LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Domanda Riconvenzionale — Anno 2025

Pagina 10 di 18

353 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Domanda Riconvenzionale

Provvedimenti

Patto di opzione: validità e valutazione dei fatti
Una società affittuaria di un'azienda esercitava il diritto di acquisto previsto da un patto di opzione. La società locatrice si opponeva, contestando la validità dell'opzione e l'inclusione di alcuni beni. I tribunali di primo e secondo grado davano ragione all'acquirente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della venditrice, sottolineando che i motivi di ricorso non possono mirare a un riesame dei fatti già accertati dai giudici di merito, ma devono limitarsi a censure di legittimità.
Continua »
Contatore manomesso: ricorso inammissibile
Un utente ha contestato una bolletta per consumi anomali dovuti a un presunto contatore manomesso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'utente inammissibile, confermando la decisione del giudice d'appello. La sentenza sottolinea l'importanza dei principi di autosufficienza e specificità del ricorso, stabilendo che non è possibile contestare genericamente la valutazione delle prove senza fornire riferimenti precisi agli atti processuali.
Continua »
Inadempimento contrattuale: l’interpretazione del giudice
Un'azienda produttrice di calzature accusava una società di consulenza di inadempimento contrattuale per non aver rispettato tutti gli obblighi previsti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che l'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente. Nel caso specifico, è stato ritenuto che la società di consulenza avesse adempiuto alla sua obbligazione principale di reperire un numero minimo di distributori, rendendo infondate le accuse di inadempimento contrattuale.
Continua »
Omessa pronuncia: Cassazione e risarcimento del danno
Una società acquista pneumatici difettosi. Invece di una semplice sostituzione in garanzia, accetta una fornitura di pneumatici diversi e più costosi, dando vita a una nuova compravendita. La Corte di Cassazione interviene perché la Corte d'Appello aveva omesso di pronunciarsi sulla richiesta di risarcimento danni nei confronti del produttore. La sentenza di secondo grado viene cassata per vizio di omessa pronuncia, con rinvio per una nuova decisione.
Continua »
Licenziamento per giusta causa: la parola alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per giusta causa inflitto a una dipendente di un istituto di credito. La lavoratrice era stata accusata di aver compiuto numerose operazioni irregolari sui conti correnti di diversi clienti, consistenti principalmente in prelievi di contanti con firme palesemente difformi. La Corte ha ritenuto che la gravità delle condotte, che minavano irrimediabilmente il rapporto di fiducia, giustificasse il recesso, anche in assenza di un'appropriazione diretta delle somme. È stato inoltre confermato che la contestazione disciplinare, avvenuta a seguito di una complessa indagine interna, era da considerarsi tempestiva e che il diritto di difesa della lavoratrice era stato pienamente garantito.
Continua »
Domanda di restituzione: quando è preclusa in giudizio
La Corte di Cassazione chiarisce i presupposti processuali per la domanda di restituzione. In un caso derivante da un accordo transattivo, la Corte ha stabilito che la richiesta di restituzione delle somme versate è inammissibile se non è stata ritualmente e tempestivamente proposta un'azione di risoluzione del contratto per inadempimento. Sollevare una semplice eccezione di inadempimento non è sufficiente per fondare una successiva richiesta restitutoria, che risulta quindi preclusa se avanzata tardivamente.
Continua »
Recesso avvocato e compenso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha chiarito importanti principi sul compenso spettante al legale in caso di recesso avvocato e sulla prova del danno da diffamazione. A seguito del recesso del professionista, il compenso non può basarsi su un accordo forfettario per l'intera causa, ma va liquidato secondo criteri gerarchici (accordo per singole fasi, tariffe, usi). Inoltre, la Corte ha ribadito che il danno non patrimoniale alla reputazione non è presunto ('in re ipsa'), ma deve essere specificamente allegato e provato dalla presunta vittima. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
Continua »
Costituto possessorio: vendita e possesso dell’immobile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8315/2025, ha rigettato il ricorso per usucapione di un immobile venduto decenni prima, ma nel quale la famiglia del venditore aveva continuato a risiedere. La Corte ha chiarito che, con la vendita, si realizza un 'costituto possessorio': il possesso passa all'acquirente, mentre il venditore che rimane nell'immobile ne diventa un semplice detentore. La presenza di una clausola di riscatto e gli interventi di manutenzione effettuati dall'acquirente hanno ulteriormente confermato la sua qualità di possessore, rendendo impossibile l'acquisto per usucapione da parte degli occupanti.
Continua »
Cessione di ramo d’azienda e debiti: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una complessa controversia relativa alla responsabilità per debiti sorti nell'ambito di una cessione di ramo d'azienda. Il caso verteva su debiti verso una compagnia telefonica, trasferiti insieme a un ramo d'azienda. La Corte ha chiarito la distinzione tra la successione nei contratti non ancora esauriti (art. 2558 c.c.) e la responsabilità per i debiti puri e semplici (art. 2560 c.c.). Rigettando il ricorso principale, la Corte ha confermato che l'acquirente subentra nei rapporti contrattuali in essere, rispondendo degli obblighi derivanti. La sentenza ha inoltre affrontato temi procedurali come l'inammissibilità dell'intervento del successore a titolo particolare nel giudizio di legittimità e i limiti del sindacato sulla motivazione della sentenza d'appello.
Continua »
Onere della prova: chi deve provare la proprietà dei beni?
