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Estratto Di Ruolo

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988 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo. La decisione si fonda sulla mancanza di interesse ad agire, poiché l'impugnazione dell'estratto di ruolo è consentita solo in specifici casi previsti dalla legge, non riscontrati nella fattispecie. La Corte ha ribadito che il contribuente deve attendere la notifica di un atto esecutivo, come la cartella di pagamento, per poter contestare la pretesa fiscale.
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Impugnazione estratto di ruolo: Cassazione chiarisce
Una società ha contestato un estratto di ruolo sostenendo di non aver mai ricevuto la relativa cartella di pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile in origine, chiarendo che l'impugnazione estratto di ruolo è permessa solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e attuale, come l'esclusione da appalti pubblici o un pignoramento in corso. La semplice mancata notifica non è più sufficiente per agire in giudizio.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una società ha contestato un estratto di ruolo sostenendo la mancata notifica degli atti presupposti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse ad agire, applicando una recente normativa che limita l'impugnazione estratto di ruolo a specifici casi di pregiudizio effettivo, non dimostrati nel caso di specie.
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Impugnazione estratto di ruolo: il ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate relativo a una presunta illegittima impugnazione estratto di ruolo. La decisione si fonda sulla totale mancanza di coerenza tra i motivi del ricorso e la ratio decidendi della sentenza di appello, la quale aveva rigettato la pretesa fiscale per intervenuta prescrizione decennale del credito, pur riconoscendo la regolarità della notifica originaria.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
La Cassazione chiarisce i limiti dell'impugnazione estratto di ruolo. Il ricorso del contribuente è inammissibile per difetto di interesse ad agire se non si dimostra un pregiudizio specifico, come previsto dall'art. 3-bis del D.L. 146/2021. La Corte ha accolto il ricorso dell'Ente della Riscossione, riformando le decisioni dei giudici di merito.
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Impugnazione estratto di ruolo: i limiti dalla Cassazione
Una società di consulenza ha impugnato un estratto di ruolo, venendo a conoscenza di una cartella di pagamento per IVA che sosteneva non essere mai stata notificata. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24382/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sul principio, ormai consolidato, secondo cui l'impugnazione estratto di ruolo è consentita solo in casi eccezionali, ovvero quando il contribuente dimostra di subire un pregiudizio concreto e attuale dall'iscrizione a ruolo, come l'impossibilità di partecipare a gare d'appalto. In assenza di tale prova, l'azione è considerata inammissibile per carenza di interesse ad agire.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: requisiti formali
Un ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione. La decisione sottolinea l'importanza cruciale dei requisiti formali dell'atto, come l'esposizione chiara dei fatti e la comprensibilità delle censure. La Corte ha stabilito che la mancanza di questi elementi rende inevitabile l'inammissibilità del ricorso in Cassazione, a prescindere dal merito della questione.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
Un contribuente ha tentato l'impugnazione estratto di ruolo per notifiche errate delle cartelle. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, applicando la nuova normativa che richiede la prova di uno specifico interesse ad agire, prova che il ricorrente non ha fornito.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una contribuente contesta un estratto di ruolo, ma la Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per difetto di interesse ad agire. La sentenza chiarisce che l'impugnazione estratto di ruolo è consentita solo in casi specifici previsti dalla legge, come il pregiudizio per la partecipazione a gare d'appalto, e non come strumento generico per contestare vecchie cartelle non notificate.
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Motivazione apparente: sentenza nulla se contraddittoria
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. Il caso riguardava un contribuente che contestava la notifica di alcune cartelle esattoriali. La sentenza di secondo grado, pur confermando la validità delle notifiche, lo faceva con un ragionamento contraddittorio, incomprensibile e privo di una reale spiegazione logica. La Suprema Corte ha stabilito che una tale anomalia motivazionale equivale a un'assenza di motivazione e viola il diritto di difesa, cassando la decisione e rinviando il caso a un nuovo giudice.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una contribuente ha impugnato un estratto di ruolo sostenendo la mancata notifica della cartella di pagamento e la prescrizione del credito. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è consentita solo se il debitore dimostra un pregiudizio concreto e immediato, come l'impossibilità di partecipare a gare d'appalto. In assenza di tale prova, manca l'interesse ad agire.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione decide
Un contribuente ha contestato cartelle di pagamento mai notificate, scoprendole tramite un estratto di ruolo. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione si basa su una nuova legge, secondo cui l'impugnazione dell'estratto di ruolo è ammessa solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e attuale derivante dall'iscrizione a ruolo, prova che in questo caso non è stata fornita.
