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Esposizione Alla Pubblica Fede

424 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La condizione di un bene lasciato incustodito dal proprietario, il quale si affida al senso di onestà e rispetto della collettività per la sua protezione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

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Provvedimenti

Furto di Ciclomotore: Bloccasterzo non esclude l’aggravante
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per il furto di un ciclomotore. L'imputato contestava la circostanza aggravante di esposizione alla pubblica fede, sostenendo che il veicolo fosse abbandonato o protetto dal bloccasterzo. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile. Ha chiarito che un bloccasterzo non impedisce l'esposizione alla pubblica fede, in quanto non rappresenta un ostacolo significativo all'azione furtiva. La condanna per il furto di ciclomotore è stata quindi confermata, con l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione.
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Furto aggravato: quando lasciare le chiavi in auto diventa un rischio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate. L'imputato contestava la sussistenza dell'aggravante di esposizione alla pubblica fede. La Suprema Corte ha ribadito che tale aggravante si configura quando un veicolo viene lasciato sulla pubblica via con le chiavi inserite per una necessità contingente, non per mera comodità o trascuratezza. Il ricorso è stato ritenuto privo di specificità e manifestamente infondato, confermando la condanna e imponendo il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: la bici lasciata per lavoro è esposta alla pubblica fede
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un caso di **furto aggravato** di una bicicletta. L'imputato aveva rubato il mezzo parcheggiato all'esterno di una pizzeria dalla proprietaria, che lo usava per lavoro. La sentenza ha ribadito che l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede sussiste per "necessità" quando l'oggetto è lasciato in un luogo pubblico per esigenze lavorative, anche se la sosta è prolungata e c'è videosorveglianza non idonea a impedire il furto. Il ricorso dell'imputato, che contestava l'aggravante e la pena, è stato dichiarato inammissibile.
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Furto Aggravato: Telefono rubato al distributore, condanna confermata
Un Individuo si è impossessato di un telefono cellulare lasciato nel vano portaoggetti di un ciclomotore, fermo presso un distributore di carburante per un rifornimento. I giudici hanno condannato l'Individuo per furto aggravato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ritenendo sussistente l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede. Questo perché l'oggetto era stato lasciato incustodito per una necessità legata alle ordinarie incombenze della vita quotidiana, come fare rifornimento. La Corte ha anche ritenuto corretto il bilanciamento delle circostanze, che non ha portato a una diminuzione ulteriore della pena. Il ricorso dell'Individuo è stato quindi rigettato, confermando la sua colpevolezza e la pena inflitta.
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Furto e videosorveglianza: quando l’occhio elettronico non basta
Un Lavoratore, condannato per furto, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava l'omesso esame della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) e la sussistenza dell'aggravante di esposizione alla pubblica fede (art. 625 n. 7 c.p.), nonostante la presenza di videosorveglianza. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che la videosorveglianza non esclude l'aggravante del furto se non impedisce l'azione criminosa. Inoltre, la causa di non punibilità per tenuità del fatto non può essere eccepita per la prima volta in appello e il mancato esercizio del potere officioso del giudice d'appello non è sindacabile in Cassazione. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese.
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Esposizione alla pubblica fede: ricorsi generici inammissibili
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che confermava la loro condanna penale. I ricorrenti contestavano la ricostruzione probatoria e l'applicazione dell'aggravante per un bene lasciato senza custodia. La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici di legittimità hanno rilevato che la prima censura riguardava questioni di puro fatto, precluse nel giudizio di cassazione. La seconda doglianza sull'aggravante legata alla esposizione alla pubblica fede era generica, priva di motivazioni concrete e sollevata in ritardo rispetto ai termini processuali. La Corte ha condannato gli imputati alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato di mandarini: fondo aperto e condanna confermata
Un soggetto ha subito la condanna per il delitto di furto aggravato per avere raccolto e sottratto cento chili di mandarini dagli alberi di un fondo agricolo privato facilmente accessibile. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando l'esistenza del reato, l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. I giudici hanno rilevato che i motivi proposti ripetevano argomenti già esaminati e respinti nei precedenti gradi di giudizio, senza evidenziare vizi logici nella sentenza d'appello. L'imputato deve scontare la pena confermata e pagare le spese legali con un'ulteriore somma alla Cassa delle ammende.
