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Fattibilità Economica

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La concreta possibilità che il piano concordatario abbia successo e riesca a raggiungere gli obiettivi di risanamento e di pagamento dei creditori. Il suo merito è valutato dai creditori, ma il giudice ne controlla la non manifesta inettitudine.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Esenzione fallimento start-up innovative: conta la costituzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva l'annullamento della dichiarazione di fallimento. L'impresa sosteneva di beneficiare ancora del regime speciale di esenzione fallimento start-up innovative. I giudici hanno chiarito che il periodo di protezione di cinque anni scatta dalla data di costituzione della società. Non rileva invece la data di successiva iscrizione nella sezione speciale del Registro delle Imprese. Scaduto il termine quinquennale dalla fondazione, l'esenzione decade automaticamente. La Suprema Corte ha inoltre confermato l'inammissibilità del concordato preventivo, poiché la relazione dell'attestatore era inattendibile e il piano privo di concrete possibilità di successo. I precedenti decreti di rigetto del fallimento non creano un vincolo di giudicato.
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Concordato preventivo: il giudice decide sulla reale fattibilità
Una società immobiliare ha proposto un concordato preventivo per evitare il fallimento. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, ritenendo che la valutazione sulla fattibilità del piano spettasse solo ai creditori. La Curatela fallimentare ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice ha il dovere di verificare la reale fattibilità giuridica della proposta. In particolare, il tribunale deve accertare l'esistenza di ragionevoli probabilità di pagare almeno il venti per cento ai creditori chirografari, senza limitarsi a un controllo formale o delegare tale verifica ai creditori. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Fattibilità economica del concordato: salvataggio o fallimento?
Una società in crisi ha proposto un concordato preventivo basato sulla continuità aziendale. Durante la procedura, si è verificata una riduzione di circa tre milioni di euro dei flussi attivi previsti, azzerando la quota destinata ai creditori chirografari. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta e pronunciato il fallimento. Il socio ha fatto ricorso, sostenendo che il giudice non potesse sindacare la fattibilità economica del concordato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il giudice ha il dovere di controllare la fattibilità economica del concordato quando il piano sia palesemente inidoneo a raggiungere l'obiettivo di soddisfare, anche in minima parte, i creditori. I flussi della continuità aziendale sono stati qualificati come risorse interne e non come finanza esterna.
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Fattibilità del concordato preventivo: stop ai piani falsi
Una società agricola ha impugnato la revoca del proprio concordato preventivo e la conseguente dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il tribunale ha il potere-dovere di controllare la fattibilità del concordato preventivo, non solo sotto il profilo giuridico ma anche economico, qualora il piano appaia palesemente irrealizzabile. Inoltre, i giudici hanno chiarito che non occorreva una nuova convocazione della debitrice, già sentita nella fase prefallimentare. Per aver proposto un ricorso manifestamente infondato, il legale rappresentante è stato condannato a pagare le spese legali in solido con la società.
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Concordato preventivo in continuità: stop ai piani irrealizzabili
Una cooperativa agricola ha richiesto l'ammissione alla procedura di concordato preventivo in continuità per ristrutturare i propri debiti. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta a causa di gravi lacune nel piano economico, alterazioni dei privilegi dei creditori e incertezze sulla vendita degli immobili. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, dichiarando il fallimento della società. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei soci e dei partner commerciali, confermando che il giudice ha il potere di controllare direttamente la fattibilità economica del piano quando questo appare palesemente irrealizzabile. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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Concordato preventivo: se il piano è generico scatta il fallimento
Una società in liquidazione ha proposto ricorso in Cassazione contro la dichiarazione di fallimento e il rigetto del proprio concordato preventivo. La società sosteneva che il giudice non potesse valutare la fattibilità economica del piano, compito spettante solo ai creditori. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il tribunale ha il dovere di verificare la fattibilità giuridica del piano e di bloccarlo in caso di manifesta inattitudine a raggiungere gli obiettivi. Nel caso specifico, il piano presentava gravi carenze: l'apporto di finanza esterna era del tutto generico e indeterminato, e la relazione dell'attestatore era manifestamente inadeguata. Di conseguenza, la dichiarazione di fallimento è stata confermata.
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Concordato preventivo: no al piano se l’insolvenza è reale
Una debitrice propone un piano di concordato preventivo misto, con liquidazione e continuità aziendale. Il Tribunale dichiara inammissibile la proposta e dichiara il fallimento a causa di un grave stato di insolvenza, evidenziato dal mancato pagamento di un mutuo e da previsioni di prosecuzione dell'attività del tutto irrealistiche. La Corte di Cassazione conferma la decisione, ribadendo che il giudice può sindacare la fattibilità economica del piano se questo appare manifestamente inidoneo a raggiungere gli obiettivi. Inoltre, la dilazione dei pagamenti ai creditori privilegiati oltre l'anno richiede precisi requisiti di voto e interessi, pena l'inammissibilità. L'appello della debitrice viene quindi dichiarato inammissibile.
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Fattibilità Concordato: Piano Salva-Azienda Annullato per Reati Omessi
La Corte di Cassazione conferma il fallimento di un'azienda, respingendo il suo piano di concordato. La decisione si basa sulla mancata fattibilità economica del concordato preventivo, viziato da una grave omissione: l'azienda non aveva informato i creditori dell'esistenza di un procedimento penale a carico dei suoi amministratori per reati ambientali. Questo processo comportava rischi economici enormi (sanzioni, sequestri, risarcimenti) non calcolati nel piano. Secondo la Corte, tale omissione ha reso il piano del tutto inaffidabile e ha impedito ai creditori di valutarne la convenienza in modo consapevole, minando alla base la sua realizzabilità.
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Fattibilità piano concordatario: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di fallimento di una società, respingendo il ricorso contro la bocciatura del suo piano di concordato preventivo. La decisione si fonda sulla manifesta inattendibilità della relazione del professionista attestatore e sulla palese implausibilità del piano stesso. L'ordinanza chiarisce che il giudice, pur non potendo valutare la convenienza economica (riservata ai creditori), ha il dovere di verificare la fattibilità del piano concordatario, ovvero la sua concreta capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati, specialmente in caso di continuità aziendale.
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Fattibilità economica concordato: il ruolo del giudice
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di una società in crisi, stabilendo che il giudice non può negare l'omologazione di un concordato preventivo basandosi unicamente su una stima dei costi più alta fornita dal commissario giudiziale, soprattutto se i creditori hanno approvato il piano. La Corte ha sottolineato che la valutazione della fattibilità economica del concordato non può ignorare le prove fornite dal debitore e la volontà del ceto creditorio, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Fattibilità piano concordatario: limiti del giudice
Una società controllante estera ha impugnato la dichiarazione di fallimento della sua controllata italiana, emessa dopo il rigetto di una proposta di concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il tribunale può e deve valutare non solo la fattibilità giuridica, ma anche la fattibilità economica del piano. L'analisi del giudice non si è spinta a una valutazione di mera convenienza, riservata ai creditori, ma ha legittimamente rilevato la manifesta inattendibilità e l'assenza di concrete possibilità di successo del piano proposto, a causa di mancanza di trasparenza, assenza di garanzie e genericità del progetto di continuità aziendale. Di conseguenza, il rigetto della proposta e la successiva dichiarazione di fallimento sono stati ritenuti corretti.
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