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Edilizia Residenziale Pubblica

19 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Complesso di alloggi di proprietà pubblica destinati a cittadini con redditi bassi, la cui assegnazione e permanenza sono regolate da norme specifiche per garantire il soddisfacimento dei bisogni abitativi primari.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Occupazione abusiva di alloggio popolare tra bisogno e sanzioni
La vicenda nasce dalla sanzione economica inflitta da un'amministrazione comunale a una cittadina per l'occupazione abusiva di alloggio popolare. La donna ha impugnato l'ingiunzione lamentando errori nei dati anagrafici, irregolarità della notifica postale e invocando lo stato di necessità derivante da un reddito esiguo e dalla presenza di un figlio minore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della trasgressore. Gli Ermellini hanno stabilito che l'erronea indicazione del codice fiscale non annulla l'atto se gli altri dati identificano con certezza la persona. Inoltre, il disagio economico non integra lo stato di necessità, il quale richiede un pericolo imminente e grave non altrimenti evitabile. Infine, la sanzione amministrativa coesiste con il reato penale, tutelando la corretta gestione delle graduatorie pubbliche.
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Regolarizzazione locativa: Ricorso inammissibile per difetto di forma
Una cittadina ha chiesto la regolarizzazione locativa di un alloggio di edilizia residenziale pubblica. I giudici di merito hanno respinto la sua domanda, ritenendo che la separazione dal coniuge non avesse modificato i requisiti reddituali per l'assegnazione. La cittadina ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il motivo principale è stata la mancata esposizione sommaria dei fatti, un requisito procedurale essenziale. La Corte ha quindi condannato la ricorrente al pagamento delle spese legali, senza entrare nel merito della regolarizzazione locativa.
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Agevolazioni fiscali edilizia residenziale: IVA e imposte, la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha chiarito l'applicazione delle agevolazioni fiscali edilizia residenziale. Un Notaio aveva impugnato un avviso di liquidazione per imposte ipotecarie e catastali fisse su un atto di cessione immobiliare legato a un programma di edilizia popolare. Il Notaio sosteneva l'esenzione totale, applicabile anche agli atti soggetti ad IVA, in base al principio di alternatività. La Cassazione ha stabilito che le agevolazioni fiscali previste dall'Art. 32 dPR 601/73 non si estendono agli atti soggetti ad IVA, poiché la norma è di stretta interpretazione. Il principio di alternatività IVA/Registro impone comunque il pagamento delle imposte ipotecarie e catastali, seppur in misura fissa. La sentenza precedente, favorevole al Notaio, è stata cassata.
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Subentro casa popolare: la convivenza di fatto non basta
Un cittadino ha chiesto il subentro casa popolare nella locazione dell'alloggio già assegnato al padre defunto. L'ente gestore dell'edilizia residenziale pubblica ha negato la richiesta per mancanza della residenza anagrafica e della preventiva istanza formale di ampliamento del nucleo familiare. Il richiedente ha impugnato il diniego, sostenendo di essere convivente di fatto con il genitore prima del decesso e sollevando questioni sulla legittimità delle norme regionali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nelle case popolari, la convivenza di fatto non basta. Per tutelare la trasparenza e le graduatorie pubbliche, occorrono la stabile convivenza risultante all'anagrafe e la formale autorizzazione dell'ente prima della morte dell'assegnatario. Il familiare perde la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Sgombero alloggio popolare: lecito anche se pende il riscatto
Un ex assegnatario di un immobile pubblico ha citato l'ente gestore per la condanna al risarcimento e al ripristino dei luoghi, a seguito delle operazioni di sgombero alloggio popolare eseguite murando la porta d'ingresso. L'ente gestore aveva ottenuto la revoca dell'assegnazione per morosità e inutilizzo del bene. L'ex occupante sosteneva che lo sgombero fosse illecito poiché pendente una causa sul riscatto della proprietà. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dello sgombero alloggio popolare: l'eventuale diritto futuro ad acquistare la casa non concede un immediato diritto di occupazione né impedisce al proprietario pubblico di tutelare e sigillare il bene prima dell'atto definitivo di vendita.
