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False Dichiarazioni A Pubblico Ufficiale

22 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il reato commesso da chi mente sulla propria identità o su altre qualità personali davanti a un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

False dichiarazioni a pubblico ufficiale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Lavoratore per il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale, previsto dall'articolo 497 bis, comma 2, del Codice Penale. Il Lavoratore aveva presentato ricorso, chiedendo la derubricazione del fatto a una fattispecie meno grave (articolo 497, comma 1). Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le argomentazioni fossero una mera riproposizione di quelle già esaminate e respinte dai giudici precedenti, prive di una critica specifica alla sentenza impugnata e in contrasto con la legge e la giurisprudenza consolidata. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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False dichiarazioni: l’inammissibilità del ricorso in Cassazione
Un imputato, condannato per false dichiarazioni a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che i documenti falsi erano troppo evidenti per ingannare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che l'argomento fosse nuovo e sollevasse questioni di merito, non ammissibili in sede di legittimità. L'Imputato deve pagare le spese processuali e una somma di 3.000,00 Euro alla Cassa delle ammende, confermando la condanna.
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False Dichiarazioni a Pubblico Ufficiale: Ricorso Respinto, Condanna Ferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale, come stabilito dalla Corte d'Appello. L'imputato aveva presentato ricorso, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. Ha ribadito che il delitto di false dichiarazioni a pubblico ufficiale si perfeziona con la semplice dichiarazione mendace sull'identità o sulle qualità personali, indipendentemente dalla consapevolezza del pubblico ufficiale. La Corte ha anche ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti generiche, motivato dai precedenti penali. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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False dichiarazioni a pubblico ufficiale: finti 007 condannati
Durante un controllo stradale nei pressi di un varco vietato, due automobilisti hanno mostrato i propri documenti di identità validi, ma hanno dichiarato falsamente di appartenere all'Arma dei Carabinieri e ai Servizi Segreti. Nel veicolo trasportavano due borse contenenti centomila euro in contanti. I giudici hanno contestato il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale. I due imputati hanno presentato ricorso sostenendo che l'esibizione dei documenti reali rendesse innocua la menzogna e chiedendo la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha respinto integralmente le difese, confermando la condanna penale e il pagamento delle spese processuali. I giudici hanno stabilito che fingere un ruolo istituzionale per eludere o alleggerire le verifiche di polizia lede la fede pubblica.
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False dichiarazioni a pubblico ufficiale: mentire non salva nessuno
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di rientro notturno ha fornito generalità false durante un controllo di polizia. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale, respingendo la tesi difensiva del reato impossibile. I giudici hanno chiarito che il reato si consuma per il solo fatto di mentire sulla propria identità, indipendentemente dal fatto che l'agente di polizia fosse a conoscenza della verità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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False dichiarazioni a pubblico ufficiale: carta vera, voce falsa
Durante un controllo stradale nel periodo della pandemia, il Conducente esibiva un'autocertificazione con i propri dati reali ma, privo di documenti, dichiarava verbalmente alla Polizia stradale di chiamarsi con un altro nome per nascondere la sospensione della patente. Condannato in primo e secondo grado per il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale, l'imputato proponeva ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'autocertificazione Covid non sostituisce l'obbligo di fornire corrette generalità a richiesta degli agenti. La condotta di fornire un nome falso, finalizzata a celare la sospensione della patente, integra pienamente il reato contestato, confermando la condanna del ricorrente anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'Imputato per i reati di contraffazione della patente di guida, false dichiarazioni a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato. L'Imputato ha presentato ricorso lamentando vizi di motivazione, ma la Suprema Corte ha rilevato che i motivi di impugnazione erano del tutto generici, limitandosi a riprodurre le stesse difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio senza contestare specificamente le motivazioni della Corte d'Appello. Per questo motivo, i giudici hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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False dichiarazioni a pubblico ufficiale: ricorso inutile e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale. L'imputato aveva contestato la ricostruzione dei fatti e la misura della pena stabilita nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso per cassazione non può limitarsi a richiedere una nuova valutazione delle prove, compito esclusivo dei giudici di merito. Inoltre, l'atto di impugnazione è stato ritenuto privo di specificità poiché non si confrontava direttamente con le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, escludendo invece il rimborso delle spese per la parte civile.