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Patteggiamento e aggravante: quando il ricorso è inammissibile
Un Lavoratore aveva concordato una pena per tentato furto aggravato. Egli ha poi presentato ricorso in Cassazione. Contestava l'applicazione dell'aggravante di "esposizione alla pubblica fede". La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il patteggiamento limita i motivi di ricorso. L'erronea qualificazione del fatto è contestabile solo se palesemente eccentrica rispetto all'accusa. L'aggravante di esposizione alla pubblica fede include anche beni lasciati per necessità quotidiane. Il Lavoratore ha perso e dovrà pagare le spese.
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Sorveglianza e tentato furto aggravato: la Cassazione decide
Tre persone hanno cercato di sottrarre merce dagli scaffali di un negozio, ma il personale di sorveglianza le ha scoperte e bloccate prima della fuga. I giudici hanno condannato le imputate per il delitto di tentato furto aggravato dall'esposizione della merce alla pubblica fede. Le donne hanno fatto ricorso in Cassazione sostenendo che la sorveglianza costante dell'addetto avrebbe dovuto cancellare l'aggravante e che spettasse loro l'attenuante per il modesto valore della refurtiva. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici hanno confermato che la vigilanza saltuaria o nata da un mero sospetto non elimina la tutela della merce esposta al pubblico. Inoltre, il mancato impossessamento e il valore commerciale non giustificavano automaticamente lo sconto di pena. Le imputate hanno perso la causa e dovranno pagare le spese del giudizio e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di biciclette rubate: quando il possesso è reato
L'Imputato è stato sorpreso all'interno di un garage mentre ridipingeva alcune delle numerose biciclette rubate rinvenute in suo possesso. Contestualmente, lo stesso ha confessato il furto di diverse automobili parcheggiate sulla pubblica via. La difesa ha proposto ricorso sostenendo la mancanza di prove circa la consapevolezza dell'origine illecita delle biciclette e chiedendo la sospensione del processo tramite messa alla prova. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per la ricettazione di biciclette rubate e furto aggravato. I giudici hanno chiarito che l'alterazione dei telai e l'elevato numero di mezzi dimostrano la piena consapevolezza dell'origine illecita, mentre la sistematicità dei furti commessi impedisce la concessione della messa alla prova.
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Furto aggravato per esposizione a pubblica fede e incustodia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un uomo per furto aggravato per esposizione a pubblica fede. Il reo aveva sottratto beni lasciati privi di vigilanza diretta dal legittimo proprietario. La difesa sosteneva l'assenza dell'aggravante a causa della mancata impossibilità assoluta di custodire i beni. I giudici hanno respinto la tesi. La necessità di esporre le cose alla pubblica fede ha carattere relativo e sussiste ogni volta in cui particolari contingenze inducano il proprietario a non vigilare sui propri beni. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il condannato dovrà versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto su furgone: l’esposizione alla pubblica fede resta valida
Un imputato ha tentato di rubare beni non comodamente trasportabili e dotazioni all'interno di un furgone parcheggiato sulla pubblica via, forzandone le serrature. L'intervento delle forze dell'ordine ha impedito la consumazione del reato. La difesa ha impugnato la condanna sostenendo l'assenza dell'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, affermando che i beni non si trovavano nel veicolo per necessità o consuetudine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la chiusura delle portiere non elimina la tutela collettiva dei beni difficilmente asportabili custoditi nell'abitacolo. Il ricorrente ha subito la condanna definitiva al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: ricorso respinto e condanna confermata
L'imputata è stata condannata per il reato di furto aggravato dopo aver sottratto beni esposti alla pubblica fede. Tramite il proprio legale, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di prove, l'eccessività della pena e la presunta mancata notifica dell'avviso di udienza nel giudizio d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I primi due motivi sono stati ritenuti generici, poiché non contestavano adeguatamente le motivazioni della sentenza precedente. Inoltre, la notifica dell'udienza è risultata del tutto valida: a seguito dell'esito negativo presso il domicilio dichiarato dall'imputata, la citazione è stata inviata al difensore tramite PEC. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna, imponendo all'imputata il pagamento delle spese processuali e un versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto aggravato di energia: il contatore nell’androne non è pubblica fede
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato di energia elettrica, avendo manomesso il proprio contatore situato nell'androne condominiale. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna. La Cassazione ha esaminato se la manomissione del contatore in un androne rientrasse nella circostanza aggravante dell'esposizione alla pubblica fede. La Suprema Corte ha escluso questa aggravante, poiché l'energia era destinata all'utenza del Lavoratore e non era esposta al rischio di furto da parte di un numero indeterminato di persone. Con l'esclusione dell'aggravante, il reato di furto aggravato è diventato furto semplice, e il reato si è estinto per prescrizione.
