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Esimente

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644 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Diffamazione a mezzo stampa: anche l’insinuazione è reato
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per il reato di diffamazione a mezzo stampa. La Corte ha stabilito che la Corte d'Appello non aveva adeguatamente motivato la sua decisione, ignorando che la diffamazione può avvenire anche tramite una concatenazione di allusioni e insinuazioni, pur basate su fatti veri, che nel loro insieme ledono la reputazione di una persona. La sentenza di secondo grado è stata cassata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per evasione. La Corte ha stabilito che il ricorso si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già valutate e respinte dalla Corte d'Appello, trasformandosi in una richiesta inammissibile di riesame dei fatti. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Crisi di liquidità e reati fiscali: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imprenditrice condannata per omessa dichiarazione. La difesa sosteneva che una grave crisi di liquidità avesse reso impossibile l'adempimento fiscale. La Corte ha ribadito che, per escludere il reato, l'imputato deve fornire una prova rigorosa che la crisi non sia a lui imputabile e di aver tentato ogni azione possibile per reperire i fondi, anche a discapito del patrimonio personale, cosa che nel caso di specie non è avvenuta.
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Ricorso inammissibile: valutazione di merito in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato contro una sentenza di condanna. I motivi del ricorso, incentrati sulla rilettura delle prove e sulla valutazione della credibilità dei testimoni, sono stati considerati un tentativo di ottenere un nuovo giudizio di merito, attività preclusa alla Corte di legittimità. La Corte ha inoltre confermato la correttezza della decisione dei giudici d'appello sull'aumento di pena per la recidiva, ritenendola adeguatamente motivata.
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Critica politica: il limite tra diritto e diffamazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione a carico di un soggetto che aveva accusato una parlamentare di essersi assentata da una votazione per favorire interessi privati, omettendo la reale causa dell'assenza, ovvero gravi motivi di salute noti pubblicamente. La sentenza ribadisce che la critica politica, per essere legittima, deve fondarsi su un nucleo di verità e non può prescindere dalla verifica dei fatti, specialmente quando le informazioni per accertarli sono facilmente accessibili.
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Revocatoria Fallimentare: pagamenti nei termini d’uso
Una compagnia aerea in amministrazione straordinaria ha agito in giudizio per la revocatoria fallimentare di alcuni pagamenti effettuati a una società di leasing. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le norme speciali che esentavano tali pagamenti non sono incostituzionali. Inoltre, ha chiarito che un pagamento eseguito con un solo giorno di anticipo sulla scadenza rientra nei 'termini d'uso' e non è soggetto a revoca, rendendo irrilevante la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del creditore.
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Giornalismo d’inchiesta: i limiti del diritto di critica
Un gruppo editoriale è stato condannato per diffamazione ai danni di un ex Ministro per un articolo su un presunto viaggio personale a spese dello Stato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che il giornalismo d'inchiesta non può basarsi su notizie prive di prove e verosimiglianza, delineando così i limiti tra legittima informazione e diffamazione.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso contro una condanna per violenza a pubblico ufficiale. I motivi sono la genericità e la natura ripetitiva delle censure, che miravano a una nuova valutazione dei fatti anziché a contestare errori di diritto. L'ordinanza sottolinea l'importanza di confrontarsi specificamente con la motivazione della sentenza impugnata, anche in temi complessi come il principio del 'ne bis in idem', evidenziando i rigorosi requisiti per l'ammissibilità del ricorso.
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Verità putativa: non basta copiare da atti ufficiali
La Corte di Cassazione ha stabilito che un giornalista non può invocare l'esimente della verità putativa se si limita a copiare informazioni da un atto amministrativo senza verificarle. Nel caso specifico, un quotidiano aveva diffamato un cittadino pubblicando notizie false su suoi presunti precedenti penali, tratte da una relazione amministrativa. La Corte ha confermato la condanna al risarcimento, sottolineando che il dovere di controllo della fonte è un obbligo professionale ineludibile, a meno che la fonte non sia di natura giudiziaria o investigativa.