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Esenzione IMU alloggi popolari: decide l’assegnazione, non l’uso
Un Ente di Edilizia Pubblica ha impugnato un avviso di accertamento IMU emesso da un Comune per l'anno 2013. Il Comune pretendeva il pagamento dell'imposta sugli alloggi popolari, sostenendo che l'esenzione richiedesse l'effettiva occupazione dell'immobile come abitazione principale da parte degli assegnatari. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente, stabilendo che per ottenere l'esenzione IMU alloggi popolari è sufficiente la regolare assegnazione dell'immobile. Esiste infatti una presunzione di regolare gestione degli alloggi pubblici, e spetta al Comune dimostrare l'eventuale decadenza dall'assegnazione. Inoltre, i giudici d'appello hanno violato il giudicato interno, avendo revocato agevolazioni già riconosciute in primo grado e non contestate dal Comune. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Subentro nell’edilizia residenziale pubblica: no all’automatismo
Il Figlio di un'assegnataria deceduta di un alloggio popolare si opponeva all'ordine di rilascio dell'immobile emesso dall'Ente Gestore. Il richiedente rivendicava il diritto al subentro nell'edilizia residenziale pubblica, sostenendo di essere rientrato nel nucleo familiare della madre dopo la separazione e che quest'ultima avesse comunicato l'ampliamento. L'Ente Gestore negava la ricezione della comunicazione. I giudici di merito rigettavano la domanda per mancanza di prova della comunicazione e del provvedimento ricognitivo dell'ente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Figlio. La Corte ha chiarito che il subentro nell'edilizia residenziale pubblica non è automatico: richiede la tempestiva comunicazione dell'ampliamento del nucleo familiare e la formale verifica dei requisiti da parte dell'ente gestore, elementi del tutto assenti nel caso di specie.
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Esenzione ICI: no allo sconto per le case popolari affittate
Il Comune Proprietario possedeva alloggi di edilizia residenziale pubblica nel territorio del Comune Impositore, concedendoli in locazione a cittadini in stato di emergenza abitativa. Il Comune Impositore ha emesso avvisi di accertamento per il pagamento dell'imposta sugli immobili per gli anni dal 2006 al 2010. Il Comune Proprietario ha richiesto l'esenzione ICI, sostenendo che gli alloggi svolgessero una funzione sociale e istituzionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'esenzione ICI spetta solo in caso di utilizzo diretto e immediato dell'immobile da parte dell'ente proprietario. La semplice locazione a terzi, anche se a canone sociale e per finalità di interesse pubblico, costituisce un utilizzo indiretto che esclude il beneficio fiscale. Il Comune Proprietario perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Agevolazioni fiscali edilizia convenzionata: scontro IVA e fisco
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a un Notaio il pagamento delle imposte ipotecaria e catastale in misura fissa per una compravendita immobiliare tra un privato e l'ente per l'edilizia popolare. L'atto era soggetto a IVA. Il Notaio riteneva applicabile l'esenzione totale prevista per l'edilizia residenziale pubblica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, stabilendo che le agevolazioni fiscali edilizia convenzionata non si applicano agli atti soggetti a IVA. Le norme sulle esenzioni sono di stretta interpretazione e non possono essere estese per analogia. Di conseguenza, il Notaio deve pagare le imposte in misura fissa in base al principio di alternatività tra IVA e imposta di registro.
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Edilizia residenziale pubblica: riscatto negato senza piano
Un'Assegnataria, con lo status di profuga, ha richiesto il riscatto a prezzo agevolato dell'alloggio di edilizia residenziale pubblica in cui viveva. L'Ente Gestore si è opposto, evidenziando che l'immobile non era inserito nei piani di vendita regionali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Assegnataria, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito che i benefici speciali per i profughi non creano un diritto incondizionato all'acquisto. L'inserimento dell'immobile nei piani regionali di dismissione costituisce un presupposto obbligatorio e insuperabile per qualsiasi vendita. Di conseguenza, l'Assegnataria non può acquistare l'alloggio e deve rimborsare le spese legali all'Ente Gestore.
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Acquisto casa popolare: perché il piano di vendita non basta
Un cittadino chiedeva al Comune il trasferimento di proprietà dell'alloggio in cui viveva, ritenendo di avere un diritto assoluto all'acquisto casa popolare poiché l'immobile era inserito nel piano regionale di vendita. In quanto profugo, pretendeva inoltre un prezzo agevolato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'inserimento nel piano di vendita è solo un atto preparatorio e non fa sorgere un diritto automatico all'acquisto casa popolare senza una formale decisione dell'ente pubblico proprietario. Inoltre, lo sconto sul prezzo spetta solo per gli alloggi specificamente costruiti per i profughi e non per quelli semplicemente riservati. Il cittadino perde la causa e viene condannato a pagare le spese legali.
