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Esimente

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644 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Imposta unica scommesse: sanzioni annullate per il 2010
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 13/11/2025, ha affrontato un caso relativo all'imposta unica scommesse per l'anno 2010. Una società estera operante nel settore delle scommesse aveva impugnato avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia fiscale. La Corte ha confermato la debenza del tributo, respingendo le eccezioni sulla violazione del diritto UE e sulla mancata traduzione degli atti. Tuttavia, ha accolto il motivo di ricorso relativo alle sanzioni, annullandole in ragione dell'obiettiva incertezza normativa esistente prima della legge interpretativa del 2010. Di conseguenza, la società dovrà versare l'imposta ma non le sanzioni per l'annualità in questione.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello. I motivi del ricorso sono stati ritenuti manifestamente infondati, in quanto riproduttivi di censure già adeguatamente respinte nel grado precedente e miranti a una rivalutazione del merito, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha confermato la correttezza della valutazione delle prove, della ritenuta recidiva e del trattamento sanzionatorio, inclusa la mancata concessione delle attenuanti generiche.
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Reato di evasione: dolo e tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per il reato di evasione. La Corte ha confermato che l'allontanamento volontario dalla propria abitazione integra il dolo generico richiesto dalla norma, anche in presenza di lesioni auto-inferte. Inoltre, ha stabilito che le modalità dei fatti ostacolavano un giudizio di particolare tenuità dell'offesa, escludendo l'applicazione della causa di non punibilità.
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Reazione a pubblico ufficiale: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per lesioni e violenza a seguito di un controllo di polizia durante la crisi pandemica. Il ricorrente aveva invocato la scriminante della reazione a pubblico ufficiale, ma la Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che l'appello non specificava in cosa consistesse l'asserita illegittimità dell'operato degli agenti e che la condotta violenta escludeva la concessione di attenuanti.
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Falsa testimonianza per paura: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falsa testimonianza di quattro persone che avevano mentito durante un processo per omicidio. Gli imputati sostenevano di aver agito per paura di ritorsioni da parte degli autori del delitto. La Corte ha respinto i ricorsi, dichiarandoli inammissibili, e ha chiarito che il timore per la propria incolumità fisica non rientra nell'esimente specifica prevista per la falsa testimonianza, la quale protegge solo da un nocumento alla libertà o all'onore. Per invocare lo stato di necessità, è indispensabile provare un pericolo grave, attuale e non altrimenti evitabile, condizione non soddisfatta da un generico timore.
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Immunità giudiziale: quando l’offesa non è reato
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di due avvocati dall'accusa di diffamazione per aver inserito in un atto giudiziario frasi offensive contro la controparte. La sentenza ribadisce l'ampia portata dell'immunità giudiziale prevista dall'art. 598 c.p., che copre anche le espressioni non strettamente necessarie alla difesa, purché funzionalmente collegate all'oggetto della causa, tutelando così la libertà nell'esercizio del diritto di difesa.
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Inammissibilità ricorso: quando le motivazioni generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso in materia penale a causa della genericità dei motivi proposti. L'appellante aveva riproposto le stesse argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello riguardo l'applicazione di un'esimente e di una misura di sicurezza. La Suprema Corte ha stabilito che la mancanza di correlazione tra le ragioni della decisione impugnata e quelle dell'impugnazione comporta l'inammissibilità del ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Incarico a dipendente pubblico: l’errore è scusabile?
Una società edile viene sanzionata dall'Agenzia Fiscale per aver affidato un incarico a un dipendente pubblico senza la prescritta autorizzazione. La società si difende invocando l'errore incolpevole, dato che il professionista aveva Partita IVA ed emetteva fatture. La Corte di Cassazione, pur confermando l'onere di diligenza del committente nel verificare lo status del professionista, annulla parzialmente la sanzione poiché una delle norme applicate è stata dichiarata incostituzionale. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per la rideterminazione della sanzione e delle spese legali.
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Diffamazione a mezzo stampa e verità della notizia
Un gruppo editoriale pubblica un articolo che collega un magistrato a una grave inchiesta per corruzione, pur specificando la sua "posizione defilata". La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione a mezzo stampa, stabilendo che creare un collegamento suggestivo con fatti a cui una persona è totalmente estranea viola il requisito della verità della notizia, anche se i singoli elementi sono veri. L'omissione di informazioni cruciali, come il fatto che il magistrato non fosse indagato, è risultata decisiva per la condanna.
