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Doppia Incriminazione

41 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Principio secondo cui, per concedere l'estradizione o la consegna, il fatto per cui si procede deve essere considerato reato sia dalla legge dello Stato richiedente sia da quella dello Stato richiesto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Doppia Incriminazione e MAE: Evasione Fiscale Rumena, Consegna Convalidata
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino rumeno condannato per evasione fiscale nel suo paese, confermando la sua consegna alle autorità rumene tramite Mandato di Arresto Europeo. La questione centrale riguardava la doppia incriminazione: se il reato fosse punibile anche in Italia. La Corte ha chiarito che per i reati fiscali non è necessaria una perfetta corrispondenza tra le leggi dei due Stati, ma basta che il fatto sia considerato reato in entrambi gli ordinamenti, indipendentemente dalle soglie di punibilità o dalla denominazione del tributo. Il Condannato non ha fornito prove che l'evasione fosse sotto la soglia penale italiana.
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Mandato di arresto europeo e i gravi indizi per la consegna
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di consegnare L'Indagato alle autorità estere in esecuzione di un Mandato di arresto europeo. La richiesta dello Stato straniero derivava dalle accuse di estorsione aggravata e associazione a delinquere ai danni di La Vittima, un soggetto vulnerabile costretto a consegnare somme di denaro e ad effettuare acquisti per circa 7.800 euro. La difesa contestava l'assenza di gravi indizi e la mancanza di un riconoscimento fotografico certo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che le estratti conto bancari, le riprese video delle filiali e le testimonianze raccolte costituiscano un compendio indiziario solido. I giudici hanno inoltre precisato che per concedere la consegna è sufficiente la corrispondenza sostanziate dei fatti reato tra i due ordinamenti.
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Mandato di arresto europeo: tra presunta truffa e consegna reale
L'Autorità giudiziaria austriaca ha emesso un mandato di arresto europeo nei confronti di un trasportatore accusato di truffa e appropriazione indebita per finti trasporti di alluminio con un danno superiore a 175.000 euro. La Corte d'Appello ha autorizzato la consegna all'estero dell'imputato. Quest'ultimo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata traduzione integrale degli atti, l'insussistenza della doppia incriminazione e l'omessa valutazione di documenti attestanti lo scarico della merce. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarificando che la traduzione già presente negli atti era completa e che il giudice italiano non deve valutare la gravità degli indizi di colpevolezza, compito spettante esclusivamente al giudice straniero. Di conseguenza, la consegna dell'imputato è stata confermata.
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Mandato di arresto europeo: la Cassazione conferma la consegna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la decisione che disponeva la consegna di un cittadino alle Autorita spagnole. Il provvedimento estero riguarda un mandato di arresto europeo per una rapina con violenza di un orologio di lusso commessa a Ibiza. Il ricorrente contestava la mancanza di valutazione dei gravi indizi e l'assenza di limiti massimi per la custodia cautelare. I giudici hanno chiarito che, dopo le riforme legislative del 2021, il giudice italiano non deve valutare gli indizi di colpevolezza ma solo la descrizione dei fatti e la doppia incriminazione. Inoltre, l'eventuale rischio di carcerazione eccessiva va provato dal richiedente con elementi specifici. Il cittadino e stato condannato al pagamento delle spese e a tremila euro per la Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione tardivo: confermata la misura cautelare
L'Estradanda è stata arrestata ai fini dell'estradizione e posta in custodia cautelare in carcere dalla Corte d'Appello. Il giudice ha successivamente corretto un errore materiale indicando la corretta convenzione internazionale applicabile. L'Estradanda ha impugnato la misura cautelare davanti alla Corte di Cassazione, contestando la correzione formale e l'assenza dei presupposti per la consegna. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione a causa di un ricorso per cassazione tardivo. Il termine tassativo di dieci giorni dalla notifica dell'ordinanza era infatti decorso prima del deposito. La Cassazione ha inoltre precisato che la correzione dell'errore materiale non riapre i termini di impugnazione della decisione principale. L'Estradanda è stata condannata al pagamento delle spese e della sanzione di mille euro.
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Mandato di arresto europeo: la Cassazione conferma la consegna
L'Autorità giudiziaria straniera ha emesso un mandato di arresto europeo verso Il Ricercato per il reato di furto con scasso in abitazione. La Corte di Appello ha autorizzato la consegna dell'uomo. Il Ricercato ha proposto ricorso per Cassazione contestando il superamento dei termini della custodia cautelare e la mancata verifica dei gravi indizi di colpevolezza da parte del giudice italiano. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'eventuale scadenza della misura cautelare non invalida la decisione di consegna. Inoltre, la legge attuale non impone al giudice italiano di valutare le prove del reato, poiché la difesa di merito spetta unicamente all'Autorità giudiziaria dello Stato estero richiedente. Il Ricercato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Mandato di arresto europeo: no al riesame del merito in Italia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro la decisione di consegna alle Autorità di un altro Paese europeo. La consegna era stata disposta in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso per reati fiscali, falso in bilancio e riciclaggio legati alla manomissione dei sistemi POS di alcuni ristoranti. La difesa contestava la sproporzione della misura rispetto all'uso della videoconferenza, la mancanza di doppia punibilità e la discrasia sugli importi evasi. I giudici hanno chiarito che il mandato di arresto europeo processuale garantisce la presenza dell'imputato al processo e che la valutazione del merito delle accuse spetta unicamente al giudice dello Stato estero. L'imprenditore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Mandato di arresto europeo tra consegna estera e tutela in Italia
La Corte d'Appello disponeva la consegna di una persona alle autorità di Malta in esecuzione di un mandato di arresto europeo per traffico di stupefacenti e violazione della cauzione. L'interessata, stabilmente radicata in Italia da oltre un decennio, contestava la procedura. La Corte di Cassazione ha escluso la consegna per la violazione della cauzione per mancanza di doppia incriminazione, confermando l'estradizione per il traffico di droga. I giudici hanno però subordinato l'efficacia del provvedimento all'obbligo di rinvio in Italia per l'espiazione dell'eventuale pena.
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Doppia incriminazione: estradizione negata e ricorso bocciato
L'Estradando ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte di Appello. La Svizzera aveva richiesto l'estradizione per reati di spaccio, vendita illecita di farmaci e uso personale di droga. La legge italiana prevede che il principio di doppia incriminazione impedisca l'estradizione per condotte non punite come reato in Italia, come la detenzione per uso personale. Tuttavia, i giudici avevano già negato in precedenza l'estradizione per l'uso personale, concedendola solo per lo spaccio e il commercio abusivo di farmaci. Il nuovo ricorso chiedeva nuovamente di escludere l'uso personale, proponendo un motivo su una questione già decisa in suo favore e divenuta irrevocabile. La Corte di Cassazione ha declared il ricorso inammissibile e ha condannato l'Estradando al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Noleggio non reso: stop all’estradizione per l’estero
La Corte d'appello disponeva la consegna di un cittadino a uno Stato estero, che ne aveva richiesto l'arresto per la mancata restituzione di un'auto a noleggio. La richiesta estera si fondava su una vecchia ordinanza cautelare. La difesa impugnava la decisione, dimostrando che nel frattempo l'autorità straniera aveva già condannato definitivamente l'uomo in sua assenza. La Suprema Corte ha accolto il ricorso sul tema dell'estradizione per l'estero. I giudici di merito dovevano verificare se la misura cautelare originaria fosse ancora valida o superata dalla sentenza irrevocabile, la quale richiederebbe una nuova formale domanda di consegna. La sentenza è stata dunque annullata con rinvio.
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Mandato di arresto internazionale: via libera alla consegna
Un cittadino ha impugnato la decisione della Corte di appello che disponeva la sua consegna alle autorità straniere in esecuzione di un mandato di arresto internazionale per i reati di omicidio stradale plurimo, lesioni colpose e mancata comparizione in udienza. Successivamente, le autorità estere hanno ritirato la richiesta relativa alla mancata comparizione, poiché tale condotta non costituisce reato in Italia. La procedura è quindi proseguita soltanto per i reati stradali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la legittimità del mandato cautelare rilasciato all'estero e escludendo ogni violazione del principio di specialità, in quanto la consegna resta circoscritta ai soli reati stradali.
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Mandato di arresto europeo: no alla consegna senza traduzione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino straniero contro la decisione della Corte di appello di Genova che disponeva la sua consegna all'Austria. La consegna era stata richiesta tramite un Mandato di arresto europeo per scontare condanne per vari reati. La Suprema Corte ha rilevato che il mandato, scritto in tedesco, non era stato tradotto integralmente in italiano, impedendo di verificare il rispetto dei diritti di difesa e la regolarità del processo estero. Inoltre, i giudici di merito non hanno chiarito il calcolo della pena residua, omettendo di considerare che uno dei reati contestati (la detenzione di stupefacenti per uso personale) non costituisce reato in Italia. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Riconoscimento sentenza straniera: Vaticano batte ex manager
La Corte di Cassazione ha confermato il riconoscimento sentenza straniera emessa dallo Stato della Città del Vaticano nei confronti di un ex dirigente, condannato per peculato e autoriciclaggio ai danni di un istituto religioso. Il condannato si opponeva sostenendo che il sistema giudiziario vaticano non garantisse l'indipendenza dei giudici, violando i principi del giusto processo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che, sebbene l'Italia debba verificare il rispetto dei diritti fondamentali anche per sentenze di Stati non aderenti alla CEDU, l'ordinamento vaticano offre garanzie adeguate e i giudici sono soggetti solo alla legge. Di conseguenza, la sentenza straniera è pienamente efficace in Italia per il risarcimento dei danni civili.
