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Ex Tunc

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578 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio e revoca dell’affidamento in prova: la Cassazione decide
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca dell'affidamento in prova con effetto retroattivo per un condannato trovato in possesso di oltre mezzo chilo di cocaina e strumenti di confezionamento. Il giudice ha ritenuto che il soggetto avesse simulato l'adesione al percorso riabilitativo, sfruttando la libertà concessa per continuare l'attività di spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando la legittimità della revoca retroattiva e condannandolo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Revoca dell’affidamento in prova: l’abuso costa il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'affidamento in prova per un condannato che ha violato gravemente le prescrizioni della misura alternativa. L'uomo occupava abusivamente un appartamento, mentendo all'ufficio di sorveglianza sulla provenienza dell'immobile, e rubava energia elettrica manomettendo il contatore. Inoltre, ha rifiutato le proposte di inserimento lavorativo dell'UEPE. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, che contestava la decorrenza retroattiva della revoca e chiedeva la detenzione domiciliare. Di conseguenza, la revoca dell'affidamento in prova è definitiva: l'uomo dovrà scontare la pena in carcere e pagare tremila euro alla Cassa delle ammende, oltre alle spese processuali.
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Estinzione del processo per rinuncia: l’accordo cancella la lite
Il Lavoratore, socio di una cooperativa, veniva escluso dalla società e licenziato. La Corte d'Appello dichiarava illegittimi tali provvedimenti, ordinando la reintegra e il risarcimento. L'Azienda proponeva ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti raggiungevano un accordo amichevole firmando un verbale di conciliazione in sede sindacale. Di conseguenza, l'Azienda presentava formale rinuncia al ricorso, accettata dal Lavoratore. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, escludendo la condanna alle spese e il pagamento del doppio contributo unificato, poiché l'estinzione non equivale a un rigetto.
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Responsabilità degli amministratori: il capitale azzera il danno
Una società in liquidazione ha promosso un'azione di responsabilità degli amministratori e dei sindaci per aver proseguito l'attività d'impresa nonostante la perdita del capitale sociale. I convenuti hanno chiamato in causa la compagnia assicurativa per essere manlevati. La Corte d'Appello ha ridotto il risarcimento e dichiarato valida la clausola claims made della polizza, escludendo l'indennizzo. La Cassazione ha rigettato il ricorso principale del sindaco sulla validità della clausola, ma ha accolto il ricorso incidentale degli amministratori. La Corte ha stabilito che la successiva ricostituzione del capitale sociale da parte dell'assemblea opera come condizione risolutiva dello scioglimento con effetto retroattivo. Di conseguenza, viene meno la responsabilità degli amministratori per la prosecuzione della gestione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Patrocinio dell’agente della riscossione: via libera ai privati
L'Agenzia delle Entrate Riscossione ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato inammissibile il suo appello. Il giudice di secondo grado riteneva che l'ente non potesse farsi assistere da un avvocato del libero foro senza depositare una specifica delibera autorizzativa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che il patrocinio dell'agente della riscossione tramite difensori privati non richiede formalità preventive o giustificazioni scritte, tranne nei casi espressamente riservati all'Avvocatura dello Stato. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione per un nuovo esame del merito.
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Robin Hood Tax: il Fisco vince sul rimborso negato alla società
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riconosceva a una società energetica il rimborso della cosiddetta Robin Hood Tax, ovvero l'addizionale Ires versata nel giugno 2015 per l'anno di imposta 2014. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la dichiarazione di incostituzionalità della tassa non ha effetto retroattivo. Poiché la Corte Costituzionale ha sancito un'illegittimità differita a partire dal 12 febbraio 2015, l'imposta relativa al 2014 resta interamente dovuta, anche se il pagamento materiale è avvenuto successivamente. Di conseguenza, la richiesta di rimborso della società è stata definitivamente respinta.
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Contratto di somministrazione nullo: il Ministero deve assumere
Un lavoratore, assunto con un contratto di somministrazione nullo presso un'azienda stradale, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e il successivo trasferimento presso il Ministero delle Infrastrutture, a cui era stato trasferito il suo intero reparto di vigilanza. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del contratto di somministrazione, stabilendo che il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato fin dall'inizio. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto al trasferimento nei ruoli del Ministero e al risarcimento del danno per la mancata tempestiva assunzione. Il Ministero, in quanto nuovo datore di lavoro succeduto per legge, deve risarcire il dipendente a causa del rifiuto di ricevere la prestazione lavorativa.
