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Estratto Di Ruolo — Anno 2022

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178 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Prescrizione cartella di pagamento: IVA a 10 anni, sanzioni a 5
Il Contribuente ha impugnato un estratto di ruolo sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica della relativa cartella esattoriale e che il debito fosse ormai estinto. La Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale sulla prescrizione cartella di pagamento. Quando la cartella contiene diverse voci di debito, non si applica un unico termine di prescrizione. Per il tributo IVA, in mancanza di norme specifiche, si applica la prescrizione ordinaria di dieci anni. Al contrario, per le sanzioni e gli interessi si applica il termine breve di cinque anni. La Corte ha inoltre confermato che la consegna dell'atto a una persona trovata nell'abitazione del destinatario fa presumere la regolare notifica, salvo prova contraria. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio per ricalcolare le somme.
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Prescrizione cartella esattoriale: IVA a 10 anni, sanzioni a 5
Il Contribuente ha impugnato un estratto di ruolo sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica della relativa cartella esattoriale per debiti IVA, sanzioni e interessi. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato prescritta l'intera pretesa applicando il termine breve di cinque anni. L'Agente della Riscossione ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che la prescrizione cartella esattoriale non segue un termine unico: l'IVA si prescrive nel termine ordinario di dieci anni, mentre sanzioni e interessi si prescrivono in cinque anni. Di conseguenza, la Corte ha accolto parzialmente il ricorso dell'Agente della Riscossione, annullato la sentenza e rinviato la causa per un nuovo calcolo delle somme effettivamente dovute.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando il ricorso fallisce
Il Contribuente ha impugnato un estratto di ruolo e le relative cartelle di pagamento, sostenendo di non averle mai ricevute. Durante il giudizio di legittimità, l'Agenzia delle Entrate ha effettuato il discarico di tre cartelle, determinando per queste la cessazione della materia del contendere. Per le cartelle rimanenti, la Corte di Cassazione ha confermato la validità delle notifiche originarie già accertata nei gradi precedenti. Di conseguenza, l'impugnazione estratto di ruolo è stata dichiarata inammissibile, in quanto l'estratto non è autonomamente impugnabile se la cartella sottostante è stata regolarmente notificata. La Corte ha rigettato il ricorso per la parte residua e ha condannato Il Contribuente al pagamento delle spese di lite.
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Impugnazione estratto di ruolo: il dubbio sulla prescrizione
Un contribuente scopre la presenza di vecchie cartelle esattoriali mai saldate e decide di contestarle richiedendo l'estratto del ruolo, eccependo che il debito fiscale è caduto in prescrizione per il decorso del tempo senza atti interruttivi. Gli eredi proseguono la battaglia giudiziaria dopo la vittoria in primo grado e la successiva sconfitta in appello, dove la commissione ritiene inammissibile l'impugnazione estratto di ruolo per far valere una prescrizione maturata dopo la notifica. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di un orientamento univoco su questo tema cruciale, non decide immediatamente la causa ma emette un'ordinanza interlocutoria, rinviando la decisione alla sezione tributaria ordinaria per un'udienza pubblica.
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Notifica cartella di pagamento: basta la fotocopia per la prova
Un contribuente ha impugnato un preavviso di fermo amministrativo contestando la mancata notifica cartella di pagamento. Il Tribunale ha inizialmente accolto il ricorso, ritenendo la semplice fotocopia degli avvisi di ricevimento priva di valore probatorio a seguito del disconoscimento della parte. L'Agente della Riscossione ha proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno ribaltato la decisione, stabilendo che la copia fotostatica della relata di notifica unitamente all'estratto di ruolo è sufficiente a provare l'avvenuta notifica cartella di pagamento. La generica contestazione del debitore non basta a privare di valore le copie prodotte, dovendo il giudice valutare l'intero quadro presuntivo. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Autosufficienza del ricorso per cassazione e notifica cartella
La Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall'Agente della Riscossione per tasse del 2014, appresa solo tramite un estratto di ruolo. La donna ha sostenuto che la notifica fosse nulla perché eseguita presso un vecchio indirizzo di residenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile applicando il principio riguardante l'autosufficienza del ricorso per cassazione. La parte ricorrente non ha infatti trascritto né allegato le relate di notifica e i certificati di residenza all'interno del proprio atto. Senza la riproduzione integrale dei documenti, i giudici di legittimità non hanno potuto verificare l'eventuale errore notificatorio. La Contribuente è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio e al raddoppio del contributo unificato.
