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Art. 184 l.fall.

25 provvedimenti

Concordato preventivo ed esecuzione: paga il 10% ma c’è condanna
La Corte di Cassazione ha affrontato il rapporto tra **concordato preventivo ed esecuzione** e il giudizio ordinario di accertamento del credito. Una società debitrice e i suoi garanti avevano impugnato un decreto ingiuntivo. Durante l'appello, la società veniva ammessa al concordato preventivo, pagando il credito nella misura ridotta del dieci per cento previsto dal piano. La Corte d'Appello ha comunque rideterminato il debito e condannato le parti al pagamento dell'importo accertato. La debitrice ha ricorso in Cassazione sostenendo l'estinzione del debito per effetto del pagamento concordatario. I giudici hanno rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la procedura concorsuale non impedisce il giudizio ordinario di condanna, necessario per accertare l'effettivo credito. L'effetto esdebitatorio del concordato agirà successivamente come limite legale al momento dell'incasso, impedendo al creditore di pretendere somme superiori a quelle concordate.
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Prescrizione del credito nel concordato: la Cassazione
Una società cessionaria di crediti bancari chiedeva l'ammissione al passivo del fallimento di una società debitrice. Il giudice delegato e il Tribunale respingevano la richiesta per decorso del tempo, ritenendo estinto il debito. La creditrice impugnava la decisione in Cassazione. Gli Ermellini hanno ribaltato la pronuncia, stabilendo che la prescrizione del credito nel concordato rimane bloccata finché il credito resta temporaneamente inesigibile durante l'esecuzione del piano concordatario omologato.
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Concordato preventivo chiuso: sì ai crediti rinegoziati
Una società finanziaria ha chiesto di ammettere al passivo del fallimento di un'azienda alcuni crediti derivanti da un accordo di riscadenzamento stipulato durante un precedente concordato preventivo. Il Tribunale aveva respinto la richiesta, ritenendo che la chiusura del concordato preventivo avesse prodotto un effetto esdebitatorio totale, cancellando i crediti anteriori. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della finanziaria. I giudici hanno chiarito che, sebbene il concordato preventivo produca effetti esdebitatori per i vecchi debiti, gli accordi di risanamento stipulati durante la sua esecuzione creano nuove e valide obbligazioni. Di conseguenza, i creditori che hanno rinegoziato il debito possono legittimamente insinuarsi al passivo del successivo fallimento per i nuovi crediti così sorti, anche se questi non godono del diritto di prededuzione.
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Effetto esdebitatorio del concordato: esclusa la controllata
Il Tribunale di Vercelli aveva escluso dallo stato passivo di una società controllata in fallimento il credito di oltre sette milioni di euro vantato da un istituto finanziario. Secondo i giudici di merito, la chiusura del concordato preventivo della società controllante aveva prodotto un effetto esdebitatorio del concordato esteso anche alla controllata, estinguendo il debito. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che, ai sensi dell'articolo 184 della Legge Fallimentare, gli effetti del concordato preventivo si applicano esclusivamente ai creditori della società debitrice che ha proposto la procedura. Non esiste alcuna estensione automatica degli effetti esdebitatori alle società controllate, anche se appartenenti allo stesso gruppo societario. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del creditore, cassando il decreto con rinvio per un nuovo esame.
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Sì al fallimento senza risoluzione del concordato
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno risolto un importante contrasto relativo alla possibilità di dichiarare il fallimento senza risoluzione del concordato preventivo omologato. Nel caso in esame, la Corte d'Appello aveva revocato la dichiarazione di fallimento di una società debitrice, ritenendo necessaria la preventiva risoluzione dell'accordo concordatario. Il Fallimento ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che se il debitore si dimostra insolvente nel pagamento dei debiti concordatari, può essere dichiarato fallito su istanza dei creditori, del Pubblico Ministero o sua propria, anche prima e indipendentemente dalla formale risoluzione dell'accordo. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Sanzioni tributarie e concordato: la crisi non cancella le multe
Una società in liquidazione ha impugnato l'irrogazione di sanzioni per l'omesso versamento di accise, sostenendo che l'ammissione alla procedura di concordato preventivo escludesse la colpevolezza nell'inadempimento. Secondo la ricorrente, il pagamento dei tributi scaduti pochi giorni prima del deposito della domanda avrebbe violato la par condicio creditorum. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il binomio sanzioni tributarie e concordato segue regole precise: se il presupposto impositivo sorge prima della procedura, il debito è concorsuale e le sanzioni sono legittime. La crisi finanziaria non costituisce forza maggiore e non esonera l'imprenditore dalla responsabilità per il mancato versamento delle imposte, rientrando nel normale rischio d'impresa.
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Fideiussione e accordi di ristrutturazione debiti
La Corte di Cassazione ha stabilito che, negli accordi di ristrutturazione dei debiti con efficacia estesa ai creditori non aderenti, la **Fideiussione** non si estingue automaticamente. Nonostante il debito principale venga rimodulato, il creditore conserva il diritto di agire contro i garanti. Inoltre, la sentenza chiarisce che il cessionario di crediti in blocco deve fornire prova rigorosa dell'inclusione dello specifico credito nell'operazione di acquisto, non essendo sufficiente la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale se la titolarità viene contestata.
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Concordato preventivo: stop pagamenti contestati
Una società di trasporti in regime di concordato preventivo ha richiesto l'autorizzazione a sospendere il pagamento di alcuni crediti contestati, proponendo l'accantonamento delle somme in un conto corrente. Il Tribunale ha respinto l'istanza poiché il piano omologato non prevedeva tale opzione, rendendo la richiesta una modifica inammissibile della volontà dei creditori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che le controversie sull'esecuzione del piano dopo l'omologazione devono essere trattate in un ordinario giudizio di cognizione e non possono essere impugnate direttamente in sede di legittimità.
