Il caso riguarda due soggetti che, fingendosi corrieri con un furgone dalla targa modificata, sono entrati nel magazzino di un'azienda e, approfittando della momentanea assenza dei dipendenti, hanno sottratto rapidamente 35 colli di merce di lusso. La difesa chiedeva di riqualificare il fatto come truffa, sostenendo che vi fosse stata una consegna volontaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando l'accusa di furto aggravato. I giudici hanno chiarito che si tratta di furto e non di truffa poiché lo spossessamento è avvenuto senza il consenso del proprietario ("invito domino"), sfruttando l'inganno solo per facilitare l'accesso e la successiva sottrazione furtiva dei beni, e non per ottenere una consegna consapevole e volontaria della merce da parte delle vittime.
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