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Dose Media Singola

24 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La quantità di principio attivo necessaria per produrre l'effetto stupefacente in un consumatore medio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Coltivazione di stupefacenti tra uso terapeutico e spaccio
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo condannato per coltivazione di stupefacenti e detenzione illecita. Le autorità avevano sequestrato diciotto piante di marijuana dentro una serra dotata di lampade al neon, trasformatori e ventilatori, oltre a 872 grammi di sostanza idonei a produrre oltre 2.500 dosi. L'imputato sosteneva di produrre la sostanza per uso terapeutico e personale, chiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze e confermato la condanna. L'elevato quantitativo di droga, le tecniche sofisticate di coltura e la disponibilità di fogli di cellophane per il confezionamento escludono l'uso meramente individuale, attestando una concreta destinazione allo spaccio.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: tra uso personale e spaccio
Un uomo viaggiava in bicicletta nascondendo sei involucri di marijuana, pari a cinquantadue dosi singole, nella suola cava di una ciabatta. I giudici hanno qualificato la condotta come detenzione di sostanze stupefacenti destinata allo spaccio, respingendo l'ipotesi dell'uso personale. La difesa ha impugnato la decisione chiedendo l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il quantitativo frazionato, l'occultamento premeditato e i precedenti penali confermano la destinazione allo spaccio ed escludono ogni causa di non punibilità.
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Fatto di lieve entità escluso per migliaia di dosi di droga
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello, lamentando la mancata qualificazione del reato di spaccio come fatto di lieve entità e contestando la severità della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione. La presenza di migliaia di dosi medie singole e il confezionamento della sostanza destinata a terzi impediscono l'applicazione della fattispecie attenuata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: tra scorta e reato
I Giudici di merito hanno condannato due imputati per concorso in detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, dopo il ritrovamento di cinque pacchetti di cocaina, un bilancino e un coltello per il taglio. La difesa ha proposto ricorso per Cassazione contestando l'uso investigativo di fonti confidenziali e sostenendo la tesi della scorta per consumo personale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Gli Ermellini hanno chiarito che la polizia può avviare indagini su segnalazioni confidenziali se poi raccoglie prove autonome. Inoltre, la grande quantità di dosi, gli strumenti da confezionamento e la deperibilità della sostanza escludono l'uso personale e confermano il reato di spaccio.
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Spaccio di lieve entità: una dose venduta ma 800 nascoste
Le forze dell'ordine hanno arrestato un soggetto intento a cedere una singola dose di stupefacente. Le perquisizioni successive hanno portato al rinvenimento di oltre 260 grammi di cannabis, divisi tra la sella di una bicicletta e un borsello nascosto su un albero. I giudici di merito hanno condannato l'imputato a due anni di reclusione, negando la qualificazione del fatto come spaccio di lieve entità e rifiutando le attenuanti generiche. Il ricorrente ha impugnato la condanna davanti alla Corte di Cassazione, lamentando una decisione fondata unicamente sul peso della droga. La Suprema Corte ha confermato la condanna dichiarando inammissibile il ricorso: l'elevato quantitativo di principio attivo, pari a oltre 800 dosi, e l'abitualità desumibile dall'ampia scorta escludono la tenuità dell'offesa e impediscono sconti di pena.
