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Eccezione Di Inadempimento

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388 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Certificato di abitabilità: il silenzio-assenso batte il rifiuto
Un acquirente ha rifiutato di stipulare il contratto definitivo di compravendita lamentando la mancanza del Certificato di abitabilità. Il venditore aveva presentato regolarmente la domanda al Comune e, prima della data fissata per il rogito, erano già decorsi i 60 giorni necessari per la formazione del silenzio-assenso. La Corte di Cassazione ha stabilito che il silenzio-assenso equivale al rilascio formale del titolo, rendendo l'immobile commerciabile. Di conseguenza, il rifiuto dell'acquirente è stato considerato un inadempimento colpevole, legittimando il venditore a recedere dal contratto e a trattenere la caparra confirmatoria ricevuta, poiché l'assenza del documento fisico non giustifica la risoluzione se i requisiti sostanziali sono soddisfatti.
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Saldo negato per vizi: eccezione di inadempimento nell’appalto
Un'impresa edile agisce in giudizio contro il committente per ottenere il pagamento del saldo per lavori di urbanizzazione. Il committente si oppone sollevando l'eccezione di inadempimento nell'appalto, sostenendo che le opere non sono conformi al progetto. I giudici di merito rigettano la richiesta dell'appaltatore poiché quest'ultimo non ha prodotto il progetto originario, rendendo impossibile verificare la conformità dei lavori. La Corte di Cassazione conferma la decisione: quando il committente solleva l'eccezione di inadempimento nell'appalto, spetta all'appaltatore l'onere di provare l'esatto adempimento, ossia di aver eseguito l'opera a regola d'arte e nel rispetto del contratto. Aver realizzato lavori extra non esonera l'impresa dal dimostrare la conformità dell'opera principale.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: la guida completa
Il Tribunale di Milano ha confermato la validità di un credito per servizi di marketing, rigettando l'opposizione a decreto ingiuntivo. Il giudice ha stabilito che la committente, non avendo versato l'acconto pattuito, non poteva invocare l'eccezione di inadempimento contro l'agenzia, la quale ha comunque dimostrato l'esecuzione delle prestazioni tramite prove documentali.
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Eccezione di inadempimento e obblighi informativi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso relativo a una complessa disputa ereditaria riguardante un accordo di gestione dei contenziosi. Il cuore della vicenda riguarda l'eccezione di inadempimento sollevata da un gestore di liti contro un'erede. Quest'ultima aveva concluso una transazione autonoma con una fondazione senza informare il gestore, violando i patti. La Suprema Corte ha stabilito che l'eccezione sollevata dal gestore era tempestiva e fondata, poiché l'obbligo informativo tra le parti era stato comunque garantito dal costante contatto tra i rispettivi team legali. La decisione conferma che la valutazione comparativa degli inadempimenti spetta al giudice di merito.
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Regolarità urbanistica e locazione commerciale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della condanna al pagamento dei canoni di locazione a carico di una società conduttrice, nonostante il sequestro dell'immobile per abusi edilizi. La decisione si fonda sulla validità di clausole contrattuali con cui il conduttore aveva espressamente accettato il rischio legato alla regolarità urbanistica del bene. Poiché il rischio era stato assunto pattiziamente, l'eccezione di inadempimento sollevata dal conduttore è stata rigettata, rendendo il contratto parzialmente aleatorio su questo specifico punto.
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Eccezione di inadempimento: i termini di decadenza
Una società ha citato in giudizio uno studio professionale per ottenere la risoluzione di un contratto di formazione e la restituzione di somme versate, a causa della mancata esecuzione dei corsi. Il convenuto, costituendosi solo alla prima udienza, ha sollevato un'eccezione di inadempimento, sostenendo che la società non avesse fornito i locali necessari. I giudici di merito avevano accolto tale difesa, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. La Corte ha stabilito che l'eccezione di inadempimento è un'eccezione in senso stretto e, se proposta oltre i termini della comparsa di risposta, è inammissibile per decadenza, impedendo così l'inversione dell'onere della prova a danno dell'attore.
