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Art. 180 l. fall.

36 provvedimenti

Omologazione concordato preventivo: la Cassazione conferma i fatti
Un'azienda del settore energetico ha ottenuto l'omologazione del proprio concordato preventivo. Una società concorrente ha contestato questa decisione, sostenendo che il piano fosse inammissibile a causa di informazioni omesse (riguardanti una sanzione), dati aziendali non veritieri, un'attestazione di fattibilità inadeguata e un'offerta di pagamento irrisoria ai creditori chirografari. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, stabilendo che le valutazioni sulla veridicità dei dati, la fattibilità del piano e l'adeguatezza dell'offerta ai creditori sono giudizi di fatto. Questi spettano ai giudici di merito e sono sindacabili in Cassazione solo per vizi motivazionali gravi, non riscontrati nel caso. Il ricorso è stato rigettato, confermando l'omologazione del concordato preventivo.
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Cessazione della materia del contendere: accordo salva concordato
Una società in liquidazione proponeva un concordato preventivo, approvato dai creditori ma opposto da una banca. Il Tribunale omologava il concordato rigettando l'opposizione, ma la Corte d'Appello accoglieva il reclamo della banca, revocando l'omologazione. La società ricorreva in Cassazione. Nelle more del giudizio, la banca cedeva il credito a un'altra società, la quale raggiungeva un accordo transattivo con la debitrice, accettando il piano concordatario. Le parti chiedevano quindi la dichiarazione di cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, dichiarando la cessazione della materia del contendere per via dell'accordo transattivo. Questo ha travolto la decisione d'appello contraria e ha reso definitivo il decreto di omologazione originario del Tribunale, poiché la rinuncia all'opposizione ha rimosso ex post ogni ostacolo al concordato.
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Concordato preventivo: il creditore escluso non ferma l’accordo
Un creditore ha impugnato l'omologazione del concordato preventivo di una società cooperativa, lamentando l'esclusione del proprio ingente credito dal voto e la mancata nomina di un consulente tecnico per accertarlo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accertamento dei crediti durante il concordato preventivo avviene tramite una sommaria delibazione al solo fine del voto, senza creare un giudicato sull'esistenza del debito. Di conseguenza, il creditore escluso non ha interesse a impugnare l'omologazione se la sua ammissione non avrebbe comunque modificato la maggioranza necessaria per l'approvazione della proposta.
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Fattibilità del concordato preventivo: stop ai piani falsi
Una società agricola ha impugnato la revoca del proprio concordato preventivo e la conseguente dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il tribunale ha il potere-dovere di controllare la fattibilità del concordato preventivo, non solo sotto il profilo giuridico ma anche economico, qualora il piano appaia palesemente irrealizzabile. Inoltre, i giudici hanno chiarito che non occorreva una nuova convocazione della debitrice, già sentita nella fase prefallimentare. Per aver proposto un ricorso manifestamente infondato, il legale rappresentante è stato condannato a pagare le spese legali in solido con la società.
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Opposizione all’omologazione del concordato: chi perde paga
Nel giudizio di opposizione all'omologazione del concordato preventivo promosso da un creditore, la Corte di Cassazione ha confermato che tale procedimento ha natura contenziosa. Di conseguenza, si applica pienamente il principio della soccombenza, con la condanna del creditore opponente al pagamento delle spese di lite in favore della società debitrice. Il creditore aveva contestato la condanna sostenendo che si trattasse di volontaria giurisdizione, ma la Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il contrasto tra il diritto del debitore alla soluzione della crisi e la contestazione del creditore configura una vera e propria lite. Le spese sono state legittimamente liquidate secondo i parametri delle cause di valore indeterminabile. Il ricorso del creditore è stato rigettato con condanna alle spese.
