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Art. 162 l.fall.

56 provvedimenti

Concordato preventivo: senza attestazione scatta il fallimento
Una società sanitaria in crisi ha richiesto l'ammissione alla procedura di concordato preventivo per evitare il fallimento. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno riscontrato gravi discrepanze tra la proposta dell'azienda e la relazione del professionista attestatore. Successivamente, la debitrice ha modificato in modo sostanziale il piano inserendo nuovi beni e debiti, ma non ha presentato una nuova attestazione aggiornata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando che ogni modifica sostanziale richiede obbligatoriamente una nuova relazione tecnica dell'attestatore. La Cassazione ha ricordato che il giudice deve verificare la reale fattibilità e completezza delle informazioni per tutelare i creditori. Di conseguenza, la dichiarazione di fallimento della struttura sanitaria è diventata definitiva e l'azienda è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Revoca Concordato Preventivo: Azienda in Fallimento, Piano Irrealizzabile
La Corte di Cassazione ha confermato la **revoca del concordato preventivo** e la successiva dichiarazione di fallimento per un'Azienda in liquidazione. Gli Eredi, creditori per un debito significativo, avevano chiesto il fallimento. L'Azienda aveva proposto un concordato preventivo, ma il piano, basato sulla cessione di immobili, è stato ritenuto irrealizzabile nei tempi previsti. La Corte ha ribadito che lo stato di insolvenza può essere accertato anche con un singolo inadempimento e che la fattibilità del piano di concordato deve essere concreta. La sentenza ha rigettato tutti i motivi di ricorso dell'Azienda, condannandola anche al pagamento delle spese legali.
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Prededuzione credito professionale nel concordato preventivo: l’accesso non basta
Un Professionista ha chiesto la prededuzione del proprio credito per aver assistito un'Azienda nella preparazione di una domanda di concordato preventivo. La domanda di concordato non è stata ammessa, e l'Azienda è fallita. I giudici di merito hanno negato la prededuzione, riconoscendo solo un credito privilegiato. La Corte di Cassazione, richiamando una decisione delle Sezioni Unite, ha stabilito che il credito professionale per l'assistenza al concordato preventivo è prededucibile solo se la procedura viene effettivamente aperta e ammessa. La semplice presentazione della domanda non è sufficiente. Il ricorso del Professionista è stato rigettato, confermando l'esclusione della prededuzione credito professionale nel concordato preventivo in questo caso.
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Esenzione fallimento start-up innovative: conta la costituzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva l'annullamento della dichiarazione di fallimento. L'impresa sosteneva di beneficiare ancora del regime speciale di esenzione fallimento start-up innovative. I giudici hanno chiarito che il periodo di protezione di cinque anni scatta dalla data di costituzione della società. Non rileva invece la data di successiva iscrizione nella sezione speciale del Registro delle Imprese. Scaduto il termine quinquennale dalla fondazione, l'esenzione decade automaticamente. La Suprema Corte ha inoltre confermato l'inammissibilità del concordato preventivo, poiché la relazione dell'attestatore era inattendibile e il piano privo di concrete possibilità di successo. I precedenti decreti di rigetto del fallimento non creano un vincolo di giudicato.
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Concordato preventivo: no alla continuità senza dati certi
Una società in crisi ha proposto domanda di concordato preventivo basato sulla continuità aziendale indiretta, tramite l'affitto e la cessione dell'azienda a terzi. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta, qualificandola come concordato liquidatorio a causa della prevalenza dei flussi derivanti dalla liquidazione dei beni, e ha dichiarato il fallimento. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, evidenziando gravi lacune informative sulla solvibilità dei terzi acquirenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando che il giudice ha il dovere di effettuare una penetrante verifica sulla completezza delle informazioni fornite ai creditori. Senza dati chiari e attendibili sulla solidità finanziaria dei soggetti coinvolti, i creditori non possono esprimere un voto consapevole, rendendo la proposta inammissibile.
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Dichiarazione di fallimento: il cambio attività tardivo non salva
Un imprenditore ha impugnato la dichiarazione di fallimento della sua ditta individuale, sostenendo che il Pubblico Ministero non potesse richiederlo dopo la scadenza dei termini del concordato preventivo. Inoltre, l'imprenditore affermava di aver trasformato la propria attività da commerciale ad agricola, diventando così non fallibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che lo smarrimento del verbale d'udienza imponeva la sua rinnovazione e che il Pubblico Ministero mantiene il potere di chiedere il fallimento. Infine, il mutamento di attività in agricola non rileva se viene registrato solo il giorno prima della richiesta di fallimento e se l'insolvenza si è manifestata in precedenza.
