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Eccezione Di Inadempimento

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388 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Responsabilità sindaci: compenso negato per omesso controllo
La Corte di Cassazione conferma la decisione di negare il compenso a un membro del collegio sindacale a causa di un grave inadempimento ai suoi doveri. La sentenza chiarisce che la mancata attivazione del sindaco di fronte alla prolungata inerzia degli amministratori nel riscuotere un credito vitale per la società costituisce una condotta omissiva continuativa. Tale inadempimento, protrattosi nell'annualità per cui era richiesto il compenso, giustifica il mancato pagamento, sottolineando la gravità della responsabilità sindaci.
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Compenso sindaco: negato per inerzia continuata
Un ex membro del collegio sindacale ha richiesto il pagamento dei suoi compensi nell'ambito del fallimento di una società. La curatela si è opposta, eccependo l'inadempimento dei suoi doveri di vigilanza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che il compenso sindaco può essere legittimamente negato se l'inerzia colpevole del professionista, come l'omessa vigilanza sulla riscossione di un credito essenziale per la società, si protrae nell'annualità per la quale si richiede il pagamento, configurando un inadempimento continuato.
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Dovere di vigilanza sindaci e compenso: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34671/2024, ha stabilito che l'inadempimento al dovere di vigilanza dei sindaci può portare alla perdita totale del compenso. Nel caso specifico, i sindaci non avevano segnalato un'operazione di riacquisto di azioni avvenuta dopo la chiusura del bilancio, ma prima della sua approvazione. Tale operazione, pur essendo di competenza dell'esercizio successivo, annullava un significativo utile fittiziamente iscritto nell'esercizio precedente, mascherando la reale situazione di difficoltà della società poi fallita. La Corte ha ritenuto che tale omissione costituisse un grave inadempimento, legittimando il rifiuto del pagamento del compenso da parte della curatela fallimentare.
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Inadempimento contrattuale: quando è grave?
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di inadempimento contrattuale tra due società di produzione cinematografica. Una società non ha adempiuto all'obbligo di organizzare una scena in una location specifica, proponendo un'alternativa onerosa. La Corte ha confermato la decisione di merito, ritenendo legittima la sospensione del pagamento da parte della creditrice, dato che l'inadempimento è stato considerato di notevole importanza nell'economia del contratto.
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Compenso sindaci: negato se c’è inerzia colpevole
La Cassazione nega il compenso ai sindaci di una società fallita per gli anni 2014-2015. La decisione si basa sulla loro continua e colpevole inerzia nel vigilare sulla riscossione di un credito essenziale per la società, un inadempimento che si è protratto anche nel biennio in esame. La Corte ha ritenuto legittima l'eccezione di inadempimento sollevata dalla curatela, confermando che la mancata attivazione degli strumenti di controllo giustifica il mancato pagamento del compenso sindaci.
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Eccezione inadempimento amministratore: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34341/2024, si è pronunciata sul tema dell'eccezione di inadempimento dell'amministratore. Il caso riguarda un ex presidente del consiglio di gestione che chiedeva l'ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria per i suoi compensi. La società si opponeva sollevando l'eccezione di inadempimento per mala gestio. La Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo un principio fondamentale sull'onere della prova: spetta alla società allegare le specifiche negligenze gestorie, ma è poi l'amministratore a dover dimostrare di aver agito con la dovuta diligenza. La Corte ha cassato la decisione del tribunale, che aveva erroneamente rigettato l'eccezione, e ha rinviato la causa per un nuovo esame.
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Compensi professionali avvocato: onere della prova
Un cliente contesta i compensi professionali richiesti dal suo ex avvocato, sostenendo di aver effettuato pagamenti in acconto non riconosciuti e lamentando negligenza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che spetta al cliente l'onere di provare i pagamenti tramite quietanze o metodi tracciabili, e non con semplici testimoni. La Corte ha inoltre chiarito che la presentazione delle conclusioni è sufficiente per maturare il compenso per la fase decisionale e che l'eccezione di inadempimento per presunta negligenza deve essere sollevata formalmente e non in modo generico.
