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Art. 136 l.fall.

15 provvedimenti

Concordato fallimentare con assunzione: no a doppia tassa
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di liquidazione per l'imposta di registro proporzionale su un decreto di trasferimento immobiliare. Tale decreto era successivo all'omologazione di un concordato fallimentare con assunzione proposto da una società. La società ha impugnato l'atto, sostenendo che l'imposta proporzionale andasse applicata solo al decreto di omologazione, avente immediato effetto traslativo, e non al successivo decreto di trasferimento, meramente esecutivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco. I giudici hanno chiarito che nel concordato fallimentare con assunzione il trasferimento della proprietà si realizza subito con l'omologa. Di conseguenza, la tassazione proporzionale colpisce unicamente il decreto di omologazione, mentre il successivo decreto di trasferimento ha una funzione solo attuativa e non può essere nuovamente tassato in misura proporzionale.
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Imposta di registro su decreto di trasferimento: Fisco ko
L'Azienda assume i debiti e i beni di un fallimento tramite un concordato fallimentare omologato dal Tribunale. Successivamente, il giudice emette un decreto per trasferire formalmente uno degli immobili. L'Amministrazione Finanziaria richiede il pagamento dell'imposta di registro su decreto di trasferimento in misura proporzionale. L'Azienda contesta la richiesta, sostenendo che la tassa proporzionale sia dovuta solo sul decreto di omologazione, che ha già trasferito la proprietà. La Corte di Cassazione dà ragione all'Azienda e rigetta il ricorso del Fisco. I giudici chiariscono che nel concordato con assunzione il trasferimento della proprietà avviene immediatamente con l'omologazione. Il successivo decreto di trasferimento ha un valore solo esecutivo e non può essere tassato nuovamente con l'imposta proporzionale.
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Imposta di registro proporzionale: stop alla doppia tassa
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto il pagamento dell'imposta di registro proporzionale su un decreto di trasferimento immobiliare emesso dopo l'omologazione di un concordato fallimentare con assunzione. L'Azienda acquirente ha contestato l'atto, sostenendo che il trasferimento della proprietà si era già perfezionato con il decreto di omologazione, già regolarmente tassato. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Azienda, rigettando il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che, nel concordato con assunzione, il passaggio dei beni avviene immediatamente con l'omologa. Di conseguenza, il successivo decreto di trasferimento ha una funzione solo esecutiva e non può subire nuovamente l'applicazione dell'imposta di registro proporzionale.
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Fisco battuto su imposta di registro su concordato fallimentare
L'Azienda assume i debiti e i beni di una procedura fallimentare tramite un concordato approvato dal Tribunale. L'Ufficio delle Entrate richiede il pagamento dell'imposta di registro proporzionale su un successivo decreto di trasferimento di un immobile. L'Azienda contesta l'atto. La Corte di Cassazione dà ragione all'Azienda, stabilendo che l'imposta di registro su concordato fallimentare con assunzione si applica unicamente al decreto di omologazione, poiché questo atto trasferisce immediatamente la proprietà dei beni. Il successivo decreto del giudice delegato ha un valore meramente esecutivo e serve solo per la trascrizione nei registri immobiliari, senza determinare un nuovo passaggio di ricchezza. Di conseguenza, l'ulteriore tassazione proporzionale richiesta dal fisco è illegittima.
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Imposta di registro: il Fisco non può tassare due volte
Un'azienda assume i debiti di un fallimento acquisendone i beni tramite concordato. L'Agenzia delle Entrate richiede il pagamento dell'imposta di registro proporzionale sul successivo decreto di trasferimento di un immobile. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Fisco: nel concordato fallimentare con assunzione, il trasferimento della proprietà avviene immediatamente con il decreto di omologazione, sul quale si applica la tassazione proporzionale. Il successivo decreto di trasferimento ha un valore meramente esecutivo e attuativo, necessario solo per la trascrizione nei registri immobiliari, e non può essere tassato una seconda volta con l'imposta proporzionale. Vince l'azienda.
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Concordato fallimentare: scontro sul credito d’imposta
Una società assuntrice di un concordato fallimentare ha contestato la cessione di un credito d'imposta effettuata dalla curatela a favore di una società di gestione crediti. Secondo l'assuntrice, la cessione riguardava solo i crediti maturati fino a una certa data, mentre le somme successive spettavano a lei. Il Tribunale ha respinto il reclamo, ritenendo che la cessione coprisse l'intero credito futuro. L'assuntrice ha proposto ricorso straordinario in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo l'omologazione del concordato fallimentare, i provvedimenti del giudice delegato hanno solo funzione di controllo e non decidono in modo definitivo sui diritti delle parti. Di conseguenza, la controversia sulla titolarità del credito non può essere risolta in questa sede, ma richiede un autonomo giudizio ordinario di cognizione.
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Concordato fallimentare: stop ai poteri del Giudice Delegato
Una società assuntrice di un concordato fallimentare pretendeva l'assegnazione di un ingente credito IVA. Il Giudice Delegato aveva inizialmente disposto il pagamento in suo favore, ma il Tribunale ha revocato il provvedimento, stabilendo che la questione spettasse al giudice ordinario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'assuntrice. I giudici hanno chiarito che, dopo l'omologazione del concordato fallimentare, il Giudice Delegato ha solo poteri di sorveglianza e non può decidere su controversie relative a diritti soggettivi sostanziali, come la titolarità di un credito d'imposta. Tali dispute devono essere risolte tramite un ordinario giudizio di cognizione. Di conseguenza, l'assuntrice perde il ricorso e viene condannata a pagare le spese processuali.