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Impugnazione estratto di ruolo: cartella non notificata e rinvio
Il Contribuente ha presentato ricorso contestando la mancata notifica di una cartella di pagamento, scoperta solo tramite la richiesta di un estratto di ruolo fornito dall'Agente della Riscossione. I giudici di merito hanno negato la possibilità di impugnare direttamente l'estratto di ruolo. Il Contribuente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la piena legittimità dell'impugnazione estratto di ruolo in assenza di una previa notifica della cartella. La Corte di Cassazione ha preso atto delle recenti riforme legislative che limitano la contestazione di tali documenti informativi. Di fronte a dubbi sulla retroattività delle nuove norme, i giudici hanno deciso di rinviare la causa in attesa di una decisione risolutiva delle Sezioni Unite.
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Integrazione del contraddittorio: fisco ko se manca una parte
Il Contribuente ha impugnato un estratto di ruolo relativo a cartelle esattoriali non notificate. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente. I giudici hanno rilevato che l'Agenzia delle Entrate, pur avendo partecipato al giudizio di primo grado, era stata esclusa dal processo d'appello. La Suprema Corte ha chiarito che la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti di una parte originaria determina la nullità dell'intero giudizio di secondo grado. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado affinché celebri un nuovo processo coinvolgendo tutte le parti necessarie.
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Notifica della cartella di pagamento: il debito resta valido
Il Contribuente impugnava un estratto di ruolo emesso dall'Agente della Riscossione, lamentando la mancata notifica della cartella di pagamento per contributi previdenziali e chiedendo la dichiarazione di inesigibilità del credito. La Corte d'Appello respingeva la domanda, ritenendo che il vizio di notifica incida solo sulla procedura esecutiva e non sull'esistenza del debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Contribuente. I giudici hanno chiarito che la mancata notifica della cartella di pagamento impedisce l'avvio dell'esecuzione forzata, ma non cancella il diritto di credito dell'ente previdenziale. Il Contribuente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione contributi INPS: il fisco perde dopo la cartella
Un cittadino ha contestato un debito previdenziale richiesto dall'ente di riscossione, sostenendo che fosse scattata la prescrizione contributi INPS dopo la notifica della cartella di pagamento, senza che vi fossero stati atti interruttivi. La Corte d'Appello ha accolto il ricorso del contribuente, confermando la prescrizione quinquennale. L'Agenzia delle Entrate Riscossione ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo l'inammissibilità dell'impugnazione dell'estratto di ruolo e l'applicazione della prescrizione decennale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente di riscossione, confermando che l'estratto di ruolo può essere impugnato per far valere la prescrizione successiva alla notifica e che il termine di prescrizione dei contributi previdenziali resta di cinque anni, non trasformandosi in decennale. Il contribuente ha vinto definitivamente la causa.
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Notifica della cartella di pagamento: valida se ritirata in sede
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava due cartelle esattoriali per difetto di notifica. La CTR riteneva nulla la notifica poiché consegnata a un soggetto non chiaramente riconducibile alla società. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ufficio, stabilendo che la notifica della cartella di pagamento presso la sede legale a un soggetto presente nei locali si presume valida. Spetta al contribuente dimostrare l'inidoneità del ricevente. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Estratto di ruolo: l’impugnazione è ammessa ma scade in 60 giorni
Il Contribuente ha proposto ricorso contro l'Amministrazione Finanziaria contestando la mancata notifica di alcune cartelle di pagamento, apprese solo tramite la richiesta di un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è ammessa in via eccezionale se le cartelle non sono state notificate. Tuttavia, il ricorso deve essere presentato entro il termine perentorio di sessanta giorni dal momento in cui il cittadino ha avuto piena conoscenza del debito. Poiché il Contribuente ha agito oltre questo termine, la Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la tardività dell'azione e condannandolo al pagamento delle spese di giudizio.
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Istanza di rateizzazione: ammissione del debito o difesa?
Il Contribuente ha impugnato un estratto di ruolo contestando la mancata notifica di cartelle esattoriali e avvisi di addebito dell'INPS. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, ritenendo che l'istanza di rateizzazione presentata dal debitore costituisse un pieno riconoscimento del debito, idoneo a interrompere la prescrizione. Il Contribuente ha proposto ricorso in Cassazione, contestando sia la regolarità delle notifiche per compiuta giacenza senza prova dell'invio della seconda raccomandata, sia l'efficacia interruttiva della rateizzazione. La Suprema Corte, rilevando la complessità delle questioni giuridiche sollevate, ha deciso di non decidere immediatamente in camera di consiglio. Con l'ordinanza interlocutoria, i giudici hanno rimesso la causa alla sezione ordinaria per una trattazione più approfondita.
