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Esecuzione In Forma Specifica (Art. 2932 C.C.)

35 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È un'azione legale che permette di ottenere una sentenza del giudice che produce gli stessi effetti di un contratto non concluso. Si usa tipicamente quando, dopo un preliminare di vendita, una delle parti si rifiuta di firmare il contratto definitivo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Acquiescenza tacita alla sentenza: incasso e perdita del ricorso
Un promissario acquirente stipula un preliminare per acquistare dei terreni. I venditori non completano la vendita. L'acquirente cita le controparti chiedendo il trasferimento forzato dell'immobile o, in via subordinata, la restituzione delle somme versate. La Corte d'Appello respinge la domanda principale di trasferimento ma condanna i venditori a rimborsare 10.500 euro. L'acquirente chiede per iscritto il pagamento della somma ottenuta senza fare riserve. Subito dopo, impugna la decisione in Cassazione per ottenere comunque i terreni. I giudici supremi dichiarano il ricorso inammissibile. L'atto formale di richiesta del denaro costituisce un'acquiescenza tacita alla sentenza. Questa condotta esprime la volontà di accettare l'esito del giudizio e cancella definitivamente la facoltà di contestare il mancato trasferimento del bene.
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Inadempimento Contratto Preliminare: Lavori Incompiuti Bloccano Trasferimento
Una promissaria acquirente ha agito in giudizio per ottenere il trasferimento di proprietà di un immobile, basandosi su un contratto preliminare che prevedeva anche l'esecuzione di lavori di ristrutturazione. La Corte d'Appello ha negato il trasferimento, ritenendo che la promissaria acquirente non avesse provato il completo adempimento dei lavori pattuiti e avesse limitato l'offerta del prezzo residuo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che la mancata prova dell'integrale esecuzione dei lavori giustificava il rigetto della domanda di esecuzione specifica, nonostante il promittente venditore avesse inizialmente contestato l'inizio anticipato dei lavori. L'appello della promissaria acquirente è stato respinto.
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Contratto preliminare di permuta: Cassazione annulla trasferimento coattivo
Un Proprietario ha ceduto un terreno a un Costruttore in cambio di future unità immobiliari, tramite un Contratto preliminare di permuta. Il Costruttore non ha ultimato i lavori né stipulato il contratto definitivo. Il Tribunale ha dichiarato l'inadempimento del Costruttore, disponendo il trasferimento coattivo degli immobili e condannandolo al risarcimento. La Corte d'Appello ha confermato. La Cassazione, invece, ha accolto il ricorso del Costruttore. Ha ritenuto che la Corte d'Appello non abbia correttamente qualificato il contratto come Contratto preliminare di permuta anziché vendita di cosa futura, rinviando la causa per una nuova valutazione della natura dell'accordo e delle conseguenze dell'inadempimento.
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Esecuzione specifica del preliminare: no al blocco senza prezzo
Una società costruttrice stipula un contratto preliminare per acquistare un terreno edificabile. La società realizza le opere edilizie ma non versa il saldo del prezzo pattuito. Di fronte all'inadempimento, la società acquirente promuove una causa per ottenere l'esecuzione specifica del preliminare e il trasferimento forzoso della proprietà dell'immobile. I proprietari venditori resistono alla richiesta e pretendono la risoluzione dell'accordo. I giudici di merito e la Corte di Cassazione respingono le pretese della società costruttrice. L'acquirente non può ottenere la proprietà giudiziale del bene se il debito è già scaduto e manca un'offerta formale e tempestiva del prezzo dovuto.
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Risoluzione del contratto preliminare e restituzione degli acconti
Un promissario acquirente stipula un compromesso per l'acquisto di una villetta e versa cospicui acconti. A causa del rifiuto del promittente venditore di stipulare il rogito per mancanza di documenti urbanistici, l'acquirente agisce in giudizio per ottenere il trasferimento coattivo del bene o la restituzione del denaro. In appello, l'erede dell'acquirente richiede la risoluzione del contratto preliminare e la restituzione degli acconti, ma la corte territoriale dichiara inammissibile la richiesta considerandola una domanda nuova basata su fatti inediti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'erede: la legge consente espressamente di mutare la richiesta di adempimento in richiesta di risoluzione contrattuale durante il processo. Tale facoltà include la restituzione delle somme versate, purché i fatti posti a fondamento della contestazione originaria coincidano con le inadempienze già allegate all'inizio della controversia.