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Ricorso inammissibile furto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto pluriaggravato. La decisione si fonda sulla genericità del ricorso, che non contesta efficacemente le motivazioni della Corte d'Appello, la quale aveva confermato la colpevolezza sulla base di prove testimoniali e circostanziali. La Corte conferma la condanna e sanziona il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una cospicua ammenda, rigettando la tesi del tentato furto e l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Causa di non punibilità: no se hai cacciaviti
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo che, evaso dai domiciliari, invocava la causa di non punibilità per cercare sostanze stupefacenti. La Corte ha ritenuto l'argomento infondato, dato che l'imputato è stato trovato in possesso di due grossi cacciaviti, indicativi di un'intenzione di commettere reati contro il patrimonio. La condotta subdola e la violenza usata al momento dell'arresto escludono l'applicabilità della particolare tenuità del fatto.
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Bancarotta impropria: quando il debito fiscale è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un amministratore per bancarotta fraudolenta e bancarotta impropria. Quest'ultima è stata integrata dalla sistematica omissione del pagamento di debiti fiscali per oltre 8 milioni di euro, un comportamento ritenuto idoneo a causare il dissesto societario. La Corte ha chiarito che la crisi di liquidità non costituisce forza maggiore e non giustifica la scelta di finanziare l'azienda con fondi dovuti all'Erario.
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Mandato ad impugnare: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La decisione si fonda su un vizio procedurale: la mancanza dello specifico mandato ad impugnare, requisito introdotto dalla Riforma Cartabia per le sentenze successive al 30 dicembre 2022. La Corte ha inoltre respinto l'eccezione di incostituzionalità della norma, confermando la sua piena applicabilità.
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Motivazione sentenza appello: quando è nulla?
Un giornalista, condannato per diffamazione a mezzo stampa, vedeva confermate in appello le sole statuizioni civili a causa della prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ritenendo la motivazione della sentenza d'appello totalmente assente e apodittica, in quanto non aveva fornito alcuna risposta ai specifici motivi di gravame presentati dalla difesa, violando l'obbligo di un effettivo confronto argomentativo.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla condanna
Un dipendente pubblico, prosciolto per tenuità del fatto ma condannato al risarcimento per diffamazione verso due dirigenti, ricorre in Cassazione. La Corte Suprema annulla la sentenza per motivazione apparente, poiché il Tribunale non ha indicato le prove né valutato criticamente i fatti, violando l'obbligo di motivazione. Il caso è rinviato per un nuovo giudizio.
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Forza maggiore e sanzioni fiscali: guida pratica
Una cooperativa non ha versato l'IVA a causa di una crisi di liquidità provocata da mancati pagamenti della Pubblica Amministrazione. I giudici di merito avevano annullato le sanzioni, riconoscendo la forza maggiore. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la difficoltà economica, per quanto grave, non costituisce forza maggiore in senso penalistico, poiché non elimina la volontarietà della scelta di non pagare le imposte. Di conseguenza, le sanzioni sono dovute.
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Esimente art. 598 c.p.: non vale per denunce a ordini
Un cittadino, condannato per diffamazione per un esposto inviato a un ordine professionale, ha presentato ricorso in Cassazione invocando l'applicazione dell'esimente art. 598 c.p. (offese in scritti giudiziari). La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che tale esimente non si estende agli esposti o alle denunce che danno avvio a un procedimento disciplinare, in quanto l'autore non è 'parte' del giudizio stesso. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. La decisione si fonda sull'inammissibilità dei motivi presentati, che includevano vizi procedurali sanati, richieste di rivalutazione delle prove non consentite in sede di legittimità e questioni sollevate per la prima volta in Cassazione. La Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, confermando la condanna e aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria per la temerarietà dell'impugnazione, evidenziando l'importanza di presentare censure specifiche e tempestive.
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Rapporto OLAF: piena prova per i dazi doganali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7848/2024, ha confermato la piena valenza probatoria del rapporto OLAF in un caso di recupero di dazi doganali. Una società importatrice aveva beneficiato di dazi ridotti dichiarando un'origine errata per le merci. A seguito di un'indagine OLAF, l'Agenzia delle Dogane ha recuperato le maggiori imposte. La Corte ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che le risultanze OLAF costituiscono piena prova fino a prova contraria, che deve essere fornita dal contribuente. È stato inoltre chiarito che la buona fede dell'importatore non è sufficiente per l'esenzione dal pagamento, essendo necessario dimostrare un errore attivo e non rilevabile da parte dell'autorità doganale.
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Dazio antidumping: la prova spetta all’importatore
Una società importatrice di lampade si è opposta al pagamento di un maggior dazio antidumping, sostenendo la validità dei certificati di origine e la propria buona fede. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'onere di provare i presupposti per l'esenzione dal dazio spetta interamente all'importatore, specialmente in presenza di indagini OLAF che accertano una diversa provenienza della merce.
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