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Estinzione Del Processo — Anno 2022

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303 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Estinzione Del Processo

Provvedimenti

Riassunzione del processo tributario: deposito batte dispositivo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che dichiarava estinto un giudizio per tardiva riattivazione. Il processo, relativo a un rimborso IVA richiesto da una società, era stato sospeso in attesa di un'altra decisione. La Commissione Tributaria Regionale aveva calcolato il termine per la ripresa dalla lettura del dispositivo in udienza e non dal deposito ufficiale della sentenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ufficio, stabilendo che il termine per la riassunzione del processo tributario decorre solo dalla data di deposito e pubblicazione del provvedimento, momento in cui si acquisisce la reale conoscenza legale dell'atto. Di conseguenza, l'istanza dell'Agenzia delle Entrate era tempestiva e la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Definizione agevolata della lite: come chiudere la causa in Cassazione
Il Contribuente impugnava gli avvisi di accertamento per imposte dirette e IVA relativi agli anni 1999/2002. La Commissione tributaria regionale respingeva la tesi del Contribuente, ritenendo non valido un precedente condono poiché non inviato telematicamente. Durante il giudizio di Cassazione, il Contribuente ha richiesto e ottenuto la definizione agevolata della lite ai sensi del decreto legge 193/2016. Anche l'Agenzia delle Entrate ha confermato la regolarità della procedura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese tra le parti.
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Definizione agevolata batte fisco: la Cassazione estingue la lite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava una cartella di pagamento per imposte dirette e IVA dovuta all'omessa notifica dell'atto di accertamento originario. Durante il giudizio di Cassazione, la Società Contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto-legge n. 119 del 2018, pagando l'intero importo dovuto in un'unica soluzione. Poiché l'ente impositore non ha notificato alcun diniego nei termini di legge e nessuna delle parti ha chiesto la prosecuzione del giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla causa senza spese
Il Richiedente asilo propone ricorso in Cassazione contro il rigetto della sua domanda di protezione internazionale. Prima dell'udienza, il Richiedente presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione, firmata insieme al proprio avvocato. La Suprema Corte, preso atto della regolare dichiarazione, dichiara l'estinzione del processo per rinuncia ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura civile, senza alcuna condanna alle spese poiché la controparte non ha svolto attività difensiva.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop liti
L'Agenzia delle Entrate e una contribuente, titolare di una rivendita di tabacchi, erano in causa per un accertamento fiscale relativo a imposte non dichiarate. Durante la pendenza del giudizio di Cassazione, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento di quanto dovuto. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione del giudizio entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate e viene esclusa l'applicazione del raddoppio del contributo unificato per il ricorso incidentale.
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Definizione agevolata: il fisco frena l’estinzione del debito
Una società e il suo legale rappresentante hanno impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte di registro, catastali e ipotecarie relative alla vendita di un immobile. I contribuenti sostenevano che il processo dovesse essere dichiarato estinto per l'avvenuta definizione agevolata della pendenza fiscale, avendo interamente pagato il dovuto. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rilevato la necessità di verificare se la pretesa fiscale contestata corrisponda esattamente agli atti inclusi nella definizione agevolata prodotta in appello. Per questo motivo, i giudici hanno rinviato la causa a nuovo ruolo, invitando le parti a fornire chiarimenti sul punto prima di emettere una decisione definitiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sul credito
Un Ente di Garanzia ha proposto opposizione allo stato passivo di una Società Fallita per ottenere il riconoscimento di un credito privilegiato di oltre 770.000 euro derivante da un intervento di sostegno pubblico. Il Tribunale ha respinto la domanda, qualificando il credito come chirografario. L'Ente ha quindi impugnato la decisione proponendo ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Prima dell'udienza, l'Ente ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal curatore del fallimento. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo senza alcuna condanna alle spese per via dell'accordo tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’errore di notifica costa caro
Gli eredi del ricorrente originario hanno depositato un atto di rinuncia prima dell'udienza in Cassazione, omettendo però di notificarlo alle controparti costituite. La Suprema Corte ha chiarito che la mancata notifica impedisce l'estinzione formale del processo. Tuttavia, tale atto dimostra inequivocabilmente il sopravvenuto difetto di interesse della parte a proseguire la causa. Di conseguenza, la Corte ha applicato il principio per cui la rinuncia al ricorso per cassazione non notificata determina l'inammissibilità del ricorso stesso. I giudici hanno quindi dichiarato inammissibile il ricorso e hanno condannato le ricorrenti rinuncianti al pagamento delle spese di giudizio in favore dei controricorrenti.
