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Doppia Imposizione Fiscale

6 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Doppia imposizione fiscale: la Cassazione tutela il contribuente
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni Contribuenti che contestavano una cartella di pagamento per imposte di successione, ritenendola una duplicazione di un precedente debito già annullato. I giudici di merito avevano rigettato il ricorso, senza verificare l'effettiva sussistenza della doppia imposizione fiscale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dei Contribuenti, annullando la sentenza impugnata. Ha rinviato il caso a un'altra Commissione Tributaria Regionale, affinché accerti se la cartella fosse effettivamente una duplicazione e se il credito fosse già stato riscosso o annullato. Questo principio tutela i Contribuenti da richieste di pagamento ingiustificate.
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Accertamento Fiscale: Doppia Imposizione e Condono, la Cassazione fa chiarezza
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'Azienda maggiori ricavi e costi non deducibili per l'anno 2000, basandosi su documenti extracontabili. L'Azienda ha contestato la validità della notifica, la decadenza dei termini di accertamento e la violazione del divieto di doppia imposizione fiscale. La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica era valida e la proroga dei termini di accertamento applicabile, poiché la richiesta di condono dell'Azienda non era valida. Tuttavia, ha accolto il ricorso dell'Azienda per ultrapetizione sulla questione dei costi e per omessa pronuncia sulle sanzioni. Ha anche riconosciuto la possibile violazione del divieto di doppia imposizione fiscale, rinviando il caso alla Commissione Tributaria Regionale per una nuova valutazione.
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Associazione sciolta, doppia imposizione fiscale: chi paga?
Un ex rappresentante legale di un'associazione musicale disciolta ha contestato un avviso di accertamento fiscale per IRES, IRAP e IVA, che disconosceva benefici agevolati e recuperava redditi. L'Agenzia delle Entrate aveva riattribuito parte di questi redditi a lui e a un altro associato, che avevano già definito le loro posizioni individuali. La Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'accertamento verso l'ex rappresentante, anche per l'associazione estinta, in virtù del principio di ultrattività. Tuttavia, ha accolto parzialmente il ricorso sulla doppia imposizione fiscale. L'Ufficio non può riscuotere dall'associazione imposte su redditi già pagati dagli associati, anche se l'associazione era un intermediario fittizio. Il caso torna alla Commissione Tributaria Regionale per ricalcolare l'importo.
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Doppia imposizione fiscale: il Fisco deve rimborsare il TFR
Un ex dirigente d'azienda, trasferito in Slovacchia, ha richiesto il rimborso delle ritenute IRPEF subite in Italia sul TFR e sull'incentivo all'esodo. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che il contribuente non avesse dimostrato l'effettivo pagamento delle imposte nel nuovo Paese di residenza. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, accogliendo il ricorso. I giudici hanno stabilito che la Convenzione contro la doppia imposizione fiscale assegna la potestà tassativa in via esclusiva allo Stato di residenza. Non occorre provare l'effettiva tassazione all'estero per ottenere la restituzione delle trattenute italiane, poiché le norme internazionali prevalgono su quelle nazionali. Di conseguenza, il Fisco italiano deve rimborsare interamente le somme trattenute.
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Doppia imposizione fiscale: no al rimborso senza cittadinanza
Un pensionato italiano trasferisce la propria residenza in Bulgaria e si iscrive all'AIRE. Successivamente, chiede il rimborso delle trattenute IRPEF sulla pensione del 2015, invocando la Convenzione bilaterale per evitare la doppia imposizione fiscale. L'Agenzia delle Entrate rifiuta il rimborso poiché il contribuente non possiede la cittadinanza bulgara. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del pensionato. I giudici chiariscono che, in base al testo specifico dell'accordo tra Italia e Bulgaria, per godere dell'esenzione dalle tasse italiane non basta la residenza fiscale all'estero, ma è indispensabile possedere la nazionalità dello Stato ospitante. Di conseguenza, il pensionato perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Doppia imposizione fiscale: residenza all’estero ma tasse in Italia
Un noto sportivo professionista ha chiesto il rimborso della maggiore IRPEF versata in Italia nel 2012. Il contribuente sosteneva che, avendo trasferito la propria residenza in Francia a luglio dello stesso anno, la tassazione dovesse essere frazionata. Tuttavia, avendo trascorso 199 giorni in Italia, lo Stato italiano lo ha considerato fiscalmente residente per l'intero anno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la Convenzione tra Italia e Francia non prevede il frazionamento dell'anno fiscale. Per evitare la doppia imposizione fiscale, il contribuente deve utilizzare lo strumento del credito d'imposta in Francia, come previsto dall'accordo bilaterale. Il Commentario OCSE, che suggerisce il frazionamento, ha solo valore di raccomandazione non vincolante.
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