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Estinzione Del Processo — Anno 2022

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303 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Estinzione Del Processo

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite sul fallimento
Un professionista ha proposto opposizione allo stato passivo per ottenere il riconoscimento del proprio credito professionale verso una società fallita. Il Tribunale ha accolto parzialmente la domanda, ammettendo il credito in parte come privilegiato e in parte come chirografario. Il professionista ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, e la procedura fallimentare ha risposto con un ricorso incidentale. Successivamente, entrambi i difensori, muniti di apposita procura, hanno depositato formale atto di rinuncia ai rispettivi ricorsi. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia al ricorso in Cassazione, disponendo la compensazione delle spese di lite poiché entrambe le parti hanno concordato sulla cessazione della materia del contendere.
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Estinzione del processo tributario: l’accordo cancella la lite
L'Azienda ha impugnato la cartella di pagamento TARSU emessa dal Comune per i locali di un centro orafo. Durante il giudizio di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere la controversia. Di conseguenza, sia L'Azienda sia Il Comune hanno depositato una formale rinuncia agli atti di causa. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del processo tributario, disponendo la compensazione delle spese di lite ed escludendo il raddoppio del contributo unificato. Vince l'accordo amichevole: la lite si chiude senza vincitori né vinti, azzerando le pendenze.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale in Cassazione
Una società di persone e le sue socie ricevevano avvisi di accertamento per omessa dichiarazione di redditi da partecipazione. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, le contribuenti proponevano ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società veniva cancellata dal registro delle imprese e le socie aderivano alla definizione agevolata dei carichi pendenti, pagando quanto dovuto in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione, preso atto del regolare pagamento e del perfezionamento della sanatoria, ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. L'adesione alla definizione agevolata ha così risolto definitivamente la controversia tributaria, rendendo inutile qualsiasi ulteriore decisione sul merito della pretesa fiscale.
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Definizione agevolata: il Fisco perde e la causa si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso contro una sentenza favorevole a un contribuente, riguardante un avviso di accertamento per maggiore Irpef derivante da redditi di partecipazione societaria. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto-legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento di quanto dovuto e depositando la relativa documentazione. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione del giudizio entro il termine di legge del 31 dicembre 2020, e in assenza di dinieghi da parte dell'amministrazione finanziaria, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese giudiziarie sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, sancendo la chiusura definitiva della lite fiscale a favore del contribuente che ha regolarizzato la propria posizione.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite estinta
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso contro una società di costruzioni per avvisi di accertamento relativi a Irpeg, Irap e Iva. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, pagando l'intero importo dovuto in un'unica soluzione. L'amministrazione finanziaria ha quindi attestato la regolarità del pagamento e ha richiesto l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando estinto il processo per cessazione della materia del contendere e disponendo che le spese di lite restino a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso: l’Ente Pubblico si ritira ma paga le spese
La Regione ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione del Consiglio di Stato che aveva annullato l'autorizzazione all'ampliamento di un impianto di smaltimento rifiuti. Successivamente, la stessa Regione ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per intervenuta rinuncia al ricorso, condannando la Regione al pagamento delle spese di giudizio in favore dei Comuni che non avevano aderito alla rinuncia.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: chi paga senza accordo?
L'Azienda ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava illegittimo il licenziamento del Lavoratore, ordinandone la reintegrazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere la controversia. Di conseguenza, l'Azienda ha depositato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Tuttavia, poiché l'Azienda non ha allegato un documento scritto che dimostrasse un accordo diverso sulla divisione delle spese legali, la Corte l'ha condannata a pagare le spese del giudizio di legittimità in favore del Lavoratore.
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Definizione agevolata: stop alle pretese del Fisco sulle aree
Una società di edilizia ha impugnato un avviso di accertamento per imposte non dichiarate sulla vendita di un'area edificabile. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando la prima rata. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge e nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro il termine stabilito, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo con compensazione delle spese di giudizio.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: vince la PEC
Un Comune ha impugnato la decisione che annullava un accertamento ICI contro un Contribuente, basato su una rendita catastale non notificata. Durante il giudizio di Cassazione, il Contribuente ha dimostrato di aver aderito alla definizione agevolata delle liti tributarie inviando la richiesta tramite PEC e pagando le rate previste. Nonostante il Comune sostenesse di non aver ricevuto la domanda, la ricevuta di consegna della PEC ha smentito tale tesi. Non avendo il Comune notificato alcun diniego nei termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per avvenuta definizione della lite, compensando le spese tra le parti.
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Definizione agevolata: processo estinto se il fisco tace
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione favorevole ottenuta da una Società Contribuente in merito a un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA. Durante il giudizio, la Società Contribuente ha richiesto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie, dimostrando il pagamento delle rate previste. Poiché nessuna delle parti ha presentato l'istanza di trattazione entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020, e in assenza di un diniego da parte dell'ufficio, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese giudiziarie sono state poste a carico di chi le ha anticipate, confermando l'efficacia della definizione agevolata per chiudere definitivamente la lite fiscale.