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Liquidazione IVA di gruppo: senza fideiussione salta il beneficio
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società capogruppo l'indebita compensazione di crediti d'imposta nell'ambito della procedura di liquidazione IVA di gruppo. La società aveva compensato debiti per un importo superiore a quello coperto dalla garanzia fideiussoria richiesta dalla legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che la presentazione della garanzia fideiussoria non ha una semplice funzione cautelare, ma rappresenta un vero e proprio presupposto costitutivo per poter beneficiare dell'agevolazione. Di conseguenza, la mancanza o l'insufficienza della garanzia rende la compensazione inefficace fin dall'origine, obbligando il contribuente al versamento delle imposte non regolarmente coperte, a nulla rilevando l'eventuale decadenza del potere di accertamento del fisco sul credito originario.
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Variazione inquadramento INPS: no agli effetti retroattivi
Una lavoratrice agricola ha chiesto il riconoscimento delle giornate lavorate nel 2012 e la relativa indennità di disoccupazione. L'Ente Previdenziale si era opposto, sostenendo che la variazione inquadramento INPS della società datrice di lavoro, notificata a fine 2012, avesse effetto retroattivo a causa di omissioni informative dell'azienda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando che le variazioni di inquadramento producono effetti solo per il futuro (ex nunc). La retroattività (ex tunc) si applica eccezionalmente solo in caso di dichiarazioni iniziali false o inesatte del datore di lavoro, e non per semplici condotte omissive successive. Di conseguenza, la lavoratrice conserva il diritto all'iscrizione negli elenchi e alle prestazioni assistenziali.
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Sanatoria della procura alle liti: errore sanabile o nullo?
Un ex curatore fallimentare è stato condannato a risarcire i danni al fallimento. In appello, l'ex curatore ha eccepito che la causa di primo grado era stata avviata dal nuovo curatore senza una regolare procura per l'avvocato. La Corte d'appello ha concesso al nuovo curatore di sanare la mancanza direttamente in secondo grado con effetto retroattivo. L'ex curatore ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la validità di questa sanatoria tardiva. La Suprema Corte, rilevando un contrasto interpretativo sull'applicazione dell'articolo 182 del codice di procedura civile, ha deciso di sospendere il giudizio. La questione relativa alla sanatoria della procura alle liti è stata quindi rinviata alle Sezioni Unite per ottenere una decisione definitiva e chiarificatrice.
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Annullamento concorso pubblico: nullo il contratto già firmato
Una lavoratrice ha impugnato il licenziamento deciso dall'Amministrazione Pubblica a seguito dell'annullamento del concorso pubblico con cui era stata assunta. L'ente pubblico aveva infatti annullato la selezione in autotutela per un grave conflitto di interessi, poiché la candidata collaborava con lo studio di un commissario d'esame. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della lavoratrice, stabilendo che l'annullamento del concorso pubblico cancella retroattivamente il presupposto fondamentale del rapporto di lavoro. Di conseguenza, il contratto di lavoro è affetto da nullità originaria e cessa di produrre effetti, fatti salvi solo i pagamenti per le prestazioni già svolte. Vince l'Amministrazione Pubblica.
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Opposizione allo stato passivo: la forma non cancella il diritto
Il Tribunale dichiarava improcedibile l'opposizione allo stato passivo proposta da un creditore, poiché la notifica del ricorso e del decreto di udienza al curatore era avvenuta oltre il termine assegnato dal giudice. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del creditore, stabilendo che il mancato rispetto di un termine ordinatorio per la notifica non comporta l'inammissibilità o l'improcedibilità dell'impugnazione. In assenza di costituzione della controparte, il giudice non può chiudere il processo, ma deve assegnare un nuovo termine perentorio per rinnovare la notifica. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Diffamazione a mezzo stampa: il carcere resta se l’appello è tardivo
Un conduttore televisivo, condannato in primo grado a nove mesi di reclusione per il reato di diffamazione a mezzo stampa commesso durante una trasmissione, ha presentato un appello tardivo. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione per scadenza dei termini. Il conduttore ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la legittimità della pena detentiva alla luce della giurisprudenza costituzionale ed europea. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso: la tardività dell'appello ha determinato il passaggio in giudicato della condanna di primo grado, precludendo qualsiasi esame sui motivi di merito. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Nullità della notifica: la difesa in giudizio salva l’appello
Un cittadino ha impugnato una sentenza notificando l'atto d'appello direttamente alla Pubblica Amministrazione anziché al suo avvocato domiciliatario. Nonostante l'ente pubblico si fosse regolarmente costituito in giudizio, la Corte d'appello ha dichiarato l'appello inammissibile per vizio di notifica. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che la notifica eseguita personalmente alla parte determina la semplice nullità della notifica e non la sua inesistenza. Di conseguenza, la costituzione in giudizio del destinatario sana il vizio con effetto retroattivo, poiché l'atto ha comunque raggiunto il suo scopo informativo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Incentivo all’esodo: la tredicesima spetta anche se c’è l’accordo
Un ex dipendente pubblico ha chiesto il ricalcolo della somma ricevuta per la cessazione del rapporto di lavoro, sostenendo che nel calcolo dell'incentivo all'esodo dovesse essere inclusa anche la tredicesima mensilità. L'Ente Pubblico si è opposto, ritenendo che l'accordo individuale firmato dalle parti escludesse tale voce e che una legge regionale interpretativa ne escludesse la computabilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Pubblico. I giudici hanno chiarito che la nozione di retribuzione lorda include sempre la tredicesima mensilità. Inoltre, la dichiarazione di incostituzionalità della norma regionale retroattiva ha effetto retroattivo (ex tunc) sui giudizi ancora in corso. L'Ente Pubblico è stato quindi condannato a pagare le spese di giudizio e a ricalcolare la somma spettante al lavoratore.