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Concordato preventivo chiuso: sì ai crediti rinegoziati
Una società finanziaria ha chiesto di ammettere al passivo del fallimento di un'azienda alcuni crediti derivanti da un accordo di riscadenzamento stipulato durante un precedente concordato preventivo. Il Tribunale aveva respinto la richiesta, ritenendo che la chiusura del concordato preventivo avesse prodotto un effetto esdebitatorio totale, cancellando i crediti anteriori. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della finanziaria. I giudici hanno chiarito che, sebbene il concordato preventivo produca effetti esdebitatori per i vecchi debiti, gli accordi di risanamento stipulati durante la sua esecuzione creano nuove e valide obbligazioni. Di conseguenza, i creditori che hanno rinegoziato il debito possono legittimamente insinuarsi al passivo del successivo fallimento per i nuovi crediti così sorti, anche se questi non godono del diritto di prededuzione.
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Effetto esdebitatorio del concordato: esclusa la controllata
Il Tribunale di Vercelli aveva escluso dallo stato passivo di una società controllata in fallimento il credito di oltre sette milioni di euro vantato da un istituto finanziario. Secondo i giudici di merito, la chiusura del concordato preventivo della società controllante aveva prodotto un effetto esdebitatorio del concordato esteso anche alla controllata, estinguendo il debito. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che, ai sensi dell'articolo 184 della Legge Fallimentare, gli effetti del concordato preventivo si applicano esclusivamente ai creditori della società debitrice che ha proposto la procedura. Non esiste alcuna estensione automatica degli effetti esdebitatori alle società controllate, anche se appartenenti allo stesso gruppo societario. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del creditore, cassando il decreto con rinvio per un nuovo esame.
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Imposta di registro su decreto di trasferimento: stop al fisco
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto il pagamento dell'imposta proporzionale di registro su un decreto di trasferimento immobiliare emesso dopo l'omologazione di un concordato fallimentare con assuntore. La società acquirente ha impugnato l'atto, sostenendo che l'imposta proporzionale fosse già dovuta sul decreto di omologa, atto che determina l'immediato passaggio di proprietà. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che nel concordato con assunzione il trasferimento dei beni si realizza direttamente con l'omologazione. Di conseguenza, l'imposta di registro su decreto di trasferimento non può essere applicata in misura proporzionale una seconda volta, poiché il decreto del giudice delegato ha un valore meramente esecutivo e serve solo per la trascrizione nei registri immobiliari.
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Rendiconto curatore: obblighi dopo il concordato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31050/2023, ha stabilito i limiti dell'obbligo di rendiconto del curatore fallimentare. Il caso riguardava la richiesta di un ulteriore resoconto e di risarcimento danni da parte di un ex fallito nei confronti del curatore, per attività svolte dopo l'omologazione del concordato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che, una volta approvato il rendiconto iniziale, l'obbligo di un ulteriore resoconto generale cessa. Fondamentale, inoltre, è la necessità per chi agisce di dimostrare un pregiudizio almeno potenziale derivante dalla condotta del curatore, prova che in questo caso è mancata.
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Errore di fatto: i limiti della revocazione in Cassazione
Una società ha richiesto la revocazione di una sentenza della Cassazione relativa a un rimborso IVA, sostenendo un errore di fatto. La Corte ha respinto la richiesta, specificando che l'errore revocatorio deve essere una svista percettiva e non un errore di giudizio legale o di valutazione di fatti discussi. Gli errori contestati sono stati classificati come errori di diritto o semplici lapsus calami, al di fuori dell'ambito della revocazione.
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Chiusura fallimento: quando è legittima? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che contestava la chiusura del fallimento di un'altra impresa, avvenuta a seguito di un concordato fallimentare. La Corte ha stabilito che la chiusura fallimento è un atto dovuto e legittimo una volta che il decreto di omologazione del concordato è definitivo e il curatore ha presentato il conto della gestione. Le attività di esecuzione del piano, come la liquidazione dei beni e il pagamento dei creditori, proseguono dopo la chiusura sotto la vigilanza degli organi fallimentari, i cui poteri si estendono a tale fase (c.d. ultrattività).
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Concordato preventivo: no estinzione per prescrizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'estinzione di un concordato preventivo non può essere dichiarata in base a una presunta prescrizione generale dei crediti. La prescrizione deve essere accertata individualmente per ciascun creditore in un giudizio ordinario. L'erede del debitore, inoltre, non può chiedere la risoluzione della procedura.
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Responsabilità curatore fallimentare: quando è lecita?
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il tema della responsabilità del curatore fallimentare. Il caso riguarda una richiesta di risarcimento danni da parte di un creditore per un presunto ritardo nell'esecuzione di un piano di riparto e per l'indebita trattenuta di somme. La Corte ha rigettato il ricorso, escludendo la responsabilità del curatore fallimentare in quanto le sue azioni erano giustificate dall'opportunità procedurale, come la pendenza di un concordato, e autorizzate dal giudice delegato.
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