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Compenso amministratore: quando si perde il diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso amministratore può essere legittimamente negato se emergono gravi inadempimenti gestionali (mala gestio). Nel caso specifico, un amministratore di una società poi fallita si è visto rifiutare il pagamento per i suoi servizi a causa della distrazione di fondi pubblici, un fatto già accertato dalla Corte dei Conti. La Suprema Corte ha chiarito che l'eccezione di inadempimento può essere sollevata dalla curatela fallimentare anche se il rapporto contrattuale è concluso e non costituisce una doppia sanzione (ne bis in idem) rispetto alla condanna contabile.
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Onere della prova credito al consumo: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33933/2024, ha chiarito un punto cruciale in materia di credito al consumo collegato a un contratto di acquisto. Nel caso in cui il consumatore si opponga alla richiesta di pagamento della finanziaria eccependo l'inadempimento del venditore (es. mancata consegna del bene), l'onere della prova di tale inadempimento grava sul consumatore stesso. La Corte ha stabilito che la mancata consegna costituisce un 'fatto impeditivo' della pretesa creditoria della finanziaria e, secondo le regole generali, chi eccepisce un fatto impeditivo deve provarlo. Di conseguenza, il ricorso del consumatore è stato rigettato, confermando che spetta a lui dimostrare la mancata esecuzione del contratto di fornitura.
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Compensazione impropria: la Cassazione chiarisce
Una società, debitrice ceduta, si oppone al pagamento di un credito eccependo un controcredito verso il creditore originario derivante dallo stesso contratto di appalto. La Corte di Cassazione qualifica l'operazione come compensazione impropria, che non richiede i rigidi requisiti di liquidità ed esigibilità previsti per la compensazione legale. Si tratta di un mero accertamento contabile di dare/avere, dato che le pretese nascono da un unico rapporto. La sentenza della Corte d'Appello viene cassata con rinvio.
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Eccezione inadempimento sindaco: chi prova l’obbligo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un giudizio di opposizione allo stato passivo, se la curatela solleva l'eccezione di inadempimento contro un sindaco per il mancato pagamento del compenso, spetta al sindaco dimostrare di aver adempiuto diligentemente ai propri doveri di vigilanza. La curatela ha solo l'onere di allegare l'inadempimento. La Corte ha cassato la decisione del tribunale che aveva erroneamente ritenuto generiche le contestazioni della curatela, riaffermando che il diritto al compenso è strettamente legato al corretto svolgimento delle funzioni.
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Licenziamento ritorsivo: reintegra se è ritorsione
La Corte di Cassazione ha confermato la reintegrazione di un lavoratore, giudicando il suo licenziamento come ritorsivo. La reazione del dipendente, che si era parzialmente rifiutato di svolgere le mansioni, è stata considerata una risposta legittima all'inadempimento del datore di lavoro (illegittima riduzione di stipendio e orario). Secondo la Corte, se il comportamento del lavoratore è giustificato, il 'fatto contestato' è insussistente, rendendo il licenziamento nullo e applicabile la tutela reintegratoria.
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Orario di lavoro medico: limiti alla flessibilità
Un dirigente medico è stato sanzionato per uscite anticipate, nonostante sostenesse di avere diritto a un orario flessibile. La Cassazione, con l'ordinanza n. 31795/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che il datore di lavoro può imporre un orario di lavoro medico rigido quando è giustificato da specifiche esigenze organizzative, come il coordinamento di un reparto critico.
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Locazione a non domino: è valida? La Cassazione spiega
Un'associazione affittuaria ha smesso di pagare il canone sostenendo che la locazione fosse invalida perché i locatori non erano i proprietari (locazione a non domino). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso improcedibile per un vizio formale, ma ha colto l'occasione per ribadire un principio fondamentale: il contratto di locazione a non domino è valido ed efficace tra le parti. L'inquilino, avendo goduto del bene, è tenuto a pagare il canone pattuito, poiché l'inefficacia del contratto riguarda solo il rapporto con il vero proprietario dell'immobile.