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Concordato preventivo: no alle offerte irrisorie ai creditori
Una società in liquidazione ha proposto un concordato preventivo basato sulla cessione dei beni, offrendo ai creditori chirografari una percentuale di soddisfacimento irrisoria, pari allo 0,74%. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta e pronunciato il fallimento, decisione confermata dalla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che una percentuale di pagamento così minima svuota di significato la procedura. La proposta di concordato preventivo deve infatti avere una causa concreta, ovvero garantire una reale, seppur minima, utilità economica ai creditori. Offerte meramente simboliche equivalgono alla totale mancanza di una proposta, rendendo legittimo il controllo del giudice sulla fattibilità del piano.
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Fattibilità economica del concordato: salvataggio o fallimento?
Una società in crisi ha proposto un concordato preventivo basato sulla continuità aziendale. Durante la procedura, si è verificata una riduzione di circa tre milioni di euro dei flussi attivi previsti, azzerando la quota destinata ai creditori chirografari. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta e pronunciato il fallimento. Il socio ha fatto ricorso, sostenendo che il giudice non potesse sindacare la fattibilità economica del concordato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il giudice ha il dovere di controllare la fattibilità economica del concordato quando il piano sia palesemente inidoneo a raggiungere l'obiettivo di soddisfare, anche in minima parte, i creditori. I flussi della continuità aziendale sono stati qualificati come risorse interne e non come finanza esterna.
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Concordato con continuità aziendale: no se l’impresa è chiusa
Una società in crisi ha proposto una domanda di concordato con continuità aziendale. Tuttavia, l'attività era cessata da tempo a causa di un incendio che aveva distrutto il capannone e del licenziamento di tutti i dipendenti. I giudici di merito hanno dichiarato inammissibile la proposta poiché, mancando l'effettivo esercizio dell'attività al momento della domanda, il piano andava qualificato come liquidatorio, richiedendo quindi il pagamento di almeno il venti per cento dei creditori chirografari, soglia non prevista. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che per accedere al concordato con continuità aziendale è indispensabile che l'azienda sia effettivamente in esercizio al momento della presentazione della proposta, non bastando la mera intenzione di riprendere l'attività in futuro.
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Concordato preventivo: l’offerta condizionata accelera il fallimento
Una clinica privata ha proposto domanda di concordato preventivo in continuità aziendale, prevedendo l'affitto e la successiva vendita della struttura a un'altra società. Tuttavia, l'offerta d'acquisto conteneva numerose condizioni sospensive, tra cui accordi sindacali e autorizzazioni pubbliche. Il Tribunale ha dichiarato il fallimento della società, ritenendo l'offerta inefficace. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che le offerte sottoposte a condizione nel concordato preventivo sono inefficaci ai sensi della legge fallimentare. Di conseguenza, non è possibile avviare alcuna procedura competitiva di vendita se manca un'offerta ferma e irrevocabile. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso della società debitrice.
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Concordato preventivo: la Cassazione nega il piano irrealizzabile
Una società metallurgica ha proposto domanda di concordato preventivo con riserva, poi integrata con un piano di continuità aziendale indiretta. Tuttavia, il primo esperto nominato ha rilasciato un'attestazione di fattibilità negativa. Nonostante la successiva presentazione di un'attestazione positiva da parte di un altro professionista, il Tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta per manifesta inidoneità del piano e ha dichiarato il fallimento dell'impresa. I soci hanno impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il giudice ha il potere di valutare la reale fattibilità del concordato preventivo e la coerenza delle attestazioni, potendo liberamente considerare anche i documenti negativi precedentemente depositati dalla stessa società.
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Concordato preventivo: stop ai rinvii per evitare il fallimento
Una società in liquidazione ha presentato domanda di concordato preventivo con cessione dei beni, proponendo successivamente un'offerta migliorativa. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la domanda e ha pronunciato il fallimento, rilevando che il piano si basava su dati inattendibili, incompleti e privi di adeguate garanzie. La Corte d'Appello ha confermato la decisione. L'ex liquidatore ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata fissazione di una nuova udienza dopo la proposta migliorativa e contestando l'ampiezza del controllo del giudice. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che non esiste l'obbligo di una nuova udienza per ogni modifica della proposta e che il giudice ha il pieno potere di controllare la completezza, la coerenza e la fattibilità della domanda di concordato preventivo.
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Concordato preventivo con riserva: perché il ricorso è inutile
Un'impresa individuale ha richiesto l'accesso alla procedura di concordato preventivo con riserva. Il Tribunale ha concesso un termine per presentare il piano di risanamento, ma ha successivamente rifiutato un'ulteriore proroga, dichiarando inammissibile la domanda. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo del debitore. Quest'ultimo si è rivolto alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Cassazione ha stabilito che il provvedimento che nega il concordato preventivo con riserva non è impugnabile con ricorso straordinario. Questo perché il decreto non ha carattere decisorio, ossia non incide in via definitiva su diritti soggettivi con l'efficacia del giudicato, lasciando aperta la possibilità di riproporre la domanda. Di conseguenza, l'imprenditore perde la causa e deve pagare le spese processuali raddoppiate.
