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Ex Nunc

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156 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Revoca affidamento in prova: guida sotto stupefacenti
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'affidamento in prova per un soggetto sorpreso a guidare sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Secondo la Corte, anche una singola condotta di notevole gravità è sufficiente per dimostrare l'incompatibilità con il percorso di risocializzazione, giustificando così la revoca della misura alternativa. La decisione sottolinea che la prosecuzione della prova si basa su una prognosi favorevole che può essere smentita da comportamenti che mettono a repentaglio la sicurezza propria e altrui.
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Revoca detenzione domiciliare: quando è legittima?
La Corte di Cassazione conferma la revoca della detenzione domiciliare per un uomo che aveva violato più volte le prescrizioni. La Corte ha stabilito che, ai fini della revoca, è sufficiente la notizia di nuovi reati (come un'aggressione), senza dover attendere l'esito del relativo processo penale. Inoltre, ha chiarito che la revoca detenzione domiciliare ha effetto solo per il futuro (ex nunc), e il periodo già scontato in regime domiciliare è considerato valido come pena espiata.
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Occupazione acquisitiva: indennità e risarcimento
La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra il periodo di occupazione legittima, che dà diritto a un'indennità, e il periodo di occupazione illegittima (sine titulo) successivo, che genera un diritto al risarcimento del danno. Il caso riguarda un Comune che, dopo aver occupato un terreno privato per un'opera pubblica sulla base di un decreto d'urgenza, non ha mai emesso il decreto di esproprio definitivo. La Corte ha stabilito che la mancata emissione del decreto non rende l'occupazione iniziale retroattivamente illecita. Di conseguenza, per il primo periodo spetta un'indennità, mentre per il periodo successivo alla scadenza dei termini, in cui si configura una occupazione acquisitiva, spetta il risarcimento del danno.
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Trasformazione part-time: quando diventa full-time?
Una lavoratrice, assunta con contratto part-time, ha costantemente svolto un orario di lavoro superiore, agendo di fatto come una dipendente a tempo pieno. La Corte di Cassazione ha confermato la trasformazione part-time del rapporto in full-time per fatti concludenti. La Corte ha stabilito che la lavoratrice ha diritto alle differenze retributive (nei limiti della prescrizione), ma ha negato il diritto a un risarcimento del danno aggiuntivo, specificando che tale risarcimento è previsto solo per vizi formali del contratto originario e non per una trasformazione consensuale basata sui comportamenti delle parti.
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Revoca affidamento in prova: la valutazione del giudice
La Corte di Cassazione conferma la revoca dell'affidamento in prova per un soggetto che aveva violato le prescrizioni sull'orario di rientro. Secondo la Corte, la violazione ripetuta, anche a distanza di tempo, e una giustificazione non credibile dimostrano un'incompatibilità con il proseguimento della misura, rendendo la revoca affidamento in prova legittima nonostante i progressi in ambito lavorativo e familiare.
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Canoni di locazione non percepiti: la tassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che i canoni di locazione non percepiti per immobili ad uso commerciale concorrono a formare il reddito del locatore e vanno tassati. La risoluzione del contratto per inadempimento non ha effetto retroattivo, pertanto l'obbligazione di pagamento dei canoni maturati prima della risoluzione rimane valida ai fini fiscali. La tassazione si basa sul principio di competenza e non di cassa.
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Errore materiale: limiti alla modifica dei provvedimenti
La Corte di Cassazione ha stabilito che la procedura di correzione di errore materiale non può essere utilizzata per modificare la sostanza di una decisione giudiziaria. Nel caso specifico, la richiesta di specificare che la revoca di una misura di prevenzione avesse efficacia retroattiva ("ex tunc") è stata respinta, poiché ciò costituirebbe un'integrazione sostanziale e non una semplice correzione formale. La Corte ha chiarito che l'impugnazione avverso tali provvedimenti va proposta direttamente in Cassazione e non in Appello.
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Canone demaniale marittimo: no alla restituzione
Una concessionaria pagava un canone demaniale marittimo maggiorato per anni a seguito del rinnovo di una concessione. Dopo aver ottenuto una riduzione del canone, ha richiesto la restituzione delle somme versate in eccesso. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che con il rinnovo (e non la semplice proroga) le strutture non amovibili edificate dalla concessionaria vengono acquisite per legge dallo Stato. Di conseguenza, il canone più elevato per il periodo contestato era legittimo, in quanto calcolato sul maggior valore del bene demaniale, e nessuna restituzione era dovuta.
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Recesso ante tempus: Niente proroga per contratto cessato
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto a tempo determinato, anche se soggetto a un recesso ante tempus illegittimo da parte del datore di lavoro, si considera definitivamente cessato. Di conseguenza, il lavoratore non ha diritto ai benefici di una successiva proroga contrattuale disposta per altri dipendenti. Il risarcimento del danno per il lavoratore è limitato alle retribuzioni perse fino alla data di scadenza originaria del contratto, escludendo qualsiasi pretesa basata su potenziali rinnovi futuri.
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Risoluzione consensuale: quando l’accordo è valido?
La Corte di Cassazione chiarisce la validità e l'immediata efficacia di un accordo di risoluzione consensuale nel pubblico impiego, siglato tra un dirigente e il legale rappresentante dell'ente. La Corte ha stabilito che l'accordo è perfetto al momento della firma e non necessita di ulteriori ratifiche. Una successiva revoca delle policy aziendali non può invalidare retroattivamente l'intesa già raggiunta. La permanenza in servizio del lavoratore, a fronte del mancato pagamento dell'incentivo, non costituisce una rinuncia tacita all'accordo.
