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Art. 162 l.fall.

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56 provvedimenti

Accordo di ristrutturazione: il termine è discrezionale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che contestava la mancata concessione di un termine per integrare un **Accordo di ristrutturazione** dei debiti. Il Tribunale aveva dichiarato il fallimento poiché l'accordo presentato mancava dell'adesione di un istituto bancario strategico, condizione necessaria per l'efficacia dell'intera operazione. La Suprema Corte ha stabilito che la concessione del termine previsto dall'art. 162 l.fall. è una facoltà discrezionale del giudice e non un obbligo. Pertanto, se l'accordo risulta incompleto o privo di elementi essenziali alla scadenza dei termini già prorogati, il giudice può legittimamente dichiarare l'inammissibilità della domanda e il conseguente fallimento.
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Concordato preventivo: inammissibilità e insolvenza
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una proposta di concordato preventivo presentata da una società immobiliare inattiva da anni. Il piano è stato giudicato inadeguato poiché il soddisfacimento dei creditori dipendeva da finanza esterna priva di garanzie reali di effettività. La Corte ha ribadito che lo stato di insolvenza può essere legittimamente desunto dalla prolungata assenza di liquidità, dalla pendenza di procedure esecutive e dalla mancanza di operatività aziendale, rendendo inevitabile la dichiarazione di fallimento su istanza del Pubblico Ministero.
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Difetto di rappresentanza processuale e art 182 cpc
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del reclamo fallimentare proposto da una società il cui difetto di rappresentanza processuale era stato eccepito dalla controparte. La Corte ha stabilito che non è possibile concedere un termine per sanare la procura se il vizio è sollevato dalle parti e non dal giudice d'ufficio.
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Abuso strumento concordatario: Cassazione e limiti
Una società in crisi, dopo aver rinunciato a una prima domanda di concordato preventivo, ne presenta una seconda per bloccare l'istanza di fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando il fallimento e qualificando il comportamento dell'impresa come un chiaro abuso dello strumento concordatario, volto unicamente a ritardare la procedura fallimentare senza una reale prospettiva di risanamento.
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Atti in frode concordato: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una proposta di concordato e la successiva dichiarazione di fallimento di una società. La decisione si fonda sulla qualificazione di omissioni informative rilevanti come 'atti in frode concordato'. La Corte ha chiarito che, per la revoca, è sufficiente una condotta del debitore potenzialmente ingannevole per i creditori, senza che sia necessario dimostrare un dolo specifico. L'omessa comunicazione di una partecipazione in una società fallita e di un ingente credito litigioso sono stati ritenuti atti idonei a falsare il consenso dei creditori.
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Domanda di concordato: dove presentarla se c’è fallimento
Una società, già soggetta a un'istanza di fallimento presso un tribunale, ha presentato una successiva domanda di concordato preventivo in un foro diverso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società contro la dichiarazione di fallimento, stabilendo che la domanda di concordato deve essere obbligatoriamente presentata dinanzi allo stesso giudice presso cui pende la procedura prefallimentare, al fine di garantire l'unità e la celerità del procedimento.
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Translatio iudicii: la Cassazione chiarisce il caso
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di trasferimento di un procedimento per incompetenza territoriale (translatio iudicii), la domanda di concordato preventivo già presentata si trasferisce con l'intero fascicolo. Il tribunale dichiarato competente non può quindi dichiarare immediatamente il fallimento, ma deve prima esaminare la domanda di concordato pendente, poiché questa preclude temporaneamente la dichiarazione di fallimento. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Revoca del concordato: quando l’apporto non è esterno
Una società in crisi vede la sua ammissione al concordato preventivo revocata, con conseguente dichiarazione di fallimento. La Corte d'Appello conferma la decisione, ritenendo che un'offerta di acquisto maggiorata da parte di un'affittuaria non costituisse vera finanza esterna, ma un valore interno all'azienda. La Corte di Cassazione, pur dichiarando il ricorso inammissibile per cessata materia del contendere, ha esaminato i motivi ai fini della soccombenza virtuale. Ha confermato che la valutazione sulla natura interna o esterna dell'apporto è un giudizio di fatto insindacabile in sede di legittimità se correttamente motivato, confermando la legittimità della revoca del concordato operata dai giudici di merito.
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Relazione attestatore: il ruolo critico del professionista
Una società in liquidazione ha visto respinto il proprio ricorso alla Corte di Cassazione. Il caso verteva sull'inadeguatezza della relazione attestatore presentata a supporto di una domanda di concordato preventivo. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che il professionista non può limitarsi ad accettare acriticamente le perizie di altri esperti, in questo caso sulla stima di beni immobili, ma deve svolgere una verifica autonoma e critica. L'assenza di tale vaglio rende la relazione inidonea a informare correttamente i creditori, minando la regolarità dell'intera procedura.
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Dichiarazione di insolvenza: i limiti dell’appello
Una società di costruzioni, dichiarata fallita, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'appello inammissibile, stabilendo che i vizi procedurali devono essere sollevati nel primo grado di impugnazione. È stato inoltre confermato che la dichiarazione di insolvenza si basa sulla reale incapacità di pagare i debiti, non solo sul valore patrimoniale, e che una volta dichiarato il fallimento non è più possibile proporre un concordato preventivo.
