Un proprietario di casa ha denunciato il proprio inquilino accusandolo di truffa e falso ideologico per aver dichiarato all'Agenzia delle Entrate l'esistenza di un contratto di locazione verbale in nero, a fronte di un comodato gratuito registrato. L'inquilino è stato ritenuto innocente e il proprietario è stato condannato nei gradi precedenti per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna del proprietario. I giudici hanno stabilito che le false dichiarazioni dell'inquilino all'ente fiscale non integravano i reati di truffa o falso ideologico (art. 483 c.p.), poiché mancava un obbligo giuridico di verità con effetti diretti. Di conseguenza, non essendoci reati da contestare all'inquilino, non può configurarsi il reato di calunnia a carico del proprietario per insussistenza del fatto.
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