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Condono fiscale: il silenzio del Fisco non è un sì
Due contribuenti hanno impugnato le cartelle di pagamento per IRPEF e ILOR, sostenendo di aver diritto al condono fiscale per aver presentato la domanda e pagato un acconto nel 2003. Secondo i ricorrenti, la mancata risposta formale del Fisco equivaleva a un silenzio assenso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'Agenzia delle Entrate non ha l'obbligo di inviare un diniego esplicito. L'iscrizione a ruolo e la notifica della cartella di pagamento costituiscono un diniego implicito della sanatoria. Inoltre, la buona fede dei contribuenti non esclude le sanzioni, poiché non è stato dimostrato un errore inevitabile e scusabile. Di conseguenza, i contribuenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese giudiziarie.
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Impugnazione cartella di pagamento: la Cassazione frena il Fisco
Un contribuente ha proposto ricorso in Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate - Riscossione per contestare una decisione del Tribunale di Roma relativa a cartelle esattoriali. La Suprema Corte, con un'ordinanza interlocutoria, ha rilevato la necessità di approfondire la questione della legittimità dell'impugnazione cartella di pagamento e dell'estratto di ruolo, disponendo il rinvio della causa alla pubblica udienza o alla sezione ordinaria per garantire una decisione approfondita su un tema di forte impatto sociale e giuridico.
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Procura alle liti su foglio spillato: la Cassazione si ferma
Il Contribuente ha impugnato una sentenza del Tribunale relativa a sanzioni amministrative e cartelle di pagamento non notificate, contestando la liquidazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha rilevato che la procura alle liti era stata rilasciata su un foglio separato spillato al ricorso, contenente solo un generico riferimento al giudizio. Poiché la validità di tale modalità di rilascio è oggetto di un contrasto interpretativo, la questione è stata precedentemente rimessa alle Sezioni Unite. Di conseguenza, i giudici hanno disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, sospendendo la decisione in attesa del pronunciamento chiarificatore delle Sezioni Unite.
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Rinvio a nuovo ruolo: se la cancelleria perde gli atti del fisco
Una società di costruzioni ha impugnato alcune cartelle di pagamento ed estratti di ruolo. L'Agenzia delle Entrate - Riscossione si è regolarmente costituita presentando un controricorso. Tuttavia, a causa di un errore materiale nella preparazione del fascicolo d'ufficio, la cancelleria non ha inserito l'atto difensivo del fisco. Di conseguenza, il giudice relatore ha formulato una proposta iniziale basata sull'errato presupposto che l'ente impositore non si fosse costituito. Rilevato l'errore e per garantire il rispetto del contraddittorio e la corretta partecipazione delle parti, la Corte di Cassazione ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa. Questo rinvio permetterà la formulazione di una nuova proposta che tenga conto delle difese di entrambe le parti.
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Inammissibilità del ricorso: cartelle esattoriali salve per ritardo
Il Contribuente ha impugnato diversi estratti di ruolo e cartelle di pagamento. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso originario perché presentato oltre i termini di legge rispetto alla regolare notifica delle cartelle. Di conseguenza, il giudice d'appello ha ritenuto precluso l'esame della prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del contribuente. La Suprema Corte ha ribadito che l'inammissibilità del ricorso costituisce una questione pregiudiziale di rito assorbente, che impedisce al giudice di pronunciarsi sul merito della pretesa fiscale, compresa l'eventuale prescrizione dei debiti. Il contribuente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Notifica cartella esattoriale via PEC: valida anche senza firma
Una società ha impugnato un estratto di ruolo contestando la validità della cartella di pagamento ricevuta via posta certificata. Secondo il contribuente, la notifica cartella esattoriale via PEC era inesistente perché il file allegato era in formato PDF anziché P7M e privo di firma digitale. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la notifica è pienamente valida. I giudici hanno chiarito che l'agente della riscossione può inviare la cartella sia come documento nativo digitale sia come copia informatica in PDF di un atto originariamente cartaceo. Inoltre, non è necessaria la firma digitale sulla copia PDF, purché la provenienza dell'atto dall'amministrazione sia certa. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso del fisco, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Ammissione allo stato passivo: l’estratto di ruolo non basta
L'Agente della Riscossione ha richiesto l'ammissione allo stato passivo del fallimento di una società per un credito di oltre un milione di euro, derivante dalla revoca di un finanziamento pubblico. A sostegno della domanda, l'ente ha prodotto esclusivamente l'estratto di ruolo. Il curatore fallimentare ha contestato il credito e il Tribunale ha respinto la richiesta per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che, in caso di contestazione da parte del curatore, l'estratto di ruolo non è sufficiente a dimostrare il credito extratributario. L'Agente della Riscossione avrebbe dovuto produrre i documenti giustificativi del rapporto sottostante. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna alle spese.
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