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Spaccio o consumo di gruppo: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un uomo per detenzione e cessione illecita di hashish, respingendo la tesi difensiva del consumo di gruppo. L'imputato aveva ceduto 98 dosi medie a un acquirente e ne deteneva ulteriori 399, insieme a un bilancino di precisione. La difesa sosteneva che la droga derivasse da un accordo collettivo per uso personale condiviso. I giudici hanno invece stabilito che l'elevato quantitativo di stupefacente, il rapido deperimento della sostanza e il contatto telefonico preventivo dimostrano una classica attività di spaccio. Non sussiste il consumo di gruppo né l'attenuante della lieve entità quando mancano le prove del mandato collettivo all'acquisto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Detenzione illecita di stupefacenti: 2400 dosi escludono l’uso lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un individuo accusato del reato di detenzione illecita di stupefacenti. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto nell'abitazione dell'imputato diverse sostanze proibite, dalle quali risultavano ricavabili circa 2400 dosi medie singole. L'immobile fungeva da base logistica per lo stoccaggio e il confezionamento delle sostanze. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze della difesa, escludendo sia l'uso personale sia la particolare tenuità del fatto, data l'entità del quantitativo e l'organizzazione dell'attività. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità escluso: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di sostanze stupefacenti ed evasione. Le forze dell'ordine avevano trovato oltre 33 grammi di cocaina, pari a oltre 162 dosi, e quantitativi di cannabis gettati sul terrazzo adiacente alla sua abitazione durante il controllo. L'uomo aveva ammesso i fatti sostenendo di dover pagare le spese mediche del figlio e chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. I giudici hanno respinto la richiesta. La presenza di oltre 160 dosi, bilancini di precisione, strumenti per il taglio e buste per il confezionamento esclude l'attenuante del fatto minore. L'imputato deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la quantità esclude lo sconto
Il Ricorrente ha impugnato in Cassazione la sentenza di condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. L'imputato chiedeva il riconoscimento dello spaccio di lieve entità per il possesso di circa 576 grammi di hashish suddivisi in cinque panetti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato come il principio attivo sequestrato, pari a oltre 101 grammi, consentisse di ricavare circa 4.000 dosi singole. Un quantitativo così elevato, destinato a un numero vasto di acquirenti, smentisce la natura ridotta dell'attività illecita. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali, oltre a un versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Trattamento sanzionatorio confermato per 350 mila dosi
L'Imputato custodiva un elevato quantitativo di sostanze stupefacenti, da cui le analisi hanno calcolato oltre 350.000 dosi medie singole. I giudici di merito hanno ridotto la pena a due anni e quattro mesi di reclusione e seimila euro di multa. La difesa ha presentato ricorso per contestare la severità della condanna, chiedendo una rivalutazione della pena. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente e ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il trattamento sanzionatorio applicato risulta perfettamente logico e proporzionato alla grave condotta contestata. La Cassazione ha condannato l'Imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti e sequestro di 109 dosi
Un soggetto condannato per detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato sosteneva la tesi della destinazione esclusiva ad uso personale di stupefacenti. I giudici di merito avevano accertato il possesso di un quantitativo equivalente a centonove dosi medie singole, oltre alla presenza di un bilancino e buste di plastica idonee al confezionamento delle dosi. La Suprema Corte ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile l'impugnazione perché reiterava motivi già esaminati e smentiti da riscontri oggettivi, condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione.
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Lieve entità stupefacenti: rigetto per 400 dosi pure
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la sentenza di secondo grado che aveva escluso la fattispecie di lieve entità stupefacenti. Le autorità avevano sequestrato all'uomo quantitativi differenti di sostanze illecite, tra cui cocaina con un tasso di purezza pari a circa l'81% e hashish, idonei a confezionare 320 dosi della prima e 80 della seconda. I giudici hanno chiarito che il beneficio dell'ipotesi attenuata richiede una valutazione globale e che anche un solo elemento negativo preponderante, come l'elevata concentrazione di principio attivo o la pluralità di droghe detenute, ne impedisce l'applicazione. L'uomo subisce la conferma della condanna ordinaria per spaccio e il pagamento delle spese.
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Fatto di lieve entità e 100 grammi di hashish: pena ridotta
L'Imputato subiva una condanna per traffico di stupefacenti a seguito del sequestro di cento grammi di hashish. I giudici di merito negavano la qualificazione della condotta come fatto di lieve entità basandosi solo sul quantitativo lordo e sulle milletrecento dosi teoricamente ricavabili. L'Imputato ricorreva in Cassazione lamentando l'assenza di indagini sulle modalità dell'azione e la mancanza di una rete strutturata di spaccio. La Suprema Corte accoglieva il ricorso, affermando che il solo dato ponderale non esclude la minore gravità del reato. I giudici di legittimità valorizzavano studi statistici che considerano cento grammi compatibili con la minima offensività. La Corte annullava la condanna con rinvio per la rideterminazione al ribasso della pena.
