\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Incentivo all’esodo: la tredicesima spetta anche se c’è l’accordo

Un ex dipendente pubblico ha chiesto il ricalcolo della somma ricevuta per la cessazione del rapporto di lavoro, sostenendo che nel calcolo dell’incentivo all’esodo dovesse essere inclusa anche la tredicesima mensilità. L’Ente Pubblico si è opposto, ritenendo che l’accordo individuale firmato dalle parti escludesse tale voce e che una legge regionale interpretativa ne escludesse la computabilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Ente Pubblico. I giudici hanno chiarito che la nozione di retribuzione lorda include sempre la tredicesima mensilità. Inoltre, la dichiarazione di incostituzionalità della norma regionale retroattiva ha effetto retroattivo (ex tunc) sui giudizi ancora in corso. L’Ente Pubblico è stato quindi condannato a pagare le spese di giudizio e a ricalcolare la somma spettante al lavoratore.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 2319 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 10 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il calcolo dell’incentivo all’esodo e la tredicesima mensilità

La determinazione delle somme spettanti al lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro solleva spesso accesi contrasti. Una questione particolarmente dibattuta riguarda l’inclusione della tredicesima mensilità nella base di calcolo per l’incentivo all’esodo. Molti enti e aziende ritengono che questa voce debba essere esclusa, limitando il conteggio allo stipendio base mensile. Tuttavia, la giurisprudenza ha assunto una posizione molto chiara a tutela dei diritti dei lavoratori. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato questo tema, stabilendo un principio fondamentale che impedisce interpretazioni restrittive da parte dei datori di lavoro pubblici e privati.

Il caso concreto e il contrasto sulla retribuzione lorda

La vicenda nasce dal ricorso di un ex dipendente di un Ente Pubblico. Il lavoratore aveva aderito a un piano di prepensionamento concordato. Al momento di calcolare la somma spettante, l’amministrazione aveva escluso la tredicesima mensilità dalla base di calcolo. L’Ente Pubblico basava questa decisione su una legge regionale di interpretazione autentica (una legge che chiarisce il significato di una norma precedente). Questa legge escludeva espressamente la tredicesima dal computo della retribuzione lorda. Inoltre, l’amministrazione sosteneva che il lavoratore avesse accettato tale calcolo firmando il contratto individuale di risoluzione del rapporto di lavoro. Il lavoratore ha quindi deciso di fare causa per ottenere il ricalcolo della somma spettante. La Corte d’Appello ha dato ragione al lavoratore, spingendo l’Ente Pubblico a ricorrere in Cassazione.

Gli effetti delle sentenze della Corte Costituzionale

Durante lo svolgimento del giudizio, la Corte Costituzionale è intervenuta sulla legge regionale interpretativa. Il giudice delle leggi ha dichiarato incostituzionale la norma che escludeva la tredicesima mensilità. Questa decisione ha eliminato la norma con effetto retroattivo (ex tunc, cioè da allora). L’Ente Pubblico ha cercato di difendersi sostenendo che gli effetti della sentenza costituzionale non potessero applicarsi al caso specifico. Secondo l’amministrazione, il rapporto di lavoro si era ormai esaurito prima della pronuncia di incostituzionalità. La Cassazione ha dovuto quindi chiarire quando un rapporto giuridico possa definirsi realmente esaurito e insensibile alle modifiche normative.

Le motivazioni della Cassazione sul calcolo dell’incentivo all’esodo

I giudici della Suprema Corte hanno rigettato tutti i motivi di ricorso presentati dall’Ente Pubblico. La Cassazione ha spiegato che la nozione di retribuzione lorda include per sua natura la tredicesima mensilità. Questa voce costituisce infatti una parte integrante dello stipendio tabellare annuale del dipendente. Di conseguenza, qualsiasi calcolo dell’incentivo all’esodo deve necessariamente comprendere anche i ratei della tredicesima. I giudici hanno inoltre chiarito che la firma del contratto individuale non impedisce al lavoratore di chiedere il ricalcolo. Il contratto faceva semplicemente un rinvio matematico alla legge regionale, senza che le parti avessero voluto rinunciare ai propri diritti. Infine, la Corte ha stabilito che la sentenza di incostituzionalità si applica al caso in esame. Un rapporto giuridico non si considera esaurito se vi è una causa ancora in corso tra le parti. Gli effetti della dichiarazione di incostituzionalità operano quindi pienamente, eliminando la norma illegittima fin dal principio.

Le conclusioni sul diritto del lavoratore all’incentivo all’esodo

La decisione della Corte di Cassazione conferma la vittoria del lavoratore e respinge definitivamente le tesi dell’Ente Pubblico. L’amministrazione deve ricalcolare l’incentivo all’esodo includendo la tredicesima mensilità e versare le relative differenze economiche. La Corte ha inoltre condannato l’Ente Pubblico al pagamento delle spese di giudizio. Questa sentenza stabilisce una regola fondamentale per tutti i casi di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. I datori di lavoro non possono utilizzare accordi individuali o norme interpretative illegittime per ridurre le spettanze dei dipendenti. La retribuzione lorda da prendere come riferimento deve sempre comprendere tutte le voci fisse e continuative, inclusa la tredicesima mensilità.

La tredicesima mensilità deve essere inclusa nel calcolo dell’incentivo all’esodo?
Sì, la tredicesima mensilità fa parte della retribuzione lorda e deve essere sempre inclusa nel calcolo delle somme spettanti per la risoluzione del rapporto di lavoro.

La firma di un accordo individuale impedisce al lavoratore di chiedere il ricalcolo dell’incentivo?
No, se l’accordo fa riferimento alla legge e questa viene interpretata o dichiarata incostituzionale a favore del lavoratore, quest’ultimo ha diritto a chiedere le differenze dovute.

Cosa succede se una legge che esclude la tredicesima viene dichiarata incostituzionale durante la causa?
La dichiarazione di incostituzionalità ha effetto retroattivo e si applica a tutte le cause ancora in corso, consentendo al lavoratore di ottenere il ricalcolo.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati