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Effetto Esdebitatorio

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'effetto legale per cui un debitore viene liberato in via definitiva dalla parte di debito che eccede quanto previsto e pagato nel concordato. Grazie a questo effetto, i creditori non possono più pretendere la parte di credito 'tagliata'.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ripetizione dell’indebito bancario: rimborsi solo sul pagato
Una società ammessa al concordato preventivo ha promosso un'azione di ripetizione dell'indebito bancario per ottenere la restituzione di somme illegittimamente addebitate sul conto corrente a causa di anatocismo e altre commissioni nulle. Il Tribunale ha accertato l'illegittimità degli addebiti per oltre 372.000 euro. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente il ricorso della banca, ha stabilito che se il debitore ha pagato i propri debiti in misura ridotta in esecuzione del concordato, l'obbligo di restituzione della banca è limitato a quanto la società ha effettivamente versato e non all'intero importo nominale del debito ricalcolato. Riconoscere l'intero importo comporterebbe un ingiusto arricchimento per la società. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Concordato preventivo chiuso: sì ai crediti rinegoziati
Una società finanziaria ha chiesto di ammettere al passivo del fallimento di un'azienda alcuni crediti derivanti da un accordo di riscadenzamento stipulato durante un precedente concordato preventivo. Il Tribunale aveva respinto la richiesta, ritenendo che la chiusura del concordato preventivo avesse prodotto un effetto esdebitatorio totale, cancellando i crediti anteriori. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della finanziaria. I giudici hanno chiarito che, sebbene il concordato preventivo produca effetti esdebitatori per i vecchi debiti, gli accordi di risanamento stipulati durante la sua esecuzione creano nuove e valide obbligazioni. Di conseguenza, i creditori che hanno rinegoziato il debito possono legittimamente insinuarsi al passivo del successivo fallimento per i nuovi crediti così sorti, anche se questi non godono del diritto di prededuzione.
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Effetto esdebitatorio del concordato: esclusa la controllata
Il Tribunale di Vercelli aveva escluso dallo stato passivo di una società controllata in fallimento il credito di oltre sette milioni di euro vantato da un istituto finanziario. Secondo i giudici di merito, la chiusura del concordato preventivo della società controllante aveva prodotto un effetto esdebitatorio del concordato esteso anche alla controllata, estinguendo il debito. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che, ai sensi dell'articolo 184 della Legge Fallimentare, gli effetti del concordato preventivo si applicano esclusivamente ai creditori della società debitrice che ha proposto la procedura. Non esiste alcuna estensione automatica degli effetti esdebitatori alle società controllate, anche se appartenenti allo stesso gruppo societario. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del creditore, cassando il decreto con rinvio per un nuovo esame.
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Falcidia Concordataria e Fallimento: Credito Pieno o Ridotto?
Una società creditrice ha tentato di insinuare il proprio credito per intero nel fallimento di un'azienda debitrice. Quest'ultima, però, aveva in precedenza ottenuto l'approvazione di un concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale: se il fallimento viene dichiarato dopo la scadenza del termine per chiedere la risoluzione del concordato, la falcidia concordataria diventa definitiva. Di conseguenza, il creditore non può più pretendere l'intera somma, ma solo la quota ridotta stabilita nel piano di concordato. Il ricorso della società creditrice è stato quindi respinto, consolidando l'effetto di riduzione del debito.
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Concordato e Responsabilità Socio Unico: Azienda salva, socio no
Una banca ha chiesto il pagamento di un credito a una società controllante, basandosi sulla sua passata qualifica di socio unico della società debitrice. Quest'ultima, insieme al suo gruppo, aveva concluso un concordato nell'ambito di un'amministrazione straordinaria. La società controllante sosteneva che l'effetto liberatorio del concordato si estendesse anche a lei. La Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo che la responsabilità socio unico è una forma di garanzia imposta dalla legge ('fideiussione ex lege'), di natura occasionale e diversa da quella strutturale di altri soci. Pertanto, il socio unico non beneficia dell'effetto esdebitatorio del concordato e resta obbligato a pagare i debiti sorti durante il periodo di unipersonalità.
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Concordato preventivo e accertamento del credito
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una società di trasporti contro un istituto di credito in merito all'accertamento di debiti residui dopo un Concordato preventivo. La ricorrente sosteneva che l'omologazione del piano estinguesse ogni pretesa ulteriore. La Suprema Corte ha invece confermato che, sebbene il concordato vincoli alla riduzione del debito (falcidia), esso non impedisce un giudizio ordinario per accertare l'esatto ammontare del credito su cui applicare tale riduzione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per conformità alla giurisprudenza consolidata e genericità dei motivi.
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Fallimento dopo concordato: il credito resta ridotto?
Una società fornitrice di energia si è vista ridurre il proprio credito al 15% nel fallimento di un'azienda, poiché quest'ultimo è stato dichiarato anni dopo la scadenza dei termini per la risoluzione di un precedente concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di fallimento dopo concordato, se i termini per la risoluzione del concordato stesso sono scaduti, l'effetto di riduzione del debito diventa definitivo e il creditore non può più pretendere l'importo originario.
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Dichiarazione di fallimento concordato: quando è?
Una società, dopo aver ottenuto l'omologazione di un concordato preventivo, è stata dichiarata fallita su istanza di un creditore. La Corte d'Appello aveva annullato il fallimento, ritenendo che il creditore non potesse agire per il credito intero e che l'insolvenza fosse solo prospettica. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la dichiarazione di fallimento concordato è legittima quando l'esecuzione del piano diventa oggettivamente impossibile, a prescindere dalla scadenza dei termini. L'insolvenza originaria, infatti, riemerge e giustifica l'azione, ripristinando la posizione dei creditori.
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