il ricorrente si era difeso eccependo la tardività della contestazione, l'esclusiva colpa dei vertici aziendali e invocando l'applicazione di norme successive più favorevoli. I giudici hanno respinto ogni difesa, ribadendo la responsabilità del collegio sindacale per omessa vigilanza. I sindaci non possono limitarsi a una ricezione passiva delle informazioni fornite dagli amministratori, ma devono attivarsi autonomamente di fronte a evidenti segnali di allarme per tutelare i risparmiatori e il mercato.
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