In una disputa ereditaria tra l'erede universale e il convivente della defunta, la Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale sull'onere della prova. La Corte ha stabilito che spetta a chi rivendica la proprietà di specifici beni (il convivente), e non all'erede, fornire la prova di tale proprietà. L'erede, affermando il suo diritto sull'intera eredità, contesta implicitamente qualsiasi pretesa altrui. La sentenza di merito è stata cassata per aver erroneamente invertito l'onere della prova, basandosi su una presunta mancata contestazione da parte dell'erede.
Continua »
Interruzione prescrizione: basta la difesa del creditore
Una società si opponeva a una cartella esattoriale di un ente previdenziale, sostenendo la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'interruzione prescrizione del credito è sufficiente la memoria difensiva con cui l'ente creditore chiede il rigetto dell'opposizione. Tale atto, infatti, equivale a una domanda giudiziale e non è necessaria la notifica di una formale domanda riconvenzionale.
Continua »
CTU esplorativa: quando il giudice può rigettarla
Un garante contesta un debito bancario di una società fallita, lamentando irregolarità e mancata ricezione della documentazione. La sua richiesta di una consulenza tecnica d'ufficio (CTU) viene respinta in primo e secondo grado perché considerata una 'CTU esplorativa'. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte chiarisce che una CTU non può essere utilizzata per cercare prove che la parte stessa ha l'onere di fornire, ma solo per valutare dati già acquisiti o che richiedono competenze tecniche specifiche.
Continua »
Affidamento riscatto: no se i lavori sono abusivi
Un'inquilina di un alloggio popolare, dopo aver eseguito lavori di ristrutturazione anche nel sottotetto, confidava di poter acquistare l'intero immobile. L'ente proprietario, riscontrate irregolarità, ha negato il riscatto e ottenuto la risoluzione del contratto di locazione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando inammissibile il ricorso dell'inquilina. La Corte ha stabilito che non può sorgere un legittimo affidamento riscatto alloggio popolare a fronte di un inadempimento grave, come la realizzazione di opere non autorizzate che alterano la struttura dell'immobile.
Continua »
Arricchimento senza causa: PA, Sezioni Unite decidono
Un professionista, dopo aver eseguito una prestazione per un Ente Locale senza un contratto scritto valido, si oppone alla restituzione delle somme ricevute eccependo un controcredito per arricchimento senza causa. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sul ricorso, rinviando la causa a nuovo ruolo in attesa della pronuncia delle Sezioni Unite sulla questione fondamentale dell'ammissibilità di tale azione nei confronti della Pubblica Amministrazione.
Continua »
Cessazione materia del contendere: no a giudicato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito la portata del provvedimento di 'cessazione della materia del contendere'. La Corte ha stabilito che tale pronuncia ha natura meramente processuale e non impedisce di agire in un separato giudizio per far valere i vizi dell'opera. Nel caso di specie, un subappaltatore sosteneva che una precedente causa per il pagamento, conclusasi con tale formula, gli precludesse di essere chiamato in garanzia per difetti. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la cessazione della materia del contendere non equivale a un accertamento sul merito della prestazione e non forma, quindi, un giudicato sostanziale.
Continua »
Appalto pubblico: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del proprio sindacato in una complessa vicenda relativa a un appalto pubblico. Il caso riguarda la richiesta di risoluzione contrattuale e risarcimento avanzata da un'ATI, successivamente fallita, contro un ente pubblico. La Corte ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale dell'ente che quello incidentale di una delle curatele, ribadendo che non è possibile contestare in sede di legittimità la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito, ma solo la violazione di norme di diritto. La decisione conferma anche l'improcedibilità delle domande riconvenzionali contro una società fallita al di fuori della procedura concorsuale.
Continua »
Accessione invertita: la prova rigorosa della buona fede
Un privato cittadino ha rivendicato la proprietà di un terreno demaniale su cui aveva parzialmente costruito, invocando l'istituto dell'accessione invertita. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: nell'accessione invertita, la buona fede del costruttore non si presume mai, ma deve essere provata in modo rigoroso. La mancanza di tale prova rende la domanda infondata, a prescindere da altre questioni come la prescrizione del diritto.
Continua »
Competenza per valore: domanda riconvenzionale
In un'opposizione a esecuzione per un credito di modesto importo, la Suprema Corte ha stabilito che la domanda riconvenzionale del creditore, per un valore superiore, sposta la competenza per valore dal Giudice di Pace al Tribunale. La Corte chiarisce che la domanda riconvenzionale, a differenza della mera eccezione, cumula il proprio valore a quello della causa originaria, determinando la competenza del giudice superiore.
Continua »
Decadenza garanzia vizi: quando scatta il termine
La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso di due committenti. Il caso riguarda la decadenza garanzia vizi in un contratto d'appalto. I giudici hanno stabilito che la denuncia dei difetti, effettuata oltre i termini di legge e solo con l'atto di citazione, ha causato la perdita del diritto alla garanzia. È stato inoltre chiarito che la contestazione da parte del direttore dei lavori non è sufficiente, in quanto spetta al committente l'onere di denunciare formalmente e tempestivamente i vizi all'appaltatore.
Continua »
Copertura assicurativa: familiari esclusi dai terzi
Una donna suesce la società installatrice di un elevatore per un incidente occorso alla madre, lamentando una carente copertura assicurativa. La Cassazione rigetta il ricorso, specificando che la domanda era per inadempimento contrattuale, non per l'indennizzo. Viene inoltre evidenziato che, secondo i giudici di merito, la polizza escludeva i familiari dalla nozione di 'terzi' danneggiati, rendendo la richiesta di rimborso infondata.
Continua »