Eccezione di inadempimento e compensi del sindaco societario
Il diritto al compenso professionale del sindaco di una società non è automatico, specialmente quando la società entra in crisi. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell’eccezione di inadempimento sollevata dalla curatela fallimentare per bloccare il pagamento delle spettanze di un componente dell’organo di controllo.
Il caso riguarda un professionista che aveva richiesto l’ammissione al passivo per i compensi maturati durante il suo incarico. La procedura concorsuale si è opposta, sostenendo che il sindaco non avesse esercitato correttamente i propri poteri di vigilanza, permettendo l’aggravamento del dissesto finanziario della società.
Il riparto dell’onere della prova
Il punto centrale della decisione riguarda l’applicazione dell’art. 1460 c.c. in ambito professionale. Quando il debitore (in questo caso la curatela) solleva l’eccezione di inadempimento, si verifica un’inversione dei ruoli probatori. Il creditore che agisce per il pagamento deve dimostrare il proprio corretto adempimento.
Nel caso di specie, il sindaco non è riuscito a fornire la prova di aver svolto un’attività di vigilanza critica ed effettiva. La Corte ha ribadito che i doveri dei sindaci non si esauriscono in un controllo formale della documentazione contabile, ma richiedono un intervento attivo e ispettivo, specialmente in presenza di segnali di crisi.
La vigilanza oltre il dato formale
Secondo i giudici di legittimità, il sindaco ha il potere-dovere di chiedere informazioni agli amministratori su specifiche operazioni che possano suscitare perplessità. La mancata attivazione di questi poteri, a fronte di perdite milionarie e costi fissi sproporzionati, configura un inadempimento che giustifica il mancato pagamento del compenso.
Le motivazioni
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del professionista per diverse ragioni tecniche. In primo luogo, le contestazioni relative alla violazione del contraddittorio sono state ritenute infondate, poiché il tribunale aveva concesso i termini per replicare alle eccezioni della curatela.
In secondo luogo, la Cassazione ha chiarito che la valutazione sulla qualità dell’adempimento professionale è una questione di fatto. Il giudice di merito ha accertato che il sindaco era stato inerte di fronte al dissesto, e tale valutazione non può essere riesaminata in sede di legittimità se logicamente motivata.
Le conclusioni
La sentenza conferma un orientamento rigoroso: la responsabilità dei sindaci è strettamente legata alla diligenza professionale richiesta dall’incarico. L’eccezione di inadempimento rappresenta uno scudo efficace per la procedura concorsuale contro richieste di compenso avanzate da chi non ha saputo o voluto prevenire il danno sociale ed economico derivante dal dissesto aziendale. Il professionista che intende tutelare il proprio credito deve essere pronto a documentare ogni singola attività di controllo e ogni rilievo mosso agli amministratori durante il mandato.
Cosa accade se la curatela contesta l’operato del sindaco?
La curatela può sollevare l’eccezione di inadempimento, rifiutando di pagare i compensi se dimostra che il sindaco non ha vigilato correttamente sulla gestione sociale.
Chi deve provare il corretto svolgimento dell’incarico?
Una volta sollevata l’eccezione di inadempimento, spetta al professionista l’onere di provare di aver adempiuto diligentemente ai propri obblighi di vigilanza.
Quali sono i limiti del controllo del sindaco?
Il controllo non deve essere solo formale sui documenti, ma deve includere la richiesta di informazioni e l’ispezione su operazioni sospette o dannose per la società.