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Omologazione forzosa e frodi fiscali nel concordato
La Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere sulla legittimità di una omologazione forzosa (cram-down) concessa a una società nonostante il voto contrario dell'Agenzia delle Entrate. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato il provvedimento segnalando gravi condotte fraudolente pregresse, tra cui l'uso di fatture per operazioni inesistenti. Mentre i giudici di merito hanno ritenuto prevalente la convenienza economica della proposta rispetto alla liquidazione fallimentare, la Suprema Corte ha ravvisato la necessità di un approfondimento in pubblica udienza. Il nodo centrale riguarda la possibilità per il giudice di valutare la meritevolezza del debitore e l'eventuale abuso del diritto anche quando le condotte illecite sono state trasparentemente dichiarate ai creditori.
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Transazione fiscale: giurisdizione al giudice ordinario
La Corte di Cassazione ha chiarito che la giurisdizione sul diniego di una transazione fiscale spetta al giudice ordinario fallimentare e non a quello tributario. La controversia riguardava il rifiuto dell'Agenzia delle Entrate di aderire a una proposta di trattamento dei crediti tributari in un concordato preventivo. La Suprema Corte ha stabilito che la transazione fiscale ha una natura ancillare rispetto alla procedura concorsuale, dove l'interesse collettivo dei creditori prevale su quello fiscale. Non trattandosi di esercizio di potestà impositiva, ma di una manifestazione di volontà del creditore pubblico, la competenza funzionale appartiene al tribunale fallimentare.
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Concordato preventivo: stop pagamenti contestati
Una società di trasporti in regime di concordato preventivo ha richiesto l'autorizzazione a sospendere il pagamento di alcuni crediti contestati, proponendo l'accantonamento delle somme in un conto corrente. Il Tribunale ha respinto l'istanza poiché il piano omologato non prevedeva tale opzione, rendendo la richiesta una modifica inammissibile della volontà dei creditori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che le controversie sull'esecuzione del piano dopo l'omologazione devono essere trattate in un ordinario giudizio di cognizione e non possono essere impugnate direttamente in sede di legittimità.
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Cram-down fiscale e valore dell’azienda aggiornato
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'omologazione di un concordato preventivo in cui era stato applicato il cram-down fiscale. La decisione si basa sulla mancata considerazione di un nuovo accreditamento sanitario ottenuto dalla società durante la procedura. Tale evento avrebbe incrementato significativamente il valore aziendale, rendendo la stima della convenienza rispetto all'alternativa liquidatoria incompleta e non aggiornata.
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Concordato semplificato: liquidatore non è parte
La Corte di Cassazione ha stabilito che nel concordato semplificato, né il commissario liquidatore né l'ausiliario nominato dal tribunale sono parti necessarie nel giudizio di reclamo contro l'omologazione. Una società in liquidazione aveva ottenuto l'omologazione del suo piano, ma l'Agenzia delle Entrate si era opposta. In appello, la Corte territoriale aveva dichiarato inammissibile il reclamo dell'Agenzia per non aver integrato il contraddittorio nei confronti di liquidatore e ausiliario, ritenuti erroneamente litisconsorti necessari. La Cassazione ha cassato questa decisione, chiarendo che tali figure sono meri ausiliari del giudice, privi di un interesse proprio che li qualifichi come parti processuali. Di conseguenza, l'ordine di integrazione era illegittimo e la sua inosservanza non poteva causare l'inammissibilità del reclamo.
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Modifica proposta concordato: il voto va rinnovato
Una società in procedura di concordato preventivo ha modificato la sua proposta dopo aver ottenuto nuove risorse finanziarie. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di modifica proposta concordato, i voti espressi in precedenza non sono più validi. Tuttavia, ha chiarito che gli organi della procedura hanno l'obbligo di informare esplicitamente i creditori della necessità di una nuova votazione, a tutela del loro affidamento e della correttezza procedurale. La mancata informazione costituisce un vizio che impone la rinnovazione delle operazioni di voto.