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Resistenza a pubblico ufficiale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due individui condannati per resistenza a pubblico ufficiale. I ricorrenti sostenevano che la loro condotta fosse solo ingiuriosa e una reazione a un atto percepito come arbitrario. La Corte ha respinto tali argomenti, qualificando il ricorso come generico e meramente reiterativo dei motivi d'appello, senza un reale confronto con le motivazioni della sentenza impugnata, che aveva accertato una chiara opposizione fisica all'operato dei militari.
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Rifiuto cure e resistenza: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato aveva afferrato un poliziotto mentre si opponeva a ricevere assistenza sanitaria. La Corte ha stabilito che il diritto al rifiuto cure non autorizza a compiere atti aggressivi contro gli operatori, confermando la condanna e le sanzioni pecuniarie.
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Rifiuto cure mediche: quando è reato aggredire?
Un uomo, condannato per aver aggredito un medico dopo aver richiesto cure, ricorre in Cassazione sostenendo il suo diritto al rifiuto cure mediche. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che tale diritto non legittima mai la violenza contro il personale sanitario, specialmente quando le cure erano state richieste dallo stesso paziente.
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Responsabilità del vettore: l’esimente CMR prevale
Una compagnia assicuratrice ha citato in giudizio un'azienda di trasporti per la perdita di alcune auto di lusso a seguito di un incendio. La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della responsabilità del vettore. Nonostante la riconosciuta colpa grave dell'autista per aver parcheggiato in un'area non protetta, è stata applicata un'esimente prevista dalla Convenzione CMR. La Corte ha ritenuto che l'uso concordato di un veicolo aperto e senza telone costituisse un 'fondato dubbio' sulla causa del danno, invertendo l'onere della prova a carico della parte danneggiata, che non è riuscita a dimostrare il contrario.
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Illiquidità forza maggiore: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che una semplice crisi di liquidità non è sufficiente a costituire causa di forza maggiore per giustificare il mancato versamento dei tributi. Nell'accogliere il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, la Corte ha chiarito che l'illiquidità forza maggiore richiede la prova di un evento imprevedibile e inevitabile, che annulla la volontà del contribuente, non essendo sufficiente la mera non imputabilità della crisi. La causa è stata rinviata al giudice di merito per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono nuovi
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per resistenza a pubblico ufficiale. La decisione si fonda su tre pilastri: la presentazione di un motivo nuovo non sollevato in appello, la mera riproduzione di censure già respinte e l'infondatezza della questione sulla prescrizione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tenuità del fatto esclusa per evasione abituale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione degli obblighi connessi a una misura di prevenzione. La Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, escludendo l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della pericolosità sociale del ricorrente, dimostrata da precedenti condanne per evasione, reato considerato della stessa indole. Di conseguenza, la condotta è stata ritenuta abituale, ostacolando il riconoscimento del beneficio.
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Legittimità perquisizione armi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando la decisione di merito. Il punto centrale è la legittimità della perquisizione per armi, ritenuta valida anche se eseguita alcuni giorni dopo la notizia di reato. Tale legittimità esclude l'applicabilità dell'esimente della reazione a un atto arbitrario, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso in Cassazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15564/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. La Corte ha ribadito che il ricorso in Cassazione non può essere utilizzato per richiedere una nuova valutazione delle prove o una diversa ricostruzione dei fatti, ma solo per contestare vizi di legittimità. Anche il motivo relativo all'esimente per reazione ad atto arbitrario è stato rigettato per la sua genericità.
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Esimente art. 384 c.p.: mentire per non accusarsi
Un soggetto, condannato per false dichiarazioni a un P.M., aveva mentito sul contenuto di un'intercettazione per timore di essere incriminato, avendo precedenti specifici. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che i giudici di merito non avevano adeguatamente valutato il concreto e immediato pericolo per la libertà personale dell'imputato, un requisito fondamentale per l'applicazione dell'esimente art. 384 c.p.
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Particolare tenuità del fatto: obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per inottemperanza a un ordine di espulsione. Il motivo non risiede nel merito della colpevolezza, ma in un vizio procedurale: il giudice di primo grado non ha fornito alcuna motivazione sul rigetto della richiesta di applicare l'esimente per particolare tenuità del fatto. La Corte ha ribadito che il giudice ha l'obbligo di motivare le proprie decisioni, anche implicitamente, e l'omissione totale su un punto specifico sollevato dalla difesa invalida la sentenza, che deve essere riesaminata.
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