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Eccezione Di Inadempimento

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388 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Eccezione di inadempimento: il potere del giudice
Una società di servizi ha impugnato la decisione del Tribunale che aveva ridotto il suo credito verso una società fallita, sostenendo che il giudice avesse rilevato d'ufficio un'eccezione di inadempimento mai sollevata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che il giudice ha il potere e il dovere di interpretare la sostanza delle difese, indipendentemente dalla terminologia usata dalle parti. Se dalle allegazioni della curatela emerge chiaramente la contestazione del corretto adempimento, il giudice può qualificarla come eccezione di inadempimento e porla a fondamento della sua decisione.
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Patto di non concorrenza: congruità e autonomia
Una banca e una sua ex dipendente hanno contestato la validità di un patto di non concorrenza. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato nullo l'accordo per un corrispettivo non congruo. La Suprema Corte ha stabilito che la congruità del compenso va valutata 'ex ante', cioè al momento della firma, e non sulla base di eventi futuri come la cessazione anticipata del rapporto. Viene ribadita l'autonomia del patto di non concorrenza rispetto al contratto di lavoro, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Inadempimenti reciproci: come si valuta la colpa?
In un caso di compravendita immobiliare con inadempimenti reciproci, la Corte di Cassazione conferma la risoluzione del contratto per colpa della parte acquirente. La sentenza stabilisce che il mancato pagamento del prezzo costituisce un inadempimento di gravità prevalente rispetto a violazioni minori da parte del venditore, in quanto altera l'equilibrio fondamentale del contratto. Viene così ribadito il principio della valutazione comparativa e proporzionale delle condotte, basata sulla buona fede e sull'impatto sul sinallagma contrattuale.
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Compenso professionista: spetta anche dopo il recesso
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un professionista a ricevere il compenso per le attività svolte fino al momento del suo recesso dall'incarico. La sentenza chiarisce che il compenso professionista pattuito per chiudere le pendenze passate è dovuto, e spetta al cliente dimostrare tempestivamente in giudizio l'eventuale inadempimento del professionista per paralizzare la richiesta di pagamento.
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Collegamento negoziale: la Cassazione fa chiarezza
Un gruppo di società immobiliari ha citato in giudizio una società pubblicitaria per inadempimento contrattuale. Quest'ultima si è difesa eccependo il mancato pagamento delle fatture da parte delle società attrici. I giudici di merito hanno riconosciuto l'esistenza di un collegamento negoziale tra i vari contratti, ritenendo legittima la sospensione del servizio pubblicitario. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e ribadendo che l'accertamento del collegamento negoziale è una valutazione di fatto riservata al giudice di merito.
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Recesso contratto preliminare: obbligo di verifica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio cruciale in tema di recesso contratto preliminare. Se il promittente venditore non mette il promissario acquirente nelle condizioni di effettuare una verifica finale sull'immobile prima del rogito, il recesso del venditore è illegittimo. In questo caso, il rifiuto dell'acquirente di procedere alla stipula è giustificato dal principio di buona fede e dall'eccezione di inadempimento, rendendolo la parte non inadempiente e legittimando il suo successivo recesso con richiesta del doppio della caparra.
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Onere della prova inadempimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25910/2025, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova inadempimento in un caso di risoluzione contrattuale. Una professionista ha citato in giudizio una struttura alberghiera per interruzione illegittima del rapporto, ma la società ha eccepito un grave inadempimento della stessa, consistente in incassi non dichiarati. La Corte ha rigettato il ricorso della professionista, confermando che chi subisce l'eccezione di inadempimento deve provare di aver adempiuto correttamente alla propria obbligazione.
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Onere della prova inadempimento: chi deve provare?
Un'azienda di servizi non viene pagata dal cliente che lamenta l'inadempimento. La Cassazione chiarisce l'onere della prova inadempimento: una volta che il cliente contesta specificamente il servizio, spetta al fornitore dimostrare di aver adempiuto correttamente. Il ricorso è stato rigettato.
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Eccezione di inadempimento: quando è legittima?
Un'impresa edile si rifiuta di pagare una fornitura di calcestruzzo, sollevando un'eccezione di inadempimento per la mancata consegna di documenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che il rifiuto di adempiere deve essere proporzionato e conforme a buona fede. La Corte ha chiarito che non basta lamentare un inadempimento altrui, ma occorre dimostrare che questo abbia avuto un impatto concreto e rilevante sull'equilibrio del contratto.
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Delegazione di pagamento: le eccezioni opponibili
Un professionista ha richiesto il pagamento di un compenso a un'azienda sanitaria, delegata al pagamento da un'altra entità. L'azienda si è opposta, sollevando un'eccezione di inadempimento relativa a un diverso rapporto di lavoro con il professionista. La Corte di Cassazione ha confermato che, nella delegazione di pagamento, il delegato può legittimamente opporre al creditore le eccezioni basate sui loro rapporti diretti, rigettando il ricorso del professionista.
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Licenziamento disciplinare: reazione sproporzionata
Una lavoratrice veniva licenziata per giusta causa dopo essersi rifiutata di rispettare un nuovo orario di lavoro e essersi assentata. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, non tanto sulla legittimità della variazione oraria, quanto sulla base della reazione sproporzionata della dipendente (insubordinazione e assenza), ritenuta un inadempimento grave che giustificava il recesso dal rapporto di lavoro.