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Atti di straordinaria amministrazione: quando serve l’ok
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di fallimento di una società per aver compiuto atti di straordinaria amministrazione senza l'autorizzazione del tribunale durante la procedura di concordato preventivo. La modifica di un contratto di affitto d'azienda, che ha ridotto le garanzie per i creditori, è stata considerata un atto pregiudizievole che ha reso inammissibile la proposta di concordato. La decisione sottolinea che ogni operazione che incide negativamente sul patrimonio destinato a soddisfare i creditori richiede un preventivo vaglio giudiziale.
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Compenso professionista fallimento: quando è negato
Un professionista ha richiesto il pagamento per aver assistito una società nella preparazione di un concordato preventivo. Tuttavia, la proposta è stata giudicata inammissibile per gravi carenze, portando al fallimento della società. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di pagamento, stabilendo che il grave inadempimento del professionista, che ha reso la sua prestazione del tutto inutile, giustifica il mancato compenso. La decisione si fonda sull'eccezione di inadempimento, che il curatore può sollevare quando la prestazione è priva di qualsiasi utilità per il cliente. Il caso chiarisce i limiti del diritto al compenso del professionista nel fallimento.
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Revoca concordato: limiti del giudizio di rinvio
La Corte di Cassazione conferma la revoca del concordato preventivo di una società a causa di gravi carenze informative nella proposta ai creditori. La sentenza stabilisce che nel giudizio di rinvio, successivo a una pronuncia della Cassazione, le parti non possono introdurre nuove eccezioni o contestazioni, neanche quelle rilevabili d'ufficio come il difetto di legittimazione, in quanto si forma un giudicato implicito che chiude il perimetro della discussione.
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Errore di fatto concordato: la revocazione è il rimedio
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato un decreto di omologazione di un concordato preventivo, sostenendo che il Tribunale avesse approvato una versione superata della proposta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che in caso di un palese errore di fatto concordato, lo strumento corretto per l'impugnazione non è il ricorso per cassazione, bensì la revocazione ai sensi dell'art. 395, n. 4, c.p.c.
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Correzione errore materiale: ordinanza e costi di lite
La Corte di Cassazione interviene con un'ordinanza per la correzione di un errore materiale in un suo precedente provvedimento. L'errore consisteva nell'omessa indicazione di una delle parti ricorrenti, un amministratore che agiva anche in proprio. La correzione chiarisce che anche l'amministratore, insieme alla società, è tenuto al pagamento delle spese processuali, sanando un'imprecisione che avrebbe potuto compromettere il recupero dei costi di lite da parte della controparte.
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Concordato preventivo: termine perentorio e riesame
Una società in liquidazione, dopo aver presentato domanda di concordato preventivo, non rispettava il termine per depositare dei chiarimenti richiesti dal Tribunale. La Corte d'Appello confermava la dichiarazione di fallimento, ritenendo il termine perentorio e la domanda inammissibile. La Corte di Cassazione ha cassato la decisione, stabilendo che il giudice d'appello, nonostante il ritardo nel deposito delle integrazioni, ha l'obbligo di esaminare nel merito l'ammissibilità della proposta di concordato preventivo originaria. Il ritardo è irrilevante se le integrazioni richieste non erano necessarie.
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Fallimento e concordato: ricorso improcedibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13503/2024, ha stabilito che il ricorso contro l'annullamento di un concordato preventivo diventa improcedibile se, nelle more del giudizio, interviene la dichiarazione di fallimento della società. Questo principio si basa sulla necessità di coordinamento tra le procedure: la controversia sulla crisi d'impresa viene interamente assorbita dal procedimento di reclamo contro la sentenza di fallimento, sede in cui dovranno essere riproposte le censure relative all'annullamento del concordato. La decisione chiarisce il rapporto di interdipendenza tra fallimento e concordato preventivo.
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Fattibilità del piano: quando un ricorso è inammissibile
Una società immobiliare, dichiarata fallita dopo la bocciatura della sua proposta di concordato, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la valutazione sulla fattibilità del piano spetta al giudice di merito. In questo caso, la Corte d'Appello aveva ampiamente e logicamente motivato l'irrealizzabilità del piano, basandosi su dati incompleti, una rappresentazione inesatta del passivo e un'evidente sopravvalutazione dell'attivo.
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Competenza concordato preventivo: pendenza e sede legale
Una società in liquidazione, dopo aver ricevuto una richiesta di fallimento dal Pubblico Ministero presso un tribunale, trasferiva la propria sede legale e presentava domanda di concordato preventivo presso il nuovo tribunale competente per territorio. La Corte di Cassazione ha stabilito la competenza del primo tribunale, quello dove era stata originariamente depositata l'istanza di fallimento, applicando il principio di continenza. Secondo la Corte, la pendenza di un procedimento prefallimentare attrae la competenza per la successiva domanda di concordato, per garantire l'unità e la coerenza della gestione della crisi d'impresa, rigettando il ricorso della società.
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Dichiarazione di fallimento: la sequenza procedurale
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società contro la propria dichiarazione di fallimento. La Corte ha confermato che la dichiarazione di fallimento deve seguire logicamente e cronologicamente il decreto di inammissibilità della proposta di concordato preventivo. Anche se emessi lo stesso giorno, la sequenza è stata ritenuta valida sulla base del contenuto degli atti, che indicava la priorità logica della decisione sul concordato. La sentenza affronta anche la legittimità dell'azione del Pubblico Ministero e la corretta valutazione dello stato di insolvenza.
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