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Concordato preventivo: trasparenza contro fallimento
La Societ Debitrice ha proposto un concordato preventivo liquidatorio, ma il Tribunale lo ha dichiarato inammissibile poich il piano non garantiva il pagamento del venti per cento ai creditori chirografari e la relazione dell'esperto non valutava le possibili azioni revocatorie e risarcitorie in caso di fallimento. Di conseguenza, stato dichiarato il fallimento della societ. La Corte d'Appello ha confermato la decisione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Societ Debitrice, stabilendo che il giudice deve verificare la reale fattibilit del piano e che la relazione dell'attestatore deve obbligatoriamente stimare il valore delle azioni legali recuperatorie per informare correttamente i creditori. Vince la Curatela Fallimentare.
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Concordato preventivo: no al piano se l’insolvenza è reale
Una debitrice propone un piano di concordato preventivo misto, con liquidazione e continuità aziendale. Il Tribunale dichiara inammissibile la proposta e dichiara il fallimento a causa di un grave stato di insolvenza, evidenziato dal mancato pagamento di un mutuo e da previsioni di prosecuzione dell'attività del tutto irrealistiche. La Corte di Cassazione conferma la decisione, ribadendo che il giudice può sindacare la fattibilità economica del piano se questo appare manifestamente inidoneo a raggiungere gli obiettivi. Inoltre, la dilazione dei pagamenti ai creditori privilegiati oltre l'anno richiede precisi requisiti di voto e interessi, pena l'inammissibilità. L'appello della debitrice viene quindi dichiarato inammissibile.
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Piano di Risanamento Inefficace: la Cassazione revoca l’ipoteca
Una società di assicurazioni ottiene un'ipoteca a garanzia di un debito, come atto esecutivo di un piano di risanamento dell'azienda debitrice. Quando quest'ultima fallisce, il curatore agisce per annullare la garanzia. La Cassazione stabilisce un principio chiave sulla revocatoria fallimentare del piano di risanamento: il giudice ha il potere di valutare l'effettiva idoneità del piano. Se il piano appare, con un giudizio 'ex ante', manifestamente inadeguato a salvare l'impresa, l'esenzione dalla revocatoria non si applica. In questo caso, il piano era troppo vago e irrealistico, quindi l'ipoteca è stata revocata per tutelare tutti gli altri creditori.
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Professionista attestatore: stop al compenso per colpa
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione dallo stato passivo del credito vantato da un professionista attestatore per l'attività svolta in un concordato preventivo poi dichiarato inammissibile. Il Tribunale aveva accertato un grave inadempimento del professionista, il quale non aveva rilevato criticità fondamentali del piano, come il compimento di atti non autorizzati e l'assenza di un'analisi analitica dei flussi di cassa. La Suprema Corte ha ribadito che, a fronte di una specifica contestazione di inadempimento sollevata dalla curatela, spetta al professionista attestatore l'onere di provare il proprio esatto adempimento e la diligenza prestata.
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Prededucibilità: compenso negato al professionista
Un professionista ha impugnato il rigetto della sua domanda di ammissione al passivo fallimentare per un compenso di 600.000 euro relativo a un'attività di attestazione. Il Tribunale ha negato la prededucibilità e il diritto al compenso ravvisando un grave inadempimento: l'attestazione era carente di dati analitici, tecnicamente errata e del tutto inutile per la procedura. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la prededucibilità spetta solo se la prestazione è funzionale agli scopi della procedura e non viziata da imperizia professionale.
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Concordato preventivo: revoca e pagamenti vietati
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'ammissione al concordato preventivo per una società operante nel settore ambientale. La decisione scaturisce da due ragioni fondamentali: l'esecuzione di pagamenti non autorizzati a creditori antecedenti e la manifesta inattuabilità del piano economico. Quest'ultima è stata determinata dalla crisi finanziaria del soggetto terzo che avrebbe dovuto garantire l'apporto di capitali. La Corte ha ribadito che, nel giudizio di rinvio, è legittimo esaminare fatti sopravvenuti che rendono la proposta irrealizzabile, confermando così la dichiarazione di fallimento della società debitrice.
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Fallimento: termini per il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una società e dal suo socio contro la sentenza di appello che confermava il loro **fallimento**. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione: il termine di trenta giorni per ricorrere in Cassazione decorre dalla comunicazione integrale del provvedimento effettuata dalla cancelleria via PEC. Nel caso di specie, la notifica era avvenuta a gennaio, mentre il ricorso è stato notificato solo a marzo, ben oltre la scadenza legale. La Corte ha ribadito che le esigenze di celerità del procedimento fallimentare impongono il rispetto rigoroso di tali termini, indipendentemente dall'impulso di parte.
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