L'Imputata era stata condannata per ricettazione, truffa e falso in scrittura privata per aver incassato un assegno rubato e falsificato. La Corte di Cassazione ha chiarito che, a seguito della riforma del 2016, il falso in scrittura privata è stato depenalizzato. Poiché l'assegno in questione conteneva la clausola di non trasferibilità, la condotta di falsificazione non costituisce più reato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna per il reato di falso, riducendo la pena complessiva per i restanti reati di ricettazione e truffa a un anno e cinque mesi di reclusione e cinquecento euro di multa.
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