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False dichiarazioni a pubblico ufficiale: ricorso respinto e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale. L'imputato ha contestato la decisione dei giudici di merito senza specificare i motivi concreti di critica e lamentando la mancata acquisizione di un certificato di morte, documento mai richiesto in precedenza. I giudici di legittimità hanno rilevato la totale genericità e la mancanza di autosufficienza del ricorso. Di conseguenza, oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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False dichiarazioni: condanna confermata nonostante la pena minima
Un uomo, condannato per false dichiarazioni a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sosteneva di non aver agito con intenzione e che la pena fosse ingiusta per il mancato riconoscimento delle attenuanti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che le argomentazioni erano un tentativo di ridiscutere i fatti, cosa non permessa in quella sede. Inoltre, ha confermato che il diniego delle attenuanti era corretto, a causa dei precedenti penali dell'imputato e della gravità del fatto, nonostante la pena fosse già stata fissata al minimo. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Mente alla Polizia: condanna per false dichiarazioni a ufficiale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un individuo che aveva fornito generalità false alla Polizia Ferroviaria durante un controllo. La sentenza stabilisce un principio chiaro: mentire a un agente durante la redazione di un verbale di identificazione integra il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale. Questo perché le informazioni mendaci entrano a far parte di un atto pubblico, minando la fiducia e la correttezza dei rapporti con le autorità. La Corte ha dichiarato il ricorso dell'imputato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e condannandolo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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False dichiarazioni a pubblico ufficiale: bugia alla polizia, condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un individuo che aveva fornito generalità false alla polizia ferroviaria durante un'identificazione. Secondo i giudici, questa condotta integra pienamente il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale (art. 495 c.p.). Il principio chiave è che le dichiarazioni rese per un verbale di identificazione diventano parte integrante di un atto pubblico, rendendo la bugia penalmente rilevante. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché le motivazioni erano una semplice ripetizione di quelle già respinte in appello, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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False Dichiarazioni a Pubblico Ufficiale: Condanna Anche se Estraneo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale nei confronti di un individuo che, pur non essendo il destinatario di un controllo di polizia, aveva fornito generalità false agli agenti. L'uomo si trovava in un'abitazione dove la polizia stava eseguendo un'ordinanza cautelare verso un'altra persona. La sua difesa sosteneva che non fosse consapevole della natura ufficiale della richiesta. La Corte ha stabilito che il reato si consuma con la semplice coscienza e volontà di mentire a un pubblico ufficiale che chiede l'identità, indipendentemente dal contesto o dal fine specifico della dichiarazione. La condanna a otto mesi di reclusione è diventata definitiva.
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Senza documenti mente all’agente: condanna per false dichiarazioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale (art. 495 c.p.) nei confronti di un individuo che, fermato senza documenti, aveva fornito generalità non veritiere. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: in assenza di documenti, la dichiarazione verbale di una persona assume il valore di un'attestazione formale. Mentire in questa circostanza non è una semplice bugia (punita dal meno grave art. 496 c.p.), ma integra il reato più serio, poiché la parola diventa l'unico strumento a disposizione dell'ufficiale per l'identificazione. L'appello dell'imputato è stato quindi respinto come inammissibile.
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False dichiarazioni a pubblico ufficiale: condannato anche se noto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale nei confronti di un soggetto che aveva fornito generalità non veritiere a un agente di polizia, nonostante quest'ultimo fosse già a conoscenza della sua reale identità. Secondo i giudici, il reato si consuma con la semplice dichiarazione mendace, poiché lede il bene della 'fede pubblica'. È irrilevante che il pubblico ufficiale non sia stato ingannato. La Corte ha quindi escluso la possibilità di configurare un 'reato impossibile', ribadendo che la norma protegge la fiducia generale nell'operato della pubblica amministrazione, non il singolo funzionario.
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False dichiarazioni a pubblico ufficiale: la Cassazione
La Cassazione ha confermato la condanna per il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale di un individuo che, fermato per un controllo stradale, aveva fornito generalità false per nascondere che guidava con patente sospesa. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, escludendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa della pregressa condotta dell'imputato, e confermando la corretta qualificazione giuridica del reato ai sensi dell'art. 495 c.p.
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False dichiarazioni: Cassazione chiarisce i limiti
Due individui hanno collaborato per ingannare la polizia sull'identità di un conducente fuggito a un controllo. Un complice si è presentato, dichiarando di essere il conducente e mostrando i propri documenti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale (art. 495 c.p.), ritenendo il ricorso inammissibile e specificando che tale condotta, finalizzata a una sostituzione di persona, configura pienamente il delitto.
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False dichiarazioni a pubblico ufficiale: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21349/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per false dichiarazioni a pubblico ufficiale. Fornire generalità false ai Carabinieri durante un controllo stradale, in assenza di documenti, integra il reato di cui all'art. 495 c.p. e non il meno grave art. 496 c.p. La Corte ha anche respinto le doglianze sulla mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche.
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False dichiarazioni a pubblico ufficiale: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 12410/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per false dichiarazioni a pubblico ufficiale. Fornire generalità non veritiere durante un controllo stradale, in assenza di documenti, integra il reato di cui all'art. 495 c.p., poiché tali dichiarazioni costituiscono un'attestazione preordinata a garantire le proprie qualità personali all'agente.
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False dichiarazioni: quando scatta il reato? Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per false dichiarazioni a pubblico ufficiale. Nascostosi in casa di un detenuto ai domiciliari e fingendo di non trovare i documenti, la sua condotta è stata ritenuta una risposta a una richiesta implicita di identificazione degli agenti, integrando così il reato.
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