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Fallimento omisso medio: criteri e limiti legali
La Corte d’Appello di L’Aquila ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società già in regime di concordato preventivo, applicando il principio del fallimento omisso medio. La decisione stabilisce che, qualora il piano concordatario risulti oggettivamente inattuabile, è legittimo dichiarare l'insolvenza anche senza la preventiva risoluzione formale del concordato, permettendo ai creditori di agire per l'intero credito originario.
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Azione revocatoria scissione societaria: la difesa
Una società creditrice agricola ha agito in giudizio contro la sua debitrice e altre società collegate per far dichiarare inefficace, tramite un'azione revocatoria, una scissione societaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle società beneficiarie, confermando che la scissione è un atto dispositivo che può pregiudicare i creditori. Di conseguenza, l'azione revocatoria per la scissione societaria è uno strumento valido che coesiste con altri rimedi specifici del diritto societario, come l'opposizione.
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Compenso prededucibile: l’errore procedurale fatale
Un avvocato ha richiesto il pagamento di un compenso prededucibile per l'assistenza a una società in concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato la domanda inammissibile, non nel merito, ma perché il professionista ha utilizzato una procedura errata. Il rito speciale per la liquidazione degli onorari non può essere usato per accertare la natura prededucibile di un credito, questione che attiene alla sua graduazione e non all'esistenza o all'ammontare del compenso stesso.
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Surplus concordatario: no alla libera distribuzione
Una società in concordato preventivo con continuità aziendale ha visto la sua proposta respinta perché intendeva utilizzare il surplus concordatario generato dalla prosecuzione dell'attività per pagare i creditori senza rispettare le cause di prelazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che tale surplus fa parte del patrimonio del debitore e deve sottostare alla regola della priorità assoluta nel pagamento dei crediti, non potendo essere considerato come finanza esterna.
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Surplus concordatario e continuità: le regole
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22169/2024, ha stabilito che il surplus concordatario generato dalla continuità aziendale non è assimilabile a finanza esterna. Pertanto, tale surplus non può essere distribuito liberamente ai creditori chirografari se prima non sono stati integralmente soddisfatti i creditori privilegiati, in ossequio al principio della "absolute priority rule" e all'ordine delle cause di prelazione.
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Risoluzione concordato preventivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione concordato preventivo di una società per inadempimento. La Corte ha stabilito che la mancata soddisfazione dei creditori, dovuta a una liquidità inferiore alle attese, giustifica la risoluzione a prescindere da una colpa specifica del debitore, poiché la funzione primaria del concordato è tutelare i creditori.
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Fallimento omisso medio: quando è possibile?
Una società, dopo l'approvazione di un concordato preventivo, è stata dichiarata fallita per l'incapacità di far fronte a nuovi debiti e per un conclamato stato di insolvenza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso dell'impresa e chiarendo le condizioni per il cosiddetto 'fallimento omisso medio'. La Corte ha stabilito che, di fronte a un'insolvenza manifesta successiva all'omologa, è possibile procedere alla dichiarazione di fallimento senza dover prima risolvere formalmente l'accordo di concordato, specialmente quando l'inadempimento rende oggettivamente impossibile l'attuazione del piano.
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Dichiarazione di fallimento concordato: quando è?
Una società, dopo aver ottenuto l'omologazione di un concordato preventivo, è stata dichiarata fallita su istanza di un creditore. La Corte d'Appello aveva annullato il fallimento, ritenendo che il creditore non potesse agire per il credito intero e che l'insolvenza fosse solo prospettica. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la dichiarazione di fallimento concordato è legittima quando l'esecuzione del piano diventa oggettivamente impossibile, a prescindere dalla scadenza dei termini. L'insolvenza originaria, infatti, riemerge e giustifica l'azione, ripristinando la posizione dei creditori.
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Fallimento per inadempimento del concordato: si può?
Una società con un piano di concordato preventivo omologato non ha adempiuto agli obblighi assunti. Un creditore ne ha chiesto il fallimento. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, ritenendo necessaria la previa risoluzione del concordato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribaltato tale decisione. Ha stabilito che il fallimento per inadempimento può essere dichiarato direttamente, senza la necessità di risolvere prima l'accordo, qualora l'incapacità di adempiere manifesti un nuovo stato di insolvenza.
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Concordato in continuità: la Cassazione riesamina
Una società in concordato in continuità si è vista respingere il piano dalla Corte d'Appello perché destinava i flussi di cassa futuri ai creditori chirografari prima di soddisfare integralmente i privilegiati. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8491/2024, non ha deciso nel merito ma ha ritenuto la questione di tale importanza da rimettere la causa in pubblica udienza, aprendo a un possibile ripensamento della giurisprudenza sul tema del concordato in continuità.
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Concordato con continuità: la Cassazione riesamina
Una società in crisi si è vista negare l'accesso al concordato con continuità perché la sua proposta prevedeva di pagare i creditori con i profitti futuri, senza rispettare l'ordine di prelazione. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, non ha deciso il caso nel merito ma, riconoscendo la rilevanza della questione e la possibilità di rivedere un precedente orientamento, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito. Il punto focale è stabilire se i proventi derivanti dalla prosecuzione dell'attività aziendale debbano essere considerati 'nuova finanza' liberamente utilizzabile o se debbano rispettare le regole concorsuali classiche.
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Cessazione materia del contendere: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato da alcuni fideiussori contro una banca. A seguito di un accordo transattivo tra tutte le parti coinvolte, è venuto meno l'interesse a proseguire il giudizio, portando alla cessazione della materia del contendere e alla conseguente chiusura del procedimento senza una decisione nel merito.
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