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Tentato furto aggravato: rimettere la merce non cancella il reato
Un uomo ha prelevato un articolo elettronico dai banchi di un ipermercato, ha distrutto il dispositivo antitaccheggio e ha inserito l'oggetto in una borsa schermata. Dopo essersi diretto verso l'uscita senza pagare, ha notato una guardia giurata che lo attendeva e ha deciso di riporre la merce su uno scaffale vicino. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per tentato furto aggravato. I giudici hanno chiarito che non esiste recesso volontario quando la decisione di restituire il bene deriva dal timore di essere scoperti. Inoltre, la merce esposta in modalità self-service nei supermercati beneficia della tutela dell'esposizione alla pubblica fede, rendendo il reato aggravato anche in presenza di telecamere o sorveglianza saltuaria.
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Esposizione alla pubblica fede e furto: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per furto pluriaggravato. L'uomo contestava l'applicazione dell'aggravante legata alla esposizione alla pubblica fede del bene sottratto, oltre a lamentare l'eccessiva severità della pena inflitta dai giudici di merito. I Supremi Giudici hanno respinto le doglianze dichiarando il ricorso inammissibile. Il controllo saltuario non esclude mai l'aggravante in questione, poiché la tutela attenuata del bene cede solo a fronte di una sorveglianza continuativa, costante ed efficace nel prevenire il furto. Il ricorrente deve versare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Profumi rubati con antitaccheggio: scatta il furto aggravato
Un uomo si è impossessato di due profumi esposti sugli scaffali di un negozio, entrambi dotati di placca antitaccheggio. La difesa ha sostenuto l'assenza del reato per difetto di querela, ritenendo che il dispositivo di sicurezza garantisse una sorveglianza continua tale da escludere l'esposizione alla pubblica fede. La Corte di Cassazione ha respinto la tesi difensiva. I giudici hanno chiarito che l'antitaccheggio suona soltanto al varco di uscita e non impedisce la presa diretta del bene. Tale circostanza configura a pieno titolo il reato di furto aggravato, rendendolo procedibile d'ufficio. La Suprema Corte ha confermato la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile.
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Furto aggravato: beni in edificio pubblico dismesso restano protetti
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Imputato condannato per tentato furto di condizionatori da un ex ospedale pubblico in disuso. L'Imputato contestava l'applicazione della circostanza del furto aggravato per esposizione alla pubblica fede, sostenendo che l'edificio abbandonato non rientrasse in tale categoria. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che i beni presenti in un edificio pubblico, anche se dismesso, rimangono proprietà dello Stato e sono protetti dall'aggravante. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Invasione di terreni o edifici: cancello forzato e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un uomo colpevole del reato di invasione di terreni o edifici e di danneggiamento aggravato. L'imputato aveva occupato abusivamente una villa residenziale dopo aver forzato e sostituito la serratura del cancello principale di ingresso, affacciato sulla pubblica via. La difesa contestava la sussistenza dell'aggravante del bene esposto alla pubblica fede, sostenendo l'esistenza di una vigilanza sul luogo. I giudici supremi hanno respinto la tesi difensiva, chiarendo che una vigilanza saltuaria non elimina l'affidamento alla pubblica fede del cancello. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in Supermercato: Aggravante Esposizione alla Pubblica Fede e Videosorveglianza
Un individuo è stato condannato per furti commessi in un supermercato. Ha contestato l'applicazione dell'aggravante esposizione alla pubblica fede, sostenendo che la videosorveglianza avrebbe dovuto impedire i furti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la videosorveglianza non garantiva un controllo costante e diretto della merce, rendendo applicabile l'aggravante esposizione alla pubblica fede. L'individuo deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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