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Esimente

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644 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Forza maggiore tributaria: crisi di liquidità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7707/2024, chiarisce che la crisi di liquidità di un'azienda, anche se causata da ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione, non costituisce automaticamente una causa di forza maggiore tributaria per giustificare il mancato versamento delle imposte. Per ottenere l'esenzione da sanzioni e interessi, il contribuente deve dimostrare che la crisi era un evento imprevedibile e inevitabile e di aver adottato tutte le misure possibili per prevenirla o mitigarla. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva accolto l'appello di una società sanitaria basandosi solo sulla sua situazione di illiquidità, rinviando la causa per una nuova e più approfondita valutazione dei fatti.
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Forza maggiore e crisi di liquidità: il caso fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7628/2024, ha stabilito che la crisi di liquidità di un'azienda, anche se causata da ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione, non costituisce automaticamente una causa di "forza maggiore" che giustifichi il mancato versamento delle imposte. La Corte ha chiarito che il contribuente deve dimostrare di aver adottato tutte le misure possibili per prevenire l'insolvenza, non potendo semplicemente addurre le difficoltà finanziarie come scusante. Il caso è stato rinviato alla commissione tributaria per una nuova valutazione dei fatti alla luce di questo principio.
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Ricorso inammissibile: quando le censure sono generiche
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per molestie (art. 660 c.p.). L'impugnazione è stata giudicata generica e manifestamente infondata, in quanto priva di argomentazioni specifiche a sostegno delle richieste. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro e alla rifusione delle spese legali della parte civile.
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Porto di coltello: inammissibile ricorso in Cassazione
Un individuo condannato per il porto di coltello a serramanico ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando un'errata valutazione dei fatti e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché i motivi erano generici e riproponevano questioni di fatto già correttamente decise nei gradi precedenti. Di conseguenza, la condanna è stata confermata con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Esimente art. 384 c.p.: non vale se avvisati
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata, confermando che l'esimente art. 384 c.p. non si applica al familiare che rende falsa testimonianza dopo essere stato informato della facoltà di astenersi dal deporre. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Imposta unica scommesse: chi paga tra CTD e bookmaker?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7247/2024, ha rigettato il ricorso di un centro trasmissione dati (CTD) e di una società di scommesse estera, confermando la loro responsabilità solidale per il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. La Corte ha stabilito che, a seguito della legge interpretativa del 2010, la soggettività passiva del tributo si estende a chiunque gestisca l'attività di scommesse in Italia, anche se per conto di operatori esteri privi di concessione. Viene inoltre chiarito che la notifica dell'atto in lingua italiana alla società estera non viola il diritto di difesa e che, per l'annualità 2011, non sussiste più l'incertezza normativa che avrebbe potuto giustificare l'esenzione dalle sanzioni.
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Particolare tenuità del fatto: spese civili dovute
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'imputato, pur essendo prosciolto per la particolare tenuità del fatto, è tenuto a rimborsare le spese legali alla parte civile. Questa decisione si basa sul principio che il proscioglimento per tenuità non nega l'esistenza del fatto illecito e la sua riferibilità all'imputato. Di conseguenza, il giudice penale deve pronunciarsi sulle domande civili di risarcimento e restituzione. La Corte ha inoltre chiarito che la remissione della querela non implica automaticamente la revoca della costituzione di parte civile.
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Art. 131-bis: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10995/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che invocava l'applicazione dell'art. 131-bis c.p. sulla particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sulla presenza di una precedente condanna specifica e sulla valutazione della condotta come non tenue, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per evasione. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, che si limitavano a riproporre censure già vagliate e respinte dalla Corte d'Appello, senza introdurre nuovi elementi critici. La Corte ha ritenuto che la mera riproduzione di argomenti già disattesi non soddisfa i requisiti di specificità richiesti per un valido atto di impugnazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso: i motivi generici in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi presentati, che si limitavano a riproporre censure già esaminate, e sull'introduzione di una nuova eccezione, quella della particolare tenuità del fatto, non sollevata nel precedente grado di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Abitualità del reato: Cassazione nega 131-bis
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato, confermando che l'abitualità del reato, desumibile da un consistente casellario giudiziale, osta all'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall'art. 131-bis del codice penale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Speciale tenuità del fatto: quando non si applica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza del 19/01/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando la decisione di merito che negava l'applicazione della causa di non punibilità per speciale tenuità del fatto. Secondo i giudici, la condotta dell'imputato non presentava i requisiti richiesti dall'art. 131-bis c.p., mancando di quelle caratteristiche di particolare irrilevanza penale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché i motivi addotti erano generici e riproponevano censure già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello. Il tentativo di ottenere una nuova valutazione delle prove, non consentita in sede di legittimità, ha portato alla conferma della decisione impugnata e alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Consenso utilizzo carta: quando è valido per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per l'uso indebito di una carta di pagamento. L'imputato sosteneva di avere un consenso implicito all'uso, ma la Corte ha stabilito che tale tesi è infondata di fronte alla dichiarazione esplicita della persona offesa di non aver mai dato la carta né il codice di utilizzo a nessuno. La mancanza di un'autorizzazione esplicita rende la difesa del consenso utilizzo carta insostenibile.
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Particolare tenuità del fatto: la Cassazione decide
Un soggetto, condannato per aver portato fuori casa una mazza da baseball, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il Tribunale aveva negato il beneficio basandosi unicamente sui precedenti penali dell'imputato. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza, stabilendo che la valutazione della tenuità del fatto deve basarsi primariamente su elementi oggettivi legati al reato e non può essere esclusa solo per la presenza di precedenti, a meno che non ricorrano specifiche condizioni di abitualità nel reato.
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Diritto di difesa in procedimenti disciplinari
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per diffamazione a carico di due professionisti, i quali avevano utilizzato espressioni forti nelle loro memorie difensive nell'ambito di un procedimento disciplinare. La Corte ha stabilito che, affinché si configuri la diffamazione, è necessaria la prova della diffusione di tali scritti all'esterno del procedimento. Inoltre, ha ribadito la centralità della valutazione del legittimo esercizio del diritto di difesa come causa di giustificazione, che il giudice di merito aveva omesso di considerare.
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Favoreggiamento personale: non punibile chi mente per sé
Un uomo viene condannato per ricettazione di un veicolo e favoreggiamento personale per aver fornito indicazioni generiche sul venditore. La Corte di Cassazione conferma la condanna per ricettazione, ma annulla quella per favoreggiamento personale, applicando l'esimente dell'art. 384 c.p. (stato di necessità). La Corte chiarisce che non si può punire chi mente o è reticente per evitare una propria incriminazione, anche se ciò aiuta indirettamente il colpevole del reato presupposto.
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Appello inammissibile per porto di coltello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per porto di coltello. L'appello inammissibile è stato rigettato perché i motivi presentati erano generici, ripetitivi di questioni già valutate e miravano a una nuova analisi dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La condanna al pagamento di un'ammenda e delle spese processuali, più un'ulteriore somma alla Cassa delle ammende, è stata confermata.
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Omissione ritenute: la Cassazione definisce il dolo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un liquidatore condannato per omissione ritenute. L'ordinanza stabilisce che la consapevolezza della crisi aziendale è sufficiente a configurare il dolo generico. Inoltre, esclude l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto quando la soglia di punibilità è superata in modo significativo, in questo caso di oltre ventimila euro.
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Particolare tenuità: no se il danno non è modesto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso tale beneficio in considerazione delle modalità della violazione, consistita nella completa rimozione di un sigillo, e del valore non trascurabile del bene sequestrato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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