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Proposta concorrente: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da alcuni soci contro l'omologazione di una proposta concorrente di concordato preventivo. La decisione si fonda sulla non ammissibilità di motivi di ricorso che introducono questioni nuove, non sollevate nei gradi di merito, e sulla mancanza di specificità e autosufficienza dei motivi presentati, ribadendo i rigorosi requisiti formali per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Domanda di concordato: dove presentarla se c’è fallimento
Una società, già soggetta a un'istanza di fallimento presso un tribunale, ha presentato una successiva domanda di concordato preventivo in un foro diverso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società contro la dichiarazione di fallimento, stabilendo che la domanda di concordato deve essere obbligatoriamente presentata dinanzi allo stesso giudice presso cui pende la procedura prefallimentare, al fine di garantire l'unità e la celerità del procedimento.
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Translatio iudicii: la Cassazione chiarisce il caso
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di trasferimento di un procedimento per incompetenza territoriale (translatio iudicii), la domanda di concordato preventivo già presentata si trasferisce con l'intero fascicolo. Il tribunale dichiarato competente non può quindi dichiarare immediatamente il fallimento, ma deve prima esaminare la domanda di concordato pendente, poiché questa preclude temporaneamente la dichiarazione di fallimento. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Voto concordato: l’astensione non è dissenso
La Cassazione chiarisce che l'astensione dal voto concordato preventivo non qualifica il creditore come 'dissenziente'. Di conseguenza, non ha diritto alla notifica personale dell'udienza di omologa, e il suo reclamo contro il decreto emesso in assenza di opposizioni è inammissibile. La Corte distingue nettamente tra l'astensione, che non esprime un giudizio, e il voto contrario, che manifesta una disapprovazione attiva della proposta.
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Credito prededucibile e consecuzione tra procedure
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso di un professionista, per l'attività svolta in un concordato preventivo poi non omologato, può essere considerato un credito prededucibile nel successivo fallimento. Ciò è possibile se esiste una 'consecuzione' tra le procedure, ossia se entrambe originano dal medesimo stato di insolvenza, a prescindere da intervalli di tempo o da più tentativi di concordato falliti. La valutazione sulla funzionalità della prestazione va fatta 'ex ante'.
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Poteri rappresentativi: i limiti della delibera del CdA
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dei poteri rappresentativi di un direttore generale. Una delibera del CdA che autorizza la stipula di un finanziamento e la concessione di garanzie specifiche (ipoteca e pegno) non abilita implicitamente alla firma di una fideiussione personale, anche in presenza di clausole generiche. La Corte ha inoltre ribadito che l'accertamento dei crediti in sede di concordato preventivo non costituisce giudicato opponibile in un successivo giudizio ordinario.
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Indipendenza attestatore: stop a incarichi pregressi
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indipendenza dell'attestatore in un concordato preventivo è un requisito inderogabile. Anche una singola prestazione professionale retribuita, svolta per il debitore nei cinque anni precedenti, fa venir meno tale requisito, invalidando la relazione e compromettendo la procedura, indipendentemente dalla natura occasionale dell'incarico.
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Proposta concorrente: quando è inammissibile il ricorso
Una holding ha presentato una proposta concorrente in una procedura di concordato preventivo, respinta in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che il provvedimento di rigetto di una proposta concorrente non è definitivo, ma un atto endoprocedimentale. Eventuali vizi possono essere fatti valere solo in sede di opposizione all'omologazione della proposta principale.
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Contestazione decreti 169 bis l.fall.: la Cassazione
La Corte di Cassazione stabilisce che i provvedimenti del giudice delegato, emessi ai sensi dell'art. 169 bis della legge fallimentare per la sospensione o lo scioglimento di contratti pendenti in un concordato preventivo, possono essere contestati in un giudizio ordinario. Tali decreti, avendo natura di meri atti di amministrazione e non decisoria, non passano in giudicato. Pertanto, la parte che si ritiene lesa, come un istituto di credito nel caso di specie, può agire in un processo a cognizione piena per far valere la nullità o l'inefficacia di tali provvedimenti, senza che ciò sia precluso dal reclamo endo-concorsuale o dall'omologazione del concordato.
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