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Trasferimento coattivo dell’immobile e revoca socio
Un cittadino ha richiesto il trasferimento coattivo dell'immobile di edilizia residenziale pubblica precedentemente promesso da una cooperativa edilizia. La Corte d'Appello ha accolto la richiesta del soggetto ordinando il passaggio di proprietà del bene. La cooperativa edilizia ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la perdita della qualità di socio da parte dell'acquirente, la mancata offerta del prezzo pattuito e l'inefficacia della trascrizione della domanda dopo venti anni. I giudici di legittimità hanno rilevato la complessità giuridica delle questioni sollevate e hanno stabilito che la vicenda non consente una decisione rapida in camera di consiglio. La Corte ha quindi disposto la trattazione del caso in pubblica udienza per un esame approfondito.
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Contratti della Pubblica Amministrazione e vendita di case popolari
Un Ente Locale proponeva a un'assegnataria l'acquisto dell'alloggio popolare occupato. La donna accettava e versava l'acconto, ma l'ente sospendeva la vendita per problemi catastali e restituiva il denaro. Alla morte dell'inquilina, le eredi e la nipote convivente citavano l'ente per ottenere il trasferimento coattivo del bene. I giudici di merito respingevano la domanda: i contratti della Pubblica Amministrazione richiedono la firma simultanea su un unico documento e non si perfezionano con semplici lettere. La Corte di Cassazione ha confermato che lo scambio epistolare non vincola l'ente al trasferimento, ma ha riaperto il giudizio sulla nipote convivente. La richiesta della nipote di subentrare nell'acquisto come convivente non era una domanda nuova e andava esaminata.
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Preliminare per persona da nominare: nomina valida via citazione
Una cooperativa edilizia stipula un preliminare di assegnazione con un socio, il quale si riserva la facoltà di nominare un terzo acquirente per il rogito. Il socio cede l'immobile a un terzo acquirente e lo immette nel possesso. Successivamente la cooperativa, posta in liquidazione, richiede la restituzione della villa accusando il terzo di occupazione abusiva. Il terzo acquirente chiede invece il trasferimento coattivo dell'immobile in giudizio. La Corte d'Appello nega il trasferimento ritenendo invalida la nomina, ma la Corte di Cassazione accoglie il ricorso del terzo: nel preliminare per persona da nominare la dichiarazione di nomina può provenire direttamente dal terzo nominato tramite la domanda giudiziale.
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Contratto preliminare di compravendita: ditta contro società
Una promissaria acquirente sottoscriveva un contratto preliminare di compravendita con un imprenditore individuale per l'acquisto di un appartamento e di un box auto. Successivamente, l'acquirente citava in giudizio una società a responsabilità limitata per ottenere il trasferimento forzoso degli immobili, sostenendo che l'imprenditore ne fosse il legale rappresentante e che le due realtà coincidessero. La società eccepiva la propria estraneità all'accordo contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda dell'acquirente. La Suprema Corte ha ribadito che la persona fisica e la persona giuridica costituiscono soggetti di diritto distinti. Senza un formale atto scritto di cessione o conferimento, gli impegni assunti dall'imprenditore in proprio non vincolano la società.
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Contratto preliminare di locazione: vincolo valido per l’azienda
Una ex socia e amministratrice ha ceduto gratuitamente le proprie quote societarie al figlio, con l'accordo che la società avrebbe stipulato un contratto di locazione commerciale per un immobile di sua proprietà. In seguito, la società ha rifiutato la firma, sostenendo che l'impegno vincolasse solo il singolo firmatario come promessa del terzo e non l'ente. La proprietaria ha chiesto al giudice l'attuazione del contratto preliminare di locazione ai sensi dell'articolo 2932 del codice civile. La Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'intesa, rigettando il ricorso dell'azienda. I giudici hanno chiarito che la spendita del nome della società si può desumere per presunzioni dal contesto complessivo dell'accordo familiare. La società deve rispettare l'affitto e pagare le spese legali.