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Patto di prelazione: no all’esecuzione in forma specifica
Un imprenditore, titolare di un diritto di prelazione per la locazione di un bar in uno stadio, si è visto negare dalla Cassazione la possibilità di ottenere una sentenza che tenesse luogo del contratto non concluso. La Corte ha ribadito la netta distinzione tra patto di prelazione e contratto preliminare, sottolineando che la violazione del primo dà diritto al solo risarcimento del danno e non all'esecuzione in forma specifica (art. 2932 c.c.), poiché non crea un obbligo a contrarre.
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Nullità citazione: Cassazione annulla la sentenza
Un padre e un figlio citavano in giudizio la moglie di quest'ultimo per la revoca di una donazione immobiliare per ingratitudine. Le corti di merito avevano rigettato la domanda, dichiarando la nullità dell'atto di citazione iniziale e la conseguente decadenza dell'azione. La Corte di Cassazione, con la presente sentenza, ha ribaltato la decisione, affermando che la nullità citazione sussiste solo in caso di incertezza assoluta che impedisca alla controparte di difendersi. Poiché l'oggetto della domanda era sufficientemente chiaro, la citazione era valida fin dall'inizio, e la questione della decadenza è stata erroneamente valutata. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione nel merito.
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Divieto di licenziamento: nullo se in cambio appalto
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di due licenziamenti per giustificato motivo oggettivo avvenuti durante un cambio d'appalto. La decisione si basa sul fatto che il licenziamento è stato intimato il 18 marzo 2020, quando era in vigore il divieto di licenziamento assoluto previsto dalla normativa emergenziale Covid, senza le deroghe introdotte successivamente. La Corte ha stabilito che la legge applicabile è quella in vigore al momento del recesso e che la potenziale riassunzione da parte della nuova azienda non sana la violazione della norma imperativa.
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Compenso avvocato: l’accordo scritto è valido?
La Corte di Cassazione chiarisce la validità dell'accordo sul compenso avvocato. Due legali richiedevano un pagamento maggiore rispetto a quanto pattuito, sostenendo la nullità dell'accordo per mancanza di forma scritta. La Corte ha stabilito che la parcella inviata dai legali e prodotta in giudizio dalla cliente costituisce un equipollente della scrittura privata, perfezionando l'accordo e rendendo legittima la cifra inizialmente concordata.
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Revoca lavoro pubblica utilità: ore svolte da scomputare
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di revoca del lavoro di pubblica utilità, il giudice deve scomputare le ore di servizio già regolarmente prestate dal condannato dalla pena detentiva originaria. Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza a una pena sostituita con 292 ore di lavori socialmente utili, ne aveva svolte 181 prima di interrompere. Il giudice dell'esecuzione aveva revocato il beneficio ripristinando per intero la pena detentiva. La Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che la revoca del lavoro di pubblica utilità non è retroattiva e che ignorare il lavoro già svolto costituirebbe una duplicazione irragionevole della sanzione.
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Patto di prova: la firma del datore è essenziale
La Cassazione ha stabilito che un patto di prova è nullo se non sottoscritto da entrambe le parti prima dell'inizio del rapporto. La produzione in giudizio del contratto firmato dal datore non sana il vizio originario. Di conseguenza, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato fin dall'inizio, escludendo la libera recedibilità del datore di lavoro.
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Retrocessione beni: il prezzo di riacquisto è attuale
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di retrocessione di beni espropriati e non utilizzati per fini pubblici, il prezzo che l'originario proprietario deve pagare non è la vecchia indennità di esproprio, ma il valore di mercato attuale del bene. La retrocessione costituisce un nuovo trasferimento di proprietà, con efficacia 'ex nunc', e richiede una nuova stima del valore. La Corte ha inoltre chiarito le regole procedurali per l'appello dell'interveniente adesivo, cassando la decisione della Corte d'Appello e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini: quando è legittimo l’avviso
La Corte di Cassazione ha chiarito le condizioni per il raddoppio dei termini di accertamento fiscale. Un contribuente aveva contestato un avviso di accertamento per l'anno 2005, notificato nel 2011, sostenendo che fosse tardivo e notificato in modo irregolare. La Corte ha stabilito che, nonostante una notifica viziata (da considerarsi nulla e non inesistente), l'accertamento era valido. La presenza di seri indizi di reato fiscale giustificava il raddoppio dei termini, rendendo la notifica tempestiva, poiché il ricorso del contribuente aveva sanato il vizio di notifica originario.
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Riclassificazione INPS: quando non è retroattiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riclassificazione INPS di un'azienda da un settore economico a un altro non ha effetto retroattivo se la classificazione iniziale non era basata su dichiarazioni false del datore di lavoro. Il caso riguardava una lavoratrice agricola il cui diritto all'iscrizione negli elenchi era stato messo in discussione dopo che l'INPS aveva riclassificato l'azienda nel settore industriale. La Corte ha protetto la posizione previdenziale acquisita dalla lavoratrice, affermando il principio di certezza del diritto.
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Riclassificazione INPS: la Cassazione nega la retroattività
La Corte di Cassazione ha confermato che la riclassificazione INPS di un'azienda dal settore agricolo a quello industriale non ha efficacia retroattiva. La decisione protegge la posizione previdenziale di una lavoratrice per il periodo antecedente alla variazione, garantendole il diritto all'iscrizione negli elenchi agricoli e all'indennità di disoccupazione, poiché non sono state provate dichiarazioni inesatte da parte del datore di lavoro all'inizio dell'attività.
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