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Dimissioni amministratore giudiziario: la Cassazione
Un amministratore giudiziario di un'eredità ha rassegnato le dimissioni dopo che uno dei coeredi ha bloccato il conto corrente destinato alla gestione. Gli eredi si sono opposti al pagamento del suo compenso, sostenendo che le dimissioni fossero illegittime e denunciando presunti inadempimenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la figura dell'amministratore giudiziario è assimilabile a quella del mandatario. Pertanto, le dimissioni per giusta causa sono ammesse, e il blocco del conto corrente rappresenta una valida motivazione. Le accuse di inadempimento sono state respinte in quanto le attività non svolte erano o di straordinaria amministrazione, non comprese nel suo incarico, o giustificate dalle circostanze.
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Eccezione di inadempimento: quando è legittima?
In un caso riguardante l'affitto di un'azienda alberghiera, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società affittuaria che aveva sospeso il pagamento dei canoni a causa di presunti difetti della struttura. La Corte ha implicitamente confermato la decisione di merito che riteneva l'eccezione di inadempimento sollevata dalla società sproporzionata e contraria a buona fede, dato che i vizi lamentati erano di modesta entità e non impedivano il pieno godimento dell'azienda. La sentenza sottolinea che la sospensione del pagamento è legittima solo a fronte di inadempimenti gravi del locatore.
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Inadempimento locatore: onere della prova del conduttore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10807/2025, ha rigettato il ricorso di una società conduttrice che lamentava un grave inadempimento del locatore per la presunta abusività di una parte dell'immobile commerciale locato. La Corte ha stabilito che grava sul conduttore, che agisce per la risoluzione del contratto, l'onere di provare non solo l'esistenza dell'irregolarità edilizia, ma anche e soprattutto il concreto e specifico pregiudizio che tale irregolarità ha causato al godimento del bene, impedendo l'esercizio della sua attività. In assenza di una specifica pattuizione contrattuale, il locatore non è tenuto a garantire l'ottenimento delle autorizzazioni amministrative necessarie per l'attività specifica del conduttore.
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Cambio appalto licenziamento: non è collettivo
Un gruppo di lavoratori, in seguito a un cambio di appalto, ha rifiutato la riassunzione con la nuova azienda e il successivo trasferimento disposto dal datore di lavoro originario. Di conseguenza, sono stati licenziati per motivi disciplinari. Hanno impugnato il licenziamento sostenendo che si trattasse di un licenziamento collettivo mascherato, ma la Corte di Cassazione ha respinto la loro tesi. La Corte ha chiarito che nel caso di cambio appalto licenziamento, la procedura per i licenziamenti collettivi non si applica se il subentrante offre la riassunzione a parità di condizioni. Il trasferimento è stato considerato legittimo e i licenziamenti validi in quanto disciplinari.
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Risoluzione del contratto: il giudice non può agire d’ufficio
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha affrontato un caso di risoluzione del contratto preliminare di compravendita immobiliare. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: a seguito della risoluzione del contratto, il giudice non può ordinare d'ufficio la restituzione delle prestazioni già eseguite, come l'acconto versato. Tale provvedimento richiede una specifica domanda della parte interessata. La vicenda vedeva un promissario acquirente rifiutarsi di stipulare il definitivo per vizi dell'immobile, e la società venditrice chiedere la risoluzione. La Cassazione ha confermato la risoluzione per inadempimento del compratore, giudicando i vizi non abbastanza gravi da giustificare il suo rifiuto, ma ha cassato la sentenza d'appello nella parte in cui aveva disposto d'ufficio la restituzione dell'acconto e la compensazione tra i debiti delle parti.
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Modalità di pagamento: non si può cambiare senza accordo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un acquirente non può modificare unilateralmente la modalità di pagamento pattuita in un contratto, passando da un leasing a un pagamento diretto. Di conseguenza, il rifiuto del venditore di consegnare la merce è stato ritenuto legittimo, configurandosi come una valida eccezione di inadempimento di fronte alla violazione contrattuale della parte acquirente. La richiesta di risoluzione del contratto da parte dell'acquirente è stata quindi respinta.
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