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Impugnazione cartella: quando il ricorso è inammissibile
Una società ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione di una commissione tributaria regionale che aveva confermato la regolarità della notifica di alcune cartelle di pagamento. I motivi del ricorso si basavano su un presunto errore procedurale (mancato rinvio dell'udienza) e sulla violazione di legge circa la possibilità di contestare atti non notificati. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che il primo motivo mancava di autosufficienza e il secondo era completamente slegato dalla motivazione della sentenza impugnata, che si era limitata a un accertamento di fatto sulla corretta notifica. La decisione evidenzia l'importanza di una corretta e pertinente impugnazione cartella.
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Estratto di ruolo: sufficiente per il passivo fallimentare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33070/2025, ha stabilito che per l'ammissione di un credito fiscale al passivo di una liquidazione giudiziale è sufficiente la produzione del solo estratto di ruolo. La mancata notifica della cartella di pagamento non impedisce l'ammissione della domanda. In caso di contestazione da parte del curatore, il credito deve essere ammesso con riserva, demandando la risoluzione della controversia al giudice tributario. Viene così ribaltata la decisione del Tribunale di Nola, che aveva erroneamente ritenuto necessaria la prova della notifica per tutelare il diritto di difesa del curatore.
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Estratto di ruolo: prova nel fallimento?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che l'estratto di ruolo è prova sufficiente per l'ammissione di un credito tributario al passivo fallimentare. Contrariamente a quanto deciso dal tribunale di merito, non è necessaria la preventiva produzione della cartella di pagamento. In caso di contestazione da parte del curatore, il credito viene ammesso con riserva, in attesa della risoluzione della controversia nelle sedi appropriate.
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Estratto di ruolo: prova sufficiente nel fallimento
Una società di riscossione ha richiesto l'ammissione di un credito allo stato passivo di un fallimento. Il tribunale ha respinto la domanda, ritenendo il documento prodotto (un estratto di ruolo) un mero tabulato interno. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che l'estratto di ruolo, se contiene tutti i dati identificativi del debito e del debitore, costituisce prova sufficiente per l'ammissione al passivo, senza necessità di depositare la cartella di pagamento.
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Estratto di ruolo: prova sufficiente nel fallimento
La Corte di Cassazione chiarisce che l'estratto di ruolo è un documento valido e sufficiente per richiedere l'ammissione di un credito fiscale al passivo di un fallimento. La Corte ha annullato la decisione di un tribunale che aveva respinto la domanda di un ente di riscossione, ritenendo erroneamente il documento prodotto come un semplice 'tabulato interno'. Questa ordinanza conferma che non è necessaria la notifica preventiva della cartella di pagamento al curatore, bastando il ruolo per fondare la pretesa creditoria.
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Insinuazione passivo: credito parziale e interessi
Un agente della riscossione ha impugnato una decisione che negava l'ammissione al passivo di un credito residuo da cartella parzialmente annullata e il privilegio sugli interessi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il credito residuo è valido e che la domanda di insinuazione passivo per gli interessi era sufficientemente determinata grazie ai documenti allegati. La Corte ha chiarito che l'annullamento parziale non inficia l'intera cartella e che l'estratto di ruolo è sufficiente per l'ammissione.
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Interessi moratori e fallimento: la Cassazione decide
Un'agenzia di riscossione ha impugnato una decisione che aveva declassato a chirografari i suoi crediti per interessi moratori in un fallimento, a causa di una presunta carenza di specificità nella domanda. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il privilegio si estende a tali interessi e che è sufficiente fornire i documenti base, come gli estratti di ruolo, da cui il giudice può desumere gli elementi per il calcolo, senza necessità di una dettagliata pre-quantificazione da parte del creditore.
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Danno futuro: prova necessaria per il risarcimento
Una società cita in giudizio il proprio consulente fiscale per errori che hanno generato avvisi di irregolarità. La Cassazione nega il risarcimento per il danno futuro, poiché i ricorrenti non hanno provato, con alta probabilità, che la pretesa fiscale si sarebbe concretizzata in una riscossione effettiva, non essendo sufficiente il solo avviso bonario.
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