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Contratto preliminare: quando il rifiuto è illegittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto preliminare per inadempimento del promissario acquirente. Nonostante l'immobile fosse un monumento nazionale soggetto a prelazione statale, la venditrice aveva fornito la documentazione necessaria attestante il mancato esercizio di tale diritto. L'acquirente aveva rifiutato la stipula del definitivo adducendo pretesti quali la mancanza del certificato di agibilità, ritenuto però non necessario per edifici storici o comunque non ostativo alla vendita. La Suprema Corte ha ribadito che il rifiuto basato su elementi irrilevanti o già risolti configura un grave inadempimento contrattuale.
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Appalto: ritardo e penali non dovute
La Corte di Cassazione ha stabilito che in un contratto di Appalto il committente non può pretendere il pagamento della penale per il ritardo se l'inadempimento è causato dalla sua stessa condotta. Nel caso analizzato, il committente non aveva fornito i materiali necessari né pagato gli stati di avanzamento lavori, legittimando l'impresa a sospendere l'esecuzione. La sentenza conferma inoltre che il prolungamento dei tempi non imputabile all'impresa giustifica la revisione dei prezzi per l'aumentata onerosità dei costi di produzione.
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Eccezione di inadempimento e compensi del sindaco
Un professionista, ex sindaco di una società in liquidazione, ha impugnato l'esclusione del proprio credito professionale dallo stato passivo. La curatela aveva sollevato un'eccezione di inadempimento, contestando al sindaco l'omessa vigilanza sul dissesto aziendale e sulla perdita della continuità aziendale. La Corte di Cassazione ha confermato che, a fronte di tale eccezione, spetta al professionista l'onere di provare l'esatto adempimento dei propri doveri di controllo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le doglianze miravano a una revisione dei fatti già accertati nel merito.
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Obbligazione di mezzi e responsabilità professionale
Un professionista legale ha impugnato il rigetto della propria domanda di ammissione al passivo di una società in liquidazione giudiziale, relativa ai compensi per l'assistenza in una procedura di concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del tribunale di merito, stabilendo che, sebbene l'incarico costituisca un'**obbligazione di mezzi**, la prestazione deve comunque essere idonea a raggiungere lo scopo prefissato. Nel caso di specie, l'attività è stata giudicata inutile poiché le criticità aziendali rendevano il concordato impraticabile già al momento del deposito della domanda, configurando un inadempimento professionale che giustifica il mancato pagamento del compenso.
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Eccezione di inadempimento: stop ai compensi sindaci
Un professionista ha proposto opposizione allo stato passivo per ottenere il pagamento dei compensi maturati come sindaco. La procedura concorsuale ha sollevato l'eccezione di inadempimento, contestando la mancata vigilanza su debiti erariali e bilanci. La Cassazione ha stabilito che spetta al professionista provare il corretto adempimento dei propri doveri per superare la contestazione.
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Collegio Sindacale: vigilanza sulle controllate
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria riguardante i doveri del Collegio Sindacale di una società controllante. Il caso analizza se la vigilanza debba estendersi agli assetti organizzativi e contabili delle società controllate. La controversia nasce dall'opposizione di un curatore all'ammissione al passivo del compenso di un sindaco, invocando l'eccezione di inadempimento per omessa vigilanza. Data l'assenza di precedenti specifici e la rilevanza della questione, la causa è stata rimessa alla pubblica udienza.
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Contratto preliminare: la valutazione degli inadempimenti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza relativa all'esecuzione specifica di un contratto preliminare di vendita immobiliare. Il contenzioso nasceva dal reciproco addebito di inadempimento: la promissaria acquirente lamentava il rifiuto alla stipula, mentre la venditrice eccepiva il mancato accollo del mutuo e delle spese condominiali. La Suprema Corte ha chiarito che, in presenza di inadempienze reciproche, il giudice non può limitarsi a verificare la volontà di concludere l'atto, ma deve compiere una valutazione comparativa dei comportamenti delle parti per stabilire quale inadempimento sia prevalente e idoneo a giustificare la risoluzione o l'esecuzione del contratto.