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Contratto preliminare di compravendita: casa persa e somme salve
Un Promissario Acquirente e una Promittente Venditrice stipulano un contratto preliminare di compravendita immobiliare con consegna anticipata del bene e pagamento del prezzo. Poiché le parti non formalizzano il rogito entro la scadenza pattuita, il diritto al trasferimento della proprietà cade in prescrizione decennale. La Corte di Cassazione stabilisce che l'acquirente perde la facoltà di ottenere l'immobile, ma ha pieno diritto di richiedere la restituzione delle somme versate a titolo di arricchimento senza causa. Tale richiesta restitutoria risulta pienamente ammissibile anche se formulata nella prima memoria processuale. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'acquirente e rinvia la causa per il ricalcolo delle rispettive spettanze.
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Contratto preliminare di compravendita: stop saldo se c’è ipoteca
I venditori e l'acquirente stipulano un contratto preliminare di compravendita per un immobile. L'accordo stabilisce che l'abitazione debba risultare libera da ipoteche prima del saldo finale. Alla scadenza pattuita, la parte acquirente rifiuta di versare il saldo residuo di 50.000 euro perché l'immobile risulta ancora gravato da un'ipoteca per mutuo. I venditori sostengono di dover estinguere il mutuo proprio con la somma finale e chiedono la risoluzione dell'intesa. L'acquirente agisce per ottenere il trasferimento coattivo del bene. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dei venditori. I proprietari hanno violato gli obblighi contrattuali per non aver liberato tempestivamente l'immobile, rendendo legittimo il blocco del pagamento da parte della compratrice.
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Dismissione immobili pubblici: offerta o sondaggio?
Alcuni inquilini di un ente previdenziale pubblico chiedevano al tribunale il trasferimento forzato delle abitazioni locate. I conduttori ritenevano che la manifestazione di interesse all'acquisto, inviata in risposta a un questionario informativo dell'ente, avesse perfezionato una vera e propria compravendita a prezzi agevolati. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto delle pretese degli inquilini, dichiarando inammissibili i loro ricorsi. La Suprema Corte ha ribadito che la dismissione immobili pubblici non attribuisce un diritto automatico all'acquisto senza una formale offerta di vendita da parte dell'ente. Un semplice sondaggio non vincola l'amministrazione e non fa scattare l'obbligo di stipula. I conduttori sono stati condannati al pagamento delle spese di lite.
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Preliminare di donazione: terreni persi e ricorso nullo
Un cittadino ha citato in giudizio i familiari per ottenere il trasferimento coattivo di alcuni terreni agricoli. La richiesta si fondava su un accordo raggiunto durante una procedura di mediazione. I giudici di merito hanno respinto la domanda di trasferimento. L'impegno a cedere gratuitamente i beni costituiva infatti un nullo preliminare di donazione, insuscettibile di esecuzione forzata. Il cittadino ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa del deposito tardivo oltre i termini di legge. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese di lite e del doppio contributo unificato.
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Pignoramento presso terzi valido anche su crediti non definitivi
Un professionista ha avviato un pignoramento presso terzi per recuperare un credito professionale verso il proprio debitore. Il pignoramento ha colpito le somme dovute al debitore da due società per la cessione coattiva di quote societarie, decisa dal giudice con sentenza non ancora definitiva. I giudici di merito hanno ritenuto il credito impignorabile perché privo di definitività. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del professionista. I giudici di legittimità hanno chiarito che il pignoramento presso terzi può colpire anche crediti futuri, condizionati o eventuali, purché legati a un rapporto giuridico già esistente.