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Riconoscimento Sentenza Straniera: Pena Confermata, No Sconto
Un cittadino condannato in Romania a tre anni di reclusione per traffico di influenze illecite chiedeva di scontare la pena in Italia. Si è opposto alla decisione della Corte d'Appello, sostenendo che la pena fosse troppo alta rispetto a quella prevista in Italia all'epoca dei fatti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sul **riconoscimento sentenza penale straniera**: la pena non va ridotta se non supera il massimo edittale previsto dalla legge italiana. La valutazione di compatibilità si fa al momento della decisione di riconoscimento, non rispetto alla legge in vigore al tempo del reato. La condanna a tre anni è stata quindi confermata per l'esecuzione in Italia.
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Sentenza Svizzera in Italia: Confisca Valida Senza Appello Finale
Un soggetto condannato in Svizzera per riciclaggio si oppone alla confisca di 110.000 euro in Italia. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale sul riconoscimento di una sentenza penale straniera. Per rendere esecutiva in Italia una condanna estera, è sufficiente la sua 'esecutività' (la possibilità di applicarla nello Stato di origine), non essendo necessaria la sua 'irrevocabilità' (cioè che sia definitiva e non più appellabile). La Corte ha inoltre confermato la validità della confisca, ritenendo che il fatto costituisse reato anche in Italia all'epoca della commissione.
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Scomputo presofferto: condanna estera, pena ridotta in Italia
Un uomo, condannato nei Paesi Bassi per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, doveva scontare la pena in Italia. La Corte d'Appello italiana ha però ordinato l'esecuzione dell'intera condanna di nove mesi, ignorando il periodo di detenzione già sofferto. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: lo scomputo del presofferto è obbligatorio. Il giudice italiano deve sempre detrarre il tempo già scontato all'estero, come indicato nel mandato di arresto europeo. Il caso è stato quindi rinviato per un corretto ricalcolo della pena residua.
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Riconoscimento sanzioni pecuniarie estere: quando la multa cade.
L'Amministratore di una società riceve una sanzione pecuniaria estera dalle autorità croate per un illecito tributario riguardante l'IVA. Lo Stato estero chiede all'Italia di procedere alla riscossione della somma. La Corte d'Appello rifiuta la richiesta perché il fatto contestato non costituisce reato per la legge italiana, ma un semplice illecito amministrativo. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso del Procuratore Generale. Il principio cardine è che il riconoscimento sanzioni pecuniarie estere richiede che il fatto sia punibile come reato in entrambi i paesi, a meno che non rientri in una lista specifica di reati gravi. Poiché la violazione fiscale in esame non è un reato in Italia, la sanzione non può essere eseguita forzatamente sul territorio nazionale.
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Richiesta di estradizione: perché il giudice unico è nullo
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello relativa a una richiesta di estradizione avanzata da uno Stato estero nei confronti di un cittadino straniero. Il provvedimento originario aveva dichiarato il non luogo a procedere a causa dell'irreperibilità dell'interessato sul territorio nazionale. Tuttavia, la decisione era stata assunta da un singolo giudice delegato anziché dal collegio. La Suprema Corte ha stabilito che la competenza a decidere sulla richiesta di estradizione spetta esclusivamente alla Corte d'Appello nella sua composizione collegiale, ravvisando una nullità assoluta per difetto di capacità del giudice. Il caso solleva anche questioni sulla doppia incriminazione, poiché la condotta contestata all'estero come truffa commerciale appariva in Italia come semplice concorrenza sleale.
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Doppia incriminazione: estradizione e reati fiscali
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la decisione di estradizione verso gli Stati Uniti per una cittadina accusata di reati fiscali. Il punto centrale della controversia riguarda la doppia incriminazione: mentre negli USA l'evasione fiscale è punita a prescindere dall'importo, in Italia il reato scatta solo al superamento di specifiche soglie di punibilità. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di clausole di mitigazione nel Trattato bilaterale, il giudice italiano deve verificare se la condotta contestata superi effettivamente i limiti economici previsti dal diritto nazionale per essere considerata reato anche in Italia.
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Mandato di arresto europeo: regole sulla consegna
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della consegna di un cittadino straniero alle autorità francesi in esecuzione di un Mandato di arresto europeo. L'uomo era accusato di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e riciclaggio. La difesa contestava il mancato rispetto dei termini di preavviso per il legale e l'esistenza di legami con il territorio italiano che avrebbero dovuto impedire l'estradizione. La Suprema Corte ha chiarito che nelle procedure d'urgenza non esistono termini rigidi di preavviso per la difesa e che, dopo la riforma del 2021, non è più necessario verificare i gravi indizi di colpevolezza per procedere alla consegna.
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