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Caparra confirmatoria: quando il recesso è legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della ritenzione della caparra confirmatoria da parte di una società venditrice a seguito del grave inadempimento del compratore. Il caso riguardava l'acquisto di un mezzo agricolo per il quale il compratore non aveva versato il saldo pattuito prima della consegna, come previsto dal contratto. Nonostante il compratore avesse tentato di recedere lamentando la mancata consegna, i giudici hanno stabilito che l'obbligo del venditore non era esigibile finché il prezzo non fosse stato pagato. La successiva vendita del bene a terzi non è stata considerata un fatto decisivo per ribaltare la sentenza, data la preesistente morosità del compratore.
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Certificato di agibilità e validità del preliminare
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un contratto preliminare di compravendita immobiliare contestato per la mancanza del certificato di agibilità. Mentre i giudici di merito avevano inizialmente confermato l'obbligo di acquisto ritenendo che l'acquirente fosse consapevole della mancanza del documento, la Suprema Corte ha ribaltato tale visione. Il certificato di agibilità è considerato un requisito essenziale per la funzione economico-sociale del bene. La sua assenza configura un inadempimento del venditore, a meno che non vi sia una rinuncia espressa dell'acquirente, non bastando la mera conoscenza pregressa dello stato dell'immobile.
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Eccezione di inadempimento: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha affrontato una complessa disputa riguardante il pagamento dell'ultima rata di un complesso immobiliare. Un ente pubblico aveva sospeso il versamento invocando l'eccezione di inadempimento a causa di presunti vizi e difetti negli impianti. La società venditrice ha contestato tale sospensione, ma la Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile il gravame per difetto di specificità. Gli Ermellini hanno invece stabilito che il motivo di appello era sufficientemente dettagliato e che la sentenza di secondo grado era affetta da motivazione apparente, avendo recepito acriticamente la decisione di primo grado senza analizzare le censure proposte.
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Eccezione di inadempimento e compensi professionali
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un architetto che richiedeva il pagamento delle proprie spettanze professionali per lavori di ristrutturazione. Il committente ha sollevato l'eccezione di inadempimento a causa di errori nella documentazione urbanistica e catastale, inclusa l'omessa segnalazione di una veranda abusiva. La Suprema Corte ha stabilito che il rifiuto di pagare l'intero compenso deve essere valutato secondo i principi di buona fede e proporzionalità, verificando se il cliente abbia comunque tratto utilità dall'opera prestata.
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Eccezione di inadempimento: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del Tribunale che aveva rigettato l'ammissione al passivo di un credito derivante da contratti di trasporto. Il Tribunale aveva applicato d'ufficio l'eccezione di inadempimento per bloccare la pretesa, nonostante la curatela avesse sollevato solo un'eccezione di compensazione basata su presunti abusi di direzione e coordinamento. La Suprema Corte ha stabilito che tale operazione viola il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, poiché l'eccezione di inadempimento non era stata proposta dalle parti e riguardava titoli giuridici differenti rispetto ai crediti azionati.
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Eccezione di inadempimento e prova della prestazione
Un professionista ha impugnato il rigetto della sua domanda di ammissione al passivo fallimentare per prestazioni di attestazione in un concordato. Il Tribunale aveva accolto l'eccezione di inadempimento sollevata dal curatore, ritenendo le relazioni professionali carenti e prive di utilità informativa. La Corte di Cassazione ha confermato che, a fronte di tale eccezione, spetta al creditore provare l'esatto adempimento della prestazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il professionista è stato condannato per responsabilità aggravata a causa della manifesta infondatezza delle doglianze.
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Clausola risolutiva espressa e validità dello sfratto
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da una società conduttrice contro la risoluzione di un contratto di locazione. Il cuore della disputa riguardava l'attivazione di una clausola risolutiva espressa dovuta alla mancata consegna di una polizza fideiussoria. Nonostante la conduttrice avesse sollevato un'eccezione di inadempimento per vizi dell'immobile, la Corte d'Appello aveva stabilito che la risoluzione era già avvenuta e che la mancata impugnazione specifica di tale punto tramite appello incidentale aveva reso la decisione definitiva. La Cassazione ha ribadito che l'occupazione dell'immobile comporta comunque l'obbligo di corrispondere l'indennità ex art. 1591 c.c.
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