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Convenzione di lottizzazione: cessione aree e limiti di giudizio
Un ente locale ha stipulato con alcuni soggetti privati una convenzione di lottizzazione che imponeva a questi ultimi la cessione gratuita di specifiche aree per le opere di urbanizzazione. A fronte dell'inadempimento dei privati, l'amministrazione ha ottenuto dal giudice amministrativo il trasferimento coattivo degli immobili ex art. 2932 c.c. I privati hanno successivamente promosso ricorso per revocazione, sostenendo di aver ritrovato un documento comprovante un controcredito verso l'ente. I giudici hanno respinto la revocazione per mancanza di valore confessorio e mancata decisività del documento. I privati si sono quindi rivolti alle Sezioni Unite della Cassazione lamentando lo sconfinamento di giurisdizione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, escludendo qualsiasi eccesso di potere giurisdizionale e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese di lite.
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Imposta di registro sulla sentenza: si paga anche senza il prezzo
L'Acquirente ottiene una sentenza per il trasferimento di un immobile subordinato al pagamento del prezzo. L'Agenzia delle Entrate richiede l'imposta di registro in misura proporzionale. I Venditori e l'Acquirente si oppongono, sostenendo che il trasferimento non fosse ancora efficace e che il contratto fosse stato successivamente risolto per mutuo dissenso. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei contribuenti. La Corte stabilisce che la sentenza che dispone il trasferimento immobiliare ex art. 2932 c.c., condizionata al pagamento del prezzo, sconta l'imposta di registro proporzionale. Trattandosi di una condizione che dipende dalla volontà dell'acquirente, non opera la sospensione d'imposta. Inoltre, l'imposta di registro è un'imposta d'atto: si applica sulla base degli effetti della sentenza stessa, senza che rilevino accordi successivi di risoluzione.
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Interpretazione del contratto: il possesso smentisce il rifiuto
Il Venditore e l'Acquirente firmano una scrittura privata per la vendita di una cartolibreria a un prezzo stabilito, con l'immediata immissione nel possesso dell'attività da parte dell'Acquirente. Successivamente, l'Acquirente si rifiuta di stipulare il contratto definitivo, sostenendo che l'accordo fosse solo una proposta unilaterale priva di dettagli. Il Venditore agisce in giudizio per ottenere il trasferimento forzato dell'azienda. La Corte d'Appello dà ragione all'Acquirente, ma la Corte di Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che l'interpretazione del contratto non deve limitarsi al solo senso letterale delle parole. I giudici devono valutare il comportamento complessivo delle parti, come l'effettiva gestione dell'attività, per ricostruire la loro reale e comune intenzione. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Patto di quota lite: eredi contro commercialista per la casa
Un'anziana proprietaria si era obbligata a vendere un immobile a un terzo tramite un contratto preliminare, con la mediazione del proprio commercialista. Successivamente, gli eredi della donna hanno impugnato l'accordo, sostenendo che il contratto fosse nullo per violazione del divieto di patto di quota lite, poiché il professionista avrebbe abusato del suo ruolo per farle vendere il bene a un prezzo inferiore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi, confermando la validità del trasferimento. I giudici hanno chiarito che il divieto di patto di quota lite si applica solo agli avvocati o ai professionisti che svolgono attività di difesa in giudizio. Nel caso specifico, il commercialista aveva svolto una semplice attività di consulenza stragiudiziale e non vi era alcun legame tra l'acquisto dell'immobile e il suo compenso professionale.
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Regolarità Urbanistica: Preliminare Salvo Nonostante gli Abusi?
Un acquirente firma un contratto preliminare per due locali e, alla morte della venditrice, chiede al tribunale il trasferimento forzato della proprietà. Gli eredi si oppongono, sostenendo che gli immobili presentano gravi abusi edilizi e catastali che ne impediscono la vendita. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso degli eredi, stabilendo un principio chiave sulla regolarità urbanistica preliminare. Sebbene la conformità sia una condizione essenziale per il trasferimento, il giudice non può sostituirsi ai tecnici per rivalutare nel merito la gravità delle difformità, specialmente se una perizia le ha già esaminate. La domanda dell'acquirente è stata quindi accolta, confermando il suo diritto a ottenere la proprietà degli immobili.
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