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Rinuncia all’impugnazione: definitivo il debito milionario
Un'impresa edile ha ottenuto un decreto ingiuntivo di oltre un milione di euro contro un consorzio per lavori non pagati. Il consorzio ha proposto opposizione, ma i giudici di primo e secondo grado l'hanno respinta, qualificando il consorzio come associazione non riconosciuta. Il consorzio ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo e il consorzio ha presentato una formale rinuncia all'impugnazione, accettata dall'impresa. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia all'impugnazione, stabilendo che non vi è luogo a provvedere sulle spese di giudizio.
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Pace fiscale: il debito si cancella ma le spese restano divise
Una società contribuente ha richiesto l'estinzione di una causa tributaria contro l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. La richiesta si fonda sul perfezionamento della definizione agevolata della controversia, nota come pace fiscale, ai sensi del decreto legge 119 del 2018. La società ha presentato i documenti del concessionario della riscossione e il provvedimento di sgravio dell'ufficio doganale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Riguardo alle spese di lite, la Corte ha stabilito che esse rimangono a carico di chi le ha anticipate. Infatti, l'adesione alla pace fiscale assorbe le spese del giudizio, escludendo una loro liquidazione o rimborso da parte del giudice.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite senza tasse doppie
Una lavoratrice ha proposto ricorso per cassazione contro la decisione d'appello relativa a questioni di inquadramento professionale e demansionamento. Prima dell'udienza, la lavoratrice ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'azienda datrice di lavoro. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. I giudici hanno chiarito che, in caso di estinzione per rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale misura sanzionatoria riguarda solo i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Giudizio di rinvio: l’errore del difensore estingue il processo
Il ricorrente, un cittadino straniero richiedente protezione internazionale, ha impugnato la decisione con cui la Corte d'appello ha dichiarato l'estinzione del processo. In precedenza, la Cassazione aveva annullato con rinvio una sentenza, indicando come competente la Corte d'appello di L'Aquila. Il ricorrente ha però riassunto erroneamente la causa davanti alla Corte d'appello di Ancona, la quale ha poi rimesso gli atti a L'Aquila. Tuttavia, al momento della nuova riassunzione, il termine di legge era ormai scaduto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che nel giudizio di rinvio la designazione del giudice operata dalla Cassazione è vincolante e assoluta. Di conseguenza, l'errore del difensore non è scusabile e non si applica il meccanismo di salvaguardia del processo previsto per i normali difetti di competenza.
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Licenziamento collettivo: l’accordo cancella il ricorso
Due lavoratori hanno impugnato il licenziamento intimato dall'Azienda nell'ambito di una procedura di mobilità. La Corte d'Appello ha dichiarato illegittimo il licenziamento collettivo per gravi vizi procedurali nella comunicazione finale, condannando l'Azienda a pagare un'indennità risarcitoria di diciotto mensilità. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la decisione. Tuttavia, prima dell'udienza, l'Azienda ha depositato un atto formale di rinuncia al ricorso, accettato dai lavoratori con accordo sulla compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, rendendo definitiva la sentenza d'appello favorevole ai lavoratori.