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Mandato di credito: la prova scritta è decisiva
Una concessionaria sosteneva l'esistenza di un mandato di credito con la casa automobilistica, per cui il pagamento delle forniture era subordinato all'incasso da rivendite terze. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni di merito. Ha stabilito che, in assenza di prova scritta, prevale il contratto di concessione e non si può configurare un mandato di credito basato su presunti accordi verbali. La richiesta di pagamento della casa automobilistica è stata quindi ritenuta legittima.
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Aliquota IVA appalti pubblici: quale applicare?
In un complesso caso riguardante un appalto pubblico interrotto da fallimento, la Corte di Cassazione esamina la corretta aliquota IVA da applicare. La controversia nasce dalla richiesta di pagamento per lavori eseguiti prima del fallimento, dove la società creditrice chiedeva l'applicazione della maggiore aliquota IVA vigente al momento del potenziale pagamento, anziché quella in vigore al tempo del contratto. La Corte, nel rigettare il ricorso, ha confermato la decisione della corte d'appello, stabilendo che la richiesta di una maggiore aliquota IVA appalti pubblici non era ammissibile in quanto costituiva una modifica della domanda originaria, i cui limiti erano stati fissati dal decreto ingiuntivo iniziale che già comprendeva l'IVA all'aliquota originaria.
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Domanda di restituzione: quando è preclusa in giudizio
La Corte di Cassazione chiarisce i presupposti processuali per la domanda di restituzione. In un caso derivante da un accordo transattivo, la Corte ha stabilito che la richiesta di restituzione delle somme versate è inammissibile se non è stata ritualmente e tempestivamente proposta un'azione di risoluzione del contratto per inadempimento. Sollevare una semplice eccezione di inadempimento non è sufficiente per fondare una successiva richiesta restitutoria, che risulta quindi preclusa se avanzata tardivamente.
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IVA Appalti Pubblici: la Cassazione chiarisce
In una complessa vicenda legale originata da un contratto pubblico del 1988 e segnata dal fallimento della ditta appaltatrice, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società cessionaria del credito. La Corte ha stabilito due principi fondamentali in materia di IVA Appalti Pubblici: 1) l'aliquota IVA applicabile è quella in vigore al momento dell'esecuzione dei lavori (fatto generatore) e non quella vigente al successivo momento del pagamento; 2) ha negato l'applicazione di tassi di interesse speciali previsti per gli appalti di opere pubbliche, qualificando il rapporto come concessione di costruzione, a cui tali norme non si estendono.
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Frazionamento mutuo: rifiuto lecito se c’è debito
Una società costruttrice ha citato in giudizio un istituto di credito per i danni derivanti dal rifiuto di procedere al frazionamento del mutuo fondiario. La banca ha giustificato il diniego a causa del grave inadempimento della società nel pagamento degli interessi di preammortamento. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso della società, stabilendo che il rifiuto della banca era legittimo in base all'eccezione di inadempimento e non contrario al principio di buona fede, dato che il diritto al frazionamento del mutuo era contrattualmente subordinato alla regolarità dei pagamenti.
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Onere della prova nel credito al consumo: la prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un consumatore che aveva smesso di pagare un finanziamento, collegato all'acquisto di servizi odontoiatrici, a causa del presunto inadempimento del fornitore. La Corte ha ribadito un principio fondamentale sull'onere della prova: nei contratti di credito al consumo collegati, spetta al consumatore dimostrare con prove concrete l'inadempimento del fornitore del bene o servizio. Una semplice lettera di messa in mora non è sufficiente. L'ordinanza sottolinea che l'inadempimento del fornitore è un fatto impeditivo della pretesa della società finanziaria, e chi solleva tale eccezione deve provarlo.
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Porte non omologate: fornitura è inadempimento grave
Una società alberghiera ha rifiutato il pagamento di una fornitura di porte antincendio perché prive del certificato di omologazione. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del rifiuto, stabilendo che la consegna di **porte non omologate** costituisce un grave inadempimento contrattuale. La mancanza della certificazione, obbligatoria per legge, rende il bene inidoneo alla sua funzione di sicurezza e non conforme alla normativa, giustificando la sospensione del pagamento da parte dell'acquirente.
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Eccezione di inadempimento: onere della prova
La Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di eccezione di inadempimento sollevata dalla curatela fallimentare, spetta al professionista creditore dimostrare di aver eseguito correttamente la propria prestazione. La Corte ha rigettato il ricorso di un professionista che richiedeva il pagamento per perizie immobiliari ritenute inesatte, confermando che l'onere della prova dell'esatto adempimento grava su chi agisce per il pagamento.
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Compensazione impropria: quando il giudice decide
In una controversia su un contratto d'appalto, la Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della decisione del giudice di merito che ha operato una compensazione impropria tra il credito dell'appaltatore per il saldo del prezzo e il debito per i danni causati dai vizi dell'opera. La Corte ha stabilito che tale operazione, assimilabile a un mero accertamento contabile, può essere effettuata d'ufficio, anche in assenza di una specifica domanda di risarcimento (domanda riconvenzionale) da parte del committente, essendo sufficiente la sola eccezione di inadempimento.
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