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Subentro alloggio edilizia residenziale pubblica: regole e limiti
Una cittadina ha impugnato l'ordine di rilascio di un immobile popolare precedentemente assegnato alla nonna defunta. La ricorrente rivendicava il subentro alloggio edilizia residenziale pubblica sostenendo una convivenza storica con l'assegnataria. I giudici di merito hanno rigettato la domanda evidenziando la mancanza di prove certe sulla convivenza e l'assenza di una formale autorizzazione dell'ente gestore per l'ampliamento del nucleo familiare. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che la normativa speciale regionale prevale sulla legge ordinaria delle locazioni. Il subentro non avviene mai in via automatica ma richiede una verifica rigorosa dei requisiti soggettivi e reddituali da parte dell'amministrazione pubblica competente.
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Indennità d’esproprio: obblighi del socio coop
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di un socio di una cooperativa edilizia di rimborsare i costi sostenuti per l'acquisizione dei suoli, inclusa l'indennità d'esproprio e il risarcimento per occupazione illegittima. Nonostante la distinzione tecnica tra i due istituti, i giudici hanno interpretato estensivamente la clausola contrattuale firmata dal socio. Tale decisione si fonda sulla necessità di garantire il pareggio economico della cooperativa e sulla volontà delle parti di coprire ogni onere necessario all'acquisizione delle aree edificabili, preservando l'efficacia degli impegni assunti al momento dell'assegnazione dell'alloggio.
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Subentro edilizia popolare: i diritti dell’ospite
La Corte di Cassazione ha chiarito che il subentro edilizia popolare non spetta a chi risiede nell'immobile come ospite temporaneo. Nonostante una convivenza di oltre cinque anni con l'assegnatario defunto, la qualifica di ospite impedisce l'inserimento nel nucleo familiare. La disciplina regionale prevale sulle norme generali della locazione, escludendo diritti successori per chi non ha un titolo stabile.
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Edilizia residenziale pubblica e fallimento: tutele
La Corte di Cassazione ha stabilito che le tutele previste per gli assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica si applicano anche quando la procedura di fallimento dell'impresa costruttrice è avviata su istanza della stessa società debitrice e non solo dalla banca mutuante. L'ordinanza sottolinea che il giudice delegato deve sempre sospendere la procedura per verificare la conformità del contratto di mutuo alla normativa di settore, a prescindere da chi abbia dato inizio al fallimento, al fine di proteggere la finalità sociale di tali immobili.
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Decadenza alloggio popolare per seconda casa: il caso
La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza alloggio popolare per un'assegnataria che possedeva un'altra proprietà immobiliare. Il ricorso, basato sull'inapplicabilità della legge regionale e sulla presunta inadeguatezza dell'immobile, è stato respinto. La Corte ha stabilito che le Regioni possono legittimamente disciplinare i requisiti di permanenza nel rapporto, anche per i contratti in corso, senza violare i principi nazionali o il divieto di retroattività.
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Edilizia residenziale pubblica: il diritto non si eredita
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il tema dell'edilizia residenziale pubblica, chiarendo che il diritto all'acquisto di un alloggio popolare non è trasmissibile agli eredi. Il caso riguardava la pretesa di un'erede di riscattare un immobile basandosi su vecchie offerte fatte al padre. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che tale diritto è personale e non ereditario, e che mancano i presupposti per il subentro nel contratto di locazione.
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Responsabilità del notaio: limiti e oneri di verifica
Un acquirente ha citato in giudizio un notaio per presunta negligenza nella stipula di un atto di compravendita immobiliare, contestando sia il prezzo di vendita, ritenuto superiore ai limiti dell'edilizia convenzionata, sia la gestione delle parti comuni condominiali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, delineando i confini della responsabilità del notaio. Ha stabilito che il notaio non è tenuto a verificare il rispetto di un prezzo medio ponderato su un intero complesso edilizio e che il suo dovere di controllo non si estende a indagini di fatto complesse sulle parti comuni. Inoltre, la Corte ha dichiarato inammissibili parte delle censure perché il ricorrente non aveva impugnato tutte le autonome motivazioni (rationes decidendi) della sentenza d'appello.
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Esenzione IMU alloggi sociali: la Cassazione decide
Un'azienda di edilizia residenziale pubblica ha richiesto l'esenzione IMU per i suoi immobili, equiparandoli ad alloggi sociali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'esenzione IMU alloggi sociali non è automatica. L'ordinanza chiarisce che il canone di locazione, seppur ridotto, non è "simbolico" quando è destinato a coprire i costi di gestione e manutenzione. Tale caratteristica qualifica l'attività come economica, escludendola dal beneficio fiscale della piena esenzione e ammettendo solo una detrazione.
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