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Estinzione del processo per rinuncia: accordo tra giornalista e TV
Una Giornalista ha chiesto al Tribunale di accertare la natura subordinata del proprio rapporto di lavoro con un'Azienda televisiva e di dichiarare illegittimo il conseguente licenziamento. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la lavoratrice ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo davanti al giudice del lavoro, firmando un verbale di conciliazione. Di conseguenza, la lavoratrice ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso, accettato dall'Azienda. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha pronunciato l'estinzione del processo per rinuncia, esonerando la ricorrente dal pagamento del raddoppio del contributo unificato e disponendo che nulla è dovuto per le spese di giudizio.
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Rinuncia al ricorso tributario: l’accordo spegne lo scontro
Una Società di Riscossione comunale aveva notificato a una Contribuente alcuni avvisi di accertamento per il pagamento di Tosap e Tarsu su immobili ritenuti pubblici. La Contribuente ha contestato con successo le richieste nei primi gradi di giudizio. La Società di Riscossione ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole per risolvere la controversia. Di conseguenza, la Società di Riscossione ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso tributario, accettata e firmata anche dalla Contribuente e dal suo difensore. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese legali. Con questa decisione, la lite si chiude definitivamente senza vincitori né vinti sul piano giudiziario, ma con un accordo privato vincolante.
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Accordo conciliativo: chiude la lite ma evita le sanzioni
Un'azienda impugna la sentenza d'appello che dichiarava illegittimo il licenziamento di un dipendente, ordinandone la reintegrazione. Nelle more del giudizio di Cassazione, le parti firmano un accordo conciliativo per chiudere la lite. L'azienda deposita quindi la rinuncia al ricorso, che però non viene formalmente notificata al lavoratore. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, proprio a causa della firma dell'accordo conciliativo. Non potendo dichiarare l'estinzione formale del processo per vizio di notifica della rinuncia, la Corte chiude comunque il caso senza applicare la sanzione del raddoppio del contributo unificato, poiché l'inammissibilità è sopravvenuta e non originaria.
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Carenza di interesse ad agire: l’accordo cancella il ricorso
Una lavoratrice ottiene in appello la dichiarazione di illegittimità del licenziamento, con ordine di reintegra e risarcimento. L'azienda propone ricorso in Cassazione ma, nelle more del giudizio, le parti firmano un accordo conciliativo. L'azienda deposita la rinuncia al ricorso, che tuttavia non viene notificata alla lavoratrice. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse ad agire, poiché l'accordo transattivo ha risolto la lite. I giudici escludono l'estinzione formale per vizio di notifica della rinuncia, ma confermano che l'accordo fa venir meno l'utilità della decisione. Infine, viene escluso il raddoppio del contributo unificato, non applicabile in caso di inammissibilità sopravvenuta.
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Definizione agevolata della lite: il socio vince contro il Fisco
Un socio di una società a ristretta base azionaria riceveva un avviso di accertamento per presunti utili non dichiarati. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, in cui si discuteva della validità della notifica dell'atto originario alla società, la controversia giungeva in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente presentava domanda di definizione agevolata della lite ai sensi del decreto-legge n. 119 del 2018, pagando quanto dovuto. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge e nessuna delle parti ha chiesto la prosecuzione del giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Il contribuente ottiene così la chiusura definitiva della pendenza tributaria, con spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: il Fisco si ferma e il processo si estingue
Due soci di una società a ristretta base sociale impugnano gli avvisi di accertamento emessi dal Fisco per presunti utili occulti distribuiti. Durante il giudizio in Cassazione, uno dei contribuenti presenta domanda di definizione agevolata ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando la prima rata. Poiché nessuna delle parti presenta l'istanza di trattazione entro il termine di legge del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate, confermando l'efficacia della sanatoria fiscale per chiudere definitivamente la pendenza con l'Amministrazione finanziaria.
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Pilota contro il Fisco: la definizione agevolata chiude la lite
Un ex pilota professionista riceveva un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate per tasse non pagate su contratti di sponsorizzazione. Dopo aver impugnato l'atto nei primi gradi di giudizio con esito sfavorevole, il contribuente ricorreva in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, il ricorrente presentava istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto-legge 119/2018, pagando l'intero debito calcolato. Poiché nessuna delle parti richiedeva la trattazione della causa entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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