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Esodo incentivato: la tredicesima spetta anche se esclusa
Un ex dipendente pubblico ha chiesto il ricalcolo dell'indennità per l'esodo incentivato, sostenendo che la base di calcolo della retribuzione lorda dovesse comprendere anche la tredicesima mensilità. L'Ente Pubblico si è opposto, richiamando un accordo individuale e una legge regionale interpretativa che escludeva tale mensilità. La Corte Costituzionale ha però dichiarato illegittima la norma regionale retroattiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Pubblico, stabilendo che la tredicesima mensilità rientra pienamente nella nozione di retribuzione lorda utile per il calcolo dell'indennità. L'accordo tra le parti non poteva derogare alla legge, e gli effetti della sentenza costituzionale si applicano retroattivamente ai rapporti ancora aperti. L'Ente Pubblico perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Restituzione somme al netto: il lavoratore vince contro l’azienda
Un'azienda aveva pagato delle somme a un dipendente in esecuzione di una sentenza di primo grado. Successivamente, la sentenza veniva riformata in appello. La Corte d'Appello ordinava al lavoratore di restituire l'importo al lordo delle tasse versate all'erario. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che il dipendente deve effettuare la restituzione somme al netto di quanto effettivamente percepito. Il datore di lavoro non puo' pretendere il rimborso delle ritenute fiscali mai entrate nel patrimonio del lavoratore. Sarà l'azienda a dover richiedere il rimborso direttamente al fisco. La sentenza e' stata cassata con rinvio.
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Restituzione delle ritenute fiscali: l’azienda perde contro il dipendente
Un'azienda chiedeva a una ex dipendente la restituzione delle somme versate in forza di una sentenza poi annullata. L'azienda pretendeva il rimborso dell'importo al lordo, includendo la restituzione delle ritenute fiscali versate allo Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando che il lavoratore deve restituire solo quanto effettivamente percepito, ossia l'importo al netto delle tasse. Spetta al datore di lavoro richiedere il rimborso delle ritenute direttamente all'amministrazione finanziaria.
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Affidamento in prova ai servizi sociali: la revoca azzera tutto
Il Tribunale di sorveglianza ha revocato con effetto retroattivo l'affidamento in prova ai servizi sociali concesso a un condannato, stabilendo che il tempo trascorso in prova non venisse calcolato come pena scontata. Il difensore ha impugnato la decisione contestando la retroattività della revoca. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la revoca retroattiva è pienamente legittima se il comportamento del condannato si rivela così negativo da dimostrare, fin dall'inizio, la totale mancanza di adesione al percorso di risocializzazione. Di conseguenza, il ricorrente perde il beneficio e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Riduzione del capitale per perdite: la delibera tardiva è valida
Due soci di minoranza hanno impugnato la delibera di una società a responsabilità limitata che, a distanza di anni dall'emersione di gravi perdite, aveva azzerato e ricostituito il capitale sociale. I soci sostenevano che il ritardo dell'amministratore nel convocare l'assemblea avesse causato lo scioglimento automatico e irreversibile della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la riduzione del capitale per perdite al di sotto del limite legale non impedisce all'assemblea di deliberare la ricostituzione anche a distanza di tempo. L'obbligo di convocazione senza indugio rileva solo per la responsabilità degli amministratori. La delibera di ricostituzione opera come condizione risolutiva, eliminando con efficacia retroattiva lo scioglimento della società.
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