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Fatto di lieve entità escluso per oltre 3400 dosi di droga
I giudici di merito hanno condannato l'imputato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti, avendo rinvenuto 244 grammi di hashish idonei a produrre oltre 3.400 dosi medie singole. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione, richiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità non possono rivalutare le prove o ricostruire i fatti già esaminati nei precedenti gradi di giudizio. La Corte d'Appello ha motivato la propria decisione in modo coerente e logico, escludendo la lieve entità sulla base dell'ingente quantitativo di droga sequestrata. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità stupefacenti negato per 279 dosi
Le forze dell'ordine hanno fermato un furgone con tre persone a bordo, rinvenendo oltre cinquantacinque grammi di cocaina, pari a duecentosettantanove dosi, gettati a terra durante il controllo. All'interno del veicolo gli agenti hanno sequestrato materiale da confezionamento, un bilancino e un coltello. Il conducente ha richiesto la derubricazione dell'accusa in fatto di lieve entità stupefacenti, sostenendo di usare gli strumenti per vendere spezie e di avere un ruolo marginale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno confermato la condanna, escludendo il fatto di lieve entità stupefacenti a causa dell'ingente quantitativo e della pianificazione dell'attività illecita.
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Lieve entità nel reato di spaccio: negata a chi è ai domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti. L'imputato chiedeva il riconoscimento della lieve entità nel reato di spaccio. Tuttavia, le forze dell'ordine lo avevano trovato in possesso di 48 grammi di hashish, pari a 278 dosi medie singole. Inoltre, l'uomo deteneva la sostanza mentre si trovava già agli arresti domiciliari per spaccio. I giudici hanno confermato che queste circostanze impediscono la concessione dell'attenuante, confermando la condanna a un anno e dieci mesi di reclusione e cinquemila euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di sostanze stupefacenti: condannato per 74 dosi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva l'uso personale di sostanze stupefacenti, ma i giudici hanno escluso questa tesi. A pesare sulla decisione sono stati molteplici fattori: il possesso di 74 dosi medie di eroina e cocaina confezionate e nascoste fuori casa, lo stato di disoccupazione dell'uomo, la mancanza di prove sulla sua tossicodipendenza e i suoi precedenti penali specifici. Inoltre, il soggetto ha commesso il fatto mentre era sottoposto all'obbligo di dimora. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la pena, negando le attenuanti generiche e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione a fini di spaccio: condannato per 46 grammi di hashish
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L'uomo sosteneva che i 46 grammi di hashish rinvenuti nella sua abitazione fossero destinati esclusivamente all'uso personale. I giudici hanno respinto la tesi difensiva evidenziando che da quel quantitativo si potevano ricavare oltre 645 dosi singole. Inoltre, le forze dell'ordine avevano sequestrato in casa un quaderno con la contabilità dell'attività illecita, contenente nomi e cifre riconducibili alle vendite. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Efficacia drogante: condanna anche sotto la soglia minima
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di marijuana e hashish. L'Imputato sosteneva che il basso livello di principio attivo della marijuana, pari allo 0,38% e inferiore alla soglia ministeriale, escludesse il reato e dimostrasse l'uso personale. I giudici hanno respinto la tesi, chiarendo che per la punibilita rileva l'effettiva efficacia drogante della sostanza, capace di produrre effetti psicotropi anche in dosi inferiori alla media singola. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso, confermando la pena e condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali.
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Un solo ramo di marijuana esclude la particolare tenuità del fatto
Un uomo è stato condannato a nove mesi di reclusione e duemila euro di multa per detenzione di stupefacenti. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non si può applicare la particolare tenuità del fatto se da un singolo ramo di marijuana è possibile ricavare una pluralità di dosi medie singole, escludendo così la natura occasionale o minima della condotta. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e deve pagare anche le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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