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Estinzione del processo: il ritardo dell’avvocato costa la causa
Un'agenzia immobiliare ha impugnato la decisione che dichiarava l'estinzione del processo per mancata comparizione delle parti a due udienze consecutive. Il difensore della società era giunto in ritardo di oltre un'ora, invocando un protocollo locale che prevedeva la cancellazione solo a fine giornata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'estinzione del processo. I giudici hanno chiarito che i protocolli locali costituiscono semplici linee guida e non possono derogare alle norme del codice di procedura civile. Di conseguenza, la condotta della ricorrente, basata su tesi pretestuose, ha integrato una responsabilità aggravata per lite temeraria, comportando la condanna al risarcimento dei danni e al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al recupero del credito
La Società Creditrice ha proposto opposizione contro la decisione del Tribunale che escludeva il suo credito dallo stato passivo della procedura concorsuale avviata contro la Società Debitrice. Successivamente, la Società Creditrice ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione prima della decisione della Suprema Corte. La controparte, rappresentata dalla Curatela Fallimentare, non ha svolto alcuna attività difensiva nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, stabilendo che non vi è alcuna necessità di provvedere sulle spese di giudizio. La controversia si chiude così definitivamente senza una pronuncia sul merito del credito.
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Rinuncia al ricorso: quando il processo si estingue senza consenso
L'Ente Previdenziale ha proposto ricorso contro una cittadina in merito a due avvisi di addebito. Successivamente, avendo ottenuto una decisione favorevole in un altro giudizio correlato, l'Ente ha presentato e notificato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha chiarito che la rinuncia al ricorso, regolarmente notificata alla controparte, determina l'immediata estinzione del processo senza necessità di accettazione da parte del destinatario. L'accettazione rileva solo ai fini della ripartizione delle spese giudiziarie. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio e ha disposto la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: Fisco batte buona fede
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di rivendita auto la deduzione di costi e la detrazione IVA relative a presunte operazioni soggettivamente inesistenti effettuate tramite una società cartiera. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla società, valorizzando l'assoluzione penale dei soci e la regolarità dei prezzi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che, a fronte di indizi di frode, non basta dimostrare la regolarità formale dei pagamenti o la congruità dei prezzi. Il contribuente deve provare la propria buona fede, dimostrando di non sapere e di non poter sapere, usando l'ordinaria diligenza, che il venditore era un soggetto fittizio. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra azienda e fisco
Una società contribuente impugnava una cartella di pagamento IRES, contestando il diniego di agevolazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del Decreto Legge numero 119 del 2018, provvedendo al pagamento integrale di quanto dovuto nei termini previsti. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'avvenuto pagamento e ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere. Le spese del giudizio sono state poste a carico della parte che le ha anticipate, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla causa per la protezione
Un cittadino straniero ha impugnato il diniego di protezione sussidiaria e umanitaria davanti alla Corte di Cassazione. Prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo senza pronunciarsi sulle spese, poiché il Ministero dell'Interno non ha svolto attività difensiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: rinuncia totale senza spese
Il caso riguarda un cittadino straniero che ha impugnato la decisione del Tribunale, la quale negava la protezione sussidiaria e umanitaria. Successivamente, il cittadino ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione prima dell'udienza. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa decisione e ha dichiarato l'estinzione del processo. Poiché l'amministrazione pubblica intimata non ha svolto attività difensiva, i giudici non hanno liquidato le spese di giudizio. La rinuncia al ricorso per cassazione ha quindi chiuso definitivamente la vicenda giudiziaria senza una decisione sul merito della protezione richiesta.
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Riassunzione del processo: notifica scaduta ma la causa è salva
Un professionista ottiene un decreto ingiuntivo contro un cliente per compensi professionali. Il cliente si oppone e presta giuramento decisorio. Dopo una sospensione per querela di falso, poi archiviata, gli eredi del cliente avviano la riassunzione del processo. Tuttavia, non notificano tempestivamente il ricorso entro il primo termine fissato dal giudice. Il giudice concede un secondo termine, rispettato dagli eredi, ma dichiara comunque l'estinzione della causa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso degli eredi: il deposito tempestivo del ricorso impedisce l'estinzione. Se la notifica fallisce, il giudice deve ordinare la rinnovazione fissando un nuovo termine. Gli eredi vincono e la causa viene rinviata alla Corte d'Appello.
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Definizione agevolata: il ritardo non cancella la pace fiscale
L'Agenzia delle Entrate aveva emesso avvisi di accertamento sintetico nei confronti di un contribuente per il possesso di alcuni veicoli. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla pace fiscale, pagando quanto dovuto. La Suprema Corte ha chiarito che il termine per depositare l'istanza di sospensione non è perentorio ma ordinatorio. Di conseguenza, non essendoci stata richiesta di trattazione entro i termini di legge e in assenza di diniego da parte dell'ufficio, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per intervenuta definizione agevolata, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Riassunzione del processo: la forma vince sul fallimento
Una società debitrice e i suoi fideiussori contestavano a un istituto di credito la nullità di alcuni contratti bancari. Durante il giudizio d'appello, la società debitrice veniva dichiarata fallita. La Corte d'appello dichiarava l'estinzione del giudizio, ritenendo tardiva la riassunzione del processo da parte della banca. Secondo i giudici di secondo grado, il termine per riattivare la causa decorreva dalla ricezione della comunicazione di fallimento inviata dal curatore anni prima. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della banca, stabilendo che, in caso di fallimento, l'interruzione è automatica, ma il termine per la riassunzione del processo decorre solo dal momento in cui la dichiarazione giudiziale di interruzione viene legalmente conosciuta dalle parti, e non dalla mera conoscenza stragiudiziale del fallimento.
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